Falconara Marittima è un comune italiano di abitanti della provincia di Ancona nelle Marche; il suo abitato è contiguo a quello di Ancona, con cui forma un'unica conurbazione. Il nucleo storico della città è Falconara alta, raccolta attorno al castello omonimo e costruita su un colle da cui si domina il Golfo di Ancona; da quando, nel 1861, si è aperta la ferrovia ferrovia adriatica, il centro si è sviluppato verso la spiaggia sabbiosa sottostante, che nel frattempo si attrezzava per il turismo balneare che iniziava a diffondersi.
Nel territorio comunale si trovano la foce del fiume Esino e i due antichi castelli di Castelferretti e Rocca Priora.
Geografia fisica Territorio La cittadina è vicina ad Ancona, con la quale forma un unico agglomerato urbano, tanto che i quartieri costieri di Palombina Vecchia (Falconara) e Palombina Nuova (Ancona) sono contigui; si estende interamente lungo la costa del mare Adriatico e si presenta con un lungo lido sabbioso frequentato d'estate anche da molti turisti e, naturalmente, dalla popolazione locale. Falconara si affaccia sul Golfo di Ancona, cosa che rende il suo litorale paesaggisticamente interessante.
Origini del nome Il toponimo Falconara è frequente nelle Marche (e si associa ad altri connessi, come Palombina, che è anche il nome di una località facente parte del comune), Secondo una tesi esso rinvia alla pratica della caccia con il falcone. Secondo un'altra tesi, il nome deriva dallo stemma gentilizio dei Cortesi, che presenta il falcone coronato riprodotto nell'attuale gonfalone del comune.
Storia Il territorio di Falconara Marittima fu abitato sin dalla preistoria; armi e utensili del Neolitico sono stati infatti trovati in località Barcaglione, mentre altre testimonianze fittili, punte di lance, asce in pietra, oggetti lavorati di osso sono stati frequentemente ritrovati nei terreni di Falconara Alta e Castelferretti. Negli anni settanta a Falconara Alta è stata ritrovata traccia di un abitato piceno. In località Tesoro è presente una cisterna di epoca romana, forse parte di un acquedotto del I secolo d.C. che serviva una vicina villa. A duecento metri dalla costa, di fronte a Palombina Vecchia, fu ritrovato nel 1970 un relitto di nave romana, parte del quale è oggi conservata al Museo Nazionale Archeologico di Ancona.
L’origine di Falconara è tuttavia legata alla costruzione in età medievale di alcuni castelli, cioè di borghi abitati fortificati, quelli di Falconara e Castelferretti, e delle rocche di Barcaglione e Rocca Priora. Un documento del 1252, il Privilegio Magno rilasciato dal papa Innocenzo IV ai monaci del convento di San Giovanni in peneclaria ad Ancona, nomina un fundus falconarae che potrebbe essere l'area di Falconara Alta. Pagamenti di una chiesa S. Mariae Falconarii, forse l'attuale Santa Maria delle Grazie, sono documentati nei rendiconti delle Decime (Rationes decimarum) del 1290-92. Si può dunque affermare che il castello di Falconara Alta intorno all'anno Mille fosse già stato edificato, forse sul nucleo di un precedente castrum romano. Lo storico Cesare Lardoni, nel suo Istoria di Falconara, fissa la data di fondazione del castello nel 550.
La tradizione identifica i feudatari fondatori di Falconara con i conti Cortesi, famiglia sulla cui origine vi sono diverse ipotesi. L'umanista del Cinquecento Bartolomeo Alfeo, autore di una storia di Ancona, mette in relazione i Cortesi con la calata in Italia nel IV secolo a.C. di Brenno, condottiero dei Galli e fondatore di Senigallia. Dopo la sconfitta delle truppe celtiche da parte di Furio Camillo tre fratelli Cortesi si sarebbero fermati nell'agro piceno e uno di loro, il minore, avrebbe fatto edificare il castello di Falconara. Invece, secondo una storia redatta da Pietro Graziani, vissuto sul finire del Quattrocento e marito di Diana Cortesi, i tre fratelli sarebbero stati militari di origini tedesche giunti in Italia nel VI secolo al seguito di Belisario, generale dell'imperatore Giustiniano I, al tempo della guerra gotica tra Bizantini e Goti. Stanziatisi nell'anconetano, il conte Perio Cortesi avrebbe fatto edificare il castello di Falconara, il conte Uranio Cortesi quello di Varano, mentre Falcone Cortesi avrebbe fatto erigere il castello di Sirolo. Lo storico Canaletti Gaudenti ritiene, al contrario, che i Cortesi possano essere stati tra quei Goti superstiti alla disfatta del 552 che rimasero al servizio dei Bizantini risultati vincitori, ricevendo in compenso dei loro servigi il dominio di castelli quali Falconara, Varano e successivamente quello di Sirolo.
Lo storico anconetano Mario Natalucci ha invece ritenuto che i Cortesi possano essere stati una nobiltà rurale, il cui nome deriverebbe proprio dalle curtes di cui entrarono in possesso, nate dal progressivo dissolvimento dei beni dell'arcivescovo di Ravenna, che arrivavano fino alla vallata del fiume Esino.
Le prime notizie certe sul territorio di Falconara risalgono all'anno 1225, sotto il papa Onorio II, quando, come ricorda la tradizione riferita dal Graziani, i conti Cortesi chiesero protezione ad Ancona e aggregarono tutti i loro castelli al contado cittadino, venendo ammessi nella nobiltà anconetana, come documentato anche dalla storiografia locale. Pur mantenendo una certa autonomia. Falconara divenne così uno dei castelli di Ancona. Infatti nel 1356, al tempo della Descriptio Marchiae Anconitanae del cardinale Egidio di Albornoz, che restaurò il potere pontificio nella regione, Falconara, Barcaglione e Fiumesino compaiono tra i castra di Ancona.
Nel corso del Trecento il castello venne assediato e saccheggiato dalla Compagnia di Fra Moriale.
La comunità falconarese, come castello, era parte del territorio di Ancona, ma non mancavano contese continue circa gli obblighi e le gabelle che le erano imposte, come quelle relative al mantenimento del tratto della via Flaminia che interessava il territorio falconarese. Già dall'inizio del XVI secolo si presero decisioni di carattere comunale, ma solo dopo la metà dello stesso secolo si ebbe un vero organismo degno di questa definizione, anche se per Ancona le castella ricoprirono sempre molta importanza, sia strategica, che a causa della ricchezza delle loro terre. Dal 1540 avvenne una specie di restaurazione del dominio anconetano che rivitalizzò gli antichi obblighi feudali. Nel frattempo però, dal 1532, la città di Ancona aveva perso la sua autonomia e vi risiedeva un prelato con il ruolo di governatore che deteneva alcuni dei poteri originariamente comunali. L'attività economica rimase sempre stazionaria perché le proprietà terriere rimasero sempre in possesso delle stesse famiglie: Ferretti, basata sul testo de La nobiltà dei natali di Francesco Maria Ferretti., Fatati, Torriglioni e Bourbon del Monte, che si limitavano a trarre dai loro possedimenti quanto necessario a mantenere il loro tenore di vita.
Durante l’occupazione francese si era ormai consolidata la legittima ambizione dei falconaresi a raggiungere l'autonomia da Ancona, che venne sancita negli anni del Regno d’Italia napoleonico, quando le province di Urbino, Ancona, Macerata e Camerino vennero aggregate al regno adottando l’organizzazione amministrativa francese dei dipartimenti. Il 28 giugno 1808 l’autonomia della città venne sancita da un decreto del viceré Eugenio di Beauharnais che nominò i suoi primi amministratori. La Restaurazione non tornò indietro sulla decisione e, anzi, nel 1815 allargò il territorio falconarese all’abitato di Castelferretti, dove i conti Ferretti avevano ormai perso il loro dominio feudale.
Con il plebiscito del 4-5 novembre 1860 Falconara aderì al Regno di Sardegna e il 20 marzo 1861 il Consiglio comunale plaudeva all'Italia unita, a tre giorni dalla proclamazione del Regno d'Italia da parte del Parlamento di Torino.
Dopo la costruzione delle linee ferroviarie Ancona-Bologna (inaugurata il 17 novembre 1861) e Ancona-Orte (realizzata tra il 1860 e il 1870) si ebbe una grande trasformazione del tessuto economico-sociale di Falconara: da allora tutta l'attività economica delle Marche si spostò dall'entroterra verso la costa e Falconara divenne un importante centro di convegni civili e politici e una rinomata stazione balneare. Furono anni di grande espansione urbana, con l’incremento della frazione Marina che registrava la presenza di industrie agricolo-alimentari e di agenzie di commercio legate alla creazione dello scalo ferroviario. Si affermò anche un tipo di economia balneare e turistica, soprattutto nel primo Novecento, che favorì l’incremento della popolazione e lo sviluppo della residenza lungo l’area costiera, nella quale gli abitanti salirono a nel 1901 e poi a nel 1922 (su complessivi ).
La composizione sociale e politica delle amministrazioni comunali era di orientamento riformista; il repubblicano Orlando Mondaini rimase sindaco dal 1906 al 1920 pressoché ininterrottamente. Durante il fascismo, dal 15 aprile 1928Regio Decreto 15 aprile 1928, n. 882. Aggregazione al comune di Ancona dei comuni di Montesicuro e Paterno d'Ancona nonché del territorio del comune di Falconara Marittima situato a destra del fiume Esino, ed aggregazione al comune di Chiaravalle del territorio del comune di Falconara Marittima situato a sinistra del fiume Esino il Comune venne soppresso, creando un generale malcontento: il suo territorio venne smembrato a vantaggio di Chiaravalle, che ottenne la zona a nord del fiume Esino e Castelferretti, e di Ancona, alla quale venne accorpata la parte a sud del fiume Esino. Nel 1945 si costituì un comitato cittadino formato da numerosi esponenti antifascisti per chiedere il ripristino della situazione precedente la soppressione dell’autonomia decisa nel 1928. Il presidente del comitato Lucio Moroder fu tra i più attivi sostenitori del progetto. In previsione delle elezioni del 1948 i Falconaresi arrivarono a minacciare l’astensione dal voto per protestare contro la mancata ricostituzione del Comune, che avvenne il 2 marzo 1948, grazie a una deliberazione del Consiglio dei Ministri.
Negli anni sessanta la popolazione falconarese aumentò dai abitanti degli anni Cinquanta a e poi a negli anni Ottanta, come successe in numerosi centri costieri delle Marche a scapito delle località dell’entroterra, a causa dello sviluppo di attività economiche che sostituirono il vecchio modello agricolo degli anni Settanta.
Simboli
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Sant'Antonio La chiesa di Sant'Antonio, annessa al convento dei frati minori (1932), custodisce opere del pittore Arturo Cicchi, allievo di fra' Paolo Mussini: tra queste, le vetrate e la decorazione dell'abside. A fianco della chiesa sono presenti la Biblioteca francescana e picena creata da padre Candido Mariotti, nella quale sono conservati migliaia di volumi, alcuni dei quali antichi e di particolare rarità, e la Pinacoteca internazionale d'arte francescana contemporanea "In nome di Francesco", che ospita opere d'arte dedicate al poverello d'Assisi provenienti da ogni parte del mondo.
Chiesa di Santa Maria della Misericordia (Castelferretti)
La chiesa di Santa Maria della Misericordia in località Castelferretti, risalente al XV secolo e costruita per volere dei conti Ferretti, presenta all'interno interessanti affreschi della scuola marchigiana del Quattrocentogalleria fotografica della chiesa di Santa Maria della Misericordia a Castelferretti..
Architetture civili
Castello di Falconara Alta Il Castello di Falconara Alta è risalente al periodo tra il VII ed il XII secolo, fu uno dei circa venti castelli di Ancona. Cessata la funzione di difesa del territorio anconetano, fu sottoposto a varie trasformazioni e divenne residenza di campagna. Ultimamente è stato restaurato e riportato per quanto possibile allo stato originario. Oggi è sede del Municipio.
Castello di Castelferretti