Nonostante non si conosca gran parte della sua biografia, fu uno dei poligrafi italiani più conosciuti del Cinquecento. La sua produzione raccoglie traduzioni dal latino, dal greco e dallo spagnolo e riguardano opere di autori classici, stranieri e protestanti. Lauro si dimostrò abile nel trattare testi con temi molto diversi, come la filosofia, l'architettura, la medicina, il giardinaggio, l'agronomia, le scienze biologiche, la storia, la teologia e l'astronomia. Si cimentò anche nella scrittura di un romanzo cavalleresco sullo stile di quelli spagnoli, il Polendo, sua magnum opus in questo senso.

Aderente alla Riforma protestante, sebbene le sue trasposizioni siano state oggetto di critiche già dagli autori a lui contemporanei, che le giudicarono troppo letterali, rozze e imparziali, a Lauro si deve il merito di aver ultimato la traduzione in lingua volgare di numerosi testi sia classici, sia scientifici, sia epistolari. I suoi lavori ebbero una notevole diffusione, non solo tra i letterati veneziani della sua epoca, ma in tutta Italia, tanto che alcune sue traduzioni vengono ancora oggi ristampate in nuove edizioni.

Biografia

Giovinezza Sulla vita di Lauro si hanno scarse notizie e pochi dati biografici certi... Si suppone che sia nato intorno al 1510,.. forse da una famiglia di umili origini. L'unica menzione sulla sua giovinezza è una testimonianza di Lodovico Castelvetro, suo contemporaneo e conterraneo, riportata poi per iscritto da Girolamo Tiraboschi:..

Questa testimonianza è peraltro confutata da altre fonti;. lo stesso Tiraboschi ne mette in dubbio alcune suggestioni, come quella che egli possa esser diventato frate.. Probabilmente ricevette una formazione discontinua e non particolarmente elevata; si ritiene che possa aver conseguito gli studi universitari a Bologna o a Padova, sebbene il suo nome non figuri negli Acta graduum dei due atenei.. Tenendo in considerazione i suoi lavori di divulgazione scientifica nell'area medica, si ritiene che possa aver seguito corsi universitari in medicina, ma questo dato non è comprovato da fonti attendibili. È invece quasi certo che, come molti dei futuri accademici nati negli anni Dieci del Cinquecento come Lodovico Dolce, Anton Francesco Doni, Girolamo Ruscelli e Niccolò Franco, Lauro entrò in contatto con le opere di Erasmo da Rotterdam, tra cui Adagia, De conscribendis epistolis e De duplici copia verborum ac rerum..

Primo periodo veneziano (1539-1546) Condizione lavorativa

Come altri letterati italiani, Lauro fu attratto dall'offerta lavorativa data dall'industria tipografica veneziana, stabilendosi nella città lagunare forse all'inizio degli anni Quaranta. Tuttavia, la sua prima opera, stampata nella medesima città, riporta la data del 1539: si tratta del Petri Lauri Mutinensis Preludium ad copiam dicendi, ubi et obiter muliebre ingenium mobile et uarium, porut [sic] copia dicendi potuit, exprimitur, di cui oggi sopravvive, inserito in un volume miscellaneo, un'unica copia conservata alla Biblioteca Apostolica vaticana.. Si tratta, per stile e impostazione, di un testo didattico, forse aggregato nel corso della pratica d'insegnamento;. da ciò forse deriva l'affermazione di Castelvetro:

Ma anche qui, il Tiraboschi si conferma scettico:

Lauro probabilmente non era un semplice grammatico, che si limitava all'insegnamento dei rudimenti di latino a dei bambini o ragazzi, ma un vero e proprio professore (anche di greco antico), che impartiva lezioni a studenti impiegati in studi di uno stadio più avanzato.. Accanto a questa attività didattica, egli affiancava altre attività remunerative, al fine di mantenere la sua numerosa famiglia (di cui si hanno notizie dalle sue lettere), come scrittore su commissione o anche copista (al Civico Museo Correr è presente una sua copia a mano del Comentari delle cose turchesche, attribuito a Paolo Giovio). A Venezia, Lauro è inoltre ricordato come maestro di scuola in documenti del 1561, il cui impiego è testimoniato anche da una lettera indirizzatagli da Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo nel 1552. Nonostante ciò, oltre a queste informazioni, è quasi impossibile ricostruire certamente la biografia di Lauro antecedente al 1542. Dalle sue lettere è noto che egli visse in una condizione vicina alla povertà per tutta la sua vita, nonostante l'aiuto e i benefici economici ottenuti da conoscenti e amici, spesso stranieri, oltre alle entrate generate dai suoi lavori.

Fu l'attività di volgarizzatore di testi classici a renderlo più famoso: tra il 1542 e il 1568 vi furono prolifiche iniziative imprenditoriali per stampare in italiano volgare testi in latino o in greco. Principalmente, quest'attività venne intrapresa da tipografi veneziani come Gabriele Giolito de' Ferrari, che nel 1542, quattro anni dopo aver ereditato l'attività del padre, si circondò di numerosi letterati impiegati nell'assemblamento, nella correzione e nel volgarizzamento dei testi classici ed europei. La categoria dei poligrafi, di cui Lauro sarebbe entrato a far parte, composta da scrittori e traduttori che si occupavano di argomenti vari, talvolta notevolmente diversi, per intenti divulgativi, conobbe proprio in questo periodo la fase di più intensa della sua attività. Prime traduzioni

Sebbene il programma editoriale delle officine di stampa fosse sottoposto all'approvazione dei titolari, essi lasciavano ampio spazio alle proposte e ai consigli dei loro collaboratori. Lauro esordì così come traduttore nel 1542, proponendo e concludendo la prima trasposizione in volgare dellOneirocritica di Artemidoro di Daldi per Giolito, intitolata Dell'interpretatione de sogni, dedicata a Diego Hurtado de Mendoza y Pacheco, ambasciatore spagnolo a Venezia. Ancora oggi, per la pubblicazione italiana alcune edizioni utilizzano questa versione del testo, basandosi sulla ristampa del 1547.. Seguì poco dopo il De' notevoli et utilissimi ammaestramenti dell'agricoltura, traduzione dei Geoponica, opera bizantina allora attribuita all'imperatore Costantino VII Porfirogenito, oggi a Cassiano Basso, autore vissuto tra i secoli VI e VII. Dopo questi primi lavori che, come confermano gli esami delle prefazioni, risultano frutto di una sua personale iniziativa nella scelta dei testi, Lauro venne notato da altri tipografi, come Michele Tramezzino, con cui iniziò a collaborare parallelamente. Egli gli affidò la traduzione della Chronica dell'astronomo tedesco Johann Carion. Questi testi storico-annalistici ebbero un grande successo all'epoca e Lauro, sempre per Tramezzino, ne tradusse un altro l'anno seguente, ovvero il Catalogo de gli anni et Principi de la creatione de l'huomo sin a 1540 dal nascere di Christo di Valerius Anshelm.

Tra il 1543 e il 1545, Lauro si affermò in diversi campi della letteratura specialistica, traducendo da latino e greco opere di svariati generi. Interessante risulta la pubblicazione volgarizzata della raccolta storica Della guerra troiana: si trattava dell'edizione italiana della fortunata silloge pseudoantica Auctores vetustissimi, pubblicata nel 1498 dal domenicano Annio da Viterbo; nel 1550 fu riproposta, rimaneggiata, come I cinque libri de le antichità de Beroso sacerdote caldeo. Quindi effettuò anche altre traduzioni da storici greci, come il De i fatti del Magno Alessandro re di Macedonia, risultato della volgarizzazione dellAnabasi di Alessandro di Arriano, a cui seguirono di Flavio Giuseppe il De l'antichità giudaiche (Antichità giudaiche) e lHistoria d'Egesippo di San Girolamo; si occupò poi di testi di agricoltura, come Le herbe, fiori, stirpi, che si piantano ne gli horti di Charles Estienne, e di un testo di medicina tratto dal Corpus Hippocraticum, Opere utilissime in medicina di Polibio illustre medico. Del 1546 è invece la traduzione del De re aedificatoria di Leon Battista Alberti, intitolata I dieci libri de l'architettura. Pur essendo quella di Lauro la prima versione volgarizzata dell'opera di Alberti. e godendo essa di una certa popolarità, la traduzione che ricevette più credito all'epoca fu quella successiva di Cosimo Bartoli, pubblicata a Firenze nel 1550, che soppiantò completamente quella del modenese nelle edizioni future. Ciò è dovuto a diversi fattori: non solo la resa in italiano del testo risulta migliore e meno letterale, ma anche il confronto tra le due prime edizioni mostra che quella toscana è meglio curata, essendo corredata da un buon numero di immagini (di cui è priva la versione veneta). Nonostante ciò, anche questa traduzione venne criticata nei secoli successivi: Simone Stratico ne criticò la troppa aderenza al latino e la trascrizione senza correzione di alcuni errori della stessa versione originale. Il libro con la traduzione di Lauro rimane comunque importante a livello storico, in quanto prima versione vernacolare del primo libro "moderno" di architettura. Inoltre, l'edizione, date le ridotte dimensioni del volume, quasi considerabile come "tascabile", venne pensata per essere proposta ad un pubblico più ampio (meno agiato e istruito) rispetto alla versione in latino.

Oltre alle lingue classiche, nella prima parte della sua attività Lauro volgarizzò anche dallo spagnolo. Di queste, le più importanti riguardarono opere letterarie di puro intrattenimento, come la Historia del valorosissimo cavallier della Croce e De l'ufficio del marito, come si debba portare verso la moglie del 1546 di Juan Luis Vives, dedicato a Eleonora di Toledo. Di notevole importanza storica in questo periodo sono i volgarizzamenti di due opere poi messe all'Indice dei libri proibiti: l'unica traduzione italiana completa del 1543 del De inventoribus rerum dell'umanista urbinate Polidoro Virgili (bandita nel 1557), comparsa come De l'origine e de gl'inventori de le leggi, costumi, scientie, arti, et di tutto quello che a l'humano uso conviensi e la prima versione volgarizzazione dei Colloquia familiaria di Erasmo da Rotterdam, stampata presso la bottega del francese Vincenzo Valgrisi nel 1545 e ristampata quattro anni più tardi con il testo revisionato.. La traduzione italiana di quest'opera, che probabilmente servì da ispirazione a Alessandro Caravia nella stesura del suo poemetto Il sogno dil Caravia, attirò l'interesse di molti studiosi, tra cui Benedetto Croce. Nella ristampa, la dedica del Modenese è rivolta a Renata di Francia, moglie di Ercole II d'Este, probabilmente sotto richiesta stessa della duchessa, per poter essere accostata ad un autore in quel momento molto in voga in Europa per inserirsi al meglio nellélite di intellettuali di Ferrara.

Secondo periodo veneziano (1550-1568) Non si hanno quindi più notizie di Lauro, forse per via di una sua assenza da Venezia, fino al 1550,. quando pubblicò il già citato Beroso sacerdote caldeo. Questo era la volgarizzazione del testo di Annio da Viterbo del 1498 Commentaria super opera diversorum auctorum de antiquitatibus loquentium, in cui Annio sosteneva di aver ritrovato dei testi perduti attribuibili a Berosso. I testi ritrovati si riveleranno essere dei falsi, probabilmente creati ad hoc dallo stesso Annio: era uso comune da parte di molti autori attribuire il nome dell'astrologo babilonese ai propri lavori per fargli acquisire prestigio. La traduzione di Lauro ottenne largo successo come il testo originale, tanto che a questo testo fece subito seguito l'anno seguente una traduzione incompleta dei Moralia di Plutarco, intitolata Le piacevoli et ingeniose questioni di Plutarcho. Infine, nel 1552, Tramezzino diede alle stampe il primo libro De le lettere di m. Pietro Lauro modonese, che godette di una seconda ristampa nel 1553; nel 1560 ne venne pubblicato un secondo libro, senza indicazione dello stampatore, ma riconducibile alla bottega di Comin da Trino.

Spagnolo, teologia e libri di cavalleria