Larcidiocesi di Cosenza-Bisignano () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2023 contava 374.100 battezzati su 376.200 abitanti. È retta dall'arcivescovo Giovanni Checchinato.

Territorio L'arcidiocesi comprende 62 comuni della provincia di Cosenza: Acri, Aiello Calabro, Altilia, Amantea, Aprigliano, Belmonte Calabro, Belsito, Bianchi, Bisignano, Carolei, Carpanzano, Casali del Manco, Castiglione Cosentino, Castrolibero, Celico, Cellara, Cerisano, Cleto, Colosimi, Cosenza, Dipignano, Domanico, Figline Vegliaturo, Fiumefreddo Bruzio, Fuscaldo, Grimaldi, Lago, Lappano, Lattarico, Longobardi, Luzzi, Malito, Mangone, Marano Marchesato, Marano Principato, Marzi, Mendicino, Montalto Uffugo, Paola, Parenti, Paterno Calabro, Pedivigliano, Piane Crati, Pietrafitta, Rende, Rogliano, Rose, Rota Greca, Rovito, San Fili, San Giovanni in Fiore, San Lucido, San Martino di Finita, San Pietro in Amantea, San Pietro in Guarano, San Vincenzo La Costa, Santo Stefano di Rogliano, Scigliano, Serra d'Aiello, Spezzano della Sila, Torano Castello e Zumpano.Dal sito , con gli aggiornamenti stabiliti nel 2017 con l'accorpamento dei comuni di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta nel nuovo comune di Casali del Manco.

Sede arcivescovile è la città di Cosenza, dove si trova la cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. A Bisignano sorge la concattedrale di Santa Maria Assunta.

Nell'arcidiocesi si trovano tre importanti basiliche minori: la basilica della Madonna della Catena a Laurignano, la basilica di San Francesco da Paola a Paola e la basilica di Sant'Angelo ad Acri.

Il territorio si estende su 2.537 km² ed è suddiviso in 135 parrocchie, raggruppate in 8 foranie: Urbana I, Urbana II, CratenseQuesta forania corrisponde al territorio dell'antica diocesi di Bisignano prima dell'unione con Cosenza., Marina, Savuto, Serre, Florense e Silana.

La provincia ecclesiastica cosentina, istituita nel 2001, comprende le diocesi di Cassano all'Jonio e di San Marco Argentano-Scalea e l'arcidiocesi di Rossano-Cariati.

Storia L'odierna arcidiocesi è frutto dell'unione delle antiche sedi di Cosenza e di Bisignano, stabilita nel 1986.

Bisignano Incerta è l'origine della diocesi di Bisignano, eretta probabilmente tra il VII e l'VIII secolo su parte dei territori dell'antica diocesi di Thurio, da cui avrebbero tratto origine anche le diocesi di Cassano e di Rossano.Duchesne, Les évêchés de Calabre, pp. 10-11. Il primo vescovo documentato è Anteramo (o Auderamo), che prese parte al sinodo riunito da papa Zaccaria a Roma nel 743; tuttavia, a causa delle diverse varianti presenti nei manoscritti, questo vescovo è attribuito da alcuni autori alla sede di Bisenzio sul lago di Bolsena.

La diocesi è probabilmente di origine bizantina.Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web. Assente nelle più antiche Notitiae Episcopatuum del patriarcato di Costantinopoli, Bisignano compare per la prima volta in quella redatta all'epoca dell'imperatore bizantino Leone VI, databile all'inizio del X secolo, tra le suffraganee dell'arcidiocesi di Reggio.

La diocesi è documentata nelle Notitiae greche fino al XII secolo. Tuttavia, quando Salerno nel X secolo fu elevata a sede metropolitana di rito latino, Bisignano è ininterrottamente menzionata tra le suffraganee della provincia ecclesiastica salernitana dal 989 (bolla di papa Giovanni XV) al 1058 (bolla di papa Stefano IX).Kehr, Italia pontificia, X, p. 93. È evidente come la diocesi fu oggetto di contesa fra i patriarcati di Roma e di Costantinopoli, riflettendo in questo modo in campo ecclesiastico le difficoltà e le incertezze esistenti in campo politico e militare. La valle del Crati infatti fu conquistata dai Longobardi nel IX secolo, fu ripresa dalle truppe di Niceforo II Foca nella seconda metà del X secolo, per essere definitivamente conquistata dai Normanni di Roberto il Guiscardo nell'XI secolo.

Dopo la conquista normanna, nelle Provinciali della seconda metà del XII secolo Bisignano appare come immediatamente soggetta alla Santa Sede; questa indicazione è sancita da una bolla di papa Celestino III del 1192 e ripetuta nel Liber Censuum della fine del secolo.Kehr, Italia pontificia, X, p. 94. Questo status fu mantenuto dalla diocesi fino al XX secolo. Secondo alcuni autori, ma l'opinione non è condivisa da tutti gli storici, dopo la conquista normanna Bisignano avrebbe ceduto parte del suo territorio per l'erezione della diocesi di San Marco.Su queste controversie storiche e per le indicazioni bibliografiche, vedere la sezione storica della voce Diocesi di San Marco Argentano-Scalea.

La ricca documentazione relativa a Bisignano fin dal X secolo non è ugualmente supportata da un'adeguata cronotassi episcopale. Sono solo tre infatti i vescovi storicamente attestati fino al termine del XII secolo: Pascasio, che fu tra i firmatari nel 1087 di un diploma del duca Ruggero; Rainaldo, che sottoscrisse nel 1182 un diploma a favore dell'abate di Monreale;Cappelletti, Le Chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, XXI, p. 411. e Roberto, destinatario della bolla di Celestino III del 1192.

Nel XIII secolo la diocesi, ben definita nei suoi confini, vantava una numerosa presenza di chiese, conventi e proprietà. Un documento redatto all'epoca del vescovo Ruffino (1269) riporta un inventario dei beni della Chiesa di Bisignano, che si ritrova sostanzialmente invariata in una platea composta durante l'episcopato di Francesco Piccolomini all'inizio del XVI secolo.

Tra XI e XII secolo vennero fondati i più importanti monasteri presenti nel territorio diocesano. Tra questi si ricordano in modo particolare l'abbazia di Santa Maria della Sambucina, fondata dai benedettini attorno al 1087 e passata ai cistercensi nel 1136, l'abbazia di San Nicolò di Sellettano e quella di San Benedetto, fondata nel 1099. «Dal XIII secolo in poi si diffusero i francescani e i domenicani, mentre solo nel XV secolo compaiono i terziari e gli agostiniani; nel XVI aprono i loro primi conventi i minimi, i cappuccini, i riformati; infine nel XVII secolo è ricordata una casa dei padri scolopi. Quanto alle religiose, si ha memoria di tre monasteri: due di clarisse, entrambi in Bisignano, uno eretto nel XIII secolo e soppresso dopo il 1595, l'altro agli inizi del XVII secolo; e uno di cappuccinelle, fondato in Acri nel 1726 da Giuseppe Leopoldo Sanseverino.»

A partire dal 1472 circa varie comunità di profughi albanesi, di rito bizantino, si stanziarono nel territorio diocesano nei villaggi di Santa Sofia, Pedalato, San Benedetto, Musti, Appio, San Giacomo (Torano), San Benedetto Ullano e San Martino di Finita.

Dopo il concilio di Trento, fu istituito il seminario diocesano, voluto da Prospero Vitaliani (1569-1575), ma reso possibile dal vescovo Gian Giacomo Amati (1607-1611), che lo dotò delle risorse necessarie per mantenersi. Nel Settecento fu costruito un nuovo edificio, posto tra la cattedrale ed il palazzo vescovile, ad opera del vescovo Bonaventura Sculco (1765), che dotò il nuovo seminario di una ricca biblioteca di oltre duemila volumi.Enzo Gabrieli, Cronotassi degli arcivescovi di Cosenza. Appunti storia della diocesi di Cosenza-Bisignano, allegato al n. 11 (297) di Parola di Vita del 24 marzo 2016.

Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII Bisignano, vacante da anni, fu unita aeque principaliter alla diocesi di San Marco Argentano.

Tra i vescovi delle sedi unite, nell'Ottocento, si ricordano in particolare Felice Greco (1824-1840), che restaurò le cattedrali, gli episcopi e i seminari e costruì a sue spese il santuario del Pettoruto; e Livio Parladore, vescovo per 39 anni (1849-1888), che ricostruì le strutture diocesane dopo due terremoti che sconvolsero le due sedi episcopali, e prese parte al concilio Vaticano I, dove tenne un discorso in favore del dogma dell'infallibilità papale.

Il 13 febbraio 1919 i comuni di San Benedetto Ullano e di Santa Sofia d'Epiro sono passati dalla diocesi di Bisignano alla neoeretta eparchia di Lungro di rito bizantino., AAS 11 (1919), p. 224.

Il 4 aprile 1979, in forza della bolla Quo aptius di papa Giovanni Paolo II, Bisignano è stata separata dalla sede di San Marco Argentano e unita aeque principaliter alla sede di Cosenza.

Al momento della piena unione con Cosenza, la diocesi di Bisignano comprendeva 21 parrocchie nei comuni di Bisignano (3), Acri (7), Luzzi (3), Rose (1), Lattarico (2), Rota Greca (1), Torano Castello (2) e San Martino di Finita (2).Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 91, 18 aprile 1987, Supplemento straordinario nº 12, p. 64. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle 21 parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale del 18 febbraio 1987 su richiesta del vescovo di Cosenza e Bisignano del 30 luglio 1986.

Cosenza La tradizione, sorta secoli dopo, tramanda i nomi di due vescovi che sarebbero vissuti nel corso del I secolo: Suera (o Sueda), compagno di Stefano di Nicea, presunto protovescovo di Reggio; e san Pancrazio, che in seguito sarebbe diventato vescovo di Taormina. Entrambi i vescovi possono considerarsi personaggi leggendari, mentre è possibile che in quel periodo già fosse presente a Cosenza una piccola comunità cristiana.

Altri due vescovi, Severo e Sereno, storicamente documentati nel V secolo, vengono attribuiti da storici locali alla diocesi di Cosenza. I loro nomi appaiono in due decretali pontificie: la prima di papa Innocenzo I del 416, dove sono menzionati i vescovi Massimo e Severo; la seconda di papa Gelasio I del 496, indirizzata al vescovo Sereno. Le decretali non riportano la sede di appartenenza di questi vescovi, ma solo generiche espressioni come «episcopi per Bruttios» o «episcopi Bruttiorum», troppo poco per poter affermare con certezza che Severo e Sereno siano stati vescovi di Cosenza.

Per il VI secolo lo storico locale Davide Andreotti riporta i nomi di altri due vescovi, Teodoro Savelli e Vitaliano, ma per essi non fornisce alcun riscontro documentale ed è probabile che siano sue invenzioni.

Il primo vescovo di Cosenza storicamente documentato è Palumbo, il cui nome appare in alcune missive di Gregorio Magno scritte tra settembre 597 e aprile 599.Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma, 2000, p. 1575. L'epistolario di Gregorio Magno informa che nel 602 la Chiesa cosentina era vacante ed affidata al visitatore apostolico Venerio, vescovo di Vibona.

La serie episcopale cosentina è molto lacunosa per il primo millennio. Dopo Palumbo, si conoscono tre soli vescovi storicamente certi: Giuliano, che prese parte al concilio romano indetto da papa Agatone nel 680; Pelagio, presente al sinodo celebrato a Roma nel 743 da papa Zaccaria; e Iselgrimo, che in un anno imprecisato fra il 902 e il 920 sottoscrisse un diploma con il quale permutava un terreno con l'abate benedettino si San Vincenzo al Volturno. Cronotassi tradizionali e storici locali menzionano altri vescovi (Odelberto Squillani, Gherardo, Godelberto, Sigismondo Buglione Gallo e Ugone di Alfione), la cui esistenza è però basata su ipotesi non supportate da documentazione valida e verificabile.