Biografia È nata nel 1960 a Tabriz, in Iran. Dopo la laurea in architettura presso l'Università di Scienza e Tecnologia dell'Iran a Teheran nel 1986, ha intrapreso un apprendistato come segretaria di edizione e assistente alla regia, esperienza maturata in seguito a un laboratorio di proiezione frequentato nel 1979. Dopo le prime esperienze come scenografa e assistente alla regia, nel 1989 ha firmato il suo debutto nel lungometraggio con Bacheh-ha-ye Talagh ("i figli del divorzio"), vincendo il premio per la migliore opera prima al prestigioso Festival del cinema Fajr.

Carriera di regista

La carriera da regista di Milani ha prodotto film pluripremiati, come Due donne, The 5th Reaction e The Unwanted Woman. I suoi film si concentrano spesso su questioni culturali o sociali, tra cui i diritti delle donne e la rivoluzione iraniana del 1979. In un’intervista, Milani ha affermato che Due donne è “sulla negazione dell’identità di un essere umano”:

I primi film di Milani avevano i toni della favola. In Efsanye-e Ah (The Legend of A Sigh, 1990) la regista per esempio mette in scena la storia di una donna che, dopo aver fallito come scrittrice, stringe un legame con il proprio sospiro di disperazione. Sarà proprio quel sospiro a mostrarle l’esistenza di donne alle prese con difficoltà ben più gravi, ma capaci comunque di conservare la gioia di vivere. Due anni più tardi, con Digeh Che Khabar!? (What Else Is New?), racconta invece la vicenda di una ragazza dotata di un potere speciale, cambiare la propria famiglia semplicemente parlando con sé stessa. Il film intreccia relazioni familiari, amore, creatività, e tema della tecnologia (il robot) come espediente fantastico per esplorare dinamiche sociali e generazionali.

Nei suoi film successivi, Milani adottò uno stile più melodrammatico e si concentrò maggiormente sulle questioni di genere e i suoi personaggi femminili divennero sempre più oggetto di intensa oppressione e discriminazione. Per esempio in Due donne del 1999 e in La metà nascosta del 2001 Milani affronta apertamente la discriminazione, la chiusura delle università, le ingiustizie legali e questioni culturali nei confronti della donna. Questi lavori mostrano personaggi femminili che subiscono discriminazioni intense, ma anche il loro desiderio di affermare un'identità autentica.

Nel 2001 il governo accusò Milani di atteggiamenti anti-rivoluzionari per la trama del suo film Nimeh-e Pinhan (La metà nascosta), incentrato sulla vita di una studentessa universitaria di sinistra contraria al regime dello Mohammad Rezā Pahlavi. Nel suo dossier “Fear for Safety: Iran – Tahmineh Reza’i Milani (f), aged 41”, Amnesty International parla di arresto operato dalla Corte Rivoluzionaria di Teheran; l’accusa era di “abuso delle arti come strumento di azioni che serviranno al gusto dei gruppi controrivoluzionari e mohareb (coloro che combattono contro Dio)”. La pellicola suscitò ulteriori polemiche per la storia d’amore della protagonista con un uomo più anziano. Nonostante avesse ricevuto dal governo riformista di Khatami il permesso di produrre il film, nel 2001 fu imprigionata Una reazione negativa da parte di molti registi di fama mondiale tra cui Francis Ford Coppola e Martin Scorsese indusse il governo a rilasciarla dopo due settimane, ma le accuse ufficiali non furono mai ritirate.

Nel 2005 Milani firmò Zan-e Ziadi (The Unwanted Woman), la storia di una donna costretta a nascondere un viaggio con un’amica a causa di una legge che vieta gli spostamenti alle coppie non sposate. Qualche anno prima, nel 2003 aveva diretto Vakonesh Panjom (The Fifth Reaction), il suo settimo film incentrato sulla condizione femminile e sui diritti delle donne in una società patriarcale. La protagonista, Fereshteh, rimasta vedova, perde improvvisamente ricchezze, casa e persino i figli, trovandosi a dover affrontare non solo il dolore personale, ma anche le ingiustizie di un sistema che la priva di ogni tutela. Con questo film Milani denuncia apertamente sessismo, disuguaglianza e leggi che ignorano i diritti materni nella custodia dei minori, con l’intento di risvegliare la coscienza femminile e incoraggiare la lotta per la parità.

Nel 2007, Milani dichiarò in un'intervista di aver firmato un contratto per realizzare una serie televisiva incentrata sull’AIDS, destinata all'Islamic Republic of Iran Broadcasting, composta da 13 episodi, dal titolo The Positive Pals Club. Il suo film Yeki Az Mā Do Nafar (One of Our Two) è stato proiettato nelle sale iraniane nel 2011.

Nel 2016, Milani ha presentato una mostra di fotografia alla Ariana Gallery di Teheran.

Accuse di plagio Nel settembre 2018, in seguito a una mostra delle sue opere pittoriche in una galleria d’arte di Teheran, sui social network emersero accuse secondo cui Milani avrebbe plagiato l’illustratrice russa Jenny Meilihove. Di fronte alle polemiche, la regista si scusò pubblicamente su Instagram, dichiarando: «Amici, ho notato la somiglianza tra il mio lavoro e un’opera della signora Meilihove. Mi dispiace moltissimo e ritirerò il dipinto dall’esposizione, compensando il danno. L’immagine di una cartolina che avevo ricevuto tempo fa si era impressa nel mio inconscio e il risultato è stato questo quadro». Aggiunse inoltre che l’intero ricavato della mostra sarebbe stato devoluto in beneficenza. Allo stesso tempo, Milani intentò una causa legale contro la galleria per la chiusura anticipata dell’esposizione e «contro coloro che avevano gettato scompiglio durante l’evento».

Nel 2019, mentre stava organizzando una mostra delle sue opere pittoriche presso lAriana Gallery, uno dei principali centri d’arte di Teheran, Milani fu nuovamente accusata di plagio: questa volta le vennero attribuite copie di lavori appartenenti a quattro artisti diversi — Matteo Arfanotti, Sara Riches, Richard Burlet e Masumeh Mehdizadeh. Il Consiglio di Vigilanza sulle Attività delle Gallerie emise un avvertimento ufficiale nei confronti della galleria, dichiarando che «l’Ariana Gallery non ha osservato correttamente le normative professionali nel verificare l’autenticità e la qualità delle opere esposte». Lo stesso Consiglio precisò inoltre che sarebbe stata avviata un’indagine sulle accuse di plagio qualora fosse stata presentata una denuncia legale contro Milani.

Nel giugno 2019 Mahyar Bahram Asl, un pittore studente laureato presso l’Università di Teheran, venne condannato a 35 frustate con l'accusa di aver insultato Milani dopo averla accusata pubblicamente di plagio sui social media.

Vita privata Milani è sposata con Mohammad Nikbin, attore e produttore iraniano. Nikbin ha studiato anch’egli architettura in Minnesota e collabora con Milani in campo professionale.

Filmografia Bacheh-ha-ye Talagh – 1989/90 Afsāneh-ye Āh – 1990/91 Digeh Che Khabar? – 1992 Kākādu – 1996 Do Zan – o 1999 Nimeh-ye Penhan – 2001 Vākonesh-e Panjom – 2003 Zan-e Ziyādi – 2005 Ātash-Bas – 2006 Tasviy-e Hesāb – 2007 Superstar – 2009 Yeki Az Mā Do Nafar – 2011 Ātash-Bas – 2014 Mālī va Rāh-hā-ye Narafte-ash – 2017/18

Riconoscimenti

Fajr Film Festival 1999 – Migliore sceneggiatura per Due donne (Do Zan) Cairo International Film Festival 2001 – Miglior contributo artistico (Best Artistic Contribution) per La metà nascosta (Nimeh-ye Penhān) 2003 – Migliore sceneggiatura per The Fifth Reaction (Vākonesh-e Panjom) Geneva Cinéma Tout Ecran 2003 – Gran Premio “Cinéma Tout Ecran” per The Fifth Reaction (Vākonesh-e Panjom) Los Angeles Film Festival 2005 – Miglior film per The Unwanted Woman (Zan-e Ziyādi) Asian Film Festival 2006 – Miglior film per The Unwanted Woman (Zan-e Ziyādi) 2006 – Miglior regia per The Unwanted Woman (Zan-e Ziyādi) 2006 – Miglior sceneggiatura per The Unwanted Woman (Zan-e Ziyādi)

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Tahminyeh Milāni official website (Persian & English) Intervista (in persiano) con Tahmineh Milani, 6 agosto 2007 on bebin.tv

Intervista (in persiano) su IRIB, caricata il 20 giugno 2008 su Revver

Tahmineh Milani critica New Woman Parks (6 min 40 sec)

Categoria:Registi cinematografici iraniani Categoria:Femminismo in Iran