Biografia Egesianatte fu grammaticus (nella polivalente accezione del lemma),; poeta, storico (gli è anche attribuita un'opera sull'antica "Libia", o "Lybikà") e astronomo greco, vissuto alla corte di Antioco III, per il quale rivestì anche il ruolo di ambasciatore.
Nacque ad Alessandria della penisola di Troade, come risulta da materiale epigrafico che lo notifica anche quale figlio di un Diogene («Ἡγησιάναξ Διογένους Ἀλεξανδρεὺς ἐκ τᾶς Τρωάδος»).
Le missioni diplomatiche Poté entrare in rapporti con il re seleucide Antioco III, di cui si guadagnò il favore recitando e donandogli le sue poesie: il re lo ammise indi nella cerchia dei suoi amici (φίλοι), come riferisce Demetrio di Skepsi nell'episodio raccontato nel suo Τρωικὸς διάκοσμος (Lo schieramento troiano),Sull'episodio è pervenuto anche un frammento: frag.7 Gaede. citato in Ateneo.Deipnosophistai 4,155b:
Nel contesto storico dei prodromi al conflitto tra Roma e la Siria, Antioco gli affidò diverse missioni diplomatiche.; in Egesianatte si recò per la prima, nel 196 a.C., a Corinto insieme con un Lisia e vi si incontrò con l'ex console romano Tito Quinzio Flaminino, in occasione della celebrazione delle feste istmiche. Ancora con Lisia fu alla corte del re seleucide nella Lisimachia che Antioco aveva ricostruito nel 196.Pol., Hist. 18,47,4 e 18,50,3; Liv., urb. 33, 34,1-4.
Tre anni dopo, nel 193 a.C., quando le relazioni romano-seleucidi si deteriorarono, Egesianatte si recò a Roma come inviato di Antioco, questa volta con Menippo come suo compagno. Entrambi negoziarono con un organo nominato dal Senato composto da dieci commissari e guidato ancora da Tito Quinzio Flaminino. Tuttavia, le discussioni non portarono ad un accordo.Liv., urb. 34, 57.Diod., Hist. 28,15App.,6.
Probabilmente durante questo secondo viaggio diplomatico Egesianatte fu ancora a Delfi, dove, essendo egli di origine greca, nell'ambito della missione fu incaricato della prossenia.
Della vita di Egesianatte dopo di allora non si tramanda più nulla.
Poeta, declamatore, attore Demetrio di SkepsiNella stessa opera, come riportato ancora da Ateneo: Deipn.3,80d-e, frag.9 Gaede: cita Egesianatte per un particolare attinente alla sua attività di declamatore di poesia e attore di tragedie, dapprima di ben misera qualità e in seguito dotato di voce dal timbro assai più piacevole, raggiunto grazie a una dieta che per diciotto anni aveva previsto l'astinenza dal cibarsi di fichi. Tale particolare non sarebbe di per sé rilevante, se non fosse ripreso in una delle scarsissime citazioni relative al personaggio.
Opere Fu autore di una Storia troiana,Che presenta problemi filologici notevoli. di due opere grammaticali, di un'opera sulla Libia (Λιβυκά) e di un poema astronomico sui Fenomeni. Tuttavia, così come dubbi sussistono sull'identificazione tra l'autore delle opere grammaticali e l'astronomo, non di meno per quella dell’astronomo con lo storico. Se infatti c'è chi si pronuncia nettamente contro l’identificazione dell’astronomo con lo storico, altri esprimono ipotesi meno trancianti e comunque da prendere in considerazione.; Con anteprima: ; diviso per contenuti
Delle opere di Egesianatte sono pervenuti solo pochi frammenti, che nel primo quarto del XXI secolo sono stati pubblicati (testo originale in greco antico, traduzione inglese e commento) in:
Importanza della tradizione indiretta A causa della indisponibilità delle opere di Egesianatte, sono vieppiù da considerare i testi che di esse sono stati più o meno impliciti vettori, ovvero di tradizione indiretta, pur nella loro problematicità.;
Opere grammaticali Sull'elocuzione di Democrito: "Περὶ τῆς Δημοκρίτου λέξεως" Sull'elocuzione poetica: "Περὶ ποιητικῶν λέξεων"
Se delle opere poetiche gli studiosi ricevono dall'antichità notizie circostanziali, esplicitamente invece viene attestata l'attribuzione a Egesianatte di due opere grammaticali.Stefano di Bisanzio, infatti, grammatico e autore nel VI sec. di un dizionario geografico intitolato Ethnica, Meineke interviene anche sulla questione delle fonti degli Ethnica. confluito, sebbene solo per via di un compendio (l'epitome ermolaiana), nel lessico enciclopedico Suda,Che ha tra le sue fonti anche l’opera perduta del grammatico del V secolo Esichio di Mileto Περὶ τῶν ἐν παιδείᾳ λαμψάντων σοφῶν (Perì tòn en paidèia lampsànton sofòn), in lingua latina: De viris doctrina claris, traducibile come "Sugli uomini celebri per dottrina"). sotto la voce Τρῳάς riporta:Steph. Byz. τ 211 Τρωϊάς (p. 348 B.) = Hegesianax LGGA fonte 26 = BNJ 45 T 1. «Τρῳάς ["Troade"; seguono i nomi alternativi della regione e l'etnico Τρῳαδεύς]. ἐντεῦθεν ἦν καὶ Ἡγησιάναξ γραμματικός, γράψας Περὶ τῆς Δημοκρίτου λέξεως βιβλίον ἓν καὶ Περὶ ποιητικῶν λέξεων». («Di quel luogo era anche il grammatico Hegesianax, che ha scritto "Sull'elocuzione di Democrito", in un libro, e "Sull'elocuzione poetica"»).
Egesianatte astronomo? A causa della scarsità di informazioni inequivocabili in proposito, non esiste una prova dirimente quanto all'esatta identificazione di Egesianatte e delle sue opere, questioni su cui gli storici si trovano ad affrontare una vera e propria stratigrafia di fonti, da esaminare a diversi livelli di rimandi e citazioni che si succedono a spirale.
Il matematico Bernardino Baldi, eclettico poligrafo che fu anche storico antiquario, nella sua Cronica de' matematici, offre una testimonianza su Egesianatte che merita approfondimenti critici anche per la individuazione ulteriore dell'esatto soggetto della citazione stessa nella fonte antica: «Hegesianatte da Troade scrisse poeticamente dell’Astrologia, ne' quali libri, come nota Plutarco, si sforzò per via di raggioni perspettive, e specolari di rendere la causa de le macchie della Luna.»;
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Egesianatte in Plutarco? Si registrano occorrenze importanti, in Plutarco o sotto il suo nome, che suggeriscono una volta di più la peculiarità filologica, e quasi misteriosa, che avvolge la tradizione egesianattea e addirittura la sua identificazione.
Uno storico dal nome di "Hegesianax" o "Hesianax", insieme con il riferimento al terzo libro di un’opera di questi, chiamata Lybica, è menzionatoPar.Min. 23. dal cosiddetto Pseudo-Plutarco in un'operetta spuria a cavallo fra II e III d.C., i Parallela minora (Συναγωγὴ ἱστοριῶν παραλλήλων Ἑλληνικῶν καὶ Ρωμαϊκῶν), tramandata nel corpus dei Moralia. Circa un secolo prima (a cavallo fra I e II d.C.), era stata fatta menzione, proprio da Plutarco nel suo De facie in orbe Lunae (Περὶ τοῦ ἐμφαινομένου προσώπου τῷ κύκλῳ τῆς σελήνης),de fac. 2, 3. di un poeta, sotto il nome di "Agesianax", di cui Plutarco citava alcuni versi che descrivono la Luna.SH è la sigla di: A questo proposito, è da rilevare che già Voss (latinizzato in Vossius), esprima il suggestivo dubbio su quale di questi due possa essere identificato con l’altro o l’uno o l’altro dei due, o entrambi, con l’Egesianatte di Alessandria nella Troade.
Egesianatte nel De astronomia di Hyginus Di Igino, scrittore latino del I sec.d.C. da non confondere con l’omonimo “bibliotecario”, sono state tramandate due opere, tra cui un trattato De Astronomia,Citato anche come Astronomica o Poeticon astronomicon. che ha come fonte, tra le altre, i Fenomeni () di Arato di Soli.; In tale trattato iginiano si leggono almeno tre citazioni di Egesianatte, che a loro volta tramandano notizie, pareri o conoscenze o interpretazioni mitologiche, relativi alle costellazioni, peculiari, sebbene non originali, accanto a quelle di altre fonti, testimoniando come in Egesianatte si fondessero interesse per l'astronomia, per la mitologia stellare, e concezione della poesia quale mezzo espressivo dell'attività di esegesi e critica.
In particolare:Il testo latino del trattato iginiano si può leggere on line qui: Hyg. Astr. 2,6: Sulla costellazione dell'ENGONASIN (Inginocchiato), Igino riporta il pensiero di Eratostene di Cirene che affermerebbe trattarsi di Ercole, piegato sul ginocchio destro, mentre lotta col serpente custode delle Esperidi, e così Panyasi nel suo Heraclea: («Hunc Eratosthenes Herculem dicit, supra draconem collocatum, de quo ante diximus, eumque paratum ut ad decertandum, sinistra manu pellem leonis, dextra clavam tenentem. Conatur interficere draconem Hesperidum custodem, qui numquam oculos operuisse somno coactus existimatur, quo magis custos adpositus esse demonstratur. Se quo etiam Panyasis in Heraclea dicit. Horum igitur pugnam Iuppiter admiratus, inter astra constituit. Habet enim draco caput erectum, Hercules autem dextro genu nixus, sinistro pede capitis eius dextram partem obprimere conatur; dextra manu sublata ut feriens, sinistra proiecta cum pelle leonis, ut cum maxime dimicans apparet. Etsi quis sit hic negat Aratus posse quemquam demonstrare, tamen conabimur demonstrare, ut aliquid verisimile dicamus»). Lo scrittore riprende l'opinione di Arato sulla indimostrabilità dell'identificazione con alcuno dei personaggi mitologici, e di seguito afferma che riporterà la propria tesi, purché plausibile («verisimile»).
Quindi continua riportando quella di Egesianatte: «Hegesianax autem Thesea dixit esse, qui Troezene saxum extollere videtur, quod existimatur Aegeus sub eo ellopium ensem posuisse, et Aethrae Thesei matri praedixisse, ne ante eum Athenas mitteret, quam sua virtute lapide sublato, potuisset gladium patri referre».«Egesianatte disse invece che era Teseo, che si vede a Trezene spostare il masso sotto il quale si crede che Egeo abbia nascosto i calzari e la spada e avesse riferito la profezia a Etra, madre di Teseo, che non lo mandasse ad Atene prima che, conseguita la virilità, non avesse potuto sollevare la pietra e riportare al padre la spada».
Hyg. Astr. 2,14: Sulla costellazione dell'OPHIUCUS, Igino ricorda invece genericamente come «apud nostros scriptores», «tra i nostri scrittori», sia chiamato «Anguitenens», ossia «il Maneggiatore/Dominatore di serpenti» e che sia posta sopra la costellazione dello Scorpione. Ricorda altresì come sia identificato anche, da molti, col re Carnabonte re dei Geti di Tracia, ivi imprigionato con il serpente in mano da Cerere in memoria del suo crimine e della punizione che ella gli aveva inflitto.
Prosegue dunque incastonando l'esplicita citazione di Egesianatte tra quelle, seguenti, di altri («alii»): «Hegesianax enim dicit, Cererem memoriae hominum causa ita Carnabonta sideribus figurasse, manibus tenentem draconem ut interficere existimetur. Qui ita vixerat acerbe, ut iucundissimam sibi conscisceret mortem». «Egesianatte infatti dice che Cerere per ricordarlo agli uomini avesse raffigurato Carnabonte tra le stelle in tale forma, col serpente tra le mani, che si pensasse che stesse uccidendolo: ma che per se stesso vivesse una vita così amara che sarebbe stato quanto di più gradito infliggersi la morte».