La val Trompia o ValtrompiaA volte abbreviata con "VT" nella topononomastica locale. (in dialetto bresciano: Vall Trómpia, pronunciato ), conosciuta anche come La via del Ferro, è una delle tre valli principali della provincia di Brescia. Divisa in 18 comuni, al 30 novembre 2024 conta abitanti. Pare derivi il suo nome dai Triumplini, antica popolazione retica.

Interamente percorsa dal fiume Mella per una lunghezza di circa , ha un andamento essenzialmente da nord a sud, dal massiccio cristallino delle Tre Valli allo sbocco nella pianura padana a Brescia e non presenta segni di attività geomorfologica glaciale.

Geografia fisica

La valle si trova all'interno delle Prealpi Bresciane. I monti principali che la contornano sono: monte Colombine - monte Crestoso - Dosso Alto - monte Muffetto - Corna Blacca - Monte Guglielmo - 1 957 m Monte Ario - 1 755 m

Molto famoso, localmente, è il monte Guglielmo () che è possibile osservare molto bene anche dalla Franciacorta, da Brescia nonché da buona parte della pianura bresciana sino alla provincia di Cremona.

Preistoria I primi insediamenti I primi insediamenti si ebbero, secondo alcuni documenti nel Mesolitico (8000 - 5000 a.C.) e nel Neolitico (5000 - 2000 a.C.) (escludendo San Vigilio all'inizio della val Trompia), con insediamenti risalenti al Paleolitico (pre 8000 a.C.).

Nel 1976, a Collio, fu ritrovato un piccolo frammento di pietra risalente probabilmente al Mesolitico Antico (6500 a.C.).

Storia La Valtrompia appare maggiormente abitata nell'età del Bronzo con insediamenti su alture e dossi, in posizione quindi ben difesa e che consentiva di controllare ampi tratti della valle e degli sbocchi delle vallette laterali. Nell'età del Ferro, la scoperta di risorse minerarie portò ad un incremento degli insediamenti che sembravano privilegiare la media valle anche se non mancano documentazioni per l'alta valle. A gruppi sporadici autoctoni dovettero ben presto unirsi altre genti: i Liguri di stirpe pre-indoeuropea, i Reto-Euganei, i Celti; più avvolta nel mistero sembra invece la presenza degli Etruschi. Dall'unione di tutte queste tribù si venne a costituire un popolo, i cosiddetti Triumplini.

L'età romana Le tribù stanziate nel territorio erano esenti dal controllo di Roma e nel 15 a.C nell'ambito della cosi detta guerra retica, il generale romano Druso pose fine all'autonomia dei Triumplini con la guerra retica: i Triumplini sono difatti il primo popolo citato "gentes alpinae devictae" del Trophaeum Alpium di La Turbie. Ridotti in condizione di schiavitù, vengono inseriti nella X Regio chiamata poi scolasticamente "Venetia et Histria" ed assegnati alla gens Fabia di Brixia. Nella valle, a sfruttare le miniere del ferro, tradizione vuole che fossero mandati da Roma i detenuti e schiavi, i cosiddetti "damnata ad metalla".. Vennero in questo periodo realizzate due strade, quella di destra e di sinistra rispetto al Mella. Quella di sinistra costeggiava sostanzialmente l'acquedotto dell'Aqua Salsa, acquedotto costruito per mostrare la potenza romana dopo la conquista della valle e che funzionerà sostanzialmente fino alla fine dell'impero, che da Lumezzane Gazzolo, giungeva fino a porta sant'Eusebio in città con l'innesto della fonte di Cogozzo di cui è stato scoperto un pezzo del tracciato, mentre quella di destra usciva dalla città da nord, attraversava il Mella al ponte Crotte e passando per Collebeato e quello che poi divenne il monastero di Santo Stefano (che era una stazione di posta romana), scendeva e seguendo la mezza collina arrivava fino a Noboli dove attraversava il Mella per proseguire, ripassando il fiume a Ponte Zanano, fino a Lavone ove vi era una biforcazione per la val Camonica attraverso il colle di san Zeno o per l'alta valle.

La presenza nell'Alta Valle di vene minerali promosse fin dall'antichità un'attività estrattiva. Ciò favorì il precoce sviluppo di una tradizione di lavorazione del ferro, attestata in epoca romana, anche per la produzione di armi. Per tale ragione sotto il dominio veneziano la valle godeva di una speciale autonomia e di alcune esenzioni fiscali. Ciò non valeva per Lumezzane (nella tributaria Val Gobbia) che era infeudata agli Avogadro. Al XVI secolo risale la fondazione della Beretta, tuttora specializzata nella produzione di armi.

L'umanista bresciano Ottavio Rossi ricorda come "I Valtrompieschi, anticamente chiamati Triumplini, discendono da i tanto celebrati popoli Euganei e da buona parte de' i nostri più antichi Cittadini ricoverati in questa valle, né calamitosi tempi di Radagasso e d'Attila".. In realtà già Tito Livio nel "Ab Urbe condita" aveva individuato i triumplini come discendenti si dei liguri euganei (il più famoso dei quali è il re Cidno, mitico fondatore di Brescia da cui prende nome il colle Cidneo) ma spinti in valle non da Attila ma in epoca molto precedente dall'arrivo dei Galli Cenomani che non si avventurarono sostanzialmente nelle valli e rimasero in pianura.

Il Medioevo

Le uniche attestazioni, ad oggi verificate, della presenza dei Longobardi in Valtrompia sono relative alle necropoli di Villa Carcina, Cogozzo e Sarezzo. Si tratta di aree cimiteriali riconducibili agli insediamenti che dovettero collocarsi a ridosso della grande villa romana posta a Cogozzo e nei pressi dell'importante centro abitato romano di Sarezzo. Nella media ed alta valle sono attestate, al contrario, necropoli altomedievali con sepolture che sono genericamente riferibili all'VIII e IX secolo, per la circostanza che non presentano corredo tipico del costume funerario di età longobarda, ma che potrebbero riferirsi anche al secolo precedente e ad una temperie culturale che potrebbe ricondurre piuttosto ad una continuità di tradizione culturale autoctona.

Un quadro d'insieme dell'alta valle si delinea nei primi decenni del XIII secolo, che vede al centro il comune di Bovegno, strettamente collegato alla comunità canonicale della pieve di S.Giorgio.

Risulta che la quadra di Valtrompia nel 1385 sia costituita da: Comune de Castelanza de Inzino, Comune de Castelanza de Lé, Comune de Ludrino, Comune de Zumo et Tabernolis, Comune de Marmentino, Comune de Pesazis, Comune de Herma, Comune de Bovegno, Comune de Collibus, Comune de Castellanza de Villa, Comune de Serezio. Qualche anno dopo, cambiato il dominio e passati ai Veneti, i Comuni, nello statuto del Comune di Brescia del 1429 sono: Colles, Bovagnum, Pesazie, Tabernole, Marmentinum, Lodrinum, Castelancia de Lé, Castelancia Inzini, Castelancia de Villa, Serecium.

Per quanto riguarda la val Trompia, gli statuti comunali storicamente più conosciuti sono quattro e riguardano nell'ordine i comuni di Bovegno (1341), Cimmo e Tavernole (1372), Pezzaze (1529, copia riformata del testo originario del 1318, disperso) e Pezzoro (1579). A questi statuti vanno aggiunti altri codici, ordinamenti e provvisioni come quelli di Nave (1440 e 1553), Sarezzo (1676 e 1765) e Collio (1757, copia riformata delle provvisioni del 1583-1584), senza dimenticare le disposizioni statuarie della Valle Trompia (1436, 1576 e 1764).

Il Cinquecento

Il primo marzo 1503 si registra una straordinaria nevicata, cui nell'estate e nell'autunno seguono piogge e inondazioni; altre inondazioni si susseguono nel 1506 e 1519.

Nel 1504 si verifica un terremoto; rigidissimo il gelo nei mesi di febbraio, marzo e aprile del 1505.

Nel 1508 vengono mandati degli armati all'impresa di Rovereto contro l'imperatore Massimiliano, oltre al mantenimento di 500 uomini a Bagolino ed alla Rocca d'Anfo.

Il 22 aprile 1509 il Consiglio generale della Comunità di Valtrompia, riunitosi in Tavernole, delibera l'invio degli uomini promessi al Governo veneto: il drappello valtrumplino viene spedito a difendere il castello di Casaloldo. Pressati dai francesi sul fronte occidentale (Treviglio-Caravaggio), i Veneti chiedono nuovi arruolamenti ai Triumplini, cosicché il Consiglio di Valle invia altri 400 soldati; le sorti della guerra però volgono al peggio. Il 20 Luglio successivo il re di Francia Luigi XII rilascia un diploma in cui conferma, concede ed approva tutti i privilegi, le esenzioni e le prerogative della Valtrompia. Nel maggio del 1510 re Luigi XII entra in Brescia e nel maggio del 1511 Venezia riesce ad arruolare nelle valli (Valtrompia e Valsabbia) più di 300 volontari, di cui 160 in Valtrompia. Il 2 luglio 1511 il doge di Venezia, con propria ducale, esorta i Triumplini alla resistenza contro gli occupanti francesi; i movimenti filoveneti dalle valli passano alla città (cospirazione di Luigi Avogadro dei conti di Zanano), con l'appoggio dei quattro fratelli Negroboni di Bovegno, di Angelo Robbi, valoroso capitano di Brozzo, di due Avogadro di Cogozzo, di Giovanni Bailo di Sarezzo e di Stefano Muti di Gardone; Sarasini e Graziotti riconquistano la Rocca d'Anfo togliendola ai francesi. Si solleva anche la città. Il 18 gennaio 1512 i francesi scoprono la congiura ed in febbraio Gastone di Foix con uomini entra in Brescia; il 17 febbraio un migliaio di valligiani, al comando di Girolamo Negroboni, tenta a S.Fiorano l'estrema resistenza contro le milizie straniere, con morte eroica di questi valtrumplini. I ribelli sono sconfitti, Luigi Avogadro è condannato a morte, la città è orrendamente saccheggiata. La Valtrompia si ribella. I mercenari tedeschi che occupavano la città, a corto di denaro, facevano frequenti irruzioni nei borghi della bassa valle distruggendo e depredando ogni cosa. Venezia rientra in Brescia dopo sette anni di guerra. La pace di Noyon consente finalmente qualche anno di tranquillità, ma il ritorno alla normalità è lungo e difficile.

Oltre alla guerra, nel 1512 sopraviene flagello ancor più terribile, cioè la Peste, come rilevano gli Annali di Pezzaze.

Nel 1520 la Val di Trompia aveva cinquantamila anime, come la Valchamonicha e la Riviera di Salò, e più della Val di Sabia che ne contava quarantamila.

Il 28 gennaio 1527 si registra un terremoto, avvertito soprattutto verso il Maniva e Bagolino. Una grande alluvione del Mella colpisce la Valtrompia e particolarmente Brozzo, crolla il ponte di Pregno.

Il nobiluomo Marino Cavalli, capitano di Brescia, nella relazione presentata al Senato Veneto nel 1554, rileva che la Valtroppia (Valtrompia) per mezzo la qual corre la Mella, ha molte bone terre e fa circa 18 mila anime et sono homini stimati più feroci e più bellicosi assai che tutti gli altri pe queste valate. [...] Questi di Valtrompia sono affetionati al nome di Sua Serenità il doge [...]. La sua industria è come in le altre valle ferarezza, animali et boschi. A Gardon si fa un mondo d'archibusi tra le altre cose et li fanno con tanta facilità che in duo o tre fusine se ne faria 400 cane (canne) al giorno. La Valtrompia non raccoglie grano di sorte alcuna per essere angustissima, ma vive tutto della pianura Bressana.

Una Grande carestia colpisce l'intera Valtrompia nel 1560.

Dal 28 al 30 ottobre 1567 una grande pioggia provoca una spaventosa inondazione, con il crollo dei forni da ferro, la rovina delle fucine, travade et seriole et canali et rode, mulini, rasege et folli.

Domenico Priuli, capitano di Brescia, nel 1572, rileva al doge che le miniere miglior, et di maggior quantità sono in Valtrompia, soprattutto a Collio, nella quale Valle si trova la terra di Gardon, famosissima per il mestiere delli archibusi (archibugi), qual non so che si faccino in altro luogo, nello stato di Serenità Vostra, et forse in tutta Italia in simil quantità et bontà.

Lo Statuto di Valtrompia, edito nel 1576, assegna ai Comuni il compito di adoperarsi perché siano allontanati i banditi, i ladri, gli assassini e tutte le persone sospette che si trattengano più di cinque giorni nel loro territorio. Tanto grave appare il problema della sicurezza pubblica che se un Comune manchi ai suoi doveri in questa materia perde il diritto di partecipare al Consiglio di Valle.