Tra il 1979 e il 1982 è apparsa su svariate copertine di riviste di moda, tra cui quattro edizioni internazionali di Vogue e molteplici numeri di Cosmopolitan, nonché in diverse campagne pubblicitarie come Armani, Christian Dior, Versace e Yves Saint Laurent. Sebbene fosse considerata la prima supermodella, questo riconoscimento venne assegnato pure ad altre. Nota per la sua omosessualità che viveva in maniera abbastanza aperta, la sua esperienza viene ripercorsa, (seppur in maniera molto romanzata rispetto alla storia reale), nel film TV, Gia - Una donna oltre ogni limite, con protagonista Angelina Jolie, trasmesso nel 1998 sul canale HBO.

Scoperta in un locale da un fotografo che la introdusse nell'ambiente della moda, ben presto grazie ad una bellezza particolare, unita ad un carattere ribelle, diviene una delle modelle più richieste e in voga del periodo. Tuttavia, a causa della dipendenza da eroina, la sua carriera di modella declinò rapidamente. Contrasse l'HIV e, all'età di 26 anni, morì a causa delle complicanze associate all'AIDS. È ritenuta una delle prime donne famose a morire di questa malattia. La notizia della sua morte non fu divulgata, tanto che poche persone nel mondo della moda lo seppero.

Biografia Nacque a Filadelfia, in Pennsylvania, il 29 gennaio 1960. Terza e ultima figlia di Joseph Carangi, ristoratore figlio di immigrati italiani, e Kathleen Adams, casalinga di origine irlandese, Gia Carangi aveva due fratelli, Michael e Joseph Jr. Quando aveva undici anni i genitori si separarono; secondo Gia per via di situazioni conflittuali e di violenza domestica di cui il padre faceva oggetto la madre, mentre invece secondo suo fratello Michael e lo stesso padre per via della relazione di Kathleen con un altro uomo conosciuto fin dai tempi del liceo, che divenne suo marito un anno dopo il divorzio nel 1982. La giovane Gia rimase con suo padre e i fratelli e crebbe senza riferimenti familiari; la sua instabilità emotiva la condusse anche alla tossicodipendenza.

Già da adolescente era evidente la sua omosessualità, dal momento che era solita corteggiare le sue coetanee con fiori e poesie; il suo orientamento sessuale fu scoperto casualmente dalla madre che trovò la lettera di una ragazza che rigettava i corteggiamenti di Gia. Sua madre non approvò mai il suo orientamento sessuale e Gia, non sentendosi accettata dalla donna che vedeva come un modello di vita, affiancò al senso di diversità anche una vita sregolata. Durante la sua frequenza alla Abraham Lincoln High School Carangi legò con un gruppo di fan ossessionate, come lei, da David Bowie ed entusiaste del suo stile ribelle ed estremamente glam. In aggiunta a tali caratteristiche artistiche, Carangi era attratta anche dalla dichiarata bisessualità di Bowie.

Una sua amica la ricorderà più tardi come un "maschiaccio" dotata di una mentalità disinvolta, aperta alla sessualità, ricalcata appieno dal personaggio Cay nel film del 1985, Cuori nel deserto, in cui la stessa Gia si riconobbe, come confermerà l'attrice — interprete di quel ruolo — Patricia Charbonneau.Anderson-Minshall, Diane, "Desert of my Heart: The Lesbian Classic - 20 Years Later". Curve Magazine, Sept. 2007: 62-63,76. Altri la ricordano così: "Gia era la lesbica più pura che abbia mai incontrato. Era la cosa più evidente in lei". La Carangi e i suoi amici "bi-try Bowie-mad" frequentavano club e bar gay di Filadelfia. Iniziava ad accettare la sua omosessualità, ma non riteneva necessario ammetterlo pubblicamente. A quindici anni conobbe nel suo locale preferito, sito a Center City, quella che divenne il suo amore adolescenziale, la bionda ventunenne Sharon. La madre di Gia si oppose alla relazione; convinta che il consumo di stupefacenti fosse parte del problema, la costrinse a sottoporsi ad un test antidroga per cocaina a cui risultò positiva. I suoi tentativi comunque non riuscirono a scalfire più di tanto la relazione.

Carriera Il successo Dopo essersi distinta negli annunci pubblicitari dei giornali a Filadelfia, all'età di 17 anni, la sua vita ebbe una grande svolta. Venne notata in un locale da un fotografo con contatti vicini a Wilhelmina Cooper; davanti al portfolio della Carangi, Wihelmina rimase così piacevolmente colpita che la volle immediatamente a New York per un colloquio. Gia comunicò a Sharon l'intenzione di spostarsi e di volerlo fare con lei, ma non percepì dall'altra parte quell'entusiasmo che si aspettava. In aggiunta, la conferma della bisessualità della sua amata, la gettò nello sconforto.

Malgrado un raffreddamento dei rapporti, entrambe si spostarono a New York, dove Gia ottenne immediatamente un contratto con la Wilhelmina Models, raggiungendo in poco tempo la notorietà. Sharon, che per un certo periodo visse nel suo stesso appartamento, studiava cosmetica, sognando di diventare una truccatrice.

Nell'ottobre del 1978, la Carangi fece il suo primo importante servizio fotografico con il fotografo di moda Chris von Wangenheim, che la fece posare nuda dietro una rete metallica insieme all'assistente truccatrice Sandy Linter. La Carangi si infatuò immediatamente della Linter e iniziò a corteggiarla divenendo la sua amante, sebbene la relazione non divenne mai stabile. Meno di un anno aveva trascorso a New York dalla fine del 1978, ed era già una modella ben affermata. Della sua rapida ascesa alla ribalta, descritta da Vogue come "meteorica", la Carangi dirà in un'intervista al settimanale televisivo di attualità 20/20: "Ho iniziato a lavorare con gente ben conosciuta nel settore, molto rapidamente. Io non volevo fare la modella. Lo sono diventata con il tempo.".

Ormai inserita nel settore, diviene la modella preferita di molti eminenti fotografi di moda, compreso Francesco Scavullo, ma anche Arthur Elgort, Richard Avedon, Denis Piel, Marco Glaviano e il già citato Chris von Wangenheim. La novità "introdotta" da Gia era la sua capacità di posare con naturalezza, senza usare le classiche posizioni "standard" solitamente utilizzate nelle foto di moda dell'epoca. Questo era probabilmente dovuto al fatto che Gia non ebbe occasione di frequentare dei corsi di formazione per modelle, ma tutto ciò che faceva era dettato dal suo innato talento. Lo stesso Scavullo nel suo libro Women del 1982 riporta: «Non penso mai a lei come una modella, sebbene sia una delle migliori. Il fatto è che lei non si atteggia da modella; non ti dà quello sguardo hot, cool o grazioso; lei spara scintille, non pose». A conferma della spontaneità, intraprendenza e inventiva da parte di Gia durante le sessioni fotografiche, in particolare quelle all'aperto, il fotografo confessò: "mi faceva impazzire, finché non elaborai e imparai a mettere più rapidamente a fuoco la fotocamera".

Conquistò la copertina di molte riviste di moda, tra le quali il numero di Vogue UK del 1º aprile 1979, i numeri di Vogue Paris dell'aprile 1979 e dell'agosto 1980, il numero di American Vogue dell'agosto 1980, il numero di Vogue Italia del febbraio 1981, e molteplici numeri di Cosmopolitan tra il 1979 e il 1982. Nel corso di questi anni è anche apparsa in diverse campagne pubblicitarie per case di alta moda, tra cui Armani, Christian Dior, Versace e Yves Saint Laurent. La Carangi era conosciuta nei circoli delle modelle solo con il suo primo nome, "Gia".

L'abuso di droghe e il declino

Frequentava abitualmente lo Studio 54 e il Mudd Club. Faceva regolarmente uso di cocaina, ma più in là passò all'eroina. Il 1º marzo 1980 l'agente nonché tutor della Carangi, Wilhelmina Cooper, a cui era molto legata, morì di carcinoma del polmone. Devastata per la perdita e senza un valido punto di riferimento, sarà l'inizio della sua corsa verso l'abisso: dipendenza da eroina e condotte al limite, considerabili autodistruttive, caratterizzeranno gli anni a seguire. La sua tossicodipendenza iniziò presto ad influenzare il suo lavoro; iniziò ad avere violenti scatti di ira, abbandonando set di servizi fotografici per procurarsi droghe, e addormentandosi dinanzi alla fotocamera. Scavullo ricorderà un servizio fotografico con la Carangi ai Caraibi, quando "Piangeva, non riusciva a trovare le sue droghe. Dovetti letteralmente sdraiarla sul suo letto finché non si addormentò.". Durante uno dei suoi ultimi servizi fotografici esterni per American Vogue, la Carangi presentava vistose protuberanze rosse nelle pieghe dei gomiti dove iniettava l'eroina. Malgrado un fotoritocco, alcune delle foto pubblicate nel numero di novembre del 1980 immortalano sulle sue braccia segni ben visibili di un uso assiduo di aghi; all'epoca, il fotografo contestò questa dichiarazione.

A quel punto, la vita della Carangi stava prendendo una brutta piega e la sua carriera era già in rapido declino, come fosse un lontano ricordo, nonostante non fossero passati che un paio di mesi dal suo apice. Le proposte di moda presto iniziarono a mancare e con esse presto cessarono i contatti con i suoi amici nel mondo della moda, tra cui Sandy Linter, i quali preferirono tenerla lontano ed evitare di parlarle piuttosto che essere associati a lei e, per lei, magari veder finire o comunque compromettere precocemente le proprie carriere.

Nel novembre 1980 lasciò la Wilhelmina Models e firmò per la Ford Models, che presto però la mise da parte. Nel tentativo di uscire dalla droga, ritornò a Filadelfia con la madre e il patrigno nel febbraio 1981.. Si sottopose al trattamento di disintossicazione di 21 giorni,. ma la sua astinenza ebbe vita breve. Di lì a poco venne a sapere che il suo caro amico e fotografo di moda, Chris von Wangenheim, era deceduto in un incidente stradale. Secondo il libro Thing of Beauty di Stephen Fried, che ha curato la biografia della modella, si chiuse in bagno per ore, riempiendosi di eroina.Thing of Beauty, Stephen Fried Con non poche difficoltà venne arrestata per la prima volta il 22 marzo 1981 a Filadelfia, quando travolse con la sua auto una recinzione in un quartiere di periferia. Dopo un inseguimento ad alta velocità con la polizia fu presa in custodia e più tardi venne accertato che stava guidando sotto l'effetto di alcol e cocaina. Non appena rilasciata, la Carangi fu per un breve periodo sotto contratto con una nuova agenzia, Legends, e lavorò in maniera sporadica, principalmente in Europa e in Africa.. Nell'autunno di quell'anno, la Carangi iniziava già a manifestare fisicamente i danni dovuti all'assunzione di eroina.

Il tentativo di ritorno e il ritiro

In diverse occasioni la Carangi tentò di riconquistarsi la fiducia nel suo settore. Agli inizi del 1981, malgrado fosse ancora alle prese con l'abuso di droga, era ancora determinata a riprendersi il suo ruolo nel settore della moda. Ben presto però si rese conto che nessuno la voleva più ingaggiare. Contattò Monique Pillard (in gran parte responsabile della carriera di Janice Dickinson), che però era inizialmente indecisa a ingaggiarla. Disperata, si rivolse a Scavullo. Riuscì così ad ottenere un contratto con l'Elite Model Management. Il suo parziale ritorno nell'aprile dello stesso anno venne anticipato da una sua intervista per 20/20, in cui si diceva finalmente fuori dal tunnel della droga.