Mascalucia (AFI: ; Mascalucìa in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Situato nella parte meridionale dell'Etna, fino ai primi anni Settanta del XX secolo era un piccolo centro agricolo e di villeggiatura.
Geografia fisica Territorio Mascalucia è un comune di abitanti situato nella parte settentrionale della Città metropolitana di Catania, ed è fisicamente inserito nell'hinterland catanese, di cui rappresenta uno dei comuni di "prima corona". Per la sua posizione, essa è collocata nell'area etnea meridionale, e dal punto di vista morfologico il suo territorio risulta essere collinare in litoranea, e la sua altitudine media è di 420 , che varia da una quota minima di 330 nella sua parte inferiore, a una quota massima di 680 , nella parte superiore.
Il suo territorio ha un'estensione di 16,28 km², uno dei più piccoli della sua provincia, e confina a nord con Nicolosi, a ovest con Belpasso e San Pietro Clarenza, a est con Pedara e Tremestieri Etneo, a sud con Gravina di Catania e con il quartiere catanese di San Giovanni Galermo. La sua densità abitativa è di 1.978 abitanti per km², il nono più elevato di tutta la provincia.
Clima Mascalucia è caratterizzata da un clima caldo e temperato, con forte piovosità durante il periodo invernale. Il suo clima è perciò classificato come di tipo C.
Origini del nome Diverse sono le ipotesi sull'origine e il significato del toponimo della cittadina etnea. La prima di queste sostiene la sua derivazione da Massalargia, che letteralmente in latino vuol dire "villaggio-dono", in riferimento a quelle donazioni compiute tra il 304 e il 335 d.C. dall'Imperatore Costantino al Papa Silvestro I. Papa Gregorio I nella sua Epistola ad Cyprianum del 590, fece menzione delle massae esistenti nel territorio di Catania e fece inoltre riferimento al tempio di Sant'Antonio Abate.
Studi effettuati nel XV secolo dallo storico Lorenzo Valla, smentirono le donazioni fatte da Costantino alla Santa Sede, e molti secoli più tardi, lo storico Matteo Gaudioso formulò l'ipotesi secondo cui il toponimo derivi invece da Maniscalchia, termine che richiama alle zone di difesa regia, tipicamente destinate all'allevamento e alla ferratura dei cavalli. Altra ipotesi è quella secondo cui possa derivare da Mascalcia, rappresentandone quindi la forma corrotta.
Documenti risalenti al XVI secolo, indicarono Mascalucia come Terra di Santa Lucia o Masca di Santa Lucia. Lo storico e letterato Santi Correnti, nella sua opera Donne di Sicilia. La storia dell'isola del sole scritta al femminile del 2001, ritiene anch'egli che l'origine del toponimo del comune etneo sia legato alla figura di Santa Lucia, e che derivi da "Masseria di Santa Lucia".
Gli abitanti di Mascalucia sono detti "mascaluciesi" o altrimenti "mascalucioti", appellativo quest'ultimo derivato dal siciliano mascaluciotu.
Storia Età antica La fondazione della cittadina avvenne secondo la tradizione nell'VIII secolo a.C. come villaggio denominato Ombria, da parte degli Ombri, una popolazione di presunta origine celtica, cacciata dalla penisola italica e giunta in Sicilia assieme ai Siculi e ai Pelasgi.. Il sito su cui venne fondato il villaggio corrisponderebbe all'odierna contrada Ombra, nella parte nordorientale del territorio mascaluciese, che sarebbe divenuto un municipio catanese sotto i Romani.. Ombria sarebbe stata in seguito abbandonata dai suoi abitanti, che si spostarono più a sud e vi fondarono un nuovo villaggio.
L'edificazione del nuovo villaggio sarebbe avvenuta in una delle massae, ovvero casali, situate nelle vicinanze di Catania, donate nel 324 dall'Imperatore Costantino alla Santa Sede, e a quest'epoca potrebbe risalire la comparsa o l'origine del nome Mascalucia..
Da recenti ricognizioni archeologiche svolte sul territorio, è emerso che in epoca romana il comune era caratterizzato da numerosi insediamenti sparsi di carattere agricolo. Aree di frammenti fittili databili fra la prima età imperiale e quella tardo antica sono emersi nelle contrade Trinità, San Rocco, Cisternazza, Crocifisso e Soccorso. Un insediamento doveva trovarsi anche in contrada Mompilieri, sepolto dalla colata lavica del 1669 ed intercettato da una cava di ghiara. Un ulteriore insediamento doveva trovarsi, come indicato dall'erudito Somma, presso il cimitero comunale; ivi furono rinvenute alcune decine di sepolcri.
Il fulcro principale della Mascalucia romana sembra identificarsi presso la collina di Trinità, in cui gli studiosi hanno sempre supposto l'esistenza di una villa romana, in cui nell'800 furono rinvenuti in proprietà Bonajuto dei pavimenti musivi. In corrispondenza di questo importante sito, è stata avanzata l'ipotesi del passaggio di una importante arteria stradale, la quale provenendo dall’attuale territorio di Gravina di Catania, proseguiva verso Nord, attraversando Mascalucia. La rotabile probabilmente raggiungeva la contrada Principe in territorio di Gravina di Catania, poi San Antonio Abate al Cimitero di Mascalucia, successivamente C.da Trinità e poi contrada San Rocco. Infine, continuava in direzione dell’importante insediamento di C.da Ombra – Torre del Grifo e proseguiva verso Nicolosi.
Gran parte degli insediamenti di età romana sopravvivono senza soluzione di continuità fino ad epoca tardo antica o altomedievale.
Età medioevale Il casale fu incorporato al demanio nell'VIII secolo, durante l'epoca bizantina, e con la successiva dominazione saracena della Sicilia venne amministrativamente inserito nel Val Demone... Sulla base degli indicatori cronologici emersi durante le ricerche sul territorio, a tale preciso periodo storico risalirebbero i siti di contrada Trinità e San Rocco. Dopo la cacciata degli Arabi dall'isola da parte dei Normanni, nel 1088, sotto il Gran Conte Ruggero, fu ripristinata la Diocesi di Catania a cui vennero assegnati tutti i casali a ridosso dell'Etna, tra cui anche Mascalucia..
Nel 1169, Mascalucia venne colpita dal violento terremoto che distrusse Catania e i borghi circostanti. Dopo il 1239, passò sotto l'amministrazione civile e giudiziaria di Catania, che durò fino al 1640..
Età moderna Al primo censimento del 23 agosto 1602 risultò che Mascalucia contava circa 1.150 abitanti, ed era così formalmente costituito in casale; in epoca spagnola Mascalucia venne venduta all'asta assieme agli altri casali catanesi: il 22 dicembre 1645 fu acquistato col mero e misto imperio dal banchiere Giovanni Andrea Massa..
Mascalucia passò successivamente sotto il dominio feudale dei Branciforte con i quali divenne un ducato: con privilegio dato il 4 luglio 1651 dal re Filippo IV di Spagna, esecutoriato il 6 novembre dello stesso anno, Niccolò Placido Branciforte, principe di Leonforte, ebbe investitura a titolo di I duca di Santa Lucia.
Il XVII secolo fu anche l'epoca in cui la cittadina venne colpita da due eventi catastrofici: l'eruzione dell'Etna del 1669, che la seppellì con la lava e determinò la fuga di molti suoi abitanti verso Catania ed altri centri come Francofonte e Militello; il terremoto del Val di Noto del 1693 che causò la morte di 53 persone.. Ricostruita successivamente in ambedue le situazioni, una parte dei profughi mascaluciesi fuggiti dall'eruzione del 1669, si stabilì definitivamente a Catania nell'area messa a loro disposizione dal Senato cittadino, ed assieme ad altri profughi originari di Misterbianco, la popolarono e ciò porto alla nascita dell'odierno quartiere catanese del Borgo.
Età contemporanea Il Ducato di Santa Lucia fu soppresso nel 1812, a seguito dell'avvenuta promulgazione in quell'anno della Costituzione siciliana concessa dal re Ferdinando III di Borbone, che sanciva l'abolizione del feudalesimo nel Regno di Sicilia. Il censimento del 1817, attribuì a Mascalucia una popolazione di 2.506 abitanti, in prevalenza contadini; il 20 febbraio 1818, si verificò un altro terremoto, che a Mascalucia causò enormi danni agli edifici e la morte di nove persone.. Con la riforma amministrativa del 1819 voluta dal Re delle Due Sicilie, Mascalucia divenne comune e fu eretta a capo di un circondario, che comprendeva i comuni di Gravina, Massannunziata, Pedara, Trecastagni, Tremestieri e Zafferana..
Nel 1835, l'Intendente della Valle di Catania, Alvaro Paternò Castello, principe di Manganelli, inaugurò la Strada dell'Etna Catania-Mascalucia-Nicolosi, lunga 15,7 km, che collegava il capoluogo con l'Etna. Nel 1837, un'epidemia di colera colpì diversi comuni del Catanese, da cui però la popolazione di Mascalucia rimase immune..
Il Decreto Reale emanato nel 1838, elevò Trecastagni a capo circondario, e poiché una parte dei comuni venne ad esso aggregato, al Circondario di Mascalucia furono assegnati San Giovanni Galermo, San Giovanni La Punta, San Gregorio, San Pietro Clarenza e Sant'Agata li Battiati. Nel 1839, fu soppresso il comune di Massannunziata ed aggregato al suo territorio, divenendone frazione.
Nel corso del XIX secolo, a Mascalucia si verificarono alcuni eventi storico-politici di rilievo: nel 1837, a Catania scoppiò una sommossa antiborbonica, che vide anche il coinvolgimento di un'associazione segreta di carbonari mascaluciesi denominata Vendita degli Umbri Liberali, fondata nel 1821, i quali, sul campanile della Chiesa Madre issarono la bandiera tricolore e in chiesa s’intonava il Te Deum. La popolazione mascaluciese partecipò attivamente alle rivoluzioni antiborboniche in Sicilia del 1848-49, repressa nel sangue dall'esercito guidato dal comandante Giuseppe Poulet, e del 1860, guidata dal barone Gaspare Rapisardi, dall'avvocato Vito Scalia e dai fratelli Matteo e Santi Consoli.
Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, Mascalucia era una tranquilla cittadina di provincia, popolata da poco più di tremila persone. Durante la seconda guerra mondiale, i bombardamenti dell'aviazione anglo-americana devastarono Catania, e ciò spinse molti suoi abitanti ad abbandonare la città per trovare rifugio altrove: Mascalucia accolse numerosi sfollati catanesi, e molti di costoro trovarono ospitalità all'interno della chiesa sconsacrata di San Nicola.
Il 3 agosto 1943, a Mascalucia si verificò uno dei primi episodi di insurrezione contro i militari tedeschi della Wehrmacht in Italia: nel paese si trovava un presidio formato da circa 2.000 soldati tedeschi, i quali, ormai in ritirata, e nonostante fossero alleati del Regio Esercito, compirono numerosi furti e saccheggi ai danni dei cittadini; ma a scatenare la rivolta armata antitedesca da parte dei mascaluciesi, furono l'omicidio commesso ai danni di Giovanni Amato, di 81 anni, un armiere catanese sfollato nella cittadina etnea, che si oppose al furto dei suoi cavalli operato da tre tedeschi, ed ucciso da uno di essi, e quello ai danni di un militare italiano, il mantovano Francesco Wagner, di 22 anni, che si era opposto al furto della moto di un suo commilitone da parte di un tedesco. La famiglia Amato, fornì le armi a molti cittadini mascaluciesi che le richiesero, e la loro rivolta contro il presidio tedesco venne organizzata da Onofrio Catania: lo scontro armato tra civili e militari tedeschi durò per quattro ore, e il bilancio fu di 14 tedeschi uccisi, di 1 civile morto e di 2 soldati italiani, uno dei quali, Giuseppe La Marra, ucciso in un casolare da parte di un tedesco ubriaco. Gli scontri tra i cittadini e i soldati tedeschi cessarono a seguito di un accordo tra le autorità militari italiane e quelle germaniche, e il 7 agosto, a Mascalucia fecero ingresso le truppe britanniche..