Partecipò giovanissima alla Resistenza italiana e fu la prima donna italiana ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Fu una grande sostenitrice della rinascita culturale ellenica e ne conobbe le più importanti personalità, tra cui Alexandros Panagulis, del quale fu la compagna dal 1973 fino alla morte di lui nel 1976. Durante gli ultimi anni di vita fecero discutere le sue dure prese di posizione contro l'Islam, in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 a New York, città dove viveva. Come scrittrice, con i suoi dodici libri, ha venduto circa venti milioni di copie in tutto il mondo.Corriere della Sera Oriana Fallaci: "Addio Saigon" (La Carriera di Oriana) .

Biografia Era la figlia primogenita di Edoardo Fallaci, artigiano, e di Tosca Cantini, casalinga. Entrambi i genitori erano fiorentini. La madre di Edoardo era invece di Cesena. In famiglia erano quattro sorelle: Oriana, Neera (1932-1984) e Paola (1938-2021), anch'esse giornaliste e scrittrici, ed Elisabetta, figlia adottata dalla famiglia Fallaci.

L'apporto alla Resistenza italiana Il padre, iscritto fin da giovanissimo al PSI, fu un attivo antifascista che coinvolse la figlia, giovanissima, nella Resistenza col compito di staffetta. La giovane Oriana si unì così alle Brigate Giustizia e Libertà, formazioni partigiane del Partito d'Azione, vivendo in prima persona i drammi della guerra: nel 1944, durante l'occupazione di Firenze da parte dei nazisti, il padre fu catturato e torturato a Villa Triste dai fascisti comandati da Mario Carità, e in seguito rilasciato, mentre Fallaci fu impegnata come staffetta per trasportare munizioni da una parte all'altra dell'Arno attraversando il fiume nel punto di secca dal momento che i ponti erano stati distrutti dai tedeschi.Con l'eccezione del Ponte Vecchio, tutti i ponti di Firenze furono distrutti il 3 e 4 agosto 1944. Vedi Luca Giannelli, Firenze. Operazione Feuerzauber. La tragica estate 1944, Scramasax, 2014, ISBN 8896108268. Per il suo attivismo durante la guerra ricevette, nel dopoguerra, un riconoscimento d'onore dell'Esercito Italiano.

L'esordio nel giornalismo

Dopo aver conseguito la maturità presso il Liceo classico "Galileo", si iscrisse alla facoltà di medicina presso l'Università di Firenze. Dopo un breve passaggio a Lettere, lasciò l'università per dedicarsi al giornalismo, esortata in particolare dallo zio Bruno Fallaci, egli stesso giornalista. Conobbe anche Curzio Malaparte, che considerò come un suo maestro.

Esordì, ancora studentessa, al Mattino dell'Italia centrale, quotidiano fiorentino d'ispirazione cattolica, dove si occupò di svariati argomenti, dalla cronaca nera, alla cronaca giudiziaria al costume. Allorché si rifiutò di scrivere un articolo contro Palmiro Togliatti, come le aveva ingiunto il direttore del Mattino, il quotidiano interruppe la collaborazione.La Fallaci stessa rievoca l'episodio ne "La rabbia e l'orgoglio". Successivamente si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare al settimanale Epoca di Mondadori, allora diretto da suo zio Bruno Fallaci che, per non favorirla, la tenne chiusa in redazione a limare e correggere gli articoli dei collaboratori, per poi affidarle le cronache sulla allora nascente alta moda italiana. La giovane Fallaci fu presente alla prima storica sfilata del 1952 presso la Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze.

Quando lo zio lasciò Epoca, anche Oriana lasciò il periodico per L'Europeo, diretto all'epoca da Michele Serra Oriana Fallaci scrisse sull'Europeo per oltre vent'anni, fino al 1977.. Per il settimanale si trasferì a Roma, il centro della cronaca mondana dell'epoca (erano gli anni della dolce vita).Barbara Cinelli et alii, Arte moltiplicata. L'immagine del '900 italiano nello specchio dei rotocalchi, Bruno Mondadori, 2014, pag. 348. Serra riconobbe il grande talento della giovane giornalista e lanciò la sua carriera. Nel gennaio 1956 giunse per la prima volta a Los Angeles, visitando poi anche Washington e New York,, per svelare i segreti che regolano il mondo patinato di Hollywood. Da quest'esperienza trasse il materiale per il suo primo libro, I sette peccati di Hollywood (Longanesi), dove racconta i retroscena della vita mondana di Hollywood. La prefazione del libro fu firmata da Orson Welles.

Di ritorno da Hollywood, incontrò Alfredo Pieroni, corrispondente da Londra per La Settimana Incom illustrata. Tra i due ebbe inizio una relazione e nella primavera del 1958 Oriana Fallaci scoprì di aspettare un figlio da lui. Nel maggio 1958, a Parigi, ebbe un aborto spontaneo e lei stessa rischiò la vita. Il 28 giugno si recò a Londra per incontrare per l'ultima volta Pieroni. In piena depressione, tentò il suicidio ingerendo una grande quantità di sonniferi.

Gli anni sessanta

Nel 1961 realizzò un reportage sulla condizione della donna in Oriente, che divenne il suo primo successo editoriale come scrittrice, Il sesso inutile (Rizzoli). Nel 1962 uscì Penelope alla guerra, la sua prima opera narrativa. Il libro racconta la storia di Giò, una ragazza italiana che, per motivi di lavoro (fa la soggettista), si reca a New York dove incontra persone del suo passato. Nel 1963 pubblicò Gli antipatici, un'antologia di ritratti al vetriolo di personaggi famosi del cinema e della cultura intervistati per L'Europeo. Tutti questi libri furono molto venduti in Italia e vennero tradotti nelle principali lingue occidentali.Pierluigi Allotti, Quarto potere. Giornalismo e giornalisti nell'Italia contemporanea, Carocci, Roma 2017, pag. 114.

Nel 1965 Oriana Fallaci partì per gli Stati Uniti per andare a intervistare astronauti e tecnici della NASA impegnati nei programmi spaziali. Da quell'esperienza nacque l'opera Se il sole muore, che la scrittrice dedica a suo padre. Per scrivere il libro incontrò il capo progetto della missione, lo scienziato tedesco Wernher von Braun, colui che durante la seconda guerra mondiale aveva progettato per la Germania nazista i missili V2, e che in quel periodo era il direttore della NASA, impegnato nello sviluppo del progetto Saturn.

Nel 1967 si recò in qualità di corrispondente di guerra per L'Europeo in Vietnam. Ritornò nel paese asiatico ben dodici volte in sette anni raccontando la guerra e criticando sia Viet Cong e comunisti, sia statunitensi e sudvietnamiti, documentando menzogne e atrocità, ma anche eroismi e umanità di un conflitto che Fallaci definì una «sanguinosa follia». Le esperienze di guerra vissute in prima persona vennero raccolte nel saggio Niente e così sia pubblicato nel 1969.

A metà del 1968 la giornalista lasciò provvisoriamente il fronte per tornare negli Stati Uniti a seguito della morte di Martin Luther King e di Robert Kennedy e delle rivolte studentesche di quegli anni. In un passaggio di Niente e così sia irride «i vandalismi degli studenti borghesi che osano invocare Che Guevara e poi vivono in case con l'aria condizionata, che a scuola ci vanno col fuoristrada di papà e che al night club vanno con la camicia di seta».

Il 2 ottobre 1968, alla vigilia dei Giochi olimpici, durante una manifestazione di protesta degli studenti universitari messicani contro l'occupazione militare del campus dell'UNAM, oggi ricordata come il massacro di Tlatelolco, rimase ferita in Piazza delle tre culture a Città del Messico da una raffica di mitra. Morirono centinaia di giovani (il numero preciso è sconosciuto) e anche la giornalista fu creduta morta, ricevette l'estrema unzione e venne portata in obitorio: solo in quel momento un prete si accorse che era ancora viva. Fallaci definì la strage «un massacro peggiore di quelli che ho visto alla guerra».

Come corrispondente di guerra seguì anche i conflitti tra India e Pakistan, in Sud America e in Medio Oriente.

Nel 1969 tornò negli USA per assistere al lancio della missione Apollo 11: il resoconto di quell'esperienza è raccolto nel libro Quel giorno sulla Luna pubblicato nel 1970. Intervistò anche il comandante dell'Apollo 12, Charles Conrad, alla vigilia del suo lancio. Espresse il dubbio che tutte le frasi degli astronauti, inclusa la celebre "È un piccolo passo per un uomo..." di Armstrong fossero decise a tavolino dalla NASA. Conrad le assicurò di no, e scommisero una bottiglia di liquore. Scendendo sulla Luna Conrad stupì il controllo missione esclamando "Whoopie! Man, that may have been a small one for Neil, but that's a long one for me". Ovvero "Heilà! Ragazzi, sarà stato un piccolo passo per Neil, ma è bello lungo per me!" (Conrad ironizzava sulla propria bassa statura). Fallaci pare non abbia pagato la bottiglia, ma regalò a Conrad un abbonamento a Playboy. Conrad portò sulla Luna una foto di Fallaci bambina.

Gli anni settanta e l'incontro con Panagulis

Il 22 agosto 1973 Oriana Fallaci conobbe Alexandros Panagulis, un leader dell'opposizione greca al regime dei colonnelli, che era stato perseguitato, torturato e incarcerato a lungo. Si incontrarono il giorno in cui egli uscì dal carcere: ne diventerà la compagna di vita fino alla morte di lui, avvenuta in un misterioso incidente stradale il 1º maggio 1976. Secondo quanto scrisse, rimase incinta del patriota greco,La lite (ricucita) di Oriana e Alekos per una sola parola cambiata. ma dopo un litigio con lo stesso Panagulis ebbe un aborto spontaneo (il secondo o il terzo della sua vitaGiornalista libera, amante soffocante Così era Oriana.). Dalla vicenda della maternità mancata trasse il libro Lettera a un bambino mai nato, il primo libro che non nacque da un'inchiesta giornalistica.La storia di Oriana Fallaci, quella vera. Fu un grande successo editoriale: vendette 4 milioni e mezzo di copie in tutto il mondo. Secondo il nipote Edoardo Perazzi, invece, il libro fu scritto nel 1967 e quindi il figlio abortito non era di Panagulis,Il libro - dichiarò sempre Oriana Fallaci - prese spunto da una richiesta dell'allora direttore dell'Europeo Tommaso Giglio, il quale commissionò alla giornalista un'inchiesta sull'aborto. Le diede tempo quattro mesi dandole carta bianca sui contenuti. Anziché con l'inchiesta, dopo sei mesi la giornalista tornò con un fascio di fogli contenenti il libro. Nel 1993 la stessa Fallaci ha dichiarato che il direttore non le perdonò mai questa "disobbedienza" e che per quindici giorni non le rivolse la parola. Nell'agosto 2015 il nipote, erede dell'autrice, ha rivelato di aver trovato in un cassetto del suo appartamento newyorchese il quaderno col manoscritto originale dell'opera, col titolo inglese Letter to Neverborn Child, risalente al 1967. Quindi, la genesi dello scritto chiaramente autobiografico - l'aborto spontaneo occorso a Oriana Fallaci - va retrodatata. o perlomeno la storia raccontata non si riferirebbe al periodo della relazione con lui,Edoardo Perazzi: "In quelle carte ho scoperto i segreti di mia zia, l'Oriana". ma probabilmente a quella con uno statunitense nel 1965. Nel 1975 lei e Panagulis collaborarono alle indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini, amico della coppia.

La storia di Panagulis verrà raccontata dalla scrittrice nel romanzo Un uomo, pubblicato nel 1979, oltre che in una lunga intervista, poi raccolta in Intervista con la storia. Lei ha sempre considerato l'incidente di Panagulis un vero e proprio omicidio politico, ordinato da politici che avevano fatto carriera con la giunta militare. La morte dell'amato compagno segnò indelebilmente la vita della scrittrice.