La provincia di Latina è una provincia italiana del Lazio di abitanti. Si estende su una superficie di e comprende 33 comuni.

Confina ad est con la provincia di Frosinone, a nord-ovest con la città metropolitana di Roma Capitale, a sud con la Campania (provincia di Caserta) e a ovest con il mar Tirreno.

Geografia fisica Morfologia La provincia di Latina si estende per ed è compresa fra le foci del fiume Astura a nord e la foce del fiume Garigliano. Morfologicamente parlando, il territorio provinciale non è affatto unitario ma è formato da parti nettamente distinte. Da un lato i rilevi montuosi e collinari dei Monti Lepini, con la vetta del monte Semprevisa (), dei Monti Aurunci e dei Monti Ausoni che toccano i con il Monte Petrella: al loro interno si aprono le piccole piane di Fondi e di Minturno e digradano verso il mare con la penisola di Gaeta; dall'altro, la vasta pianura dell'Agro Pontino, ricoperta in passato da estese e malsane paludi è stata bonificata negli anni trenta. Il clima è semicontinentale sui rilievi (anche se la temperatura scende raramente sotto lo 0 e solo sulle cime nevica ogni inverno); e mediterraneo, con estati calde e inverni miti, sulla pianura.

Rientra inoltre nella provincia l'arcipelago delle Isole Ponziane, amministrativamente divise nei due comuni di Ponza e Ventotene.

Acque interne Pochi e scarsi i laghi nella provincia. Lungo la costa si susseguono i laghi salati e costieri di Fogliano, Caprolace, dei Monaci, Paola (il più vasto), mentre alle spalle di Terracina si apre il lago di Fondi di origine carsica, uno dei pochi d'acqua dolce. Oltre all'Astura e al Garigliano, i principali corsi d'acqua sono prevalentemente i torrenti che scendono dai Monti Lepini e poi nella pianura vengono incanalati e portati fino al mare. Va segnalato, per il suo valore storico e naturalistico il lago di Ninfa.

Origini del nome La provincia di Latina viene anche detta talvolta Provincia pontina, ma tale espressione è scorretta dacché l'aggettivo "pontino" è correttamente riferito in senso stretto alla sola pianura pontina e all'agro che vi insiste, e in senso lato tuttalpiù anche ai vicini monti Lepini, correlati dal punto di vista socioeconomico: come conseguenza ne risulta sicuramente escluso non solo tutto il territorio peninsulare situato a sud di Terracina, ma anche le isole ponziane e pure l'area di Aprilia, vicina a Latina ma geograficamente appartenente all'Agro romano. Dal dopoguerra e soprattutto negli ultimi decenni i territori a sud dell'Agro Pontino, in contrapposizione a esso, hanno guadagnato sempre più spesso l'appellativo generico di "sud-pontino", ossia territorio a sud del pontino, e lo stesso aggettivo pontino soprattutto in tempi recenti e nel linguaggio giornalistico viene associato sempre più spesso, anche se impropriamente, all'intero territorio provinciale.

Storia Provincia di Littoria La provincia fu istituita con il nome di "Provincia di Littoria" il 18 dicembre 1934 comprendendo il territorio appena bonificato della palude pontina ai tempi provincia di Roma e parte dell'antica provincia campana di Terra di Lavoro coincidente con l'area settentrionale del circondario di Gaeta. La conformazione paesistica e territoriale dell'Agro Romano e Pontino risale quindi prevalentemente agli anni della bonifica (1929-1935) e delle conseguenti colonizzazione e appoderamento e fondazioni di nuovi centri (Littoria, Sabaudia, Pontinia, Aprilia, Pomezia, Cisterna di Latina), caratterizzati da un'architettura di tipo razionalista e una quindicina di borghi rurali.

Tutto il territorio ha conosciuto successivamente una notevole crescita con significative trasformazioni e ampliamenti delle aree strettamente urbane e una conseguente evoluzione territoriale che però non ha significativamente alterato l'impianto originario.

Simboli

Provincia di Latina (dal 1944) Lo stemma, il gonfalone e la bandiera della provincia di Latina sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 30 giugno 1954, trascritto nell'archivio araldico centrale dello Stato il 31 dicembre 1954. Stemma

La banda di colore verde rappresenta la pianura pontina dove si coltivano le spighe di grano e che divide il mare dalla montagna illustrando così l'intero territorio della provincia di Latina. Da un lato il mare, il litorale, l'arcipelago delle Isole Pontine e le tradizioni marinare degli antichi borghi costieri sono rappresentati dall'ancora nella foggia detta "romana"; dall'altro la torre ricorda l'antica storia delle zone collinari della provincia, cosparse di torri di avvistamento, ruderi di fortificazioni e antichi borghi medievali.

Tra il 1950 e il 1954 venne adottato uno stemma disegnato da Duilio Cambellotti, approvato con delibera dalla deputazione provinciale il 2 maggio 1950 ma mai ufficialmente concesso: campo di cielo, al fastello di spighe di grano d'oro, nascente sulla destra da una palude d'argento chiazzata di nero, su sfondo d'azzurro mareggiato d'argento, con nave veleggiante verso la sinistra dello scudo.

Gonfalone

Il gonfalone si presenta come un drappo partito di verde e di amaranto.

Bandiera La bandiera è un drappo partito di verde e di amaranto caricato al centro dello stemma provinciale.

Provincia di Littoria (1934-1944) Stemma

Lo stemma, il gonfalone e la bandiera della provincia di Littoria erano stati concessi con Regio Decreto di re Vittorio Emanuele III del 3 dicembre 1934 e Regie Lettere Patenti del 26 luglio 1935.

Lo stemma era d'azzurro, al fascio littorio d'oro, legato di rosso, con la scure d'argento uscente da un fastello di spighe di grano d'oro, nodrito su una palude di nero e d’argento; al Capo del Littorio che è: di rosso (porpora) al Fascio Littorio d’oro circondato da due rami di quercia e di alloro, annodati da un nastro dei colori nazionali. Ornamenti esteriori da Provincia.

Gonfalone

Il gonfalone era un drappo troncato di nero e di azzurro, con nel centro lo stemma della Provincia; a ciascun lato dello stemma sei spighe di grano stilizzate poste in palo e situate 1-2-1-2, e nel centro, sotto la punta dello scudo un'altra spiga. Sopra alla corona di Provincia le parole Provincia di Littoria su tre linee orizzontali. Ai fianchi della spiga inferiore, le lettere, di sopra, A-XIII, di sotto, E.F.Anno XIII dell'Era fascista., il tutto d'oro. Il drappo termina in basso con sette code, le tre nel mezzo più lunghe, con la centrale più lunga. Le code hanno le punte ornate di piastrine d'argento cariche di un ferro di vanga e di un bucranio, alternati. Il drappo ornato in giro da un gallone d'oro. Il gonfalone è sorretto da un'asta orizzontale, d'argento, terminante alle estremità da una testa d'aquila d'oro. L'asta orizzontale è sorretta da due aste verticali d'argento col puntale d'oro. Nella parte superiore le aste sono ornate da quattro corone d'alloro, d'oro, alternate da quattro targhe d'argento e cimate da una quinta targa pure d'argento su cui poggia un'aquila romana d'oro. Sotto la targa inferiore, tre fiocchi d'oro, posti uno sotto l'altro. Le aste sono accompagnate da due cordoni d'oro con il puntale d'argento; le esterne più corte delle interne. Fu benedetto dal cardinale Enrico Gasparri il 18 dicembre 1934.

Bandiera La bandiera era un drappo partito di nero e di azzurro con lo stemma dell'ente al centro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Architetture civili

Aree naturali

Fa completamente parte della provincia di Latina il parco nazionale del Circeo, che tutela gli ultimi lembi della foresta e delle paludi che anticamente ricoprivano gran parte dell'area provinciale. Nel territorio (Borgo Sabotino) si trova una centrale nucleare, dismessa dopo il referendum del 1987.

Società Lingue e dialetti Area dell'Agro Pontino Fatta eccezione per Aprilia (posto nel nord della provincia ma di fatto appartenente all'Agro romano e alla conurbazione di Roma Capitale), Latina, Sabaudia, Pontinia, creati dopo la bonifica degli anni trenta, a cui vanno aggiunte le già esistenti Cisterna, San Felice Circeo, Terracina e, per porzioni limitate dei rispettivi territori, Sermoneta e Sezze. Nelle aree urbane il dialetto parlato è sostanzialmente il romanesco ove le vocali sia toniche sia atone sono in pratica le stesse della periferia di Roma, a eccezione del dialetto di Cisterna di Latina, oggi sostanzialmente di tipo romanesco, ma con un substrato di tipo sabino-laziale, e di San Felice Circeo e zone confinanti, dove il dialetto è ancora collocabile saldamente nel gruppo laziale, simile alle parlate lepine. Il moderno dialetto cisternese si differenzia dal romanesco per poche caratteristiche, di cui le principali sono la sostituzione dell'articolo italiano il o lo con o (ad es. o camio = il camion) e per l'utilizzo generalizzato del verbo ausiliario essere in luogo di avere.

Escludendo i centri urbani, la cui composizione etnica è stata da sempre variegata, la pianura pontina è stata popolata con l'appoderamento voluto dal regime fascista in gran parte da immigrati dal Nord-est d'Italia, maggioritari soprattutto attorno ai paesi rurali tipici di quest'area chiamati Borghi, e per questo spesso definiti comunità venetopontine: in esse ha dominato fino agli anni settanta la lingua veneta, affiancata in ambiti familiari dal friulano e dal ferrarese, successivamente l'uso veicolare del veneto (spesso condiviso anche dai non venetopontini nelle zone marginali o nei borghi abitati anche da famiglie laziali) si è progressivamente indebolito in favore del romanesco, a volte parlato con tratti fonetici settentrionali.

Nelle comunità venetopontine solo le vecchie generazioni oggi utilizzano stabilmente le parlate originarie (per es. il veneto) in modo abbastanza generalizzato, mentre le giovani pur dimostrando larga capacità di comprensione orale solo in qualche caso ne dimostrano un uso attivo limitatamente a poche espressioni con valore gergale. Accanto alle comunità venetopontine sono comunque presenti, anche nella pianura, zone dialettalmente lepine/laziali, in particolare nella fascia pedemontana (parte dei comuni di Sermoneta, Sezze, Pontinia e Terracina), ma anche litorale (parte del comune di Sabaudia, con parlate affini a quella del Circeo), nonché limitate zone in cui sopravvivono sporadicamente e a livello familiare esempi di dialetto marchigiano, anch'esso portato con la bonifica, ma anche vallecorsano legato alla presenza storica di allevatori vallecorsani nell'area dei monti Ausoni tra Terracina e Sonnino.

Area Lepina Angìma allo còtto l'acqua voglìta. (Sonnino).

Quanno te crìde de stà a cavàglio no stae mànco a pète. (Sonnino).

I 'mbo mangà no bottigliòno do vìno 'ngìma àgli tavolìno. (Roccasecca dei Volsci).

La léngua nosta è meije e ce scummette, de tutte le parlate de jù mùnne. (Terracina).

Lu uè ju uevë auejë? (San Felice Circeo).