La battaglia di Civitate (nota anche come battaglia di Civitella sul Fortore) ebbe luogo il 18 giugno 1053 nei pressi di Civitate (nell'attuale comune di San Paolo di Civitate) e vide contrapposti i Normanni di Umfredo d'Altavilla e un esercito di Svevi, Italiani e Longobardi coalizzati da papa Leone IX e guidati dal duca di Lorena Gerardo e da Rodolfo, principe di Benevento. La vittoria dei Normanni segnò l'inizio di un lungo conflitto terminato solo nel 1059 col riconoscimento delle loro conquiste nel Sud Italia.

Antefatto L'arrivo dei Normanni nell'Italia meridionale

Il primo gruppo di Normanni, popolo nordeuropeo stanziato in Normandia, giunse in Italia nel 1017, in pellegrinaggio al santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo sul Gargano, in Puglia. Questi guerrieri erano essenzialmente dei mercenari - famosi per essere militariter lucrum quaerens, ossia "in cerca di compensi per servigi militari" - e la loro presenza nel Sud Italia non sfuggì ai governanti cristiani della regione, che presto li assunsero al proprio soldo per combattere le loro numerose guerre interne.

Per diversi anni i Normanni prestarono il loro servizio al miglior offerente (a cominciare da Melo di Bari) finché nel 1022 Enrico II di Franconia, re d'Italia e imperatore del Sacro Romano Impero, riconobbe formalmente la contea normanna di Ariano: tale feudo costituì il primo radicamento territoriale dei Normanni in Italia, punto di partenza per la successiva opera di conquista del Meridione.

Sulla scia del successo ottenuto dai Drengot Quarrel, molti altri Normanni raggiunsero il Mezzogiorno in cerca di fortuna. Fra questi giunsero anche i membri della famiglia Altavilla: sei fratelli che in tempi diversi arrivarono in Italia e compirono folgoranti carriere militari e politiche. Il primo di essi fu Guglielmo Braccio di Ferro, che nel settembre 1042 si fece acclamare conte di Puglia e fu a capo di un nuovo Stato indipendente, appannaggio della propria famiglia.

Quadro storico La battaglia di Civitate è la seconda, dopo l'Olivento, delle grandi battaglie campali combattute dai Normanni nella Puglia per conquistare il Sud dell'Italia. Segnò le relazioni tra la Chiesa e le casate normanne e rese concreta la posizione contraria del Papa, preoccupato dall'espansione dell'invasore. Papa Leone IX, infatti, non vedeva di buon occhio la costituzione di un forte Stato ai confini dei territori del Papato e decise di scacciare i nemici, ispirato da Ildebrando di Soana, anche perché mirava a prendere il controllo del meridione. Le conquiste normanne, peraltro, turbavano il Papa anche per la loro irriverenza nei confronti della Chiesa.

L'avanzata dei Normanni nel sud Italia mise in allarme il Papato. Nel 1052 Leone IX incontrò in Sassonia l'imperatore Enrico III, al quale chiese aiuto nell'impresa di arginare la dilagante espansione dei Normanni. L'imperatore negò il proprio sostegno al pontefice, il quale fece ritorno a Roma nel marzo del 1053 con appena 700 fanti svevi. È stato osservato che «Leone fu il primo ... a svolgere mansioni ordinate di reclutamento e organizzazione degli eserciti, pur rimanendo scrupolosamente lontano dall'uso delle armi».Vito Sibilio, "La battaglia di Civitate e la formazione dell'idea di crociata", in Armando Gravina (a cura di), Atti del 24º convegno nazionale sulla preistoria - protostoria - storia della Daunia (San Severo, 29-30 novembre 2003), San Severo, Archeoclub, 2004.

Coalizione anti-normanna La crescente potenza normanna non allarmava solo il Papato: anche i governanti Longobardi del Meridione, in un primo tempo vicini ai Normanni, si rivoltarono contro i loro vecchi alleati perché nutrivano forti preoccupazioni per questa inarrestabile ascesa e furono proprio loro a rispondere alla richiesta d'aiuto del Pontefice. Fallito il tentativo di coalizione con l'Impero, si fecero avanti alcuni governanti italiani: il principe Rodolfo di Benevento, il Duca di Gaeta, i conti di Aquino e Teano, l'Arcivescovo e gli abitanti di Amalfi; tutti misero a disposizione uomini provenienti da Puglia, Molise, Campania, Abruzzo e Lazio. La coalizione anti-normanna era dunque pronta.

Ma il Papa volle chiamare in proprio soccorso anche un'altra potenza amica, l'Impero bizantino governato da Costantino X. I Bizantini, che tenevano sotto il proprio controllo quasi tutta la Puglia, avevano già tentato di sventare la minaccia cercando di "comprare" i Normanni e impiegarli nelle proprie armate, memori del loro particolare attaccamento al denaro.«Semper gens normannica prona est ad avaritiam» (Guglielmo di Puglia, Gesta Roberti Wiscardi, II. A occuparsene era stato il catapano bizantino d'Italia Argiro, il quale aveva offerto ai mercenari normanni del denaro in cambio dei loro servigi militari sui confini orientali dell'impero. Ma i Normanni avevano rifiutato la proposta, affermando esplicitamente che il loro obiettivo era la conquista del meridione d'Italia. Informato tempestivamente da Argiro, il papa si mise alla testa delle sue armate e marciò verso la Puglia, mentre Argiro portava al servizio della causa un contingente di soldati bizantini. Con i due eserciti che marciavano l'uno verso l'altro, i Normanni venivano stretti in una morsa.

Compreso il pericolo che si avvicinava, i Normanni reclutarono tutti gli uomini disponibili e formarono più armate capeggiate dal conte di Puglia Umfredo d'Altavilla, il conte Riccardo I di Aversa ed altri membri della casa d'Altavilla fra cui Roberto il Guiscardo, destinato a mettersi in luce proprio nel corso della battaglia.

Tentativo di pace e preparativi della battaglia Dopo il quarto sinodo di Pasqua, nel 1053, il Papa si mosse contro i Normanni con un esercito di volontari longobardi e germanici (della Svevia) e con alcuni bizantini; scese in lega con i Greci e proclamò una guerra santa.

Benevento gli si consegnò, ma la situazione apparve precaria perché, dopo la caduta delle piazzeforti di Bovino, Troia e Ascoli Satriano, i Normanni controllavano tutte le vie che attraverso l'Appennino conducevano nella Capitanata. L'unica strada aperta restava quella del Biferno, verso Civitate, sul Fiume Fortore.

Leone IX marciava con il suo variegato esercito e si preparava a riunire le sue truppe con quelle promesse dai Bizantini di Argiro, che proveniva dall'Apulia. Il Papa, marciando lungo il fiume Biferno, mentre paesi e villaggi gli sbarravano le porte per timore delle rappresaglie normanne, ebbe accoglienza solo nel piccolo borgo di Guardialfiera (Guardia Adalferii). Di qui, sempre lungo il Biferno, pose il campo a Sales, fra Termoli e Petacciato, dove tenne una riunione con i comandanti del suo esercito. Quindi si diresse a sud e si accampò sul fiume Fortore sotto la struttura delle mura di Civitate, centro importante e sede vescovile. In avvenire sarà distrutta e ricostruita a breve distanza con il nome di San Paolo Civitate.

Leone IX aspettava Argiro con un contingente di soldati bizantini in quanto l'accordo prevedeva il congiungimento delle forze a Siponto. I pontifici disponevano di un migliore armamento. Il Papa sottovalutava i Normanni e progettava di prenderli alle spalle con due eserciti, per stringerli in una morsa, ma modificò i piani a seguito del mancato arrivo di Argiro.

Benché i Normanni disponessero di pochi rifornimenti e soprattutto avessero meno uomini rispetto ai loro nemici - non più di cavalieri. e appena 500 fanti, contro oltre tra fanti e cavalieri - essi apparivano avvantaggiati da strategia migliore e spirito combattivo. Le truppe alleate del conte di Aversa, Riccardo Drengot, di Roberto il Guiscardo, di Umfredo d'Altavilla e dei baroni normanni di Campania e di Puglia si preparavano ad affrontare compatte le armate pontificie. Tutti erano preoccupati di guerreggiare contro la Santa Sede e speravano in un accordo pacifico con Leone IX.

Una delegazione dei Normanni si recò al campo pontificio per avanzare proposte di pace; si iniziarono trattative che il Papa prolungava, innanzitutto perché sperava nell'arrivo dei rinforzi di Argiro, ma anche perché i cavalieri Svevi gli chiedevano di non accettare e di dare seguito all'uso delle armi, mentre dal canto loro i Normanni cercavano invece di anticipare l'arrivo dei rinforzi, motivati dalle scarse provviste alimentari e dal timore di essere giocati da Leone IX.

Schieramento delle forze Lo scontro definitivo si svolse tra il 17 ed il 18 giugno 1053 nella pianura posta all'estremo nord della Puglia, alla confluenza del torrente Staina nel Fortore, presso il ponte romano sul fiume, sulla collina terrazzata che domina la valle: un territorio delimitato a sud dalla strada che collega Termoli a Siponto e ad ovest dal corso d'acqua e dalla fortezza di Civitate. Le armate si disposero per la battaglia campale ai due lati della piccola collina. Il Papa stesso assunse il comando dell'esercito nello scontro decisivo, collocandosi con il proprio seguito al riparo, sui bastioni della fortezza di Civitate e il suo stendardo - cosiddetto vexillum sancti Petri - sventolava al centro dell'esercito come segno della sua presenza e volontà.

Per l'alleanza pontificia si schieravano, a ridosso della fortezza, le truppe mercenarie sveve inviate dall'imperatore: i cavalieri svevi avevano la posizione centrale, mentre gli uomini d'arme capaci di combattere a piedi si disponevano con gli avventurieri della Germania sull'ala destra, in formazione stretta ed allungata. Si ammassavano invece sull'ala sinistra gli alleati Bizantini e i Longobardi, guidati dal duca Gerardo di Lorena e dal principe Rodolfo di Benevento con le fanterie mercenarie e i cavalieri. Completavano la formazione le truppe di Roma, Gaeta, Aquino, Teano, Amalfi, Spoleto, della Sabina, della Campania e della Marca d'Ancona. Nelle file della lega pontificia militavano armati di tutti gli Stati del Paese dei Marsi. Tra questi le truppe di Valva, accompagnate dal conte Randuisio figlio del conte dei Marsi, Berardo.

I Normanni - benché svantaggiati da esigue risorse - erano eccellenti guerrieri di lunga esperienza, dal fisico indurito in battaglia e pronti a tutto. La loro tattica prevedeva di combattere prima contro Leone IX a Civitate e poi, dopo pochi giorni, contro Argiro presso Siponto, impedendo così il congiungimento delle truppe pontificie con quelle bizantine. Al comando delle truppe normanne era Umfredo d'Altavilla con tremila cavalieri e cinquecento fanti divisi in tre formazioni: sull'ala destra, Riccardo Drengot; al centro lo stesso Umfredo I; sull'ala sinistra, alla testa di una formazione di cavalieri e fanti - i cosiddetti sclavos (fanti slavi) provenienti dalla Slavonia - c'era Roberto il Guiscardo..

Svolgimento della battaglia

Mentre le trattative erano in corso Umfredo I, che aveva sorvegliato i movimenti dell'esercito pontificio, lo aveva intercettato e, prima che gli stratagemmi burocratici arrivassero ad una conclusione qualsiasi, decise di attaccare all'improvviso e all'alba. I Normanni, guadagnata la collina, passarono all'attacco, sorprendendo nel sonno le truppe rivali.

La battaglia iniziò con una carica dei cavalieri, guidati da Riccardo di Aversa, contro l'esercito italiano del Papa ai lati del Fortore. Nel parapiglia i normanni attraversarono il pianoro, si precipitarono lungo l'argine del fiume al fine di sbarrare il passo alla lega di Leone IX e conquistarono la posizione di fronte. Giunti in vista dei Longobardi, ne penetrarono le file, rompendone la formazione, le cui truppe, prese dal panico, si diedero alla fuga senza neanche provare a resistere.