Briareo () o Egeone () è un personaggio della mitologia greca. È uno dei tre Centimani, una creatura primordiale dotata di cento braccia e cinquanta teste che prese parte alla Titanomachia e successivamente fu ritenuto un gigante nella letteratura latina e medioevale.

Etimologia

Il nome greco antico è la forma usata dagli dei per indicare il Centimane, mentre gli uomini lo chiamavano Egeone ().

Dal punto di vista etimologico, il termine è un composto formato dal prefisso intensivo bri- (), riconducibile all'aggettivo briarós (, "forte, potente"), e dal sostantivo arē (, "disgrazia, rovina, danno"). Il nome significa dunque "colui che causa grande danno" o "di grande forza distruttiva".

Per quanto riguarda il nome alternativo Egeone, esso è legato alla radice di aigís (, "tempesta") od al nome del Mar Egeo (), suggerendo una connessione primordiale con le forze tempestose del mare e, secondo la ricerca filologica, il termine deriva dall'aggettivo (aigaîos, «del mare» o «delle onde»), connesso alla radice di (aîges, letteralmente «capre», ma usato metaforicamente nei testi poetici per indicare le «onde tempestose»). Il nome associa pertanto il personaggio al Mar Egeo e alla città di Ege nell'isola di Eubea, rafforzando la sua natura di creatura primordiale legata alle forze incontrollabili del mare.

Genealogia

Figlio di Urano e di Gea, o di PontoScholia ad Apollonio Rodio, Le Argonautiche, I, 1165. e di Gea, sposò Cimopolea che lo rese padre di Oeolice ().Ibico, fr. 299 PMG; Scholia ad Apollonium Rhodium, Argonautica, I, 1165.

Il latino Igino scrive che sia figlio dell'Etere e di Gea e lo considera un Titano.

Mitologia

La Titanomachia e la custodia del Tartaro

A causa della loro spaventosa stazza e della forza immensa, Briareo (come i suoi fratelli Cotto e Gige), furono imprigionati dal padre Urano nelle viscere della Terra subito dopo la loro nascita. Liberati in seguito da Zeus su consiglio di Gea, i tre fratelli si schierarono al fianco degli dei Olimpi nella Titanomachia. Durante la battaglia decisiva, Briareo e i suoi fratelli scagliarono trecento enormi massi contemporaneamente contro i Titani che ne furono travolti e questa azione favorì la vittoria di Zeus e dopo la sconfitta dei Titani e la loro reclusione nel Tartaro, Briareo e i suoi fratelli furono posti da Zeus come carcerieri a guardia delle porte di bronzo che chiudevano il Tartaro. Secondo la versione esiodea, Poseidone premiò inoltre il valore di Briareo concedendogli in sposa la propria figlia Cimopolea ed offrendogli una dimora nelle profondità dell'oceano.

La congiura degli Olimpi ed il soccorso a Zeus

Omero racconta che Briareo (negli Scolii Egeone) intervenne in soccorso di Zeus quando gli altri dei olimpi (guidati da Era, Poseidone ed Atena oppure Apollo) tentarono una ribellione contro di lui e riuscirono ad incatenarlo. Teti scese nelle profondità marine per chiamarlo in suo aiuto, così Briareo salì sull'Olimpo e si sedette accanto a Zeus, e la sola vista della sua maestosa e terrena forza spaventò gli dei ribelli a tal punto da indurli ad abbandonare immediatamente il piano ed a sciogliere le catene di Zeus.

Arbitro a Corinto

Pausania riferisce una leggenda corinzia secondo cui Briareo fu chiamato a fare da arbitro in una disputa territorial-religiosa tra Poseidone ed Elio per il possesso della regione. Briareo assegnò l'Istmo di Corinto a Poseidone e la rocca dell'Acrocorinto ad Elio.

Culti locali e tradizioni alternative

Apollonio Rodio menziona dell'esistenza del "tumulo di Egeone" situato nei pressi del fiume Rindaco, lungo la costa dell'Anatolia.

Localizzazione euboea e distinzione da Egeone

Nella tradizione eziologica ricordata da Stefano di Bisanzio, Egeone era considerato un sovrano divino della città di Aigaia e da lui avrebbe preso il nome l'intero Mar Egeo.

La ricerca mitografica e filologica evidenzia come Briareo ed Egeone potessero essere in origine due entità distinte, poi sovrapposte dalla tradizione poetica. Lo scrittore romano Gaio Giulio Solino riporta la memoria di due culti o tradizioni locali separate nell'isola di Eubea, collocando la memoria di Briareo a Caristo e quella di Egeone a Calcide.

La sepoltura sotto l'Etna

In epoca ellenistica ed a causa della progressiva sovrapposizione tra le figure degli Ecatonchiri con i Titani ed i Giganti, la figura di Briareo venne associata alla spiegazione eziologica dei fenomeni vulcanici e sismici. Nel suo Inno a Delo, il poeta Callimaco colloca Briareo incatenato nelle cavità sotterranee del monte Etna e spiega che i boati, il fumo di fuoco ed i terremoti della Sicilia hanno origine quando il gigante, oppresso dal peso della montagna, si scuote per spostare il carico da una spalla all'altra, facendo risuonare la vicina fucina di Efesto.

Il mito del primo inventore dell'armatura

Nella tradizione dei Protos heuretes (, i primi inventori), a Briareo fu attribuito un primato fondamentale nell'evoluzione delle tecniche belliche dell'umanità. Un frammento dei Papiri di Ossirinco gli ascrive infatti l'invenzione dell'armatura di metallo e secondo questo resoconto, fino a quel momento gli uomini si erano protetti in battaglia usando unicamente pelli di animali e fu lui ad introdurre l'uso di corazze e protezioni metalliche.P.Oxy. XXIX 2506; cfr. la tradizione sui Prôtoi heuretaí per l'invenzione delle armature metalliche.

Letteratura e tradizione latina

Briareo (spesso citato con il nome di Egeone), ha conosciuto una ricca fortuna letteraria dall'antichità classica fino all'epoca moderna, divenendo il simbolo per antonomasia della forza prodigiosa, delle braccia multiple o della superbia punita.

Egeone avversario di Giove

Mentre la tradizione greca (esiodica ed omerica) presenta Briareo come un leale alleato degli dei dell'Olimpo, la letteratura latina ne rielaborò la figura trasformandolo in un nemico del potere di Zeus. Virgilio (che nell' Eneide lo chiama Egeone) lo descrive come un gigante mostruoso dotato di cento braccia e cinquanta bocche che, schierato contro i fulmini di Giove, sputava fuoco ed ergeva cinquanta scudi coordinati per combatterlo. Questa visione ostile fu ripresa anche da Stazio nella Tebaide. Inoltre, nell'Averno, Egeone figura tra i mostri posti nell'anticamera degli Inferi.

Ovidio scrive di Briareo che segue il responso di un oracolo ed è intento a sacrificare un toro e bruciarne le viscere per favorire la vittoria dei Titani

Le riflessioni etiche di Plutarco

Anche il filosofo e storico greco Plutarco ricorre alla figura di Briareo come metafora etica per mettere in guardia dall'accumulare troppe amicizie superficiali ed osserva ironicamente che chi vanta un gran numero di conoscenti prima ancora di aver saldato un vero legame affettivo somiglia ad un uomo cieco e storpio che paventa il rischio di ritrovarsi all'improvviso dotato di cento mani come Briareo o di cento occhi come Argo Panoptes.

ln un altro passaggio del trattato, il filosofo ribalta il mito sul piano pratico: pur disponendo di cento braccia per lavorare, Briareo doveva comunque faticare ogni giorno per sfamare cinquanta stomaci, senza trarre alcun reale vantaggio rispetto a un uomo comune con due sole mani; allo stesso modo, chi si circonda di troppi amici finisce per moltiplicare le proprie preoccupazioni, diventando «servo di molti» e dovendo farsi carico delle ansie e dei bisogni altrui.

Nella Vita di Marcello (inserita nelle Vite parallele), Plutarco riferisce che il generale romano Marcello, vedendo respinto il proprio attacco navale a Siracusa dalle prodigiose macchine belliche ideate da Archimede, definì con ammirata frustrazione lo scienziato siracusano come un «Briareo geometra».

Dante e la Divina Commedia

Nell'Inferno (Canto XXXI), Briareo si trova incatenato tra i giganti posti a guardia del pozzo del Nono Cerchio (il lago ghiacciato di Cocito). Su richiesta di Dante, Virgilio spiega che Briareo è situato più lontano rispetto ad Efialte e che, pur avendo lo stesso aspetto spaventoso, appare persino «più feroce» nel volto.Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto XXXI, vv. 97-105.

Nel Purgatorio (Canto XII), la figura di Briareo compare scolpita sul pavimento della prima cornice tra gli esempi di superbia punita ed è raffigurato trafitto dal dardo celeste di Giove, giacente a terra pesante e sconfitto per essersi ribellato all'autorità divina.Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, Canto XII, vv. 28-30.

Letteratura moderna

Nel Don Chisciotte della Mancia, durante la celebre avventura dei mulini a vento, il protagonista scambio le pale in rotazione per le braccia del gigante: «Anche se muovi più braccia del gigante Briareo, me le pagherai!».Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, Parte I, Cap. VIII.

Nei Promessi Sposi, il Manzoni (che riprende uno scritto di Plutarco) cita Briareo nel Proemio simulato (in uno stile che parodia la prosa barocca del Seicento), descrivendo gli amministratori pubblici come eroi dotati «con occhij d'Argo (Panoptes) e braccj di Briareo».Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Introduzione (Proemio anonimo).

Nel romanzo Lunedì inizia sabato dei fratelli Strugatskij (1965), Briareo vive, insieme ai fratelli Cotto e Gige, nel vivarium dell'istituto di ricerca per la magia e la stregoneria di Solovets. Gli ecatonchiri vengono ti tanto in tanto impiegati per lavori di fatica, ad esempio per trasportare e caricare sui camion le attrezzature scientifiche.

È presente anche ne Il risveglio di Endymion di Dan Simmons e in Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: la battaglia del labirinto.

Nella cultura di massa

Nel videogioco per PlayStation 3 God of War: Ascension Briareo si ribella a Zeus, con il quale era stato alleato nel corso della Titanomachia. Avendo tradito il suo patto di alleanza con Zeus, Briareo scatena l'intervento delle Erinni, che lo catturano, lo torturano e trasformano il suo corpo in una gigantesca fortezza vivente nella quale rinchiudono i traditori da loro puniti. In questa fortezza verrà anche rinchiuso per breve periodo il protagonista Kratos per avere violato il suo patto di fedeltà con Ares.

Note

Bibliografia Vittorio Sermonti, Inferno, Rizzoli 2001. Umberto Bosco e Giovanni Reggio, La Divina Commedia - Inferno, Le Monnier 1988.

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