Biografia Zhang è nata a Xianyang, Shaanxi, mentre Deng Xiaoping era allora capo di stato. Aveva sette anni quando scoppiarono le proteste di piazza Tian'anmen. Dopo una laurea in economia e finanza presso la South West University of Economics and Finance (Chengdu), ha studiato legge laureandosi a Shanghai. Cattolica praticante, ha iniziato ad esercitare la professione di avvocato ma è stata licenziata a causa della sua partecipazione ad attività di tutela dei diritti. Con l'avvento di Internet in Cina, Zhang Zhan ha quindi deciso di bloggare e diventare giornalista. Creerà anche il suo canale YouTube e un account Twitter prima che questi social network vengano censurati dal governo cinese a seguito del suo attivismo.

Reazioni Stati Uniti d'America Il Segretario di Stato degli Stati Uniti Mike Pompeo ha rilasciato una dichiarazione secondo cui "gli Stati Uniti condannano fermamente il finto procedimento giudiziario e la condanna della giornalista Zhang Zhan da parte della Repubblica popolare cinese (RPC) il 28 dicembre".

Unione europea L'Unione europea ha chiesto il suo rilascio immediato, insieme all'avvocato per i diritti umani Yu Wensheng e molti altri che sono stati arrestati e condannati per aver difeso i diritti umani in Cina. Un portavoce della politica estera dell'UE, Peter Stano, ha dichiarato "secondo fonti credibili, la signora Zhang è stata sottoposta a torture e maltrattamenti durante la sua detenzione e le sue condizioni di salute sono peggiorate".

Regno Unito L'Ambasciata del Regno Unito a Pechino, ha affermato che il suo caso "solleva serie preoccupazioni sulla libertà dei media in Cina" e che lei era una dei 47 giornalisti indipendenti detenuti in Cina per aver diffuso notizie sul coronavirus.

Reporter Senza Frontiere e CPJ Reporters Senza Frontiere ha definito Zhang un’“eroina dell’informazione” e ha invitato la comunità diplomatica internazionale a fare pressione su Pechino per il suo rilascio immediato. Anche il Comitato per la Protezione dei Giornalisti ha condannato la nuova condanna come un “atto palese di persecuzione per la sua attività giornalistica”.

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