Cordovado (Cordovât in friulano, Cordovado in veneto) è un comune italiano di abitanti del Friuli-Venezia Giulia.

Geografia fisica Territorio Il comune è posto nella bassa pianura veneto-friulana, al confine con la Città metropolitana di Venezia. Si estende su una superficie di 12,12 km², da un'altitudine minima di 10 metri, ad una massima di 21 s.l.m. Cordovado confina a ovest e a nord con Sesto al Reghena, a est con Morsano al Tagliamento, a sud con Teglio Veneto e Gruaro. Secondo la classificazione sismica, il comune appartiene alla zona 3 (sismicità bassa).

Idrografia Canale Taglio Canale Taglio Nuovo Rio Cordovado Rio Rojale o Rojal (un tempo Gazzola) Roggia Belvedere Roggia Ligugnana Lago di Cordovado (o Ex Bellomo)

Clima

Cordovado, secondo la classificazione dei climi di Köppen, gode di un tipico clima temperato delle medie latitudini, piovoso o generalmente umido in tutte le stagioni e con estati molto calde. Le precipitazioni si concentrano nei periodi compresi tra marzo e maggio, con un leggero calo nei mesi estivi, e un riacutizzarsi nel periodo compreso tra ottobre e novembre inoltrato. Classificazione climatica: zona E.

Origini del nome Nel 1126 è attestato un «Martinus de cort de Vat», mentre nel 1186 è citata la «villam de Cordovado». Il toponimo significa chiaramente "corte del guado" (vadum in latino) e in effetti nei dintorni scorreva un ramo del fiume Tagliamento, oggi scomparso..

Una tradizione, invece, interpreta il toponimo come corde vadum ("nel cuore del guado"). Benché si tratti di un'ipotesi priva di fondamento, essa ha ispirato la raffigurazione dello stemma comunale.

Storia

Età romana Il borgo antico – ovvero l'area del castello – è nato probabilmente sulle vestigia di un castrum romano, che venne posto a difesa di un guado della via Iulia Augusta, la via che dalla romana Concordia Sagittaria portava al Norico, su un ramo (Tilaventum maius) ora prosciugato del fiume Tagliamento.

Nel marzo del 2023, durante i sondaggi eseguiti nell’ambito della procedura di verifica preventiva di interesse archeologico per la realizzazione del metanodotto Mestre-Trieste, in località Belvedere ad una profondità di 1,70 metri sono state rinvenuti dei resti strutturali di un insediamento d'età romana che in base alla stratigrafia indagata, ai materiali raccolti ed alle tecniche murarie utilizzate potrebbe risalire tra il I o II sec. d.C. al IV d.C.

Gli scavi hanno portato alla luce i resti di due edifici oltre che a un tracciato viario che li divide. Di uno dei due è stato individuato un unico ambiente con una pavimentazione in tessere di laterizio e strutture murarie a livello di fondazione. L'altra struttura invece è formata da 3 ambienti e un’area esterna, i piani pavimentali sono in frammenti laterizi e ghiaia. Tra i due edifici è stato identificato un piano lastricato con solchi di carro ben visibili.

Età medioevale

Il castello di Cordovado (Borgo Castello) venne poi fortificato tra il XI e il XII secolo dai vescovi di Concordia acquisendo funzioni ecclesiastiche, militari e civili grazie alla sua posizione vantaggiosa. Nel XV secolo, col passaggio della Patria del Friuli alla Repubblica di Venezia perse i suoi poteri militari. La prima nomina ufficiale di Cordovado avviene in un documento del 1186, dove è indicato come possedimento concesso da papa Urbano III al Vescovo di Concordia Sagittaria. Fu da sempre possedimento dei vescovi di Concordia (tanto da diventarne residenza estiva e sede sussidiaria), che lo governarono tramite un gastaldo, carica questa attribuita alla famiglia dei Ridolfi che aveva il compito di risiedervi stabilmente, di custodirlo, di difenderlo, di amministrarlo e amministrarvi la giustizia (venne concessa alla comunità ampia autonomia, come la giurisdizione penale e lo Statuto del 1337).

Tutto il complesso fortificato subì nel 1387 l'assedio delle truppe dei Carraresi e nel 1412 quello delle truppe veneziane contro gli ungheresi asserragliativisi. Nel 1420 passò alla Repubblica di Venezia, che confermò al Vescovo il diritto di possesso e la giurisdizione su Cordovado, che fu elevato a rango di marchesato.

Seguì poi tutte le vicende dei Comuni della Patria del Friuli, fino all'unione al Regno d'Italia nel 1866.

Età moderna

Lo sviluppo urbano dal '600 al '800 Col toponimo Borgo Nuovo ci si riferisce all'area di centro storico ubicato a nord del castello, area che appunto è meno recente rispetto al borgo circostante alla pieve di Sant'Andrea (Duomo Vecchio), a sud del castello. Tale area nel inizio del XVII secolo si è espansa verso nord lungo l'asse stradale in seguito alla costruzione del Santuario della Madonna.

Età contemporanea

Seconda guerra mondiale Il 16 gennaio 1944 la frazione di Suzzolins venne bombardata - provocando 8 morti e diversi feriti - in quanto veniva considera come possibile area di rifornimento per i nuclei partigiani, essendo isolata e di confine, oltre che a essere a ridosso del tracciato della linea ferroviaria Teglio Veneto-Bertiolo-Udine - sul cui tracciato è stata costruita la strada provinciale 40 detta "ferrata" o "del Madrisio". Oltre a tutto ciò, vi furono rastrellamenti e deportazioni di giovane verso le carceri del castello di Udine e la Germania.

Simboli Lo stemma del comune è un cuore collegato ad un corso d'acqua, ma nel tempo è stato rappresentato in forme diverse. Con regio decreto approntato il 1º febbraio 1938 venne blasonato: Di argento, al cuore fiammeggiante di rosso, emergente da un fiume al naturale. Capo del Littorio: di rosso (porpora) al fascio littorio d'oro circondato da due rami di quercia e d’alloro annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Comune. Il documento non è però stato rinvenuto negli archivi del comune, e ritendendo inoltre che quello stemma non fosse corretto dal punto di vista simbolico, il consiglio comunale, con deliberazione del 13 aprile 2012, ha deciso di avviare la pratica per ottenere il decreto ufficiale di concessione dello stemma (e del gonfalone) rappresentato da un cuore privato delle fiamme immerso in un fiume, il "cuore del guado", per restituire l'interpretazione originaria del nome di Cordovado. Il gonfalone è un drappo di bianco con la bordatura di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture civili Si è scelto di dividere la sezione in 4 sotto-sezioni in base al contesto storico-geografico.

Il castello

L'attuale area fortificata è il risultato di modifiche e stratificazioni che si sono succedute nel tempo, quelle più significative tra Seicento e Ottocento. La cerchia esterna di mura, con terrapieno, fossato, due torri portaie ancor oggi presenti per l'accesso da nord (oggi nota come Torre dell'Orologio) e da sud, nel basso medioevo racchiudeva uno spazio interno costituito dal castello vescovile, a sua volta munito di mura e fossato con ponte levatoio, mastio e altri edifici; accanto sorgeva il borgo. L'ultima descrizione a noi giunta del castello appartenuto ai vescovi di Concordia risale al 1856, poco prima del suo abbattimento definitivo.

Lungo il tratto delle mura meridionali si notano il bastione sud-ovest, i resti del fossato e, vicino alla torre portaia sud, le case costruite all'interno del recinto nel XIX secolo. Delle due torri portaie, la meridionale conserva la postierla, invece la settentrionale (Torre dell'Orologio), le scale e i camminamenti in legno al suo interno.

Palazzo del Capitano (noto anche come "Palazzo Bozza-Marrubini") e Palazzo Agricola Un nucleo di edifici di fronte al castello era adibito ad abitazioni del personale amministrativo. Due di questi edifici si svilupparono poi, a partire dal tardo medioevo, come abitazioni signorili: il Palazzo Bozza-Marrubini vicino alla Torre dell'Orologio (torre di accesso da nord), il Palazzo Agricola più spostato a sud. Hanno aspetto architettonico rinascimentale, con ampie arcate al piano terra e trifore di ampio respiro e sono dotati di giardino sul retro. Il Palazzo Bozza-Marrubini conserva internamente cicli di affreschi settecenteschi di Giovanni Francesco Zamolo che rivestono una notevole importanza per la storia locale poiché riproducono scorci urbani dell'epoca, con il castello e i palazzi dell'antico paese.

Palazzo Freschi - Piccolomini Ricavato nella seconda metà del Seicento da strutture preesistenti a fianco dell'antico castello, il palazzo fu eretto dai nobili Attimis. A tre piani, ha un'elegante facciata con un ampio portone d'ingresso e una trifora che lo sormonta, ad illuminare il grande salone di ricevimento. La scalinata che conduce al portone d'ingresso è stata costruita dove esisteva un ponte levatoio del castello. Il palazzo ha un grande parco che si sviluppa verso la campagna.

Complesso dei domenicani e il borgo nuovo Nel 1603 venne eretto il santuario della madonna, esso venne affiancato nel 1711 un convento dei Padri domenicani, che vi risiedettero fino al 1806. Tra tale complesso e il castello sorse il Borgo Nuovo.

Palazzi Cecchini, Mainardi e Marzin Sono tutte abitazioni signorili ricavate dal complesso conventuale dei Domenicani venduto a privati nell'Ottocento. Palazzo Cecchini ha una facciata rifatta in gusto medievaleggiante, è l'attuale sede della Biblioteca comunale, ed è un lascito dell'ingegnere ferroviario e filantropo Francesco Cecchini (1819-97). Le altre due residenze hanno mantenuto il porticato che caratterizza tutta la facciata. Hanno affreschi nelle sale interne con grottesche e paesaggi pompeiani, neogotici e allegorie patriottiche.

Palazzo Municipale - (antico ospizio dei Nobili, per i pellegrini in visita al Santuario) Risulta già edificato nel 1606 come “hospitio per persone nobili con letti, et in somma con tutte le comodità” (Pia Casa) al servizio dei pellegrini dell'adiacente Santuario. Nel 1740 un documento della Pia Casa regolamentava l'ospitalità per il custode, un medico condotto, una scuola (due maestri: uno elementare e l'altro di latino), ma anche per il luogotenente d'Udine che trascorreva due mesi all'anno di villeggiatura e per il vescovo Gabrieli che “la magior parte del anno dimorava a Cordovado”. Per quasi tutto l'Ottocento risultava ancora di proprietà del “Luogo Pio Elemosiniere”, poi, il 27 giugno 1884, fu ceduto al Comune come sede municipale e scuola. Vi si conserva un interessante affresco di Madonna allattante di Giuseppe Moretto.

Palazzo Beccaris-Nonis Spicca al centro del borgo che si è sviluppato a nord del castello; la sua mole massiccia, di origine cinquecentesca, è caratterizzata da un porticato a tre ampi fornici e da linee sobrie ma armoniose. Prende nome dalle famiglie dei Beccaris e dei Nonis che lo abitarono e che furono notai, religiosi, possidenti, amministratori ed incisero notevolmente nella società del paese nei secoli passati.

Villa Il centro abitato di Cordovado sorse inizialmente nell'area a sud del castello, intorno all'antica pieve (o Duomo Vecchio), tale area è chiamata Villa - oppure Borgo Villa - (l'odierno comune in passato era diviso in 4 entità chiamate Ville: Villa Cordovado, Villa Belvedere, Villa Saccudello, Villa Suzzolins).

Villa Segalotti