La Banca del Fucino (pronuncia: Fùcino) è una storica banca privata romana fondata nel 1923.

Il principale bacino di utenza è nella provincia di Roma e nel resto del Lazio, in Abruzzo, nelle Marche, in Sicilia, in Lombardia e nel Veneto. Dal 2019 fa parte del gruppo bancario Igea Banca.

Storia

La fondazione La Banca del Fucino viene fondata il 4 luglio 1923 da Giovanni e Carlo Torlonia, membri dell’importante famiglia nobiliare di Roma.

Al momento della sua fondazione il capitale sociale della Banca ammonta a 5.000.000 di lire, una somma fornita per più di quattro quinti (4.600.000 lire) dalla famiglia Torlonia. La sede legale viene stabilita a Roma in via Tomacelli 139; il relativo edificio è tutt’oggi sede di diversi uffici della banca.

Tra le finalità originarie della Banca vi era quella di finanziare lo sviluppo agricolo della piana del Fucino, alla quale si richiama lo stesso nome del nuovo istituto creditizio. Tra le operazioni che la Banca, da statuto, è autorizzata a svolgere, figura infatti al primo posto l’“esercizio, in conformità delle leggi, del credito agrario”Atto Costitutivo del 4 luglio 1923, in Banca del Fucino, 100 anni di storia nelle relazioni di bilancio, Vol. 1 (1923-2000), Tipografia Veneziana, Roma 2023, p. 15; Banca del Fucino, Statuto del 4 luglio 1923, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 26.. Nei decenni precedenti, la famiglia Torlonia aveva dedicato ingenti risorse finanziarie al prosciugamento del lago Fucino, un’operazione complessa e onerosa conclusasi nel 1876, dopo più di vent’anni di lavori. A seguito di tale operazione era iniziato lo sviluppo agrario dell’area marsicana: la fondazione della Banca del Fucino aveva quindi tra i suoi obiettivi principali quello di mettere a frutto al meglio gli investimenti dei Torlonia nella piana abruzzese.

Periodo fascista e seconda guerra mondiale Durante i primi venti anni di vita della Banca del Fucino in Italia vige il regime fascista, con il quale la famiglia Torlonia ebbe buoni rapporti, come dimostrato dalla concessione, nel 1925, di Villa Torlonia a Benito Mussolini per la cifra simbolica di una lira all’anno. Mussolini eleggerà la villa a sua residenza per diversi anni, fino al 1943. Nel 1926, inoltre, la Banca raccoglie sottoscrizioni al prestito del Littorio per un valore totale di 1.200.000 lire, di cui 150.000 sottoscritte in proprio.Relazione del Cda sul bilancio 1926, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 116. In più Giovanni Torlonia, presidente della Banca dalla fondazione fino alla sua morte (1938) e senatore del Regno d’Italia dal 1920, fu decorato dal regime con la Stella d’Oro al merito rurale nel 1935, e venne nominato Ministro di Stato nel 1937Relazione del Cda sul bilancio 1937, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 179..

I primi vent’anni della Banca del Fucino non furono privi di difficoltà, in particolare per gli effetti dell’inflazione del primo dopoguerra e più tardi della politica di rivalutazione della lira nota come Quota 90. La Banca riuscì nondimeno a mantenere in quasi costante crescita la componente dei depositi in conto corrente.

Gli utili, salvo rare eccezioni, si mantennero in crescita fino al 1931, quando anche l’Italia venne investita dagli effetti del crash di Wall Street del 1929. Diversi fatti testimoniano il buon andamento complessivo degli affari della Banca fino a quella data: in particolare, l’apertura di due nuove agenzie a Roma nel 1925Relazione del Cda sul bilancio 1925, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 97., l’aumento del capitale sociale a 10.000.000 di lire nel 1927Relazione del Cda sul bilancio 1927, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 136., nonché l’acquisto del palazzo di Via Tomacelli 106, a Roma, nel 1930, il quale diverrà la Sede Sociale della Banca l’anno successivoAtto di acquisto immobile del 13/08/1930 Via Tomacelli 106, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 161..

Gli anni tra il 1931 e il 1939 vedono gli utili della Banca in sostanziale stagnazione o diminuzione, mentre i depositi in conto corrente, pur subendo a loro volta i colpi della Grande Depressione, dimostrano maggior capacità di resistenza. A peggiorare la situazione, nel 1938 muoiono il presidente Giovanni Torlonia e l’amministratore delegato Giorgio Forlì, entrambi in carica fin dalla nascita della Banca. A sostituirli vengono eletti Carlo Torlonia, nel ruolo di presidente, e Riccardo Pizzi, sul quale vengono cumulate le cariche di amministratore delegato e direttore.

Il biennio 1939-40 è sicuramente da annoverarsi tra i periodi più difficili nell’intera storia della Banca del Fucino. La società rischia allora lo scioglimento, dal momento che, come dichiara il verbale della seduta del consiglio di amministrazione del 29 gennaio 1940, “il capitale sociale si deve ritenere presso che completamente perduto”.Verbale dell’assemblea ordinaria e straordinaria del 29 gennaio 1940, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 188. Le motivazioni dietro a tale difficile situazione sono chiarite nei seguenti termini: “Tale risultato è dipeso da sopravvenienze, passive, derivate da operazioni effettuate negli esercizi precedenti, che si è ritenuto dover considerare maturate, liquide e definitive nell’esercizio 1939 e che hanno portato per conseguenza la svalutazione di impostazioni dell’attivo della Banca nelle voci Conti Correnti e Partite Varie per un importo corrispondente di lire 10.370.199,98 nonché dalla impostazione nell’attivo del “Fondo liquidazione del personale” in lire 400.000”Verbale dell’assemblea straordinaria del 20 marzo 1940, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., pp. 213-214.. La crisi viene risolta il 20 marzo 1940 con la convocazione di un’Assemblea Straordinaria, nella quale i Soci deliberano la ricapitalizzazione della Banca, riportando così il capitale sociale alla cifra di 10.000.000.Verbale dell’assemblea straordinaria del 20 marzo 1940, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., pp. 205-226. L’operazione viene compiuta con successo: nei primi mesi del 1941 la Banca può così dichiarare che “tali provvedimenti si sono manifestati completamente esaurienti ed efficaci per la completa riorganizzazione dell’Istituto, la cui situazione è pienamente efficiente e normale”Relazione del Cda sul bilancio 1940, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 232..

Superato il pericolo di scioglimento, la Banca si trova comunque ad affrontare la difficile situazione macroeconomica dovuta allo scoppio, nel 1939, della Seconda guerra mondiale, nella quale l’Italia entra ufficialmente nel 1940. La guerra non impedisce ai depositi in conto corrente di continuare a crescere ed al saldo di rimanere in attivo. La Banca opta inoltre per un approccio prudente, incentrato su impieghi con alto grado di liquidità, in modo da evitare il ripetersi degli eventi del 1939. Pur non portando ad una nuova grave crisi dell’Istituto, la guerra fa sentire il suo peso sugli affari: molti lavoratori sono chiamati al fronte; diverse industrie vengono spostate nel Nord Italia, specie dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia (10 luglio 1943); i bombardamenti colpiscono le città di Roma e Avezzano, e in quest’ultima con il bombardamento del 22 maggio 1944, la succursale della Banca viene quasi interamente distruttaRelazione del Cda sul bilancio 1944, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 253.; verrà ricostruita tra il 1950 e il 1951Relazione del Cda sul bilancio 1951, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 265..

Il 4 giugno 1944 le truppe alleate entrano a Roma, segnando la fine della guerra per la città. Non è comunque un momento facile, non solo per via della grande devastazione ma anche per l’iperinflazione generata dalla circolazione delle Am-lire, la moneta stampata dagli Alleati nell’Italia appena liberata. La Banca riesce nondimeno a realizzare significativi traguardi, in termini di utili e di depositiRelazione del Cda sul bilancio 1944, Relazione del Cda sul bilancio 1945 in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., pp. 253-257.; questi ultimi, infatti, raggiungono per la prima volta, nel 1945, l’ammontare di 300.000.000 di lire, il che conduce, all’inizio dell’anno successivo, alla decisione da parte del Consiglio di Amministrazione di aumentare il capitale sociale alla cifra di 30.000.000 di lireRelazione del Cda sul bilancio 1945, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 257..

Nascita della Repubblica e miracolo economico Con la fine della Seconda guerra mondiale si apre per la Banca del Fucino un periodo di prosperità, con una crescita sostenuta di tutti i maggiori parametri dell’attività bancaria. Tale periodo felice si protrarrà all’incirca fino ai primi anni sessanta, cioè per tutta la durata del Miracolo Economico italiano.

Dal 1945 al 1962 si avvicendano diversi presidenti alla guida della Banca: Averardo Salviati (1945-1946), Fabio Friggeri (1947-1949), Costantino Benucci (1950), Giuseppe Pietro Veroi (1951-1961) e Alessandro Torlonia, che manterrà la carica dal 1962 fino al 2013Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., pp. 488-491; Banca del Fucino, 100 anni di storia nelle relazioni di bilancio, Vol. 2 (2001-2014), Tipografia Veneziana, Roma 2023, pp. 868-869..

Nel Secondo Dopoguerra la Banca partecipa attivamente alla ricostruzione tramite la sottoscrizione dei titoli del Prestito della Ricostruzione, emessi dallo Stato italiano, così come attraverso investimenti in proprio. Già nel 1946 l’Istituto registra notevoli livelli di crescita, con i depositi che raggiungono la quota di 500 milioni e gli utili quella di 2.264.744Relazione del Cda sul bilancio 1946, in Banca del Fucino, 100 anni di storia nelle relazioni di bilancio, Vol. 1 (1923-2000), op. cit., p. 258.. A partire dal 1947 la Banca assume una traiettoria di crescita sostenuta, testimoniata dalla decisione, nel 1948, di innalzare il capitale sociale alla cifra di 50 milioni di lire. Si tratta solamente del primo di una serie di aumenti di capitale che, tra 1948 e 1961, portano il capitale della Banca a quota 600 milioniRelazione del Cda sul bilancio 1961, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 285.. Questi aumenti, cinque in tutto, hanno il fine di sostenere un giro di affari che, nel corso degli anni ’50, risulta essere in pressoché costante e robusta crescita. Nel 1952, per esempio, i depositi presso la Banca registrano una crescita del 100% su base annua, raggiungendo la quota di 2.175.768.218; nel medesimo anno, inoltre, anche gli utili netti raddoppiano, attestandosi a 11.812.736Relazione del Cda sul bilancio 1952, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., pp. 266-267.. Nel 1955 i depositi fiduciari arrivano alla cifra di 5.224.728.065, con un aumento anno su anno del 48%, superiore alla già alta media di mercatoRelazione del Cda sul bilancio 1955, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., pp. 271-273..

Sul piano delle scelte di investimento la Banca da un lato conferma la sua scelta, presa in seguito alla crisi del 1939, di mantenere in portafoglio una massiccia quantità di asset con alto grado di liquidità (varie tipologie di Titoli di Stato, in primis), dall’altro apre a nuove partecipazioni in società come, per esempio, il Mediocredito del Lazio: la Banca contribuisce alla sua costituzione nel 1953Relazione del Cda sul bilancio 1953, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., p. 268. e, nel 1959, porta il proprio investimento nella società alla cifra di un miliardo di lireRelazione del Cda sul bilancio 1959, in Banca del Fucino, 100 anni, op. cit., pp. 281-283.. Viene peraltro in questo modo confermata una caratteristica preminente dell’attività della Banca del Fucino, ossia il credito alle piccole e medie imprese dei propri territori di riferimento, una specificità che la banca ancora oggi rivendica come propria.

Anni sessanta