Oderzo (IPA: , Oderço[o'ðɛɾt̪͡s̪o] o [o'ðɛɾt̪͡s̪] nella variante locale.

(⟨ç⟩ viene pronunciata come [s] dalla maggior parte dei venetofoni.) in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Treviso in Veneto.

Antico centro di origine paleoveneta, raggiunse il massimo splendore nel I secolo come municipium romano. Oggi è un'importante città agricola e industriale della Sinistra Piave.

Geografia fisica

Inserito nel cuore della pianura veneta, il territorio del comune di Oderzo è completamente pianeggiante essendo interamente compreso tra i 6 e i 15 m s.l.m.Dati ISTAT . A presentare i maggiori dislivelli è la zona centrale, su cui si estende il capoluogo. Le differenze di altitudine un tempo erano più marcate, oggi sono meno significative a causa dei livellamenti apportati nel corso dei secoli.

Idrografia Il territorio opitergino è inserito nel bacino idrografico della Livenza. Il fiume più importante è senza dubbio il Monticano che con il suo tortuoso percorso, diretto grossomodo verso est, lambisce l'area nordorientale del centro storico.

Altro corso d'acqua degno di nota è il Lia, fiume di risorgiva che nascendo in San Polo di Piave confluisce poi alla destra nel Monticano presso Camino.

Importante, specialmente dal punto di vista storico, è il Piavon, che costituiva assieme al Lia un unico affluente del Piave. Rappresentò la più importante via di comunicazione fluviale dell'antica Opitergium sino alla sconvolgente alluvione del 589 che lo trasformò in un modesto corso d'acqua. In epoca medievale i Caminesi lo recuperarono mediante lo scavo del Navisego, il canale che unisce il Lia al Piavon attraversando il centro storico (il suo letto è oggi in parte sotterraneo).

Altri corsi d'acqua di minore importanza sono la Peressina e la fossa dei Negadi.

L'abbondante presenza di acqua, anche nel sottosuolo, rende questa zona molto fertile e quindi atta all'agricoltura, ma soggetta allo stesso tempo a frequenti inondazioni, pericolo mitigato da un capillare sistema di argini: l'ultima alluvione disastrosa è stata quella del 4 novembre 1966 che rese per anni la ferrovia inagibile.

Con i rilevanti danni causati dal maltempo nei primi anni del anni 2000, la questione è tornata d'attualità: la notevole cementificazione degli anni 1980-anni 1990 ha infatti minato l'assetto idrogeologico dell'intero territorio.

Sismologia Secondo la classificazione sismica, il comune di Oderzo è inserito in zona 3, ovvero può essere soggetto a scuotimenti modesti. Tuttavia l'attività sismologica della zona è da decenni pressoché irrilevante, ed ha avuto il suo culmine nel crollo dell'allora malridotto campanile (più antico della chiesa perché essa risale al 1954 in sostituzione di un edificio preesistente) della frazione di Faè l’11 gennaio 1977, come conseguenza delle scosse provocate dal terremoto del Friuli del 6 maggio 1976, e non più ricostruito. In sostituzione ora c’è un altoparlante sul tetto della chiesa che simula le campaneFonte: Arturo Benvenuti (a cura di), Faè, una parrocchia (vedi bibliografia)..

Origini del nome Il nome della città deriva dal latino Opitergium che a sua volta deriva dal venetico Obterg, ovvero "Piazza del mercato"Il suffisso Terg si ritrova anche in Tergeste, nome latino di Trieste.. L'antico nome sopravvive nell'aggettivo che indica l'appartenenza alla città, ovvero "opitergino", ed è ancora di uso comune in città, in quanto dà il nome allo stadio e a numerosi enti e associazioni locali. Il nome Opitergium è stato inoltre affiancato, su sfondo marrone, a quello moderno sui cartelli stradali presenti all'ingresso in città lungo i principali assi viari.

Storia

Oderzo nacque a metà strada tra i monti del Cansiglio e il Mare Adriatico attorno all'XI secolo a.C., a opera degli antichi Veneti. La zona scelta per l'insediamento era fertile e strategicamente importante, perché servita da due fiumi, con sicure vie di commercio: il Monticano e un ramo oggi inesistente del Piave.

Pacificamente inglobata nell'area d'influenza della Repubblica romana, nel 49 a.C. grazie alla Lex de Gallia Cisalpina ottenne lo status di municipium. Raggiunse il massimo splendore nel I-II secolo d.C.; si presume che a quell'epoca la città avesse circa 50.000 abitanti. L'importanza fu tale che all'epoca la Laguna di Venezia fu detta opitergina e i monti del Cansiglio Monti opitergini. Vari autori nominano la città; tra di essi: Tolomeo, StraboneGeografia, libro V, capitolo I, parte 8., Plinio il VecchioNaturalis Historia, libro III., LucanoPharsalia, libro IV., TacitoHistoriae, Libro III, capitolo VI, Tito Livio e Quintiliano.

Da questo momento in poi, Oderzo era a pieno titolo parte di Roma e partecipò della sua stessa sorte subendo per secoli le pesanti conseguenze delle invasioni barbariche e delle guerre tra Bizantini e Longobardi (Ducato di Ceneda): tra le conseguenze ci fu anche la fine dell'antica diocesi di Oderzo, il cui vescovo si spostò a Heraclia e vi pose la sua sede, dando origine alla nuova diocesi di Eraclea. La città iniziò a riprendersi molto lentamente soltanto dopo l'anno 1000, pur senza mai tornare agli antichi fasti.

In seguito venne contesa dalle grandi famiglie feudali della zona, in particolar modo dai da Camino, dai Collalto e dagli Scaligeri. Nel 1380 passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia, della quale fece parte pressoché ininterrottamente fino all'arrivo di Napoleone (1797). La città divenne quindi austriaca nel 1815 e italiana nel 1866. In questo periodo subì le conseguenze del fenomeno dell'emigrazione.

Nel 1917 la ritirata di Caporetto portò alla città gravi danni, tra cui la distruzione dell'archivio comunale e lo scempio di varie opere artistiche e architettoniche. A partire dal 1943, Oderzo fu teatro, come tutta la zona, di asperrimi scontri tra fascisti e partigiani che culminarono nella strage del BrandoliniFederico Maistrello, Partigiani e nazifascisti nell'Opitergino (1944-1945), pp. 65-67; Gianpaolo Pansa, Il sangue dei vinti, pp. 193-206 (vedi bibliografia).

Similmente a quanto accaduto nell'intera provincia, la città ha visto il susseguirsi di due fasi di sviluppo nel dopoguerra: la prima con il boom economico degli anni 1960, e la seconda negli anni 1980-anni 1990Fonti della sezione "Storia": vedi bibliografia..

Simboli Come riportato nello Statuto, i simboli ufficiali del comune di Oderzo sono tre: lo stemma, il gonfalone e il sigillo.

Lo stemma

Il blasone è molto simile quello di Treviso, a sua volta analogo a quello delle maggiori città venete. La croce è un richiamo alle radici guelfe e cristiane della città. Le due stelle sono probabilmente un motivo ornamentale. La scelta dello scudo rosso-crociato è anche un riferimento alla partecipazione di alcuni opitergini alla quinta crociata.

Il gonfalone Il gonfalone, approvato con d.p.R del 27 settembre 1985

Il sigillo Il sigillo, infine, è in bronzo e riproduce in miniatura lo stemma con la scritta "Sigillo della città di Oderzo".

Onorificenze La Città di Oderzo è insignita delle seguenti onorificenze:

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Duomo di San Giovanni Battista - Costruito a partire dall'XI secolo e consacrato nel 1535, il Duomo sorge sulle rovine di un antico tempio romano dedicato a Marte. L'edificio ha subito vari rifacimenti nel corso dei secoli, ma un importante restauro tra il 1921 e il 1924 ha ripristinato l'aspetto originale. All'interno, sono conservate opere pregevoli di artisti come Pomponio Amalteo e Jacopo Palma il Giovane. Chiesa del Beato Bernardino Tomitano - Sita in pieno centro storico tra due palazzi di proprietà, venne eretta verso la fine del XVII secolo come oratorio privato dai Tomitano, famiglia nobile di origine feltrina cui apparteneva il titolare Bernardino da Feltre. La chiesetta ospita una lapide dedicata ai caduti di tutte le guerre e raccoglie i nomi e le immagini di numerosi di essiEno Bellis, Conventi Chiese minori e Oratori nella vecchia Oderzo, La Tipografica, Treviso, 1963..

Chiesa di Santa Maria Maddalena - Le origini di questa chiesa in stile romanico risalgono intorno all'anno Mille. Nella prima metà del Cinquecento fu ceduta alle monache domenicane che vi istituirono un monastero attivo sino alle soppressioni volute da Napoleone. A causa dei numerosi rifacimenti, dell'antica struttura rimane solo la sacrestia e il campanile. La chiesa viene chiamata "il pantheon degli opitergini" perché al suo interno sono sepolti alcuni illustri cittadini. Chiesa di San Giuseppe - Si trova lungo via Roma, al centro della borgata omonima. Le sue origini dovrebbero essere cinquecentesche e in un documento del 1627 viene ricordata come "Chiesiola Nova". Al suo interno trova posto un presepio di età settecentesca. Chiesa della Madonna della Salute, vicino alla rive del Monticano, all'incrocio con via Gorgazzo.

Architetture civili Ca' Tomitano ovvero Palazzo Del Corno poi Tomitano poi Aliprandi - Risale al XVI secolo ed è un edificio in due corpi. Nella facciata di un corpo vi sono tracce di affreschi. Si trova in via Umberto I insieme ad altri palazzetti simili del Quattrocento e del Cinquecento. La parte più' antica nel 1950 era di proprietà di Giuseppe Liprando Aliprandi (San Polo di Piave 11 novembre 1868 - Oderzo 15 giugno 1956), soprannominato "Bepi", fratello del Cav. Avv. Antonio Aliprandi sindaco di Conegliano e di Carlo Aliprandi fondatore dell'omonima azienda di distribuzione petrolifera con sede a Conegliano. Il medesimo a Oderzo esercito' con molto profitto la professione paterna del commercio dei generi alimentari e in seguito anche dei carburanti costituendo un ingente patrimonio familiarePaolo Gardin, "L'antica casa di fronte al Castello", Godega di Sant'Urbano (TV), 2006, pag. 55 - 57 (I buoni commerci di Carlo e Bepi) e pag. 185 - 187 (Gli Aliprandi di Oderzo)Vincenzo Botteon, "Un po' di cronaca della famiglia Aliprandi", Conegliano: Tip. Lit. Antonio De Beni, 1899. Attualmente il palazzo, diviso in appartamenti e negozi, è un condominio. Palazzo Muletti di Porcia e Brugnera - Edificio del XVI secolo con paramenti affrescati; sulla parete sud-ovest è presente una grande meridiana ottocentesca. Si trova in via Garibaldi. Palazzo Porcia e Brugnera - Si tratta della residenza cinquecentesca della famiglia omonima, restaurata nel 2005. Si trova in piazza Castello ed è sede periodica di piccole mostre d'arte. Il Torresin - Trae origine dall'antica porta Trevisana, attraverso la quale la Callalta proveniente da Treviso entrava nel nucleo fortificato medievale. Sotto il dominio della Serenissima fu residenza del podestà. L'attuale edificio è però una ricostruzione degli anni 1930. Il "Casòn", abitazione contadina dell'Ottocento a Piavon recentemente restaurata.

Patronato Turroni L'oratorio cittadino trova sede nell'edificio che fu della Scuola Apostolica del Sacro Cuore, l'ex seminario minore della diocesi, restaurato tra il 1994 e il 1998. Aperto nel 1921 dai Giuseppini del Murialdo e passato in gestione alla parrocchia nel 1926, è un pezzo di storia di questa cittadina, essendo stato per decenni principale luogo di ritrovo per centinaia di giovani della zona. In particolare la squadra di calcio del Patronato alla fine degli anni 1950 lanciò nel professionismo quattro giovani calciatori; qui sono nati tra gli altri anche il gruppo scout e l'Azione Cattolica locale, un circolo cinematografico e la banda musicale cittadinaFonte: Giuseppini del Murialdo, opera di Oderzo..

Palazzo Foscolo Fu innalzato sul finire del Cinquecento dal procuratore di San Marco Alessandro Contarini. Situato in via Garibaldi, si inserisce all'interno del nucleo urbano, tuttavia presenta caratteristiche simili a quelle delle tradizionali ville venete essendo stato concepito come palazzo da villeggiatura. Nei secoli ha subito numerose manomissioni, ma si può ancora percepire la magnificenza descritta da Jacopo Agostinetti nel 1679.