Baia Domizia è una località turistica balneare italiana situata in Campania. Ubicata nel Golfo di Gaeta, lungo il litorale domitio, in provincia di Caserta, è frazione sia del comune di Sessa Aurunca che del comune di Cellole, al confine con il Lazio, dal quale è separata dal fiume Garigliano.
Geografia fisica La località è inserita in un'area di grande interesse naturalistico. Gli ultimi 4 km del litorale della località sono compresi nel Parco regionale di Roccamonfina-Foce Garigliano. La parte alle spalle del litorale sabbioso è delimitata da un lungo susseguirsi di dune che, verso l'interno, lasciano il posto alla pineta. All'interno di quest'area è già presente una rete di sentieri che permette di visitarne tutti gli ambienti. La sabbia come la spiaggia è di origine vulcanica, nata dal vicino e inattivo vulcano di Roccamonfina, e la vegetazione è costituita dalla macchia mediterranea e soprattutto dalla massiccia presenza di pini.
La pineta è in gran parte antropica: fu infatti piantata durante le varie bonifiche dell'area che fu paludosa, e che a tratti è quasi priva di sottobosco. Laddove le condizioni ecologiche lo consentono, lascia il posto alla macchia alta ed infine alla lecceta. Verso il mare domina la macchia mediterranea, ancora intatta su oltre 6 km del litorale. Nella zona vegetano la Romulea rollii, il cosiddetto "zafferanetto di Rolli", le orchidacee, con una decina di specie, soprattutto di Ophrys e prospera il candido e robusto Pancratium maritimum (giglio di mare). La vegetazione è arricchita dalla presenza delle piante pioniere cresciute sulle dune a ridosso delle spiagge.
Per la sua posizione geografica è stata definita "Porta del Sud" per essere la prima località della Campania che si incontra arrivando dal Lazio.
Origini del nome Il suo nome deriva dalla sua posizione geografica: la cittadina è stata infatti fondata sulla baia del golfo di Gaeta ed è situata sul litorale domitio che denomina il tratto di costa che da Torregaveta arriva al fiume Garigliano, tangendo l'attuale Via Domiziana (SS7 quater).
Storia Dall'età antica alla seconda guerra mondiale In età antica, il tratto della pineta alla foce del Garigliano era, per le popolazioni italiche prima e per gli antichi Romani poi, un lucus (bosco sacro) dedicato alla dea Marìca, ninfa delle paludi e delle acque, il cui tempio si trovava sull'opposta sponda del fiume, nel territorio di Minturno. Gli Ausoni, anche detti Aurunci, le dedicarono un grande tempio presso l'antica città di Minturnae, edificato probabilmente attorno al VII/VI secolo a.C., sulla riva destra-nord, in prossimità della foce del fiume Liri, oggi Garigliano, a circa dal mare. Sulla sponda sinistra-Sud si estendeva invece il bosco sacro, il Lūcus Marīcae, dedicato alla divinità. Il tempio era costruito con blocchi di tufo grigio provenienti dalle cave a sud del monte Massico.
Poco prima del crollo dell'impero romano, nell'estate del 457, un gruppo di Vandali, guidato dal cognato di Genserico, sbarcò alla foce del Garigliano e devastò l'area ricca di ville gentilizie, saccheggiandola: la minaccia fu debellata dall'intervento dell'esercito imperiale, comandato da uno degli ultimi imperatori romani, Maggioriano, che guidò personalmente l'esercito in battaglia, sconfiggendo i barbari nei pressi di Sinuessa e inseguendoli, mentre erano appesantiti dal bottino, fino alle navi. Dopo la caduta dell'impero romano, con le continue scorrerie barbariche e saracene, divenne impossibile continuare a manutenere i sistemi irrigui e di contenimento delle acque nelle campagne, che vennero abbandonate. Questo, unitamente alla natura dei terreni, naturalmente ricchi d'acqua, portò all'impaludamento delle zone immediatamente a ridosso della linea di costa. Il territorio divenne così una grande palude, conosciuta come pantano di Sessa.
Nella zona presso il fiume si svolsero nella storia diverse battaglie: nell'881 sbarcarono nei pressi della foce del Garigliano i Saraceni che qui si stabilirono in una vera e propria cittadella fortificata, un cosiddetto ribāṭ, dal quale partivano per veloci scorribande predatorie in tutta l'Italia centro-meridionale. Nel 915 papa Giovanni X riunì un esercito nella Lega Cristiana, composta da Longobardi e Bizantini, per fronteggiare le incursioni saracene. Dopo la prima battaglia del Garigliano, che spazzò via l'insediamento saraceno, per custodire l'area venne eretta una serie di alte torri fortificate, che attraverso segnali luminosi ed acustici avrebbero potuto segnalare l'arrivo di eventuali invasori su tutta la linea di costa a nord e a sud del fiume, alla foce del Garigliano e nelle zone interne più alte. Il principe longobardo di Capua Pandolfo Capodiferro edificò attorno alla metà del X secolo, alla foce del fiume, la torre che prese appunto il nome del condottiero, la Torre di Pandolfo Capodiferro.
Si ricordano inoltre la seconda battaglia del Garigliano (1503) tra spagnoli e francesi, che consegnò di fatto tutto il meridione d'Italia al dominio degli spagnoli per oltre tre secoli, e la terza battaglia del Garigliano (1860) tra le truppe borboniche e quelle sabaude – combattuta presso il ponte Real Ferdinando, innovativo ponte sospeso in ferro edificato fra il 1828 ed il 1832 –, epilogo della spedizione dei Mille durante l'unità d'Italia.
La località, durante la seconda guerra mondiale, venne interessata dagli scontri fra tedeschi ed alleati, costituendo la parte più meridionale della Linea Gustav, fronte famoso per la battaglia di Montecassino. Durante i combattimenti per lo sfondamento della linea (1943-1944) vennero distrutte alcune costruzioni di rilievo storico; fra queste la medievale Torre di Pandolfo Capodiferro, che era divenuta la sede del "Museo della Civiltà Aurunca" ed è ancora ridotta in rovine, e il ponte borbonico Real Ferdinando sul fiume Garigliano progettato da Luigi Giura (in seguito ricostruito solo alla fine del XX secolo).
Il boom economico: il progetto e la costruzione
Già durante il boom economico italiano, nella seconda metà degli anni 1950, nacque l'idea di fare della località un insediamento turistico: nel 1958 fu bandito un concorso nazionale per la progettazione di un centro turistico che doveva sorgere presso la località Pantano, mettendo in vendita i terreni al miglior offerente. Il progetto non ebbe tuttavia seguito a causa della scarsa disponibilità di capitali e della mancanza di know-how da parte dell'imprenditoria locale.
Negli anni 1960 il comune di Sessa Aurunca, nell'intento di valorizzare e urbanizzare la pineta, bandí un concorso a livello nazionale, richiamando una commissione per il vaglio dei progetti. Fu scelta la società "Aurunca Litora", con sede nel Veneto, il cui presidente era l'imprenditore padovano Giuseppe Longato; quest'ultimo, nel 1959, aveva già avviato un'operazione analoga a Bibione, in provincia di Venezia, mentre Mocellini in quel periodo costruiva palazzi sul Lido di Jesolo. Una coeva pubblicità della società veneta spiegava che il progetto avrebbe rispettato l'ambiente naturale preesistente e che solo poche costruzioni sarebbero state visibili dalla spiaggia, mentre l'accesso al mare attraverso la pineta sarebbe avvenuto esclusivamente attraverso viali pedonali.
Il progetto di massima definitivo venne elaborato dall'architetto e urbanista padovano Lorenzo Menegazzo, noto come Renzo Men. La viabilità sarebbe stata costituita da un'asse centrale curvilinea intersecata, tramite rotatorie, da piccole strade a scarso traffico che si dipartivano verso le aree residenziali; ci sarebbe stata un'unica strada di scorrimento esterna al centro abitato. Le strade raggiungevano una lunghezza complessiva di ed erano previsti circa un milione e mezzo di costruzioni (con un indice di ). Erano previsti tre "nuclei insediativi" a maggiore densità edilizia, che dovevano sorgere a circa l'uno dall'altro, intervallati da zone estensive e delimitati da due zone con impianti sportivi, a sud e a nord dell'insediamento: a nord, sul fiume Garigliano, avrebbe dovuto sorgere un porto turistico, mentre a sud, approfittando delle sorgenti sulfuree nel territorio confinante dell'antica città di Sinuessa e di Mondragone, doveva sorgere un impianto termale. Il nucleo centrale avrebbe ospitato la maggior parte dei servizi (stazione di pullman, uffici comunali, azienda di soggiorno, banche, centri religiosi, scuole, stazioni di polizia, cinema, teatro, sale giochi): fu immaginata e costruita come località balneare destinata ad un pubblico d'élite.
Secondo l'atto di compravendita, il progetto avrebbe dovuto concretizzarsi con le seguenti tappe:
1962: rilievi ed elaborazione di un piano regolatore generale; 1963: inizio dei lavori infrastrutturali su un terzo dell'area (strade, fognature, rete elettrica e idrica) e della costruzione di un grande albergo, di cinquanta villini e di venti negozi, tra cui un supermercato; inizio della campagna pubblicitaria; 1964: costruzione di impianti sportivi, di quaranta bungalows, di motel all'americana; lancio pubblicitario internazionale; 1965: inizio della costruzione di altri due alberghi e di tre pensioni; continuazione della campagna pubblicitaria; 1966: completamento delle opere stradali ed edilizie; entro un decennio: completamento del piano di massima.
Le vicende amministrative e la costruzione Il consiglio comunale di Sessa Aurunca favorì l'iniziativa, come occasione di sviluppare turisticamente la zona marina. Le difficoltà che le amministrazioni del tempo incontrarono ne impedirono la realizzazione diretta, così la commissione allora presieduta dal notaio Antonio Franco Girfatti (poi dimessosi) indusse a vendere la pineta alla "Aurunca Litora". Il 28 agosto del 1963 venne approvata dalla giunta provinciale amministrativa la vendita dei terreni alla società veneta: i terreni di proprietà comunale in località Pineta, per un'estensione di 275 ettari, furono venduti al prezzo di 450 lire al m², per un totale di lire, di cui la società avrebbe pagato subito la somma di lire e il resto, pari a , in quattro rate a iniziare dal 31 dicembre 1964 fino al 31 dicembre 1967. Il primo contratto di compravendita, preceduto da un contratto preliminare dell'11 aprile 1962, fu firmato il 13 ottobre 1962, mentre il contratto definitivo venne stipulato il 22 agosto 1963.
I lavori cominciarono il 27 aprile 1965 ed il progetto, seppur solo a grandi linee, venne realizzato; mancarono tuttavia alcune delle opere a corollario, le quali restarono incompiute: non vennero realizzate la zona nord, denominata "sportiva", dove sarebbe dovuto sorgere il porticciolo con la darsena, e qualche altra importante struttura, opere che furono poi in seguito abbandonate. Il comune di Sessa Aurunca si era obbligato a cedere ad un prezzo concordato i terreni per realizzare la darsena con accesso dal Garigliano "ovunque fosse ritenuto idoneo tecnicamente", ed inoltre anche un'area di estensione compresa tra i 15 e i 20 ettari per realizzare un aeroporto turistico.
Le inchieste giornalistiche e le speculazioni