La Fiaschetta pendaglio amuleto di Poggio Sommavilla è un vasetto in impasto bruno con iscrizione del VII secolo a.C. appartenuto a una donna, e rinvenuto nel 1895 nel corredo funerario della Tomba III nella Necropoli del centro arcaico di Poggio Sommavilla.
Storia Disperso dopo gli scavi del 1895 condotti da F. Benedetti, prima venduto alla collezione privata Tyszkiewicz, poi riacquistato dallo scopritore-venditore F. Benedetti che nel 1898 ha tentato di rivendere al Museo di Copenaghen, le trattative sono fornite da H. Slaskov RobertH.Slaskov Robert, AA XLV, 1994, p100 Poi attraverso Henry Lillie Pierce Found, venduto al Museum of Fine Arts dove è conservato dal 1901. Mediante lo stesso Found il museo si assicurò diverse ceramiche dall'area faliscafairbanks, op cit. n 626 ed etrusco-meridionalenn. 679 ss nonché alcune ceramiche attiche provenienti dalla collezione privata Torlonia degli scavi di Gsell di Vulci. Greek, Etruscan and Roman Art, The Classical Collection of the museum of fine Arts Boston 1973, pp. 1-3CVA, BOston1 tav.55 Dopo gli Incontri di studio Questioni epigrafiche e linguistiche a proposito dell'iscrizione di Poggio Sommavilla, 22 giugno 1973 in occasione della Mostra maggio-luglio 1973, sono stati inviati i calchi e le morfologie al Centro dell'etruscologia-italica CNR, dal Museum of Fine Arts di Boston.Paola Santoro, Rilettura critica della Necropoli di Poggio Sommavilla, Roma, 1977 p p. 98
Caratteristiche Il Vasetto fiaschetta pendaglio amuleto è d'impasto bruno è alto 57 mm e spesso 25 mm ha forma lenticolare ed è interamente cavo, alla sommità è provvisto di un breve orifizio cilindrico: i lati presentano margini rilevati con fori pervi entro i quali doveva passare un filo. Sulle due facce è incisa una figura rudimentale di Airone circondato da una decorazione ad archetti legati (Il motivo a occhielli correnti è da ritenersi tra i più popolari a Capena). Intorno al collo è presente un'iscrizione destrorsa spiraliforme con lettere alte mm 3,5-4,5 nella riga principale e mm 2,5 in quella superiore, sul lato un'iscrizione destrorsa con ductus curvo verso l'alto e lettere alte mm 4-6, sulla faccia un'iscrizione apparentemente sinistrosa con ductus che segue la linea del dorso dell'airone e lettere alte 30-40 mm. Confronti con tale oggetto sono stati ricercati nella morfologia delle fiasche del pellegrino orientali e orientalizzanti, ma risultano poco pertinenti per la maggiore dimensione, mentre il più vicino confronto è un esemplare di fiaschetta a impasto buccheroide di 8 cm di diametro rinvenuto nel deposito votivo di Campetti a Veio,Mauro Cristofani, L'iscrizione di Poggio Sommavilla riscoperta e riconsiderata.Vagnetti, 1971, p. 107, n. 9, tav. LIX. 4 questo ultimo confronto potrebbe far attribuire all'oggetto, un valore magico sacrale. Se esso veniva appeso al corpo, la sua morfologia, le immagini graffite e le stesse scritte che le accompagnano potrebbero attribuirle una funzione di amuleto di bulla. Per i suoi caratteri esterni, compresa l'iscrizione, potrebbero classificarlo nella serie dei vasetti-gingillo che contenevano sostanze in misura limitata, note in Etruria nella seconda metà del VII secolo a.C. sui quali compare il testo di Dono..
Interessante è anche l'accostamento alle Fiasche del Nuovo Anno di iconografia Egizia rinvenute a Cerveteri a Vulci a Monteroni, alle fiaschette Nuragiche o agli amuleti di bulla probabili ascendenti dei pendagli ritrovati nel tumulo delle Pietrera di Vetulonia..
Iscrizione Nel quadro molto articolato delle scritture attestate nella seconda meta del VII secolo a.C. nell'Etruria meridionale e nel Lazio, l'iscrizione di Poggio Sommavilla mostra affinità con l'area falisco-veiente-capenate, sigma a quattro tratti e forma della ypsilon (Mauro Cristofani)..
Un tentativo raffinato di interpretare il testo si deve al conoscitore di dialetti italici arcaici Marcello Durante, avvenuto dopo un incontro di studio nel 1973Questioni epigrafiche e linguistiche a proposito dell'iscrizione di Poggio Sommavilla, 22 giugno 1973. L'evidenza delle scritte ha un suo ruolo: aletneipohehik . feufs, inciso sull'orlo è un testo a sé. Isolato, per merito di Durante, hehik e considerato h esito dh, il confronto con il falisco filiked diventa suggestivo. Si tratterebbe di una formula del tipo ben conosciuto nei testi, vascolari e non del VII secolo a.C. nel Lazio (Fibula di Preneste) di Faleri (CIE 8078 [^]) e dell'Etruria meridionale. La sequenza finale fefus potrebbe indicare il nome di chi fa l'azione: -fs finale (come in skerfs) appare esito di una sincope in vocale atona e il nome potrebbe ricordare Fifius, Fufidius, Fefetius (Durante). Nella sequenza iniziale aletneipo, aletnei risulterebbe il nome del destinatario (Prosdocimi)*aletnai: cfr. falisco karai, VATTER, op. cit,241 Il confronto con l'etrusco Aleθna, noto nel III-II secolo soprattutto a Musarna, può essere accettato tenendo conto che si tratta della realizzazione locale di un nome che nell'etrusco di quest'epoca dovrebbe essere scritto (cfr. lat CIE 5827 aleθanei). Per l'elemento po- l'ipotesi più recente di Durante che si tratti di un prefisso (cfr. lat. pono) del verbo pohehik apparirebbe risolutoria. Le altre due parole incise sulle facce possono essere staccate dal testo di 'dono' skerfs, ad ogni modo scritto sulla faccia principale dell'oggetto, potrebbe continuare l'iscrizione precedente: la sequenza feufs skerfs andrebbe comunque giustificata: il confronto tra skerfs e lat. scirpus, abbastanza plausibile, non rientra del tutto nell'evidenza esterna dell'oggetto piccolo dono prezioso amuleto e nel senso generale dell'iscrizione. La parola hedusef, scritta in modo diverso e sulla faccia minore del vasetto, potrebbe esprimere "felices" secondo l'ipotesi di Durante ( h < dh e d < l sarebbero esiti, osco-sabelli-sabini ) e per il suo carattere augurale, può essere confrontata con analoghe espressioni di iscrizioni falische.Vetter, op. cit., nn. 242, 243: salue saluetePaolo Santoro, Rilettura critica della necropoli di Poggio Sommavilla, Roma, 1977, p 106 107
L'alfabeto è vicinissimo a quello delle più antiche iscrizioni del territorio falisco, così da far pensare ad un forte influsso da questo ambiente. Ma esistono particolari che sembrano escludere l'ipotesi di una pura e semplice adozione della scrittura falisca arcaica. Purtroppo la stessa lettura complessiva delle parole presenta incertezze per la difficoltà di distinguere e identificare alcune lettere, come i segni rettangolari con e senza barretta, per i quali si è proposto rispettivamente il valore di h e θ, e il segno più o meno in forma di 8 che si è voluto leggere f come nell'alfabeto etrusco; ma è anche possibile che si tratti, almeno in parte, di varianti della medesima lettera. Un'ipotesi suggestiva, benché per ora incontrollabile, è che qui sia presente un segno derivato dal B dell'alfabeto greco diffuso nel Lazio, adottato per indicare il suono di passaggio da bh a f o l'alternanza b/f... e che questo segno sia in ultima analisi all'origine dell’8 = f etrusco.<ref name="ref_B">Massimo Pallottino, Postilla etno-linguistica, Mostra maggio-luglio 1973, pp 36-37</ref>Paola Santoro (a cura di), Catalogo Mostra, maggio-luglio 1973L'iscrizione è stata trascritta nelle sue tre parti, cioè sul collo e su ciascuna delle sue parti del vaso, dalle ipotesi Vetter, Briquel e Pallottino come segue :aletneupoθeθik: feufs (o feuos)skerfsθerusehoppurealetneipohehic: feufsskerfs hedusefTrascrizione di Prosdocimi:Nota: hedusef la traslazione h-f non ha valore assoluto, ma oppositivo: cioè il primo segno è inverso dell'ultimo, cioè come h-f o f-h non escludendo un valore diverso dei singoli termini come θPAOLA SANTORO: Incontri di studio in occasione della mostra maggio-luglio 1973 p. 78
altenei pohehik feufs // skerfs hedusefL'origine del segno etrusco 8 = f da B fu già affacciata in passato e lasciata in penombra di fronte alle più accreditate ipotesi di una derivazione da h o da φ ovvero da un'adozione esterna del 8 lidio.Buonamici, Epigrafia etrusca, p 162 La precoce apparizione del segno 8 nell'iscrizione di Poggio Sommavilla, con qualche irregolarità di varianti ma certissimo, anche prescindendo dalla ipotesi che esso possa segnalare un fonema b / f, rappresenta comunque un dato non trascurabile ai fini dello studio del problema della genesi di 8 etrusco. Ma si dà il caso che in un'iscrizione vascolare etrusca anch'essa del VII secolo da San Giuliano cioè nell'Etruria meridionale internaTLE 160 s'incontri sia pure come unicum la lettera B che potrebbe già rappresentare il suono f nell'uso scrittorio locale (vedi cfr. il nome di Masofius, come d'altra parte i nomi di onomastici Masvanial, Musionia, Musofius ecc.) W . Schulze, Zur Geschichte Lateinscher Eigennamen, 1904, pp. 125, 190, 401
Questioni epigrafiche e linguistiche a proposito dell'iscrizione di Poggio Sommavilla, 22 giugno 1973
Incontri di studio, partecipanti alla discussione: Gabriella Giacomelli, Maria Grazia Tibiletti Bruno, Dominique Briquel, Mauro Cristofani, Marcello Durante, Alessandro Morandi, Massimo Pallottino (Moderatore), Silvio Panciera, Aldo Prosdocimi.
Durante: Come ha riconosciuto il signor Briquel, e come è evidente noi abbiamo un termine di confronto: questa scrittura deriva da una tradizione epigrafica etrusca, non c'è niente da dire. Nella grafia etrusca ci sono vari esempi di segno [] il rettangolo ha segno di h tra l'altro nell'iscrizione vascolare di BisenzioTLE 199Paola Santoro, Incontri di studio in occasione della mostra maggio-luglio 1973, p. 51
Prosdocimi: A questo punto mi permetto di sollevare un altro fatto di metodo a proposito dell'affermazione che qui si tratti di una lingua italica. No: l'iscrizione se non si presenta subito evidente è un'iscrizione XPAOLA SANTORO: Incontri di studio in occasione della mostra maggio-luglio 1973 p. 55
Cristofani: Il problema sul quale vorrei concentrare il mio intervento è quello della collocazione di questa iscrizione dal punto di vista epigrafico. La cronologia esterna ci viene, appunto dall'analisi archeologica... intorno alla fine del VII sec a.C. Quanto all'inquadramento topografico si tratta di un'iscrizione il cui ambiente è particolarmente vicino a quello di Falerii. La scuola scrittoria che più poteva influire è quella di Falerii. Consideriamo ora le iscrizioni falische più antiche che possediamo, sono quattro: la prima trovata a Cerveteri, quella dell'urna di VendiaGiacomelli, La lingua falisca, Firenze, 1963, p 261, n1 Falisco «foied vino pipafo, cra carefo», latino «hodie vinum bibam, cras carebo» italiano "Oggi berrò vino, domani ne sarò privo" ne farò a meno, tomba 4 della necropoli “la Penna” Falerii Veteres, Civita Castellana scendono cronologicamente alquanto più in basso, corrispondendo alla seconda fase delle iscrizioni etrusche del territorio falisco ed alla nostra iscrizione di Poggio Sommavilla.Giacomelli: Mi sembra che tutto questo implichi un problema generale che non credo si possa risolvere per ora finché l'iscrizione di Poggio Sommavilla resta isolata: quello della classificazione e dell'origine del suo alfabeto. È un'iscrizione in alfabeto falisco o un alfabeto a sé, nell'alfabeto diciamo, di Poggio Sommavilla?Paola Santoro, Incontri di studio in occasione della mostra maggio-luglio 1973, p. 58