Un condottiero è una persona che guida un esercito o un popolo. Il termine ha forte utilizzo e connotazione militare, ma il ruolo ha a volte acquisito, nel corso della storia, anche funzioni politiche e religiose.
Storia Età antica Grecia Nella Grecia classica la figura del condottiero aveva un ruolo assai influente nel popolo. I primi grandi capi militari spuntarono durante la Prima guerra persiana. I comandanti politici greci erano Milziade e Callimaco di Afidna, mentre l'esercito persiano era diretto da Dario I. Sebbene i persiani fossero assai superiori di numero, l'esercito greco, composto da opliti, sbaragliò i nemici nel 490 a.C. a Maratona dove colse una grande vittoria. Lo stesso avvenne una decina di anni più tardi quando il figlio di Dario, Serse, organizzò una nuova e più potente spedizione che contava decine di migliaia di uomini.
Dato che la Grecia era divisa in varie parti in contrasto l'una con l'altra, solo il re spartano Leonida volle sacrificarsi con 300 uomini per ritardare di qualche giorno l'avanzata nemica. La battaglia si svolse nei pressi delle Termopili nel 480 a.C., con la sconfitta e il massacro dell'esercito spartano, ma poco dopo ci fu la vittoria della flotta ateniese, condotta da Temistocle, nell'isola di Salamina, nel 479 a.C. Successivamente si ricordano gli strateghi Pericle ed Alcibiade, protagonisti della Guerra del Peloponneso. Il primo, instauratore della democrazia ad Atene, morì a causa della peste nel 429 a.C. e il comando dell'esercito contro gli spartani fu dato ad Alcibiade. Sebbene questi stesse per vincere i nemici nell'assedio di Siracusa, fu costretto a rientrare in patria a causa della mutilazione di alcune statue dedicate ad Ermes, il dio messaggero. Ripudiato dagli ateniesi, Alcibiade preferì schierarsi dalla parte opposta, al fianco degli spartani, e gli ateniesi rimasti in Sicilia furono catturati e mandati a morire nella Latomia.
Nel IV secolo avanti Cristo visse il più grande condottiero del mondo antico occidentale, il re di Macedonia Alessandro Magno. Egli, dopo la morte del padre Filippo, fu costretto a reprimere la ribellione di Tebe. Sconfitti i nemici, Alessandro bramava qualcosa di più grande dell'unione dell'intera Grecia con la Macedonia: la conquista dell'intera Persia. Il suo progetto era di deporre il sovrano Dario III, affinché vi fosse un unico legame indistruttibile di cultura, scambi commerciali, letteratura e religione tra i due stati. La spedizione sembrava quasi impossibile, ma Alessandro, grazie anche alla collaborazione di alcuni abili luogotenenti come Efestione, Parmenione, Perdicca, Cassandro, Clito il Nero, Poliperconte e Nearco, sconfisse nelle battaglie del Granico, di Isso e di Gaugamela l'enorme esercito nemico; Dario fu ucciso poi da un gruppo di congiurati persiani e il condottiero macedone riuscì a provocare il crollo dell'immenso Impero persiano. Egli organizzò subito la sua conquista e installò la nuova capitale a Babilonia.
Alessandro continuò la sua infaticabile opera di conquista raggiungendo le estreme propaggini dell'impero persiano ed entrando in India; solo la morte prematura interruppe la sua azione di conquistatore e unificatore dell'oriente ellenistico. Per le sue imprese quasi leggendarie, la sua breve e incredibile vita e per la sua affascinante personalità di conquistatore, Alessandro Magno entrò subito nel mito, grazie anche all'opera di divulgazione di una serie di storici e testimoni delle sue imprese. Egli ancora oggi rimane l'archetipo del condottiero vittorioso.
Antica Roma Tra le più importanti figure di condottieri dell'età romana vi sono, oltre al cartaginese Annibale Barca, il più grande nemico di Roma, Publio Cornelio Scipione Africano, Gaio Mario, Gneo Pompeo Magno, Marco Antonio e soprattutto Gaio Giulio Cesare.
Publio Cornelio Scipione, vissuto nel III secolo a.C., fu comandante dell'esercito romano contro quello cartaginese nella fase finale della seconda guerra punica, iniziata con l'invasione dell'Italia da parte dell'esercito cartaginese guidato da Annibale Barca. Annibale, che odiava Roma a causa della sconfitta precedente del padre Amilcare nella prima guerra punica, era un generale di doti straordinarie e all'inizio ottenne una serie di nette vittorie: l'esercito romano subì pesanti sconfitte sul fiume Trebbia, sul Lago Trasimeno e a Canne. Grande stratega dotato di estrema abilità tattica, Annibale continuò per oltre quindici anni a combattere in Italia senza subire sconfitte, intimorendo con il suo prestigio e la sua impressionante reputazione i comandanti dei numerosi eserciti romani che furono impegnati contro di lui. Tutti gli storici antichi e moderni hanno espresso grande ammirazione per le qualità di condottiero di Annibale; alcuni lo ritengono il più grande generale dell'antichità. I Romani riuscirono comunque a prolungare la guerra e a fiaccare lentamente l'esercito di Annibale con una tattica di logoramento. Le sorti della guerra volsero a favore dei romani dal 208 a.C. con le vittorie di Scipione in Spagna contro i luogotenenti di Annibale; infine nel 202 a.C. Scipione vinse contro lo stesso condottiero cartaginese in Africa la decisiva battaglia di Zama, per questo successo ricevette il titolo di "Africano". Sebbene odiasse i nemici, Scipione mostrava molta humanitas nei loro confronti. Era un uomo molto colto e amante della letteratura sia latina che estera, tanto che creò a Roma il Circolo degli Scipioni, composto da lui e da eruditi, come Quinto Ennio, Lucilio e Publio Terenzio Afro, il commediografo.
Nel I secolo a.C., per oltre trent'anni la personalità più prestigiosa e potente di Roma fu Gneo Pompeo Magno, che i contemporanei giunsero a definire l'"Alessandro romano"Plutarco, Vita di Pompeo, 2.. Fino all'avvento di Giulio Cesare, Pompeo sembrò possedere tutte le doti dei più grandi condottieri; egli, dopo essersi rivelato poco più che ventenne combattendo con abilità come luogotenente di Lucio Cornelio Silla, ricevette per tre volte gli onori del trionfo. Organizzò dall'83 al 62 a.C. una quasi ininterrotta serie di campagne vittoriose in tre continenti; estese il dominio di Roma in Oriente e recuperò il controllo del Mediterraneo. Dal punto di vista militare, Pompeo dimostrò grande capacità organizzativa, prudenza, notevole abilità strategica, combattività ed energia personale; in alcune occasioni seppe anche dirigere le operazioni con grande rapidità e decisioneJ. Leach, Pompeo, pp. 219-220..
Giulio Cesare, vissuto nel I secolo a.C., dimostrò le sue grandi doti di condottiero in età già matura dopo una giovinezza irrequieta che non sembrava preludere a grandi successi militari o politici. La sua campagna di guerra più famosa fu la difficile conquista della Gallia, durata dal 58 a.C. al 51 a.C. Dapprima Cesare, prendendo a pretesto spostamenti di popolazioni che sembravano mettere in pericolo la Gallia Narbonense, attaccò e vinse gli Elvezi, quindi i Belgi; infine respinse Germani e si rese autore di due incursioni contro i Britanni. Nel 52 a.C. dovette affrontare la grande rivolta gallica guidata da Vercingetorige che sconfisse nella decisiva battaglia di Alesia. Anche Cesare, come Scipione, non riteneva il popolo nemico rozzo ed inferiore, anzi, era talmente attirato dalle sue usanze e tecniche di combattimento e di difesa che annotò tutta la sua quasi decennale spedizione in un diario di guerra: Commentarii de bello Gallico.
Cesare dopo la conquista della Gallia fu il protagonista della guerra fratricida contro il suo rivale Gneo Pompeo, anche questa descritta nella sua opera Commentarii de bello civili. La guerra durò dal 49 a.C. fino al 45 a.C. e si estesa dalla Grecia, dove venne sconfitto Pompeo, all'Africa, all'Egitto e alla Spagna, dove Cesare ottenne la vittoria finale nella battaglia di Munda. Cesare non fu solo un abile condottiero ma soprattutto divenne l'uomo politico dominante a Roma; fu varie volte eletto console ed infine dittatore a vita. Sebbene vivesse ancora nell'Età repubblicana, Cesare sembrava intenzionato a ripristinare la monarchia o una forma di potere personale assoluto; questa sua tendenza politica autoritaria provocò la formazione di una congiura di suoi avversari politici che lo assassinarono nel 44 a.C., alle idi di marzo; i principali congiurati erano Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino.
Marco Antonio, luogotenente fidato di Cesare durante le campagne in Gallia e la guerra civile, prese il controllo dell'esercito dopo la sua morte ed insieme a Marco Emilio Lepido e al futuro imperatore Augusto, costituì il Secondo triumvirato (il primo era stato fondato da Cesare, Pompeo e Crasso), che rimase operativo per circa dieci anni fino alla rottura politica finale tra Antonio e Ottaviano. Antonio dimostrò le sue doti di condottiero nella guerra di Modena e soprattutto nella battaglia di Filippi contro i cesaricidi. Dopo molte vicissitudini e il fallimento della sua ambiziosa campagna militare in Oriente, Antonio ruppe definitivamente con Ottaviano. L'ostilità tra i due contendenti si spostò fino in Egitto, ad Alessandria, dove Antonio si trasferì per un periodo presso Cleopatra, di cui divenne anche amante. Ottaviano e Antonio si affrontarono nell'ultima guerra civile nel 31 a.C.; Ottaviano ebbe la meglio definitivamente nella battaglia di Azio nel 31 a.C., portando il nemico al suicidio un anno dopo assieme alla regina egiziana. Marco Antonio, descritto come un uomo dalla notevole prestanza e vigoria fisica, in generale è stato fortemente criticato dagli storici antichi dell'età imperiale fedeli all'impostazione storica promossa da Augusto; egli è stato quindi descritto come un uomo dedito ai piaceri, lussurioso, smodato, stravagante, succube di Cleopatra, pronto a cedere il dominio di Roma ai corrotti popoli d'Oriente. La storiografia moderna, soprattutto a partire dall'opera di Ronald Syme ha in parte rivalutato la figura di Marco Antonio; pur non negando gli eccessi della sua vita privata e i suoi comportamenti a volte incoerenti, gli studiosi lo ritengono condottiero dalle ottime qualità militari, energico e determinato, e un politico a volte spietato ma meno subdolo, astuto e mistificatore di Cesare Ottaviano.
Durante il Basso Impero, fecero una grande carriera militare numerosi personaggi di origine germanica. A questo periodo appartiene anche il condottiero inglese Conan Meriadoc, che dopo tutta una serie di imprese militari abiurò il paganesimo per sposare in prime nozze una sua parente cristiana, Orsola, figlia di Dionoto, uno dei tanti governatori dell'amministrazione romana in Britannia. Così egli divenne il primo re cristiano di Bretagna (il secondo invece nelle fonti che presentano il suocero Dionoto come sovrano della regione in questione).
Età medievale Europa
Nei primi due secoli del secondo millennio d.C. si formarono eserciti mercenari voluti dal Papa per combattere gli "infedeli" musulmani ed arabi in Terra santa. Queste spedizioni furono chiamate "crociate" e in tutto nella storia ce ne furono 8.