Antefatti Il 12 gennaio 2020, l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha confermato che un nuovo coronavirus era la causa di una nuova infezione polmonare che aveva colpito diversi abitanti della città di Wuhan, nella provincia cinese dell'Hubei, il cui caso era stato portato all'attenzione dell'OMS il 31 dicembre 2019.
Il 5 maggio 2023, l'Organizzazione mondiale della sanità dichiara ufficialmente la fine della pandemia.
Tabella riassuntiva Nord e Centroamerica
Sudamerica
Casi confermati per singolo stato Argentina
Il primo caso confermato della pandemia di coronavirus in Argentina è stato registrato il 3 marzo 2020. Al 19 aprile 2020, sono stati confermati 2.941 casi di persone infettate e 134 decessi.
Il 20 marzo 2020 è entrata in vigore la quarantena in tutto il paese, inizialmente fino al 31 marzo, poi prorogata fino al 26 aprile.
Belize
Il primo caso nel paese è stato confermato il 23 marzo 2020.
Al 15 giugno in Belize risultano 20 casi confermati.
Bolivia
I primi casi in Bolivia sono stati riportati il 10 di marzo. Due giorni dopo, il 12 marzo, è stato dichiarato lo stato di emergenza sanitaria fino al 30 aprile.
Brasile
Il 28 gennaio l'allerta di emergenza è stata portata al livello 2 di 3, considerando un "pericolo imminente" per il Brasile.
Il 5 febbraio, il governo brasiliano ha inviato due aerei per evacuare 34 dei 58 brasiliani a Wuhan. Loro e il volo furono messi in quarantena presso una base dell'aeronautica brasiliana ad Anápolis, Goiás, e scaricati, insieme ai medici e ai professionisti che avevano avuto contatti con loro, il 23 febbraio, quattro giorni prima di quanto previsto, poiché i test di routine mostrarono ripetutamente negativi risultati per Covid-19.
Il 25 febbraio, il Ministero della Salute del Brasile ha riportato il primo caso positivo di coronavirus nel Paese e in Sud America, un uomo di 61 anni di San Paolo, che si è recato in Lombardia, in Italia, tra il 9 e il 21 febbraio. Stava mostrando sintomi lievi e messo in quarantena a casa, anche il test di conferma è stato positivo.
Il 26 febbraio, dopo il primo caso confermato nel paese, il governo ha riferito che il Brasile stava monitorando 20 casi sospetti, 12 dei quali provenienti da persone provenienti dall'Italia.
Il 15 marzo, nonostante fosse risultato negativo al virus, il presidente Jair Bolsonaro, ancora monitorato dai medici, è stato pesantemente criticato per aver incontrato i suoi sostenitori in una parata pubblica a Brasilia senza indossare una mascherina. Il 17 marzo si è registrato il primo decesso, e pochi giorni dopo il presidente entrò in polemica con i governatori federali che, causa l'aumento dei contagiati, avevano imposto la quarantena per, a suo dire, una "leggera influenza", e accusando i media di aver spaventato la gente.
Il 16 aprile il presidente Jair Bolsonaro ha destituito il ministro della salute Luiz Henrique Mandetta, col quale da giorni era ai ferri corti per la gestione della pandemia in Brasile. Il ministro chiedeva misure più drastiche per contenere i contagi mentre da parte sua il presidente ha sempre definito il coronavirus una banale influenza che avrebbe colpito più che altro gli anziani, dimostrandosi per lo più preoccupato delle perdite economiche causate da un lockdown. In un sondaggio tra i brasiliani fatto da Datafolha, il 76% si è dichiarato concorde con la gestione di Mandetta.
Al 20 aprile in Brasile sono stati registrati oltre 40.000 contagiati, compresi 2588 decessi.
Canada Il primo caso in Canada è stato confermato il 25 gennaio, in un cinquantenne che aveva lavorato tra Wuhan e Canton e arrivato a Toronto il 22 gennaio. Al 6 marzo 2020 c'erano solo 54 casi di coronavirus segnalati in Canada, in quattro province: Ontario (28 casi), Colombia Britannica (21 casi), Quebec (3 casi) e 2 casi presunti in Alberta. Quasi tutti i casi provenivano da un paese con un numero considerevole di casi di coronavirus. Di questi casi, otto (cinque nella Columbia Britannica, tre in Ontario) sono guariti. Il numero di contagiati è aumentato considerevolmente nel mese di marzo, con un aumento giornaliero di oltre 1000 unità negli ultimi giorni del mese.
La maggior parte delle province ha chiuso scuole e asili nido, proibito i grandi raduni, e ha disposto la chiusura di numerosi luoghi di svago e divertimento a metà marzo. Il 16 marzo, il Canada ha severamente limitato l'accesso alle frontiere, vietando ai viaggiatori di tutti i paesi tranne gli Stati Uniti; Il 18 marzo, anche i viaggiatori degli Stati Uniti sono stati banditi, in un accordo reciproco con il governo statunitense.
La moglie del Primo ministro canadese Justin Trudeau, Sophie Grégoire Trudeau, è stata trovata positiva al COVID-19 il 12 marzo; lei e il marito sono in autoisolamento.
Al 19 aprile il numero totale dei contagi è di oltre 35.000, comprese 1587 persone poi decedute.Canada Coronavirus Cases Worldometers
Cile
Il primo caso di coronavirus in Cile è stato confermato il 3 marzo 2020, quando un medico di 33 anni proveniente da Singapore è stato ricoverato all'ospedale regionale di Talca. Il 18 marzo il presidente Sebastián Piñera ha decretato lo "stato di catastrofe" per 90 giorni.
Le misure di confinamento in Cile variano da regione a regione: il 22 marzo il presidente ha imposto misure di confinamento con coprifuoco notturno dalle ore 22 alle ore 5. La quarantena successivamente è stata estesa in base al numero di contagi presenti in ogni regione. Le regioni più a rischio sono in quarantena fino al 12-15 maggio, compresa la Regione di Santiago, mentre altre sono uscite dalla quarantena a fine aprile.
Colombia
Il primo caso in Colombia è stato registrato il 6 marzo 2020, come riportato dal Ministero della sanità e della protezione sociale. Riguardava una ragazza di 19 anni proveniente da Milano, in Italia.
Il 15 marzo il governo colombiano decide di sospendere tutte le attività scolastiche nel paese, al fine di limitare i contagi tra la popolazione.
Il 20 marzo, il presidente Iván Duque decreta che da martedì 24 marzo, ci sarà una quarantena totale nel paese per 19 giorni, per prevenire la diffusione del virus, dando per scontato l'ingresso nella seconda fase della pandemia. Intanto, il 21 marzo, viene comunicato il primo decesso nel paese, avvenuto giorni prima, il 16 marzo: si trattava di un tassista di 58 anni di Cartagena, che il 4 marzo aveva trasportato due turisti italiani ed era iniziato a sentirsi male dopo un paio di giorni.
Il 6 aprile il presidente della Repubblica ha decretato l'estensione della quarantena fino al 26 aprile 2020., estesa poi fino all'11 maggio e poi ancora fino al 25 maggio, anche se dall'11 maggio il presidente ha annunciato l'apertura, sotto strette misure preventive, di alcune attività essenziali, come quelle industriali, del commercio all'ingrosso nel settore automobilistico e dell'arredamento e altri settori, così come alcune attività di commercio al dettaglio.
Al 9 maggio 2020 in Colombia si contano poco più di 10.000 contagiati, mentre i decessi sono stati 445.
Costa Rica
La pandemia in Costa Rica è iniziata il 6 marzo 2020 quando è stato confermato il primo caso di una donna statunitense arrivata a San José da New York con suo marito, entrambi asintomatici. Al 19 aprile 2020, ci sono un totale di 660 casi confermati, 112 guariti e 5 decessi nel paese.
Cuba
I primi 3 casi a Cuba sono stati segnalati dal governo cubano l'11 marzo 2020, e riguardavano 3 turisti italiani provenienti dalla Lombardia.
Ecuador
Il primo caso di coronavirus in Ecuador è stato registrato il 29 febbraio 2020, quando una donna di 71 anni arrivata dalla Spagna il 14 febbraio è risultata positiva. La stessa paziente 0 risulterà anche, il 13 marzo, la prima deceduta in Ecuador per coronavirus, e il giorno dopo anche la sorella morirà per la stessa causa.
Fin dai primi giorni di marzo 2020, l'Ecuador è stato il paese con il maggior numero di contagiati nell'America Latina dopo il Brasile, arrivando a un bilancio, il 28 marzo, di 1835 contagiati confermati e 48 decessi.Actualización de casos de coronavirus en Ecuador salud.gob.ec Il 12 marzo è stata dichiarata l'emergenza sanitaria e il 16 marzo il presidente Lenín Moreno ha dichiarato lo stato di eccezione in tutto il Paese, decretando anche il coprifuoco dalle ore 14:00 alle 5:00 ora locale. Guayaquil e tutta la provincia del Guayas è stata dichiarata zona di sicurezza nazionale, per via del grande numero di contagiati rispetto ad altre province dell'Ecuador. A causa dell'indisponibilità delle società di pompe funebri di operare e per il lungo coprifuoco serale, molte famiglie non hanno potuto far seppellire i loro cari deceduti e sono state costrette in diversi casi ad abbandonarli per strada, in alcuni casi arrivando anche a bruciarli sui marciapiedi o nei cassonetti dell'immondizia.
Al 22 aprile in Ecuador i contagiati erano circa 11.000, tuttavia il 24 aprile il ministro della Sanità Juan Carlos Zevallos ha comunicato che i casi erano raddoppiati, con l'aggiunta di altri 11.000 casi derivati da test i cui risultati erano in ritardo. L'Ecuador, con circa 17 milioni di abitanti, è lo stato dell'America Latina col più alto numero di contagiati e il più alto numero di morti in rapporto alla popolazione, e questo nonostante i dati ufficiali siano probabilmente sottostimati; già dal 17 aprile il presidente Moreno e alcuni funzionari governativi hanno ammesso che il numero ufficiale dei morti sia di molto inferiore a quello reale, a causa della mancanza di test. I dati ufficiali parlano di meno di 600 morti, tuttavia nella sola provincia del Guayas nelle prime due settimane di aprile sono morte 6700 persone, a fronte di una media che di norma è attorno ai 1000 morti mensili.
Dal 4 maggio l'Ecuador ha aperto alla fase di distanziamento sociale in base alla situazione locale. Ogni cantone si classifica con un sistema a semaforo, con un colore che distingue la diffusione del virus in quella zona. Se segnalato col rosso, in quel cantone vige ancora il coprifuoco dalle 14 alle 5 del mattino e sono permessi solo ordini online e per telefono con consegne a domicilio. Con semaforo giallo è consentito il commercio al dettaglio con il 50% del personale, l'uso di trasporto pubblico con il 30% dei posti totali a disposizione, mentre nel settore privato le aziende possono decidere quando tornare in attività; infine il coprifuoco sarà ridotto dalle ore 18 alle 5. Col semaforo verde invece è possibile svolgere l'attività lavorativa con il 70% del personale, nei negozi con il 50% dell'affluenza massima, così come nei trasporti pubblici è possibile occupare il 50% dei posti disponibili. Il coprifuoco in queste zone è limitato dalle ore 21 alle ore 5. La maggioranza dei cantoni, 166 su 221, ha tuttavia già informato che rimarrà nella situazione di semaforo rosso fino al 31 di maggio almeno.
El Salvador
Il primo caso della pandemia di coronavirus in El Salvador è stato riportato mercoledì 18 marzo 2020. Secondo il presidente Nayib Bukele riguardava un uomo tra i 20 e i 40 anni entrato nel paese proveniente dall'Italia attraverso un punto cieco che confina con il paese. Il caso è stato identificato nella città di Metapán, nel dipartimento di Santa Ana, mentre un cordone sanitario è stato attivato intorno al comune per 48 ore per cercare di identificare i collegamenti epidemiologici.
Al 19 aprile, nel paese sono stati segnalati 218 casi positivi per COVID-19, 7 decessi e 46 recuperati.
Giamaica
Il primo caso in Giamaica è stato confermato il 10 marzo 2020; riguardava una donna tornata dal Regno Unito il 4 marzo. A quella data i voli aerei erano già bloccati da e per la Cina, Italia, Corea del sud, Singapore e Iran e sono stati estesi anche a Germania, Francia e Spagna, e il 13 marzo anche dal Regno Unito. Al 21 aprile sono 223 i contagiati in totale, compresi 6 morti.
Guatemala