La pagina illustra le frazioni di Lanciano, in tutto sono 33.
Geografia
A nord: Sant'Egidio, Santa Liberata, San Iorio, Nasuti, Spaccarelli, Madonna del Carmine, Sant'Amato, Costa di Chieti. Ad est: Santa Giusta, Santa Croce, Sabbioni, Torre Sansone, Serroni. A sud: Villa Martelli, Villa Carminello, Villa Stanazzo, Iconicella, Villa Andreoli, Re di Coppe, Colle Pizzuto, Serre, Camicie, Villa Elce, Sant'Onofrio, Rizzacorno, Colle Campitelli, Villa Pasquini. Ad ovest: Gaeta, Fontanelle, Follani, Marcianese, Torre Marino, Santa Maria dei Mesi.
Le frazioni La descrizione parte dalla frazione più settentrionale: Torre Sansone-Serroni, al confine con San Vito Chietino, fino alla più meridionale: Sant'Onofrio-Rizzacorno, al confine con Castelfrentano.
Torre Sansone Possiede circa 141 abitanti, si trova nella parte nord-est di Lanciano, al confine col territorio di Treglio (contrada Serroni) e San Vito Chietino (bivio San Martino-Castellana), è attraversata dalla strada statale 84 Frentana, che conduce alla Marina di San Vito. Il nome è dovuto a un'antica torre di guardia, di cui resta il piano interrato in una casa privata, nei pressi dello spiazzo della chiesa di riferimento, dedicata all'Immacolata Concezione. La contrada si sviluppa a serpentone lungo la strada statale e finisce alla curva del bivio San Martino; si è sviluppata soprattutto per quanto riguarda la costruzione di ville private.
Chiesa dell'Immcolata Concezione fu costruita nel 1800 per volere dei Serroni (si ricorda il nome del podere di costoro, attuale contrada di Treglio, posta sul lato est di Torre Sansone), e fu sotto la giurisdizione della chiesa di San Biagio di Lanciano. Nel 1827 Monsignor De Luca la spostò alla parrocchia di Sant'Agostino, che riaccorpò le parrocchie storiche del rione Lancianovecchio. La piccola cappella venne ampliata e nel 1947 fu ricostruita quasi daccapo per rispondere alle esigenze della popolazione di Torre Sansone. Ha un aspetto molto semplice, con il campanile in mattoni del 1915, a pianta quadrangolare a torre divisa in due livelli. L'interno a navata unica ha volta a botte, ed è illuminato da finestroni istoriati: l'Eucaristia - Maternità Divina - Pentecoste - Passione - Pace. Sul lato della facciata c'è murato lo stemma dei Serroni: un mascherone a forma di uomo.
Antica casina De Cecco la casa si trova su una stradina dietro la chiesa dell'Immcolata. fu eretta nel 1870 sopra i terreni espropriati al convento di Santa Chiara, da parte della famiglia Cotellessa. La piccola proprietà, usata principalmente come magazzino agricolo, fu venduta ai De Cecco, che costruirono il villino vero e proprio. Nel 1930 alcuni locali furono usati come scuola elementare sino al 1959. Più avanti la casa venne persa dalla famiglia, e cadde in degrado, stando ancora in questo deplorevole stato. La costruzione si sviluppa su dei livelli divisi da cornici marcapiano, più un mezzanino articolato da piccole finestre quadrangolari, e una torretta in corrispondenza della campata centrale del prospetto. Il carattere rurale dell'edificio è leggibile nella netta separazione tra rustico e abitazione residenziale, il primo al pianterreno e l'altro al priano superiore, accessibile da uno scalone esterno appoggiata sul fianco sud. Lo stesso carattere è riscattato sulla facciata governata da una rigorosa simmetria nell'articolazione dei volumi, impaginata con un ordine di paraste e cornici, emergente non solo volumetricamente. L'intonaco bianco è alternato a quello rosso pompeiano, al pianterreno il portale principale ad arco a tutto sesto, è affiancato da due finestrelle quadrate con larghe mostre intonacate di bianco. Al piano superiore ci sono tre balconi su mensole, con ringhiere in ferro battuto
Serroni-Villa Cotellessa
La contrada Serroni, al confine territoriale col comune di Treglio, ha circa 466 abitanti, distante da Lanciano: la parte più popolosa si sviluppa lungo la Statale Frentana per San Vito, il resto che affondo nella gola è detto Valle Schiacchiozza (o Villa Cotellessa), ed è di pertinenza del comune di Treglio. Fino ai primi anni 2000 la popolazione lavorava presso l'ex Istituto professionale statale dell'Agricoltura, nella contrada Torre Sansone, successivamente chiuso e in degrado. La chiesa di riferimento è l'Immacolata Concezione di Torre Sansone, mentre gli abitanti di Valle Schiacchiozza dipendono dalla chiesa di San Donato in contrada Villa Martelli di Lanciano
Santa Giusta Antichissima contrada, citata già dallo storico lancianese Pietro Pollidori e da Domenico Romanelli, i quali ipotizzarono la presenza dell'antica Anxanum, sbagliando, per aver ritrovato nel XVII secolo delle antiche lapidi, alcune delle quali longobarde. La contrada possiede 811 abitanti circa, posta a nord-ovest di Lanciano, confinando con il comune di Frisa. In precedenza la zona era occupata solo dalla chiesa di Santa Giusta, una delle più antiche di Lanciano (XI secolo, poi rifatta nel XVIII), poi nell'Ottocento iniziarono ad essere costruiti i casali attorno alla chiesa, fino agli anni '60, quando iniziò a costituirsi il quartiere popolare Olmo di Riccio, che assorbì gran parte dell'antico contado, il viale fu popolato di condomini e abitazioni.
La contrada Santa Giusta risente ancora dei problemi storici che la attanagliano, il fatto di essere sopra una dorsale collinare tufacea molto stretta, e soggetta a frane.
Chiesa di Santa Giusta vergine e martire molto simile alla chiesa di Santa Liberata nella contrada omonima, risalirebbe al 1055, e faceva parte dell'abbazia di Montecassino. Di questo primo monastero tuttavia si sono perse le tracce, dato che la chiesa venne ricostruita ex novo nel Settecento. Nel 1827, dopo la soppressione della parrocchia di San Biagio a Lancianovecchia, la chiesa fu aggregata alla parrocchia di Sant'Agostino voluta dal Monsignore Francesco Maria De Luca. Nel 1860 il vescovo Giacomo De Vincentiis, in visita pastorale, trovò la chiesa troppo piccola per le esigenza della popolazione, e ordinò che fosse ampliata. Venne anche costruita una nuova statua lignea, in sostituzione della vecchia icona sacra di Santa Giusta, suscitando polemiche tra i fedeli; è soggetta alla parrocchia del Sacro Cuore in Olmo di Riccio. La parte inferiore della facciata presenta un'ampia arcata a sesto acuto, delimitata ai due lati da paraste e in alto da cornicione con ampie scanalature, tra le coppie di paraste vi sono due lapidi che ricordano i caduti nella prima guerra mondiale.
Sulla parte superiore, sormontata da un frontone con finestra circolare, si aprono due finestre laterali; l'intera struttura culmina con una sfera simboleggiante il globo, sovrastato da una croce. Il pavimento in mattonelle tinte chiaro-scure, conferisce atmosfera austera all'edificio a tre navate (una maggiore e le altre minori), che comunicano con arcate a tutto sesto. La volta a botte è finemente decorata con affreschi del pittore Isacco Turri (1917). Presso il presbiterio c'è il dipinto simbolico dello Spirito santo.
Santa Croce Piccola contrada situata nella zona nord del cimitero comunale, sotto il ponte omonimo della strada statale Frentana, che conduce a San Vito Marina, passando per Torre Sansone. Ha 506 abitanti circa, si compone di case sparse, per lo più realizzate tra l'Ottocento e il Novecento lungo la dorsale collinare che digrada verso il piano del cimitero. Tra queste si riconosce una grande masseria in mattoni a vista, con altre abitazioni accorpate, segno che la contrada originò da questo podere.
Santa Liberata e San Iorio
La prima contrada si trova al confine col comune di Frisa, ed è la più grande, possiede 375 abitanti circa, e inizia dalla discesa fuori Porta San Nicola (scomparsa) dal colle della chiesa di San Nicola di Bari di Lanciano. Il primo sobborgo della curva è detto "contrada Fenaroli-Sabbioni", possiede le tipiche case coloniche di primo Novecento in mattoni a vista, più alcune ville residenziali di nuova costruzione, come Villa Di Campli, mentre Santa Liberata si trova più a valle, organizzata in due abitati, il primo a confluenza con contrada San Iorio, il secondo più basso organizzatosi attorno alla chiesetta di Maria Santissima della Libera (o volgarmente Santa Liberata). Qui si trovano anche i resti di due storiche fornaci di mattoni, i cui altoforni svettano ancora sulla vallata.
La contrada dipese per secoli dal monastero benedettino di Sant'Agata e Sant'Antonio abate, che si trovavano presso l'attuale piazza Garibaldi di Lanciano, scomparsi però già nel XVIII secolo. Santa Liberata era molto trafficata sino ai primi anni del Novecento, dato che costituiva la via del Tratturo Lanciano-Cupello, da cui passavano i contadini e i mercanti da Ortona per accedere alla val di Sangro. Infatti esistevano delle porte di guardia delle mura lancianesi, come Porta San Nicola, la prima ad essere incontrata venendo da nordovest, poi Porta Sant'Antonio, esistente ancora fino al tardo Ottocento, le quali costituivano gli ingressi fortificati con torrette al ponte di Lamaccio, ancora esistente ma soffocato dalla nuova strada provinciale, e dal mercato coperto di piazza Garibaldi.
L'altro ingresso alle mura di Lanciano, venendo da Santa Liberata, era porta San Biagio, ancora esistente. Da Santa Liberta sicuramente passarono anche conquistatori e capitani di ventura.
Chiesa di Maria Santissima della Libera chiesa settecentesca, nota anche come "Santa Liberata / Madonna della Libera", risale al XVI secolo, sorta presso una vecchia cappella usata dai pastori transumanti. Secondo le memorie del Cardinale Anton Ludovico Antinori, nel 1617 presso la chiesa si creò la confraternita di San Rocco, spostatasi poi nella chiesetta omonima a fianco della parrocchia di San Nicola a Lanciano, e la chiesa fu ampliata dall'architetto Giulio Carlucci. Il 19 ottobre 1672 il Monsignor Alfonso Alvarez dette inizio a una processione speciale per la Madonna della Libera, molto sentita dai popolani, ancora celebrata. Sulla facciata della chiesa si pone in evidenza il pronao in stile tardo romanico; un'ampia arcata delimitata da pilastri, permette l'accesso all'interno; ai lati due aperture protette da cancellate in ferro, ne caratterizzano lo stile. Nella parte superiore sormontata da un frontone con orologio al centro, si aprono due finestre laterali. Ceramiche artistiche lancianesi raffigurano al centro la Madonna e ai lati un pastorello e una donna che allatta il bambino, opere dell'artista Bontempo (1995).
La contrada San Iorio si sviluppa da una diramazione occidentale della strada provinciale Lanciano-Frisa, che attraversa Santa Liberata, e va a finire nel vallone che separa Lanciano dalle contrade di Madonna del Carmine, Nasuti e Candeloro. La frazione non ha un centro vero e propria, le abitazioni coloniche di primo Novecento si snodano sulla strada, che va a finire a un poligono di tiro, ha circa 166 abitanti, le case sparse proseguono per tutto il vallone di Salarola, lungo la provinciale 64 Lanciano-Orsogna. La chiesa antica era dedicata a San Giorgio e Sant'Apollonia, sotto la giurisdizione della parrocchia di San Nicola di Lanciano, ma già nel XIX secolo la chiesa era scomparsa, sicché la statua devozionale della santa prima stette dentro la parrocchia di Lanciano, poi fu spostata nel Museo civico diocesano.
Sabbioni