Lemine o, nelle sue varianti, Lemmenne, Leminne, Leminis, LemennisP. Manzoni, Lemine, p. 49, op. cit. in bibliografia. è il toponimo con cui nel Medioevo si individuava un vasto comprensorio territoriale a occidente del fiume Brembo che aveva costituito una corte regia longobarda. Territorio Il Rotulus Episcopatus Bergomi del 1258 indica ben definisce quale fosse il territorio di Lemine. Il documento è un lungo elenco dei beni di proprietà della Mensa episcopale della Corte Lemenne del XIII secolo. Il territorio comprendeva Almenno, la valle Imagna e la val Brembana..
Non c'è certezza sulla sua etimologia, alcuni autori vi hanno visto la radice di termini celtici indicanti laghi o boschi mentre altri l'hanno derivata da termini romani come limen o limes: l'enigma linguistico è rimasto tale.
Storia Osservare l'evoluzione socio-politica di Lemine è come vedere tutti i passaggi fondamentali attraverso i quali i gruppi umani si strutturavano sempre più fino a diventare comunità organizzate in senso moderno.
Gruppo tribale nel periodo celtico, pagus nel periodo romano, curtis nel periodo longobardo, beneficium nel periodo feudale, vicinia nel periodo precomunale e quindi, dopo un processo di suddivisione e concentrazione demica sempre più definita, comune.
Fu lo stesso processo storico seguito, seppure con le varianti del caso, da quelle comunità non ancora organizzate durante il dominio romano che si formarono nel Medioevo dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente.
Cenomani Questo territorio, in epoca storicamente documentata, faceva parte di quello stanziamento cenomane che, iniziatosi dal veronese, si era espanso fino all'Adda.
Fra le varie tribù celtiche combattute e assoggettate dai Romani, i Cenomani ne furono invece alleati leali e parteciparono al loro fianco a molte campagne militari comprese alcune contro Annibale.
Il loro valore e la loro fedeltà era apprezzata e riconosciuta da Roma al punto che questa destituì un proprio pretore, Furio, che li aveva umiliati togliendo loro le armi. Anche Strabone ha testimoniato questo particolare rapporto che legava i Cenomani ai Romani.
Pagus Per quanto pacificato, il territorio rimaneva immerso in un'area militarmente turbolenta e allo stesso tempo di vitale importanza per Roma in quanto crocevia militare e commerciale verso l'Europa.
Roma vi istituì diversi presidi militari la cui presenza è testimoniata non solo dal permanere in alcune località del toponimo castra ma anche dal ritrovamento di molti reperti archeologiciP. Manzoni, op. cit., p.31., diffusi fra l'altro anche in altre zone della bergamasca provando così la funzione strategica di questo territorio.
La presenza militare romana inevitabilmente indusse attorno a sé l'aggregazione di comunità indigene e allogene.
La trasformazione del sito da postazione militare a centro demico Si formò così il pagus, una circoscrizione amministrativa o per meglio dire un comprensorio più strutturato gravitante attorno alla rete difensiva romana.
In questa rete il punto più importante e delicato era costituito dal ponte che in prossimità dell'attuale San Tomè permetteva alla strada militare che collegava Bergamo a Como, parte terminale di quella che univa il Friuli con le regioni retiche, di scavalcare il fiume BremboP. Manzoni, op. cit., p.32..
Di quest'opera imponenteP. Manzoni, op. cit., p.28., che crollò a causa di una violenta piena del Brembo il 31 agosto 1493Belfanto Zanchi, cronista contemporaneo ne descrisse la violenza iniziando: Horrendo, et crudelissimo, et non mai più udito appo i Bergomaschi, et come credo fermamente, dal Diluvio Universale al tempo di Noe in , non mai occorso è quello, che hieri in Sabbato, l'ultimo di Agosto correndo l'anno del Signore 1493, et l'Inditione undecima, nel territorio di Bergomo è avvenuto [...] ex P. Manzoni, Lemine, p. 281, op. cit. in bibliografia., sono rimasti solo dei resti di qualche pilone che ne lasciano immaginare l'imponenza originaria; nelle vicinanze si trovano anche tracce di un piccolo ponte, il Tarchì, sul ruscello Tornago, mentre un'ara votiva al dio Silvano dà un'altra testimonianza della presenza romana nel territorio di LemineP. Manzoni, op. cit., p.29..
Dopo la caduta dell'Impero Romano il territorio di Lemine, scarsamente antropizzato, fu esposto a tutte le incursioni e invasioni germaniche che dilagarono al di qua delle Alpi. Subì il disastro della guerra greco-gotica e le successive carestie e pestilenze che ebbero conseguenze nefaste sul suo sviluppo demografico.
Longobardi Con l'invasione longobarda del 569 guidata da Alboino e con il successivo consolidamento del nuovo dominio germanico, ottenuto con quella brutalità che caratterizzò tutte le conquiste longobarde, Lemine entrò nella storia documentata.
Lemine fece parte del ducato di Bergamo governato dal duca Wallari, il primo duca di Bergamo.
Successivamente, dopo il cosiddetto periodo di anarchia longobarda in cui non vi fu un re, i duchi restaurarono la monarchia eleggendo re Autari (584), assegnandogli metà dei loro possedimenti. In questa circostanza Wallari cedette ad Autari la parte del suo ducato ad occidente del fiume Brembo, per l'appunto Lemine, che divenne così corte regia, mantenendo per sé la parte a oriente.
Il toponimo Lemine appare, in una sua variante, già nel 755 in un diploma del re longobardo Astolfo che ne attestava il suo status di corte regia e con la stessa presenza del re ne testimoniava l'importanza.Flavius Aistulf. vir excell. rex basilice beatissimi levite et martiris Christi Laurenti sita foris muros castri nostri bergomatis et venerabili viro Benedicto presbitero. […] Scripsi ego Radoald notarius.Acto in curte Lemennis vigisima die mensis Julii filicissimi regni nostri in Dei nomine septimo per indictione octaba Feliciter. B. Belotti, op. cit.
È probabile che anche prima della conquista longobarda Lemine facesse parte di una curtis, forse anche imperiale, ma sicuramente lo è stata dopo e come tale sarà citata e infeudata con i successivi dominatori franchi mantenendo la sua struttura geopolitica di base fino alla formazione dei comuni.
A partire dal 584P. Manzoni, op. cit., p.36. si definì la topografia del comprensorio di Lemine che, grossolanamente, può essere delimitata ad oriente dalla sponda occidentale del Brembo, a settentrione dall'attuale Val Taleggio, ad occidente da una linea arretrata della sponda orientale dell'Adda e a meridione dal territorio di Brembate. Il centro più importante, sotto l'aspetto demografico e politico, di questo comprensorio si trovava nella zona del cosiddetto Castello dell'attuale Almenno San Salvatore, più tardi sede della chiesa plebana.
Nulla è rimasto degli edifici longobardi e del successivo castello di epoca franca per essere stato cancellato quanto ne sopravviveva, quasi con furia iconoclasta, nel 1443-44 durante i torbidi delle lotte tra guelfi e ghibellini. Il 13 agosto 1443 Andrea Gritti, podestà di Bergamo, ordinò l'abbattimento del castello risalente al X secoloP. Manzoni, op. cit., p.162..
Le vestigia del periodo longobardo della curtis lemennis scomparvero lasciando tracce solo negli atti documentali.
Franchi
Con l'abbattimento del regno longobardo del 774 ad opera di Carlo Magno la corte di Lemine sopravvisse ma cambiò padrone. La ritroviamo in un atto dell'875 con cui l'imperatore Ludovico il Germanico la concesse in usufrutto alla nipote Ermengarda che tuttavia, nella confusa vicenda storica di quegli anni, la perdette a favore di altri al momento più potentiP. Manzoni, op. cit., p.38..
Dopo la caduta dell'Impero Carolingio la corte di Lemine passò al marchese Corrado, signore di Lecco a cui fu concessa, nell'892, dal parente Guido di Spoleto; da questo momento Lemine, non più corte regia ma parte della contea di Lecco, rimarrà legata a questa e ai suoi conti franchiP. Manzoni, op. cit., p.39., Corrado (892-895), Radaldo (895-926), Guiberto (??-957) fino al 975 quando il conte Attone di Guiberto (957-975) morì.
Con i Franchi Lemine diventò un beneficium entrando nell'ordinamento e nel costume feudale, altro passaggio intermedio nella sua evoluzione socio-giuridica verso il comune.
Vescovo di Bergamo Con la morte del conte di Lecco, Attone, Lemine passò, attorno al 1000, al vescovo di Bergamo ReginfredoReginfredo, di cui si conosce solo la data della morte, 28 dicembre 1012, ebbe in dono da Attone conte di Lecco e dalla moglie Ferlinda la corte di Lemine. Fra i vari vescovi che si succedettero a Bergamo agli inizi del 1000 fu quello che ampliò maggiormente la giurisdizione territoriale dell'episcopato. come beneficium, più volte riconosciuto e approvato in anni successivi da diplomi imperiali che, confermandolo, legittimavano il potere sempre maggiore del vescovo che si stava imponendo sulla feudalità guerriera. Siamo ai prodromi di quella che sarà la rivoluzione comunale, a volte silente, molto spesso violenta e armata.
Agli inizi dell'XI secolo si contrapponevano due poteri, da una parte l'episcopato appoggiato da una classe di cittadini che incominciavano a porsi sullo scenario politico della città, la cui spina dorsale era costituita da artigiani, piccoli e grandi proprietari, mercanti, dall'altra una feudalità arroccata nei propri privilegi e immunità, orgogliosamente memore del passato e che non riusciva ad adeguarsi a un presente che le sfuggiva.
Fu una lotta, in certo senso, di resistenza quella che opponeva la classe dei milites a quella degli homines novi di cui spesso si faceva paladino il vescovo in un rapporto di mutuo supporto, ma fu una lotta persa per la feudalità, destinata ormai a declinare davanti all'avanzata della nuova società. Tutto questo accadde anche a Bergamo dove il protagonista divenne il vescovo, il più delle volte proveniente dalla vecchia aristocrazia feudale.
Comune Lemine rimase un beneficium dell'episcopato di Bergamo fino al 3 marzo 1220, quando i diritti feudali di cui questi godeva furono ceduti alla comunità leminese, una vicinia coagulatasi attorno alla chiesa plebana di San Salvatore, con atto notarile redatto da Jacopo da Brumello e il vescovo Giovanni Tornielli..
Era nata una nuova classe sociale sempre più consapevole di sé e sempre più gelosa delle conquiste socio-economiche acquisite che intendeva trasformare in affermazioni politiche.
Questa comunità fu nella prima metà del XII secolo in grado di esprimere un conscilio comuni, di nominare dei propri rappresentanti e di trattare con il comune di Bergamo oltre che con il suo vescovo. Mercanti, proprietari, affittuari, acculturati che, dopo essere passati per il dominio comitale, volevano ora affrancarsi da quello vescovile.
L'occasione che fece esplodere le tensioni latenti fu banale quanto emblematica: la data della vendemmia, consuetudinariamente indicata dal vescovo, oltre al rifiuto di pagare alcuni canoni. Si arrivò così, nel 1217, a delle manifestazioni anche violente che si ripeterono nel 1218.
Fu lo scontro di due epoche e di due culture, il comune che cercava di imporsi e quel che restava del feudalesimo, ormai sulla via del tramonto, che tuttavia resisteva.
Il 3 marzo 1220P. Manzoni, Lemine..., p. 104, op. cit. in bibliografia. il vescovo Giovanni TornielliGiovanni Tornielli, vescovo di Bergamo, 1221-1240, concluse, pro bono pacis, un accordo con i rappresentanti di Lemine con cui affrancava la comunità, riconoscendone l'autonomia del comune. cedette alla comunità la sua giurisdizione rinunciando ai diritti di vassallaggio e a ogni interferenza nell'elezione degli organi comunali; manteneva alcuni diritti formali nonché la decima: questo fu l'atto di nascita del comune di Lemine.
Il territorio del comune coincideva con la vecchia curtis, anche se in esso si andavano strutturando quelle vicinie che sarebbero diventate Palazzago, Brembilla, la valle Imagna e che staccandosi avrebbero ridimensionato il territorio di Lemine a quello del successivo Almenno.
Signoria