Il Quartiere di San Paolo (anche Colle San Paolo o "pallonetto") è uno dei più antichi di Chieti, e costituiva l'antico fulcro pubblico, politico e civile della città romana.
In origine, sopra la città romana, precisamente presso il Foro (Piazza Tempietti, ex Largo Marco Vezio), sorse in epoca longobarda l'abitato fortificato di San Paolo, attorno alla chiesa omonima ricavata dal tempio dei Dioscuri, ripristinato nel 1927; altri due piccoli nuclei, rione Santa Caterina e rione San Nicola si vennero a costituire attorno a questo agglomerato, nel XVIII secolo risultavano perfettamente fusi con questo, mentre in posizione separata, sul Colle Gallo, sorse la Cattedrale di San Giustino, insieme all'omonima piazza, anch'essa con una storia a sé, la quale oggi è ben collegata con questo quartiere mediante la strada dell'Arcivescovado.
Storia Il Foro romano
Durante il processo di romanizzazione della città dei Marrucini, l'esempio migliore è dato dalla munificenza della famiglia di Marco Vezio Marcello che restaurò i templi nella metà del I secolo d.C. (benché esistessero già da un secolo), la cui presenza è attestata dalla lapide del restauro del complesso dei Templi Romani, o Giulio-Claudi.
Detti anche "tempietti di San Paolo", perché nel VII secolo vi fu ricavata la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, seguendo lo stesso esempio della chiesa di San Pietro ad Alba Fucens eretta sopra il tempio di Apollo, sono stati individuati con certezza da Desiderio Scerna con gli scavi degli anni '20 del XX secolo, quando la chiesa di San Paolo fu sconsacrata e liberata delle costruzioni successive.D. Scerna, Archeologica teatina, Annuario del R. Liceo Ginnasio "G.B. Vico", 1934-35 Nel 1997 durante i lavori di rifacimento del manto stradale di via Marcello, verso Largo Barbella, fu riportato un ulteriore ambiente ipogeo. Si tratta del luogo di culto più antico di Chieti, ed è composto da tre tempietti limitrofi, più un pozzo sacro. I primi due constano di cella con pronao e cripta, mentre l'ultimo è costituito semplicemente da cella e cripta. Alcuni elementi fanno ipotizzare che siano stati costruiti esattamente nel I secolo a.C., con le mura in calcestruzzo del primo e secondo tempio, e l'suo dell'opus reticulatum per il restauro dei Vezii nell'era giulio-claudia. Il terzo tempio appare più tardo, del III secolo d.C., quando a Teate alta (la Civitella) il complesso sacro della vecchia triade italica degli Dei Achille, Ercole e Giove venne definitivamente sostituita dal foro romano più a valle, con il completamento dei santuari della Triade Capitolina di Giove, Giunone e Minerva. Tuttavia le fondamenta di questo terzo tempio lasciano comprendere che un edificio sacro più antico, del IV secolo a.C. doveva esistere.
Nel vano del secondo tempio c'è un pozzo sacro profondo 38 metri, nei vani delle cripte si sono conservate delle monete, frammenti scultorei, busti, pietre sepolcrali e iscrizioni.M. Buonocore, Teate Marrucinorum in "Supplementa Italica XXII, N. 15 Il fronte dei tre templi è rivolto verso sud-est, l'antico foro, anticamente vi era un quarto tempio, dove oggi si trova il Palazzo delle Poste, e aveva pianta rettangolare del quale si può ammirare solamente la parte della cella in opus mixtum, con resti del pavimento in lastre di marmo. L'intervento restaurativo del console teatino Marco Vezio Marcello e di Elvidia Priscilla si può leggere sull'iscrizione del frontone del tempio maggiore di Castore e Polluce, il più conservato, perché trasformato nella chiesa di San Paolo. Ha impianto rettangolare con facciata a coronamento orizzontale dal frontone con iscrizione ed architrave curvilinea, di epoca più tarda. Le finestre create sia sui lati che sull'abside, poi murate, sono rimaneggiamenti dell'epoca cristiana. Il materiale è in opus reticulatum. Un altro pozzo sacro si trovava in "Largo del Pozzo", oggi Piazza Valignani, e sorgeva dove oggi si trova la fontana luminosa.
Trasformazione del tempio in chiesa di San Paolo L'area dei Tempietti sorge presso l'ex Largo Marco Vezio Marcello, così nominato per il patrizio romano che grazie alla moglie nel I secolo d.C. restaurò i templi che erano stati eretti in loco nel I secolo a.C., quando il fulcro dell'antica arx italica della Civitella fu spostato più a valle. Le famiglie patrizie, eredi delle famiglie romane che avevano fatto grande l'antica Teate, conservavano le loro tradizioni pagane anche nei primi anni del declino dell'Impero, trascorrendo la giornata negli affari, nelle terme che si trovavano ad est della città, nelle assemblee della Curia del senato, alle funzioni nei templi, officiando i riti religiosi nel luogo sacro centrale, e presso il Tempio dei Dioscuri posto all'ingresso del Colle Gallo. I Cristiani stabilirono due aule di culto nella città, una presso l'abitazione del liberto gallo "Segovax", per questo volgarizzato nei documenti anche "San Gallo", appena fuori dall'anfiteatro, sulla strada parallela al diverticolo urbano consolare della Cludia Tiburtina Valeria, Segovax ha riservato un'ampia sala al pianterreno della sua "insula", decorandola con raffigurazioni e affreschi dedicati a Cristo e agli Apostoli, ancora oggi visibili all'interno del Tempio dei Dioscuri, il quale fu consacrato ai Santissimi Pietro e Paolo Apostoli. Gli affreschi sono ancora oggi visibili, e testimoniano un caso molto raro della pittura parietale cristiana abruzzese, d'ispirazione bizantina nel chietino. Tuttavia, come riporta Raffaele Bigicfr. R. Bigi, Chieti: passato, presente e futuro, cap. 1, Carabba, 2012 non ci deve essere confusione tra la leggenda del liberto Segovax con l'antico toponimo del colle della cattedrale: Colle Gallo, in quanto dei ritrovamenti archeologici hanno fatto supporre già dal XIX secolo la presenza di una villa patrizia, che la tradizione vuole fosse di Caio Asinio Gallo, parente di Asinio Pollione; il toponimo "Gallo" passò anche alla porta delle mura medievali, Porta Gallo, che fu ricostruita nel XVIII secolo dal governatore Giuseppe Zunica, nota quindi anche come Porta Zunica o "Tre Archi", demolita poi nel 1894.
La seconda aula di culto cristiana si trova presso la villa fuori dalle mura della patrizia Licinia Lucrezia, della gens Albinia, arrivata a Teate prima dell'assedio barbato del VI secolo d.C. Il tempio sul Colle Gallo dei Dioscuri conserva presso il fregio dell'architrave ancora l'iscrizione di Marco Vezio Marcello console, il quale lo restaurò, la sua conformazione architettonica è molto simile al tempio dei Castori di Roma; risalirebbe al 484 a.C. in opus mixtum e laterizio, e opus reticulatum, stuccato opportunamente, e decorato tra il 67 e il 90 d.C. Sopraelevato su alto podio e accessibile da una scalinata frontale, con la facciata rivolta verso la vallata dell'Aterno, visuale ostruita da varie case, tra le ultime l'orripilante Palazzo Verlengia eretto sopra l'antico palazzo Lanciani, il retro del tempio è addossato a un muro di recinzione; è privo di colonnato e solo anteriormente presenta 6 enormi colonne di marmo cipollino, giunte dall'isola di Eubea.Largo circa 25 cubiti, e lungo oltre 35, poggia su terreno misto di argilla e sabbioni di arenaria, attorno a una serie di domus patrizie, che avevano sfarzosi pavimenti musivi. Una di queste case era quella del pontifex teatino Lucio Cornelio Pio.
Nel V secolo la situazione dei templi era alquanto grave, solo il vescovo cristiano Donato era in possesso di una somma di denaro, quando avvenne il sacco di Roma da parte di Alarico, il vescovo trattò con i consoli Marcio e Livio l'acquisto del tempio e di altri monumenti pagani in stato di degrado per farli diventare delle chiese, iniziando proprio dal Tempio dei Dioscuri, che divenne di fatto la prima basilica cristiana di Chieti. Dopo Giustino da Siponto, il quale secondo la leggenda, fondò la diocesi Teatina (primo quarto del V secolo), Donato fu il secondo, caso particolare se si considera che nel 395 d.C., con l'editto di Teodosio, il culto pagano era proibito, ma a Teate la gente continuava ancora a praticare gli antichi riti, compresi i ludi gladiatori nell'anfiteatro. I consoli vendettero i beni al vescovo Donato, nell'area vennero realizzate le due chiese sopra i due templi, dedicate una a San Pietro e l'altra a San Paolo, quella che si è meglio conservata nei secoli, dato che nel XIX secolo quella di San Pietro risultava già inglobata nell'altra. Il terzo edificio venne consacrato a San Salvatore.
Dalla colonizzazione medievale al primo Novecento Il quartiere San Paolo sorse come un castello con abitato interno, presso l'area sacra dei tempietti restaurati nell'era giulio-claudia (I secolo). Notizie si hanno sin dall'XI secolo, quando l'abitato, inizialmente isolato dal tessuto urbano attuale del corso Marrucino, via San Nicola via Marco Vezio Marcello, via Ravizza, Largo Barbella, sorse attorno al tempio di Castore e Polluce, riconvertito in chiesa dei Santi Pietro e Paolo, con zona fortilizia di controllo della valle del Pescara. Nel XII secolo è nominato come "castellum S. Pauli" dal vescovo di Chieti, e dopo alcune guerre e assalti subiti nel secolo successivo, il vescovo concesse al castello l'esenzione dal pagamento delle tasse per un ripopolamento. In questo periodo si sviluppò ancora di più, tanto che preso il borgo separato dal resto della città, iniziò a forma un unico agglomerato urbano con la civitas Teatina, insieme agli altri rioni. Il perimetro murario che lo circondava aveva un fornice, ossia Porta Santa Caterina, oggi scomparsa.Con il trascorrere dei secoli, il rione cambiò aspetto, inizialmente con alcune demolizioni avvenute nel tardo Ottocento per la realizzazione del corso Marrucino, e infine con ampi errati sventramenti portati a termine dagli anni '30 in poi, stravolgendo in parte l'aspetto di quartiere settecentesco.
Nei primi anni '30 iniziarono i drastici cambiamenti urbani della città, che interessarono inevitabilmente, e soprattutto, il Colle San Paolo. Il quartiere era accessibile da Porta Santa Caterina "o di un solo Occhio" (De Noculis, porta tra via Vitocolonna e viale Asinio Herio), per mezzo del rione San Gaetano, oppure da un altro accesso, attuale via dei Vezii, mentre dalla Strada Grande (come si chiamava anticamente il corso Marrucino), insisteva una piccola porta di San Nicola. L'abitato longobardo si caratterizzava ancora per la tipica conformazione irregolarmente circolare, con piccole case addossate una alle altre, e che facevano capo alla chiesa centrale di San Paolo, così come nel rione Santa Caterina alla chiesa di San Gaetano Thiene, edificio del XVII secolo edificato sopra uno preesistente di tradizione bizantina, di cui mantenne la pianta a croce greca.
In fotografie storiche è possibile vedere come il quartiere avesse le principali piazze con semplici case a uno o massimo due piani, che ostruivano sulla Strada Grande anche la visuale completa della facciata della chiesa di San Domenico con il Convitto Regio "Giambattista Vico"; queste piazze erano Largo Vezio Marcello con la chiesa di San Paolo, Largo Giambattista Vico, Largo Taddei, situato dove si trova l'attuale via Fratelli Spaventa, con il Palazzo delle Poste. Nel 1930 venne completato il Palazzo delle Corporazioni Agricole ossia la Camera di Commercio, affacciata su Piazzale Giambattista Vico, realizzato su progetto di Giuseppe Florio e Camillo Guerra, in stile eclettico, che riecheggia lo stile medievale delle abbazie abruzzesi, con la torretta centrale dell'orologio, che si rifà alla vicina Torre Arcivescovile di Colantonio Valignani (XV secolo). Il piazzale venne riqualificato con l'abbattimento delle piccole case, lasciando solo Palazzo Fasoli, mentre sul corso iniziavano ad affacciarsi palazzi dallo stile umbertino, quali Palazzo Croce, Palazzo De Felice, l'Istituto "San Camillo de Lellis", Palazzo Lepri, demolito negli anni '70 per creare l'UPIM.