La Peugeot 406 è un'autovettura di fascia medio-alta, prodotta tra il 1995 e il 2005 dalla casa automobilistica francese Peugeot.
Storia Genesi
Il progetto D80, finalizzato alla realizzazione di una berlina che sostituisse la 405, fu avviato già nel 1990: la Casa del Leone Rampante stanziò a tale scopo una cifra di 5,7 miliardi di franchi, pari a circa 2 000 miliardi di lire.
L'idea dei progettisti Peugeot era quella di realizzare un'automobile che si distaccasse dalla semplicità della 405 (sebbene la vettura fosse stata molto apprezzata dal pubblico), per proporre una vettura più grande ed elegante, che si avvicinasse maggiormente alla concorrenza, che stava proponendo modelli sempre più moderni.
Sempre stando ai programmi della Casa, oltre alla berlina avrebbero dovuto essere prodotte una versione familiare ed anche una coupé, che riprendesse l'eredità dei vecchi modelli come la 504 Coupé e, prima ancora, della 404 coupé.
Esordio
La nuova vettura, battezzata 406, fu presentata al Salone di Francoforte del 1995: la produzione in Francia venne avviata praticamente in contemporanea, salvo gli esemplari di pre-serie nati già alcuni mesi prima. In Italia la 406 sarebbe arrivata alla fine del dicembre 1995.
La 406 venne prodotta a Sochaux, presso la sede centrale della casa del leone, e in breve tempo si contava di arrivare a un regime di 1 200 esemplari al giorno.
Linea e interni
La 406 era caratterizzata da una linea più "importante" rispetto a quella della 405. Ferma restando la classica configurazione a tre volumi (unica vettura francese di segmento D dell'epoca a mantenerla), la 406 risultava più lunga di 14,5 cm e più larga di 7,5 cm. Anche il passo era leggermente aumentato, seppur di soli 3 cm. La linea, disegnata dal centro stile Peugeot di La Garenne-Colombes diretto da Gérard Welter,Voitures Peugeot de collection, Patrick Lesueur, 2017, E/P/A, pag.246 presentava alcune analogie stilistiche con l'ammiraglia Peugeot, ossia la 605, della quale manteneva alcune soluzioni ritenute efficaci, come il frontale basso e spiovente contraddistinto dalla calandra sottile divisa in due da un unico listello orizzontale. I fari trapezoidali, secondo la tradizione Peugeot dell'epoca, erano sottili e inclinati verso la calandra. Sempre la vista frontale permetteva di notare un piccolo particolare, vale a dire il nuovo logo della Casa, con il Leone Rampante racchiuso all'interno di una piccola cornice cromata. La vista laterale permetteva di apprezzare l'eleganza del corpo vettura, ma anche la dinamicità delle linee, esaltata dall'andamento inclinato di parabrezza e lunotto, nonché dei relativi montanti. Era inoltre possibile notare anche il sottile fascione che andava a sottolineare la zona inferiore della fiancata. L'unica nota stonata, peraltro presente solo nelle versioni di base, stava nella presenza dei cerchi in acciaio con copriruota. La coda alta sembrava quasi tronca, anche per via della sua particolare linea concava che terminava nella zona superiore con una sorta di piccola appendice aerodinamica incorporata. Elegante anche il disegno dei fari posteriori, con plastiche bicolore e dal profilo avvolgente.
L'abitacolo era uno degli aspetti della 406 in cui i progettisti hanno dimostrato di aver dato il meglio, poiché non risultava semplicemente all'altezza delle berline premium della stessa fascia, ma anzi, si poneva ai vertici della categoria per la ricchezza dei contenuti, per la sua completezza, la sua funzionalità e la sua ergonomia. I passeggeri trovavano all'interno della berlina francese un'atmosfera rilassante e confortevole. Il conducente, in particolare, poteva trovare facilmente la posizione di guida ottimale grazie alle numerose regolazioni. La strumentazione a elementi circolari analogici era racchiusa sotto un'ampia palpebra. Erano presenti anche alcune funzioni digitali, come il contachilometri parziale. Ampia anche la disponibilità di vani portaoggetti, mentre il bagagliaio, assai capiente, poteva essere integrato dalla possibilità di abbattere lo schienale posteriore e aumentare la capacità di carico da 350 a 460 litri. In questo senso, la 406 è stata una delle pochissime berline a tre volumi ad offrire il divano posteriore reclinabile.
Dotazione
La dotazione di serie della 406 era abbastanza completa fin dalle versioni di base, sebbene migliorabile: i modelli di attacco della gamma erano equipaggiati con doppio airbag, vetri elettrici anteriori, chiusura centralizzata, climatizzatore manuale, sedile guida e volante regolabili. Salendo appena di livello, la dotazione si arricchiva con l'ABS, i vetri elettrici posteriori, i retrovisori esterni elettrici, i poggiatesta posteriori, i fendinebbia, il climatizzatore automatico in luogo di quello manuale e il tergicristallo automatico, che entrava autonomamente in funzione non appena degli appositi sensori captavano le gocce di pioggia, e si disinseriva al termine della precipitazione o quando si entrava in posti coperti, come una galleria o sotto la tettoia di un casello autostradale o di un'area di servizio. Gli stessi sensori erano in grado di quantificare l'intensità della pioggia e di variare automaticamente l'intermittenza della funzione tergicristallo.
Struttura e meccanica
La scocca della 406 era composta da 310 lamierati in acciaio saldati tra loro con 4 000 punti di saldatura. Grande importanza è stata data alla sicurezza degli occupanti: a tale proposito vanno sottolineati i rinforzi alla scocca, per conferire rigidità alla struttura, ma anche per garantire un'adeguata protezione in caso di impatto. Tali rinforzi si hanno anche in alcune zone dell'abitacolo, come per esempio nella plancia. Inoltre, per la prima volta in una Peugeot, era disponibile un semplicissimo dispositivo da tempo auspicato dalla stampa specializzata, chiamato interruttore inerziale, che in caso di urto blocca l'afflusso di carburante al motore, per prevenire il rischio di incendi.
Tradizionale era lo schema meccanico della 406, che manteneva la classica architettura "tutto avanti" con motore sistemato in posizione trasversale. Il pianale utilizzato derivava da quello della Citroën Xantia, salvo per il fatto di non possedere le sospensioni idropneumatiche. Qui vi erano comunque delle significative novità, poiché troviamo infatti un classico avantreno con schema pseudo-MacPherson, ma anche un ben più raffinato retrotreno multilink che va a sostituire il vecchio schema a bracci longitudinali oscillanti e barre di torsione trasversali. Inoltre, tale retrotreno riceve dalla Xantia il sistema autodirezionale, che dona maggior agilità in curva alla vettura.
Più dolenti sono gli aspetti legati alla qualità dell'impianto frenante, il cui schema di tipo misto e l'assenza dell'ABS nelle versioni meno ricche, non consentiva una frenata efficace e sicura. Il dispositivo antibloccaggio era comunque ottenibile, anche se con sovrapprezzo. Tale aspetto penalizzava la 406 rispetto ad altre berline della stessa fascia di mercato. Lo sterzo era invece a cremagliera con piantone collassabile e servosterzo idraulico.
Motorizzazioni
Al suo esordio, la 406 era disponibile nella maggior parte dei mercati europei in tre motorizzazioni a benzina più due a gasolio:
1.6 8v: 1580 cm³, monoalbero a due valvole per cilindro, con 88 CV di potenza massima; 1.8 16v: 1761 cm³, bialbero a 4 valvole per cilindro, con 110 CV di potenza massima; 2.0 16v: 1998 cm³, bialbero a 4 valvole per cilindro, con 132 CV di potenza massima; 1.9 TD: 1905 cm³ turbodiesel, monoalbero a 2 valvole per cilindro, con 90 CV di potenza massima; 2.1 TD: 2088 cm³ turbodiesel, monoalbero a 3 valvole per cilindro, con 109 CV di potenza massima.
Nel mercato italiano, però, la gamma prevista per l'esordio era limitata solamente ai motori 1.8 e 2.0 a benzina: le restanti versioni sarebbero arrivate solo in seguito. Nel frattempo, per chi voleva una berlina media a gasolio, oppure a benzina, ma di cilindrate inferiori, la Casa francese aveva lasciato in listino nel nostro mercato alcune versioni della 405.
In ogni caso, tutte le motorizzazioni erano accoppiate a un cambio manuale a 5 marce. A richiesta, su alcune versioni, era possibile avere un cambio automatico a 4 marce.
Evoluzione I primi anni
Proposta in tre livelli di allestimento (SL, SV e ST), la 406 riscosse un'ottima accoglienza, specialmente in Francia, dove fu utilizzata anche come auto della Polizia, e in Gran Bretagna. In quest'ultimo mercato, la 406 fu costruita negli ex-stabilimenti della Chrysler Europe, la quale fu assorbita nel 1978 dal Gruppo PSA: la 406 riscosse un successo enorme in tale mercato, al punto di offuscare il già notevole successo ottenuto negli anni precedenti dalla piccola Peugeot 205. Un po' meno brillanti furono i risultati ottenuti in Germania, dove la clientela era campanilisticamente più legata ai prodotti della concorrenza nazionale, che comunque erano ottime vetture. Anche in Italia la 406 stentò un po', anche se alla fine ottenne risultati di gran lunga migliori che sul mercato tedesco.
Nel corso del 1996, la gamma italiana si arricchì notevolmente: dapprima entrarono in listino le due versioni turbodiesel da 1.9 e 2.1 litri, mentre nel mese di ottobre arrivò la versione 2.0 turbo, il cui propulsore raggiungeva la potenza di 150 CV. Contemporaneamente le ultime versioni della 405 sparirono dal listino italiano.
Alla fine dello stesso anno esordì anche la versione station wagon, più lunga e capiente, poteva essere ordinata anche in versione a 7 posti su tre file di sedili.
Nella primavera del 1997, invece, fu la volta della 406 Coupé, elegante e grintosa, con cui la Casa francese tornava nel settore delle coupé di fascia medio-alta. Nello stesso anno, il 1.6 venne tolto dai mercati dove era previsto, per essere sostituito da un 1.8 di pari potenza, praticamente una versione monoalbero del normale 1.8 da 110 CV. Tale versione 1.8 da 90 CV venne stavolta proposta anche per il nostro mercato. Contemporaneamente, venne introdotta la versione top di gamma, mossa da un 3 litri realizzato in collaborazione con Renault, e che erogava 190 CV di potenza massima.
Nel 1999, la 406 fu sottoposta a un restyling, che interessò berlina e station wagon, ma non la coupé, la quale si discostava già di per sé in maniera piuttosto decisa dal resto della gamma. Il restyling interessò il frontale, con cofano più ampio e meno spiovente, una nuova calandra senza il listello orizzontale, gruppi ottici più grandi e aggressivi, e un nuovo paraurti dal disegno più moderno e la coda, che propose gruppi ottici tagliati in due e non più in un pezzo unico. Anche gli interni e la strumentazione vennero aggiornati e resi più eleganti e completi. Dal punto di vista meccanico, notevoli migliorie vennero apportate all'impianto frenante, che stavolta si avvalse di componentistica Brembo. Inoltre venne adottato il nuovo 2 litri bialbero da 136 CV che già equipaggiava la 206 GTI, ma le vere novità si ebbero sul fronte Diesel: infatti, con il boom del gasolio, in seguito all'introduzione della tecnologia common rail, anche per la 406 fu proposta un'adeguata motorizzazione turbodiesel, da 2.0 litri di cilindrata, che andò a sostituire la precedente motorizzazione con precamera. Anche l'unità da 2.1 litri sparì dal listino: sarebbe stata sostituita nel 2000 con l'arrivo di una nuova motorizzazione turbodiesel da 2.2 litri. Sempre nel 2000, il 1.8 della serie XU venne sostituito da un nuovo motore 1.8 bialbero a benzina da 117 CV.