Accadia (AFI: ; Accadia in dialetto dauno-irpino, ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Foggia in Puglia.
Situato tra i monti della Daunia a conserva lo storico Rione Fossi (il nucleo più antico del centro abitato) nonché il santuario della Madonna del Carmine, quest'ultimo sorto a oltre metri di altitudine alle falde del monte Crispignano.
Geografia fisica Il centro abitato, posto a 650 , è tra i più elevati della Puglia e l'intero territorio comunale è prevalentemente montuoso.
Esso comprende diversi dei rilievi più elevati del monti della Daunia, tra i quali monte Crispignano (1105 m), che è tra i più importanti della regione, sia per altitudine, sia per interessi religiosi, e monte Tre Titoli (1030 m), il cui nome deriva dal caratteristico aspetto geomorfologico che mostra in successione, dal più piccolo al più grande, tre caratteristici rilievi allungati in senso est-ovest, chiamati, appunto, i Tre Titoli.
Territorio Il territorio comunale confina con quelli di altri cinque comuni della stessa provincia di Foggia: Sant'Agata di Puglia, Monteleone di Puglia, Deliceto, Bovino e Panni.
Nel territorio comunale non sono presenti fiumi di rilievo, ma soltanto piccoli torrenti e alcuni specchi e fili d'acqua. Tra questi vi sono: il torrente Frugno, che scorre ai piedi del centro abitato e che è un affluente del fiume Carapelle, e il torrente Rotato. I due torrenti si riuniscono a sud-est del paese. Più numerose sono, invece, le sorgenti e i piccoli ruscelli.
Classificazione sismica: zona 1 (sismicità elevata-catastrofica), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Clima
Accadia ha il tipico clima dell'alta collina, con inverni freddi e spesso nevosi ed estati temperate. Durante l'inverno il manto di neve può raggiungere anche i 20–30 cm di spessore; più raramente la coltre bianca può arrivare anche a 40–50 cm. La temperatura media mensile del mese di gennaio si attesta attorno ai 5 °C, quella del mese di agosto attorno ai 22,8 °C. Rilevante durante tutto il corso dell'anno è l'elevato tasso di umidità e una forte ventosità, che spesso crea dei problemi nell'attività agricola.
Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano ad Accadia.
Classificazione climatica: zona E, 2223 GG
Origini del nome Secondo una vecchia congettura la prima parte del toponimo ("Acca-") deriverebbe dal nome delloppidum italico di Accua, distrutto nel 213 a.C. dai Romani nel corso della seconda guerra punica, mentre la seconda parte ("-dia") trarrebbe forse origine da Dea o Idea, altro nome della dea Cibele venerata in epoca pre-cristiana in un sito citato nellItinerarium Antoninianum come Ad Matrem Magnam e noto in epoca contemporanea come Limètara (da Ad Demetriam). Un'antica statua in pietra rinvenuta nel territorio comunale, raffigurante la dea con il volto di civetta, è tuttora custodita nella sede municipale. Tuttavia Tito Livio poneva Accua a metà strada tra Herdonia e Luceria, dunque relativamente lontano dall'attuale Accadia; e in effetti Accua potrebbe anche costituire una semplice variante grafica di Aeca (o Aecae, un'antica città situata presso l'attuale Troia).
In epoca contemporanea si ritiene perciò più verosimile che il nome Accadia derivi invece da un idronimo, ossia dal latino Aqua (ca)diva (="acqua che cade", "acqua corrente"), poi divenuto Aquediae, per via dell'ampia presenza di sorgenti e cascatelle nel territorio comunale e in contrapposizione ad Acquatorta (="acqua deviata, incanalata"), nome di un grosso casale medievale distante qualche chilometro. In effetti in alcune fonti il paese è chiamato anche Acquadia.
Storia
Preistoria
Il popolamento del territorio di Accadia è molto antico, e questo è testimoniato soprattutto dal ritrovamento di caverne e di fossi lungo la pendice orientale della collina su cui, attualmente, sorge l'abitato (rione Fossi). Queste furono adibite a rifugio di piccole comunità umane sin dall'epoca preistorica.
Periodo romano e alto medioevo Durante l'impero romano l'area fu interessata dai commerci che si sviluppavano lungo la trafficata rete viaria dell'Appennino, tra Roma e l'Apulia. Ne è testimonianza il ritrovamento dei resti di una taverna romana. L'area, durante tale periodo, fu anche soggetta ad un intenso sfruttamento agricolo.
Dopo le invasioni barbariche, Accadia rientrò nella sfera di influenza del castello di Sant'Agata, che in seguito divenne un gastaldato longobardo. La progressiva cristianizzazione della zona vide molte comunità religiose stabilirsi nella zona. Esse determinarono lo sviluppo dell'allevamento e di un florido artigianato.
La buona posizione naturale e strategica indusse i bizantini a cingere di mura il luogo già di per sé sicuro e a creare un castello ben difeso, che sarebbe rimasto in piedi sino al 1462.
Basso medioevo
Al tempo della conquista normanna dell'Italia meridionale, l'organizzazione sociale di Accadia era molto semplice e le dimensioni dell'abitato modeste. Solo in epoca angioina, infatti, il borgo venne infeudato. Accadia fu infatti possesso di Bertrando dal Balzo, quindi di Giovanni Scotto, ed ancora della famiglia Zuncolo, per passare infine al barone di Trevico Adam de Burges. Accadia era abitata da contadini che coltivavano piccoli appezzamenti di terreno di proprietà del duca locale. La cittadina fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1456.
L'assedio di Accadia
Nell'ambito della contesa tra Angioini ed Aragonesi per la conquista del regno di Napoli, il sovrano aragonese, Ferrante I d'Aragona, il 21 luglio del 1462 strinse d'assedio la cittadina. Nonostante la coraggiosa resistenza dei cittadini, che difesero con tutte le loro forze Accadia per ben 19 giorni, Ferrante I d'Aragona riuscì a conquistarla e le diede fuoco. Tale evento, con una fedele riproduzione di Accadia dell'epoca, è raffigurato in due pannelli nella bronzea porta conservata nel Maschio Angioino di Napoli e ogni anno l'evento viene commemorato con un corteo storico in abiti d'epoca. L'assedio di Accadia, insieme alla sconfitta di Giovanni D'Angiò nella battaglia di Troia (19 agosto 1462), rappresentò un evento fondamentale per il futuro assetto politico e geografico dell'Italia meridionale.
Epoca moderna Dopo tante vicissitudini Accadia venne data in dote a Margherita Recco, la quale si unì in matrimonio con il conte Carlo Venato Dentice, appartenente a una nobile famiglia napoletana. Dal punto di vista urbanistico, dopo la distruzione del 1462 e con il crescere della popolazione, il paese iniziò ad estendersi verso le aree limitrofe. Si deve a Pirro Del Balzo la trasformazione del Borgo e del Castello per aggiornarlo ai nuovi assunti ossidionali. Un momento molto importante per la storia di Accadia si ebbe poi nel 1694 quando il locale duca, appartenente alla famiglia dei Recco, promosse la realizzazione di una cappella sul monte Crispignano e donò il bassorilievo marmoreo raffigurante la Madonna col Bambino. Così si concretizzò per gli accadiesi il desiderio di venerare degnamente la Madonna del Carmine. Alla morte di Margherita Recco (1701) il ducato di Accadia passò al suo ultimo titolare il marchese Roberto Dentice. Nel Settecento Accadia faceva parte della provincia di Principato Ultra e, nel quadriennio 1743-46, fu inoltre soggetta alla competenza territoriale del regio consolato di commercio di Ariano..
Epoca contemporanea
Nel 1806 Accadia divenne capoluogo di circondario (con giurisdizione su altri due comuni nell'ambito del distretto di Bovino) dopo essere passata dalla provincia di Principato Ultra alla Capitanata, ma nel 1861 compì il percorso inverso venendo aggregata alla provincia di Avellino e divenendo capoluogo di mandamento (con giurisdizione sugli stessi due comuni) nell'ambito del circondario di Ariano di Puglia.
La fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento costituirono un periodo di relativo benessere economico, dovuto soprattutto alla fioritura della locale agricoltura, ma l'epidemia di colera del 1910 e l'intensificarsi dell'emigrazione oltreoceano determinarono successivamente l'arretramento delle condizioni economiche del comune. Nel 1921 ad Accadia venne istituita la locale Camera del Lavoro, che pochi anni dopo venne sciolta dai fascisti. Nel 1927 Accadia, insieme ad Orsara di Puglia (all'epoca Orsara Dauno-Irpina), lasciò definitivamente l'Irpinia per aggregarsi alla provincia di Foggia.
Successivamente il comune fu semidistrutto dal terremoto del Vulture del 1930 e gravemente danneggiato dal terremoto dell'Irpinia del 1962. I terremoti del 1930 e del 1962 arrecarono infatti ingenti danni all'abitato e ai monumenti, e avviarono il trasferimento della popolazione dal vecchio borgo denominato Rione Fossi verso il pianoro collinare ove sorge il moderno centro abitato. Accadia fu colpita invece solo lievemente dal terremoto dell'Irpinia del 1980.
Simboli
Il gonfalone di Accadia è costituito da un drappo giallo merlato con frangia dorato nella parte inferiore di colore giallo. È caricato al centro dello stemma del comune, coronato dalla iscrizione con scudo di colore azzurro con una lettera maiuscola A, iniziale del nome del comune, sovrastante un ponte sotto al quale scorre un fiume. Lo scudo è timbrato da corona ducale, circondato da due rami, uno di alloro, l'altro di quercia legati in punta, e accompagnato dal motto Aquadiam fortem cepit rex fortior urbem, tratto da un'epigrafe di Giovanni Pontano, che ricorda l'assedio degli Aragonesi nel 1462.
Monumenti e luoghi d'interesse I principali luoghi d'interesse di Accadia sono quelli legati alla natura, alla storia e al culto. Infatti, poiché il comune si trova in una zona perlopiù montuosa e collinare, lontana dai grandi centri urbani, di particolare rilievo sono i luoghi legati all'ambiente e alla natura. Tra questi vi sono il Bosco Paduli e Pietra di Punta. Di particolare interesse sono anche luoghi legati alla storia di Accadia, come il Rione Fossi che testimonia l'assetto urbanistico del comune prima di essere distrutto dai vari terremoti, e al culto dei santi o della Madonna, come il santuario di monte Crispignano o la chiesetta di Santa Maria dei Teutoni.
Di seguito, la descrizione dei luoghi di maggior interesse.
Architetture religiose
L'edilizia religiosa, come quella civile, ha patito molto i vari terremoti che hanno colpito il territorio nel corso dei secoli, perciò le chiese di Accadia, compreso il Santuario di monte Crispignano, sono piuttosto recenti. L'unico esempio di chiesa più antica si trova nel Rione Fossi.
Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo La primitiva chiesa matrice intitolata nel 1098 ai Santi Pietro e Paolo, giaceva nel centro dell'attuale Rione Fossi. Anticamente presentava sette archi a tutto sesto con ampi finestroni rettangolari. Sul lato sinistro vi era un campanile a tre piani con pianta quadrata e con una cuspide di forma conica. Fu danneggiata dal terremoto del 1456 e nel 1462 dall'artiglieria dell'esercito aragonese, che assediò Accadia. Diverse furono le riparazioni e le ricostruzioni, fino al 1930, quando il terremoto rese inagibile e pericolosa la chiesa.
Nel 1949, il nuovo parroco, Michele Melfi, avviò la realizzazione del progetto di una nuova chiesa, con l'aiuto dell'amministrazione e dell'intera comunità. La nuova chiesa matrice fu inaugurata il 21 agosto 1964 da Innocenzo Russo, vescovo di Bovino, costruita in un'altra zona, ovvero, nell'omonima piazza. Tale chiesa ha forma rettangolare e nella parte terminale vi sono tre vani: quello frontale, che ospita l'altare ed il tabernacolo, quello di destra, che costituisce la cappella dedicata alla Madonna del Carmine, e quello di sinistra, che è attualmente destinato al coro. Al lato della sacrestia vi è un campanile a base quadrata. L'illuminazione della navata è assicurata da dodici finestre istoriate, e la facciata è ornato con un bassorilievo, che si trova sopra al portale e che raffigura i Santi Pietro e Paolo.