I dubia relativi all'esortazione apostolica Amoris Laetitia sono un documento sottoscritto da quattro cardinali (Raymond Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller, Joachim Meisner) a seguito della pubblicazione dell'esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco nel 2016.

I cardinali, tramite questo documento e già in precedenza in forma privata, hanno chiesto al pontefice dei chiarimenti in materia dottrinale della Chiesa, contestando alcuni punti del documento, in particolare quelli contenuti nel cap. VIII e relativi alla riammissione o meno dei divorziati, risposati civilmente, in comunione con la Chiesa cattolica.

I dubia richiedono una risposta "si/no".

Papa Francesco e da quel momento i cardinali hanno aperto un confronto pubblico sui temi affrontati.

La lettera per l'esposizione dei dubia I quattro cardinali hanno sottoscritto congiuntamente una lettera al Santo Padre con il seguente testo:

Il contesto dei dubia e le contrapposizioni

I dubia sono esposti come questioni formali al papa e alla Congregazione per la dottrina della fede chiedendo delle chiarificazioni circa particolari temi riguardanti appunto la dottrina o la pratica della fede cristiana cattolica.

La particolarità dei dubia esposti a seguito della pubblicazione dellAmoris laetitia è che essi richiedono come risposta "si" o "no", senza quindi alcuna argomentazione teologica, in particolare sul cap. VIII dell'esortazione apostolica, quello relativo al ruolo dell'amore nella famiglia, sul quale si è poi incentrato tutto il dibattito e ancora più precisamente nei paragrafi 300-305, che sono stati in molti casi oggetto di divergenti interpretazioni.

Secondo alcuni, infatti, questi paragrafi rimanderebbero esplicitamente a una volontà di cambiamento della disciplina della Chiesa cattolica rispetto ai divorziati che decidono di vivere una nuova unione, mentre secondo altri, pur ammettendo una sostanziale mancanza di chiarezza o persino di ambiguità in alcuni dei passaggi in questione, tali pagine devono essere lette in continuità con il precedente magistero della Chiesa e non costituiscono una modifica della pratica nell'insegnamento teologico della Chiesa cattolica.

Secondo quanto espresso dai cardinali nel loro scritto, il fatto che diversi vescovi abbiano emanato disposizioni differenti e tra loro contrastanti sull'applicazione di quanto contenuto nellAmoris laetitia nelle loro diocesi, sarebbe un chiaro sintomo della mancanza di una chiarezza univoca sullo scritto del pontefice, che ha dato il via a differenti modi di comprendere la vita cristiana, in particolare relativamente ai divorziati che lAmoris laetitia sembra riammettere ai sacramenti.

A posteriori, l'esposizione dei dubia ha portato a numerosi consensi e dissensi internamente ed esternamente alla Chiesa.

Tra i vescovi, arcivescovi e cardinali che hanno sostenuto pubblicamente e con dichiarazioni in merito la necessità da parte del papa di dare una risposta chiara a questi quesiti, oltre ai cardinali firmatari Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Walter Brandmüller e Joachim Meisner, vi sono: l'arcivescovo Luigi Negri (arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio), l'arcivescovo Charles Joseph Chaput (arcivescovo di Philadelphia), il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, il vescovo Rene Henry Gracida (vescovo emerito della diocesi di Corpus Christi, Texas), il cardinale Gerhard Ludwig Müller, l'arcivescovo Tomasz Peta (arcivescovo metropolita di Maria Santissima in Astana), l'arcivescovo Jan Paweł Lenga (arcivescovo emerito di Karaganda), l'arcivescovo Carlo Maria Viganò (ex nunzio apostolico negli Stati Uniti), il vescovo Andreas Laun (vescovo titolare di Libertina), il cardinale Renato Raffaele Martino, il cardinale Paul Josef Cordes, il vescovo James Douglas Conley (vescovo di Lincoln), il cardinale George Pell, il vescovo Athanasius Schneider (vescovo titolare di Celerina), il vescovo Jan Wątroba (vescovo di Rzeszów), il vescovo Józef Wróbel (vescovo ausiliare di Lublino), il vescovo Vitus Huonder (vescovo di Coira), l'arcivescovo Wolfgang Haas (arcivescovo di Vaduz), il cardinale Willem Jacobus Eijk, il teologo Antonio Livi, il vescovo Bernard Fellay (superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X), l'arcivescovo Terrence Thomas Prendergast (arcivescovo di Ottawa), il vescovo Ignazio Zambito (vescovo emerito di Patti), l'arcivescovo Stanisław Gądecki (arcivescovo di Poznan), l'arcivescovo Richard Smith (arcivescovo di Edmonton) e il suo ausiliare mons. Gregory J. Bittman, il vescovo Mark Hagemoen (vescovo di Saskatoon), il vescovo Frederick Henry (vescovo di Calgary), l'arcivescovo Gerard Pettipas (arcivescovo di Grouard-McLennan), il vescovo Paul Terrio (vescovo di Saint Paul in Alberta), il cardinale Jānis Pujats, il cardinale Antonio Cañizares Llovera.

Da parte del mondo laico, hanno fatto sensazione le dichiarazioni del professor Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello IOR, il quale si è schierato a sostegno della richiesta dei cardinali tramite i dubia, come pure quelle del professor Roberto de Mattei (Università Europea di Roma).

Per contro, i vescovi, arcivescovi e cardinali che si sono dissociati pubblicamente dai dubia sono: l'arcivescovo Bruno Forte (arcivescovo di Chieti-Vasto), il cardinale Vincent Nichols, il cardinale Donald William Wuerl, il cardinale Orlando Quevedo, il cardinale Walter Kasper, il cardinale Reinhard Marx, il cardinale Fernando Sebastián Aguilar, l'arcivescovo Mark Benedict Coleridge (arcivescovo di Brisbane), l'arcivescovo Charles Scicluna (arcivescovo di Malta), monsignor Pio Vito Pinto (decano del Tribunale della Rota romana), il cardinale Wilfrid Fox Napier, il cardinale Cláudio Hummes, il vescovo Frangiskos Papamanolis (vescovo emerito di Santorini), il cardinale Blase Cupich, il cardinale Joseph Tobin, il cardinale Christoph Schönborn, il cardinale Kevin Joseph Farrell, il teologo e gesuita Antonio Spadaro (direttore di La Civiltà Cattolica), il cardinale Angelo ScolaSecondo quanto dichiarato dall'ex arcivescovo di Milano, i dubia "rivelano un'impostazione intellettualistica dove la teologia e la morale sono concepiti in termini deduttivistici. Inoltre i dubia, a mio avviso, non mettono in sufficiente rilievo la natura sponsale dell'Eucaristia come fondamento del matrimonio, che è all'origine della sua rilevanza ecclesiale". Cfr. A. Scola, L. Geninazzi, Ho scommesso sulla libertà. Autobiografia, Milano, ed. Solferino, 2018, ISBN 978-88-2820-036-9., il vescovo Derio Olivero (vescovo di Pinerolo), l'arcivescovo Vincenzo Paglia (Gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II).

Tra le due posizioni si è posto il cardinale Angelo Amato che ha pubblicamente dichiarato: "Il dibattito deve continuare nel rispetto reciproco e soprattutto utilizzando i talenti delle rispettive posizioni [di modo da arrivare] per una posizione più integrata e completa". Dello stesso avviso è stato il cardinale Pietro Parolin, il quale ha dichiarato in un'intervista: "Le persone che non sono d'accordo esprimono il loro dissenso ma su queste cose si deve ragionare, cercare di capirsi". A queste posizioni intermedie si è associato il cardinale Agostino Vallini che ha dichiarato: "Il Papa non dice che bisogna ammettere ai sacramenti, sebbene non lo escluda in alcuni casi e ad alcune condizioni", come pure il cardinale ghanese Peter Turkson il quale ha dichiarato: "Per tutte quelle persone che hanno detto e scritto cose, ciascuno in differenti contesti, sarebbe una gran cosa ritrovarsi tutti su un palco [e parlarne]" aggiungendo "Probabilmente potremo trovare una quadra senza che diventi una guerra mediatica".

La Correctio filialis

Nel luglio del 2017, un gruppo di membri del clero, dell'università e laici, tra i quali l'intellettuale tedesco Martin Mosebach, l'ex Presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi e il vescovo Bernard Fellay, superiore della Fraternità sacerdotale San Pio X, hanno siglato un documentoIl vescovo Bernard Fellay ha siglato il documento dopo che questo era già stato inviato al Papa. chiamato Correctio filialisTitolo completo: Correctio filialis de haeresibus propagatis ("Correzione filiale sulla propagazione di eresie") ("Correzione filiale") dedicato all'opera di papa Francesco. Il documento di venticinque pagine, reso pubblico a settembre dopo l'ennesima mancata risposta da parte della Santa Sede, muove critiche al papa accusandolo di aver promosso sette proposizioni eretiche nelle proprie parole, azioni ed omissioni, nel suo pontificato. La correzione filiale è un'iniziativa rara nel corso della storia della chiesa: la prima correzione è stata fatta all'epoca di papa Giovanni XXII, ammonito nel 1333. (in lingua italiana)

I dubia La lettera è in seguito proseguita con l'enunciazione dei punti cruciali attorno ai quali, secondo l'opinione dei cardinali, si sarebbero trovati i dilemmi principali:

La prima domanda

La prima domanda posta nei dubia pone particolare attenzione al n. 305 di Amoris laetitia e ancor più alla nota n. 351 posta a piè di pagina. Quest'ultima parla specificamente dei sacramenti della penitenza e dell'eucaristia, ma senza menzionare direttamente le figure dei divorziati.

Il n. 84 dell'esortazione apostolica Familiaris consortio di papa Giovanni Paolo II contemplava già la possibilità di ammettere i divorziati, risposati civilmente, ai sacramenti, ma a fronte di tre condizioni fondamentali: Le persone interessate non possono separarsi senza commettere una nuova ingiustizia Essi prendono l'impegno di vivere secondo la verità della loro situazione, cessando di vivere insieme come se fossero marito e moglie ("more uxorio"), astenendosi dagli atti che sono propri degli sposi (atti sessuali ed effusioni) Essi evitano di dare scandalo (cioè, essi evitano l'apparenza del peccato per evitare il rischio di guidare altri a peccare)

Secondo quanto espresso in questo documento le relazioni sessuali sono esclusive dell'amore coniugale (in quanto concepite qui come qualcosa di positivo e formativo per la coppia). Per i medesimi motivi, quindi, secondo il documento, non solo i divorziati che vivono in una nuova unione devono astenersi da tali pratiche, ma anche chiunque non sia sposato. Per la Chiesa, il sesto comandamento "non commettere adulterio" ha sempre condannato ogni esercizio della sessualità umana che non sia coniugale, cioè, ogni tipo di atto sessuale al di fuori di quello compiuto col proprio legittimo sposo.

Secondo i dubia dei cardinali, dal testo emergerebbe che, se la Chiesa ammettesse alla comunione i fedeli che si sono separati o divorziati dal proprio legittimo coniuge e che sono entrati in una nuova unione nella quale vivono come se fossero marito e moglie, insegnerebbe, tramite questa pratica di ammissione, una o più delle seguenti affermazioni riguardo al matrimonio, la sessualità umana e la natura dei sacramenti: Un divorzio non dissolve il vincolo matrimoniale, e i partner della nuova coppia non possono considerarsi sposati. Ad ogni modo le persone che non sono sposate, possono comunque e in certe condizioni, compiere atti di intimità sessuale. Un divorzio dissolve il vincolo matrimoniale. Le persone che non sono sposate non possono realizzare legittimamente atti sessuali. I divorziati e i risposati sono legittimamente sposi e i loro atti sessuali sono lecitamente atti coniugali. Un divorzio non dissolve il vincolo matrimoniale, e i partner della nuova coppia non possono considerarsi sposati. Le persone che non sono sposate non possono compiere atti sessuali. Perciò i divorziati risposati civilmente vivono in una situazione di peccato abituale, pubblico, oggettivo e grave.

La seconda domanda