Monteprandone è un comune italiano di abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Il suo nucleo storico d'origine, che conserva intatto l'antico incasato medievale, fa parte del circuito de I borghi più belli d'Italia.
Geografia fisica
Il centro urbano è situato nel comparto del subappennino marchigiano, posto nell'immediato entroterra di San Benedetto del Tronto, a soli 5 km di distanza dalla costa del mare Adriatico. L'abitato si sviluppa lungo la cresta di una breve dorsale collinare, preposta a dividere la valle del torrente Ragnola, disposta a nord, da quella del fiume Tronto, collocata a sud.
L'unica frazione del territorio comunale è Centobuchi, nucleo localizzato lungo il tracciato della via Salaria e caratterizzato da una forte espansione demografica ed edilizia. Lo sviluppo della frazione è storicamente correlato alla prossimità con le grandi arterie di comunicazione stradale e con la progressiva urbanizzazione dell'asse vallivo che connette la periferia costiera sambenedettese al capoluogo di provincia, Ascoli Piceno, dal quale dista circa 20 km.
Origini del nome Sotto il profilo etimologico e leggendario, la tradizione storiografica orale fa risalire l'erezione del primo nucleo castellano al IX secolo, attribuendola a un cavaliere franco al seguito delle armate di Carlo Magno. Il nome del militare sarebbe stato Brandone o Prandone, antroponimo dal quale derivò la successiva denominazione del castello e del borgo.
Storia Il documento diplomatico più antico d'archivio recante menzione di Monteprandone e della sua fortezza risale all'agosto 1039. L'atto attesta l'atto di donazione operato da Guido e Longino, descritti come viros germanos, i quali cedettero il borgo e la primitiva chiesa di San Nicola di Bari al patrimonio fondiario del monastero benedettino dell'abbazia di Farfa, situato nella Sabina. Il cenobio laziale mantenne la giurisdizione signorile sul castello fino al 1292, anno in cui la popolazione locale deliberò spontaneamente di porsi sotto la protezione amministrativa e militare del libero comune di Ascoli.
Il vincolo politico con la città ascolana fu consolidato da papa Giovanni XXII, il quale, mediante l'emanazione della bolla pontificia del 13 maggio 1323, concesse in feudo perpetuo ad Ascoli il tratto di territorio compreso tra i corsi del Tronto e del Ragnola, formalizzando una ritorsione geopolitica contro la ribelle Fermo. L'operazione garantì ad Ascoli uno strategico sbocco commerciale sul mare e annetté alla giurisdizione di Monteprandone la località di Montecretaccio, area sotto la quale si sarebbe successivamente sviluppato lo scalo marittimo di Porto d'Ascoli.
A causa dello status di comunità rurale del contado ascolano, l'incasato non poté generare patriziato o nobiltà civica; pur tuttavia, l'ordinamento locale consentiva alla comunità di Monteprandone di designare il proprio podestà estraendolo da una terna di nobili ascolani. Tra il XIV secolo e il XV secolo la cerchia muraria incorporò altri tre rilievi collinari adiacenti (Montetinello, Monterone e Monticelli), definendo l'assetto dei cinque colli storici.
Nel 1935, a seguito di reiterati tentativi amministrativi promossi nei decenni precedenti, un decreto regio dispose il distacco della frazione di Porto d'Ascoli dal territorio di Monteprandone e la sua contestuale annessione al comune di San Benedetto del Tronto, operazione resa necessaria dall'espansione demografica e dalle esigenze di spazio della municipalità costiera.
Simboli Il comune adotta come propri emblemi araldici lo stemma e il gonfalone civico tradizionali, storicamente in uso fin dal XV secolo:
Stemma
L'assetto grafico dei cinque colli riuniti illustra araldicamente l'unione storica dei territori e dei castelli di Monteprandone, Monterone, Montetinello, Monticello e Montecretaccio.
Gonfalone L'emblema è costituito da un drappo di colore bianco, ricamato con le insegne dello stemma comunale.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture civili e militari
Mura castellane La cinta muraria di Monteprandone, edificata originariamente attorno al XV secolo, cinge la sommità del colle sul quale sorge il nucleo storico dell'abitato. Sotto il profilo dell'architettura militare, il perimetro fortificato si articola su un impianto a pianta ovoidale, ritmato da una successione di torri di guardia preposte alla vigilanza e al tiro di difesa, ed è rinforzato alla base da imponenti murature a scarpa realizzate per resistere ai colpi delle prime bombarde. Nel corso dei decenni, il complesso difensivo fu progressivamente aggiornato e potenziato per fronteggiare le incursioni della flotta ottomana e le scorrerie dei pirati balcanici, noti storicamente come uscocchi, che imperversavano lungo le rotte commerciali del mare Adriatico.
L'accessibilità al vecchio incasato era originariamente garantita esclusivamente da due varchi monumentali: Porta da Monte: varco monumentale ed elemento di fortificazione edificato tra la fine del XIV secolo e gli inizi del XV secolo. Ubicata sul versante occidentale del borgo di Monteprandone, la struttura fu presumibilmente risparmiata dalle distruzioni provocate nel corso del celebre assedio del 1557 ad opera del viceré di Napoli Fernando Álvarez de Toledo y Pimentel (duca d'Alba). Sotto il profilo architettonico, la porta è interamente edificata in laterizio ed è caratterizzata da un'apertura con arco a tutto sesto, inquadrata da una cornice protettiva speculare edificata nel 1826. Il coronamento superiore della fabbrica conserva l'apparato sporgente difensivo provvisto di beccatelli, nel quale sono tuttora visibili le feritoie e i fori di ancoraggio originari adibiti al passaggio delle catene del ponte levatoio. Al pari di quanto riscontrabile per la scomparsa Porta da Mare, sul prospetto dell'infrastruttura è incastonata un'epigrafe commemorative in travertino datata 1642; Porta da Mare: disposta sul versante orientale, andò interamente demolita agli inizi del XX secolo e sorgeva in corrispondenza dell'area pubblica adiacente all'odierno palazzo municipale.
Il settore meridionale della cortina muraria, oggetto di mirati interventi di restauro conservativo, risulta tra i meglio preservati dell'intero impianto. Nonostante la successiva antropizzazione storica, che nel corso dei secoli ha visto l'edificazione di civili abitazioni a ridosso dei vecchi camminamenti di ronda militari, la struttura conserva gran parte dei suoi elementi architettonici originari, come i contrafforti e i torrioni scarpati; su uno di questi, parzialmente riadattato a loggione panoramico privato, è tuttora visibile un antico stemma scalpellato della municipalità.
Architetture religiose Chiesa di San Nicola di Bari
È detta anche chiesa di San Niccolò. Di origine molto antica, in quanto nell'attuale territorio di Monteprandone esisteva già ai primi secoli dell'era cristiana la pieve di San Donato, testimonianza della presenza viva di una comunità cristiana delle origini, collegata con la vicina Truentum (oggi Martinsicuro).
Nell'Alto Medioevo, questo territorio con i suoi castelli di Sculcula e di Monte Cretaccio e le sue chiese fu sottoposto al vescovo di Fermo e all'abbazia di Farfa. L'attuale chiesa parrocchiale, nata ab immemorabili dall'antico monastero farfense di San Leonardo, fu elevata a Collegiata nel 1507. Ristrutturata fra il 1639 e il 1658, fu completamente rifatta nei primi anni dell'Ottocento in stile neoclassico su disegno dell'architetto Pietro Maggi e fu riconsacrata da monsignor Bufarini nel 1858.
Al suo interno si conserva un crocifisso ligneo trecentesco e un organo a canne realizzato su disegno del perugino Angelo Morettini nel 1839. Si tratta di uno dei primi organi moderni racchiuso in una cassa di risonanza in legno ad uno scomparto. I Morettini furono una famiglia di costruttori d'organo la cui attività ha poi attraversato tutto il XIX secolo.
Santuario di Santa Maria delle Grazie
Si trova a 1,5 km dal centro abitato e fa parte del complesso del convento francescano eretto nel 1449 per iniziativa di san Giacomo della Marca, il più illustre cittadino di questa terra, le cui spoglie sono conservate all'interno della chiesa. Il santuario custodisce un trittico del XIV secolo e diverse opere di Vincenzo Pagani e Cola d'Amatrice. Di rilievo è anche il chiostro cinquecentesco del convento (noto anche come convento di San Giacomo).
Altri luoghi di culto Casa natale di San Giacomo della Marca; Chiesa Madonna della Speranza o della Misericordia; Chiesa di San Giuseppe; Chiesa di San Leonardo; Chiesa di Sant'Anna
Cultura Musei Museo civico dei codici di San Giacomo della Marca Il Museo ha sede all'interno dei locali del piano terra del Palazzo Comunale, configurandosi come un polo d'eccezione per la tutela del patrimonio librario e filologico del territorio piceno. L'istituzione espositiva custodisce la parte più cospicua della quattrocentesca Libreria di San Giacomo, preziosa raccolta istituita dal teologo e frate francescano originario di Monteprandone per favorire l'istruzione e lo studio dei confratelli marchigiani.
Sotto il profilo bibliografico, la collezione permanente si compone di 54 codici manoscritti membranacei e cartacei superstiti, in gran parte risalenti a un arco temporale compreso tra il XIV secolo e il XV secolo, e ritmati da pregevoli apparati decorativi in miniatura e capilettera storiati. Il nucleo documentale più antico è rappresentato da un codice pergamenaceo datato tra il IX secolo e il X secolo, contenente testi teologici della patristica e opere di autori della letteratura classica e della filosofia antica come Cicerone, Seneca, Aristotele, Boezio, san Bonaventura, san Giovanni Damasceno e sant'Agostino.
All'interno delle teche espositive, dotate di sistemi per il monitoraggio igrometrico dell'aria e per la schermatura dai raggi ultravioletti, sono inoltre protetti quattro rari volumi autografi contenenti i sermoni e le prediche del santo, un catalogo storico d'archivio e una lettera autografa indirizzata a san Giovanni da Capestrano, firmata a Roma il 14 dicembre 1455. Il patrimonio archivistico comunale comprende infine le antiche pergamene medievali e i diplomi del locale castello.
La collezione libraria è stata interamente recuperata e restituita alla fruizione pubblica a seguito di una coordinata campagna di restauro conservativo, completata sotto la direzione scientifica dei laboratori dell'Opificio delle pietre dure di Firenze. Il rilievo storiografico del museo ha attratto l'interesse di centri accademici e istituti di ricerca internazionali sul francescanesimo; tra il 2011 e il 2012 il plesso è stato oggetto di campagne di ricognizione filologica e censimento digitale coordinate dall'Accademia culturale ungherese in Italia e dal dipartimento di studi storici dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Museo parrocchiale di arte sacra Il Museo parrocchiale di arte sacra è allestito all'interno degli spazi monumentali della navata dell'ex collegiata del borgo, un ambiente nel quale si conservano parzialmente elementi di affreschi parietali datati tra il XIV e il XVI secolo. Il polo espositivo raccoglie, tutela e presenta al pubblico il patrimonio storico e artistico della parrocchia di San Nicolò di Bari, tra cui dipinti su tela, argenterie liturgiche e reliquiari. Tra le opere plastiche di maggior pregio si segnalano un crocifisso ligneo scolpito nel XIII secolo e una statua della Madonna di Loreto risalente al XVI secolo, oltre a un nucleo espositivo interamente dedicato all'iconografia di san Giacomo della Marca.
Museo del santuario di San Giacomo della Marca