sacerdote del Terz'Ordine francescano, colpito dalla lebbra, si dedicò alla cura dei malati in un lazzaretto nei pressi della sua città. Il suo culto come beato fu confermato da papa Pio X nel 1910.

Biografia Nacque nel castello dei conti di Mucchio, nei pressi di San Gimignano; per vincere l'opposizione del padre, che si opponeva alla sua decisione di abbracciare la vita religiosa, lasciò la famiglia e si ritirò a Pisa, dove fu accolto nel monastero benedettino di San Vito.Riccardo Pratesi, BSS, vol. II (1962), col. 485.

Entrato nel Terz'Ordine francescano, Bartolo si trasferì a Volterra dove il vescovo lo ordinò prete e lo inviò prima a Peccioli come cappellano, poi a Picchena come parroco.

All'età di circa cinquant'anni contrasse la lebbra e si ritirò nel lebbrosario di Cellole, nei pressi di San Gimignano, dove visse vent'anni organizzando l'assistenza agli altri ammalati e guadagnandosi, per la pazienza mostrata nel sopportare la sua infermità, l'appellativo di "Giobbe della Toscana".

Il culto

Bartolo fu sepolto a San Gimignano nella chiesa di Sant'Agostino, dove gli fu eretto un sepolcro realizzato da Benedetto da Maiano.

Papa Pio X, con decreto del 27 aprile 1910, ne confermò il culto con il titolo di beato.Index ac status causarum (1999), p. 413.

Il suo elogio si legge nel martirologio romano al 12 dicembre.Martirologio romano (2004), p. 942.

Note

Bibliografia Il martirologio romano. Riformato a norma dei decreti del Concilio ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Giovanni Paolo II, LEV, Città del Vaticano 2004. Congregatio de Causis Sanctorum, Index ac status causarum, Città del Vaticano 1999. Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969. Piero Bargellini, Mille santi del giorno, Firenze, Vallecchi editore, 1997, pp. 693–694. Giorgio Batini, Beati loro, Firenze, Edizioni Polistampa, 2001, pp. 73 – 78.

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