Sul fallimento di tutti i tentativi filosofici nella teodicea (titolo originale in tedesco: Über das Mißlingen aller philosophischen Versuche in der Theodizee) è un saggio filosofico pubblicato da Immanuel Kant nella rivista Berlinischen Monatsschrift (vol. XVIII, pp. 194-225) nel settembre 1791. L'opera tematizza il problema del male.

Kant apre il saggio con un'introduzione alla teodicea:

Nel testo Kant sostiene che è impossibile conciliare l'esistenza del male con gli attributi di Dio della tradizione ricorrendo a metodi filosofici razionali.

Contenuto Kant identifica tre caratteristiche di Dio che sembrano incompatibili con il male nel mondo: Dio è santo: Dio non vuole che esista il male morale; Dio è buono: Dio non vuole che gli esseri umani soffrano; Dio è giusto: Dio vuole proporzionalità tra crimine e punizione).

Per preservare queste caratteristiche di Dio, sostiene Kant, bisogna accettare:

Nella terza parte del suo saggio, Kant cita, oltre all'irrealizzabile esigenza di onniscienza, ulteriori ragioni per cui è impossibile dimostrare l'efficacia di Dio attraverso l'osservazione del mondo. Queste ragioni si riferiscono alla limitazione critica della capacità cognitiva umana al campo della percezione sensoriale e alla conseguente impossibilità di conoscere realtà “intelligibili”, ovvero, nell'uso kantiano, non sensoriali, trascendenti.

Ricezione Nonostante le sue critiche, Kant difese la teodicea in scritti per lo più inediti durante la sua vita.

Subito dopo la constatazione di Kant del fallimento di ogni teodicea, seguì un'ondata di consensi e di contro-scritti. Alla fine del 1791, nella Berlinische Monatsschrift, apparve una risposta intitolata Ueber Herrn Kants Aufsatz, in Betreff der Theodicee (Sull'articolo del signor Kant riguardante la teodicea), che non coglieva l'argomentazione di Kant. Johann Erich Biester, editore illuminista e amico di Kant, si vide costretto ad apportare delle correzioni. In Ueber die Quellen, aus denen eine Theodicee zu fliessen pflegt (1791, anonimo) l'approvazione o il rifiuto della teodicea viene ricondotto al carattere della persona in questione, il che conferma la tesi di Kant secondo cui la teodicea è una questione di fede individuale e privata.

Il 10 novembre 1791 J. F. Zöllner tenne un discorso all'Accademia Reale delle Scienze di Berlino in cui sottolineò la possibilità e la necessità morale della teodicea. Il 26 febbraio 1795, in un altro trattato accademico, contraddisse l'affermazione di Kant secondo cui nessun uomo ragionevole vorrebbe rivivere la propria vita.

La teodicea di Hegel, mediata dalla sua filosofia della storia mondiale, riconosce che la storia mondiale è un “macello”, ma considera la saggezza di Dio giustificata nel complesso dal progresso dello Spirito nella storia.

Edizioni I. Kant, Ueber das Mißlingen aller philosophischen Versuche in der Theodicee, in Berlinische Monatsschrift, vol. 18, Haude und Spener, Berlin 1791, settembre 1791, pp. 194–225, copia digitale

Note

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