Biografia Nacque a Dortmund il 29 luglio 1920, figlio di un ingegnere. Conseguì l'abitur, e il 3 settembre 1939 andò a lavorare per la Dortmunder Hüttenunion, venendo esentato dal servizio presso il Reichsarbeitsdienst (RDA).

Si arruolò nella Wehrmacht il 3 ottobre 1940, assegnato allo Infanterie-Ersatz-Bataillon 289, a Herford, ed al termine di un primo periodo di addestramento, il 29 dello stesso mese arrivò dopo tre giorni di viaggio in treno a Vitry-le-François, in Francia, assegnato in servizio alla 3ª Compagnia, I Battaglione, Infanterie-Regiment 473, 253. Infanterie-Division. Imparò subito ad utilizzare la mitragliatrice MG 34, divenendo capo pezzo. Assegnato alla 6ª Compagnia, nell'aprile 1941 il suo reparto fu mandato nella Prussia Orientale.

Il 22 giugno 1941 la sua divisione fu schierata sul fronte orientale partecipando all'invasione dell'Unione Sovietica (Operazione Barbarossa), avanzando inizialmente di 10 o 30 km al giorno. Il 29 luglio fu insignito della Croce di Ferro di seconda classe, ricevendo quella di prima classe il 1 agosto. Il 22 agosto rimase ferito per la prima volta, e il giorno dopo per la seconda, venendo poi promosso gefreiter. Durante l'attacco su Mosca, la 253. Infanterie-Division raggiunse l'alto Volga, dove affrontò l'offensiva invernale sovietica, dopodiché dovette ritirarsi nella zona di Ržev.

Nel gennaio 1942 prestava servizio come portaordini. Il 12 gennaio di quel mese l'Armata Rossa attaccò le posizioni tedesche del saliente di Ržev, tenute dalla 9. Armee del generale Adolf Strauß, che fu poi sostituito da Walter Model.. Quando i soldati sovietici lanciarono un assalto contro le posizioni tedesche, egli si ritrovò di fronte ai corpi dei suoi commilitoni, membri dell'equipaggio di una postazione di mitragliatrici. Quando i militari sovietici, senza alcun contrasto, si avvicinarono alla linea difensiva tedesca lui, senza esitare, saltò in trincea e azionò la mitragliatrice da solo. Con le prime raffiche di proiettili, fermò gli attaccanti costringendoli a chiedere il supporto di armi pesanti. I sovietici presero di mira la posizione con i mortai, ma lui ne uscì illeso. Continuò ad affrontare le successive ondate di fanteria, decimandole. La sua posizione fu poi presa di mira dal fuoco dell'artiglieria, e nonostante le salve lui continuò a combattere Durante una pausa nel fuoco di sbarramento, si rese conto che intorno a lui non si stava più svolgendo alcuna battaglia, con le linee tedesche disseminate di cadaveri, ma non erano ancora travolte. Durante la notte cambiò posizione e cercò di raccogliere quante più munizioni possibile, e fu allora che si rese conto che il suo reggimento si era ritirato, ed era rimasto da solo. Decise di non abbandonare la sua postazione, e per tutta la notte, strisciando, raccolse granate e cartucce, mettendosi in una posizione con un ampio raggio di tiro per la sua mitragliatrice, spargendo intorno a sé varie armi personali con le relative munizioni. Al mattino la fanteria sovietica si lanciò di nuovo all'attacco della precedente posizione da lui tenuta dopo un breve fuoco di mortai, penetrando nella prima linea di trincee. Egli osservò ed attese fino a quando i nemici si mossero in massa verso la sua attuale posizione, credendo che fosse tutto finito, permise loro di avvicinarsi ed aprì nuovamente il fuoco con la sua mitragliatrice, lanciando anche bombe a mano e granate da fucile. Quando i sovietici si ritirarono, si mise al riparo, prevedendo che sarebbe seguito il fuoco dell'artiglieria e cambiò subito posizione, portando con se quante più armi e munizioni possibile. L'artiglieria distrusse la sua precedente posizione, ed apparvero due carri armati T-34 destinati ad accompagnare la fanteria nel successivo assalto. I carri armati avanzarono lentamente verso le linee tedesche, coprendo la fanteria che li seguiva. Quando raggiunsero il primo gruppo di alberi e cespugli, aprirono il fuoco con le mitragliatrici di bordo. Egli si trovava posizionato più indietro, in una ex trincea di comunicazione. Quando il primo carro armato lo superò, aprì il fuoco sulla fanteria che lo seguiva decimando un intero plotone. Il secondo carro armato si fermò, cercando di localizzare la fonte da cui provenivano le raffiche. Nel frattempo, il primo carro armato ritornò indietro per evitare l'esposizione a un potenziale fuoco anticarro senza la copertura della fanteria. Il secondo carro armato sparò alla cieca con il cannone tre proiettili esplosivi. I frammenti del secondo proiettile lo colpirono sopra l'occhio destro, inzuppandolo di sangue. Il terzo proiettile lo scaraventò a diversi metri di distanza, mentre il secondo carro armato, coperto dal fumo e dal plotone che lo accompagnava, si ritirò. Mezzo cieco, afferrò di nuovo la sua mitragliatrice e cambiò posizione, preparandosi nuovamente a resistere. Nel tardo pomeriggio, aveva cambiato posizione altre tre volte, respingendo ondate di fanteria sovietica, e mentre combatteva da solo, lo stato maggiore dello Infanterie-Regiment 478 notò che, per inspiegabilmente, le forze sovietiche non stavano avanzando. Le pattuglie di ricognizione confermarono che era in corso una battaglia in una delle precedenti posizioni occupate dal reggimento, bloccando di fatto la manovra delle forze sovietiche. Il reggimento formò immediatamente un gruppo di battaglia, che avanzò verso le posizioni precedentemente occupate. Nel pomeriggio del secondo giorno, una compagnia rioccupò le posizioni abbandonate un giorno e mezzo prima, non trovando alcuna indicazione che i nemici fossero avanzati. Il gruppo di battaglia fece rapporto al comando di reggimento e a quello di divisione, che costituirono un nuovo gruppo di battaglia a livello reggimentale, supportato da artiglieria e fanteria, per lanciare un contrattacco. I sovietici dovettero ripiegare e il reggimento riconquistò tutte le sue posizioni difensive, così come i punti da dove erano partiti all'attacco i sovietici. Lui fu trovato, semicosciente e mezzo cieco, in una delle trincee circondato da migliaia di bossoli, con centinaia di soldati sovietici morti e feriti davanti a lui. Lo stato maggiore della divisione che aveva affrontato da solo un reggimento di fucilieri supportato da artiglieria, armi pesanti e carri armati, riuscendo a impedire l'accerchiamento dello Infanterie-Regiment 478. Venne evacuato in un ospedale da campo a Smolensk, promosso Unteroffizier, ed insignito della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro il 26 settembre e dell'Ordine militare della Croce Tedesca in oro il 5 novembre.

Rientrò in servizio nel dicembre successivo, e nel gennaio 1943 venne trasferito allo Infanterie-Ersatz-Bataillon 473, ad Aquisgrana. Nel febbraio 1944 entrò in servizio nello Infanterie-Regiment 871, 356. Infanterie-Division, in Italia, assegnato ad un reparto pionieri. Il 25 dello stesso mese fu promosso Fahnenjunker-Feldwebel. Il mese successivo fu trasferito al Grenadier-Ersatz-Bataillon 88, a Fulda. Nel giugno successivo iniziò a frequentare la Kriegsschule II ad Haguenau, Alsazia, venendo promosso sottotenente in settembre. In novembre venne inviato a Grafenwöhr per tenere un corso per ufficiali della Volkssturm. Nel febbraio 1945 prestò servizio presso lo stato maggiore del comando della Volkssturm, a Francoforte, Cottbus e Berlino. Partecipò alla battaglia in difesa della Capitale, rimanendo ferito sia il 29 aprile che il 1 maggio. Fu fatto prigioniero di guerra dai sovietici il 2 maggio 1945, e trasferito in Unione Sovietica finendo deportato in Siberia. Venne rilasciato il 10 ottobre 1953. Si spense a Dortmund l'11 dicembre 2004.

Onorificenze

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

Categoria:Cavalieri della Croce di Ferro Categoria:Croci di Ferro di prima classe Categoria:Decorati con l'Ordine militare della Croce Tedesca Categoria:Militari della Wehrmacht