San Giovanni Battista visitato in carcere da Salomè è un dipinto a olio su tela (86,2 × 99,3 cm) del Guercino, realizzato intorno alla metà degli anni 1620 e conservato alla Galleria nazionale d'Irlanda di Dublino. È nota anche un’ulteriore versione autografa del soggetto, di dimensioni leggermente diverse (78 x 100 cm), conservata in una collezione privata a New York.

Storia Versione in collezione privata (New York) La prima attestazione documentata della versione oggi segnalata in collezione privata risale alla sua comparsa all’asta di Sotheby’s a Londra l’8 aprile 1981 (lotto 70). Si ignorano le vicende collezionistiche precedenti a tale vendita e non sono noti elementi certi sulla successiva collocazione dell’opera, oltre alla sua presenza in collezione privata.

Versione alla Galleria nazionale d’Irlanda (Dublino) Esiste un’altra versione del dipinto, conservata alla Galleria nazionale d'Irlanda, giudicata anch’essa autografa dalla critica. Di questa versione è nota la storia a partire dal 1844, quando fu segnalata da Mrs Jameson nella collezione di Henry Petty-Fitzmaurice, terzo marchese di Lansdowne, che l'aveva acquistata da Lord Radstock (verosimilmente il primo barone, 1755–1825). Fu segnalata da Hazlitt e pubblicata in The Art-Union nel 1847. L'opera fu venduta dagli eredi del marchese di Lansdowne nel 1930.

Nel 1964 fu acquistata da Denis Mahon, che, sulla base di considerazioni stilistiche e del confronto con la Sepoltura e gloria di santa Petronilla, propose una datazione agli ultimi mesi del 1622 o ai primi del 1623. La successiva emersione della versione apparsa all’asta di Sotheby's ha indotto la critica a rivedere la datazione dell’opera di Dublino, spostandola al periodo 1624–1626.

Nel testamento del mercante Stefano Scaruffi, redatto il 28 luglio 1621, compare la seguente postilla: «Il San Giovanni con Erodida [sic] donatomi dal pittore Francesco Barbieri, deto Guerzino da Cento.» In un altro testamento, quello del vescovo di Reggio Emilia Paolo Coccapani, datato 3 dicembre 1647, è citato «Un San Giovanni in carcere, mezzo quadro bislongo, del Guerzino da Cento.» È probabile che i due documenti si riferiscano allo stesso dipinto.

Ma, poiché la storia del dipinto confluito nella collezione Lansdowne è documentata con certezza solo a partire dal 1844, non è possibile stabilire con certezza, su base documentaria, se esso coincida con l’opera menzionata nei testamenti di Stefano Scaruffi e/o di Paolo Coccapani, le cui attestazioni restano isolate e prive di seguito documentario.

L’incisione in controparte di Damiano Penati, datata 1799, reca l’iscrizione Guercino pinx, ma non fornisce ulteriori indicazioni né sul soggetto né sull’ubicazione dell’opera.

Iconografia Per oltre due secoli l’identificazione del soggetto del dipinto ha rappresentato un problema aperto per la critica, che ha avanzato interpretazioni tra loro molto diverse. Tra le ipotesi più ricorrenti figurano quella di Giuseppe e la Moglie di Putifarre e una lettura allegorica della figura femminile come personificazione della Carità cristiana. Un’interpretazione sorprendentemente vicina al soggetto corretto fu proposta dal pittore fiammingo Abram Brueghel, che descrisse la scena come un San Giovanni in prigione tentato da una donna; tuttavia non è possibile stabilire con certezza che egli si riferisse a uno dei due dipinti presi in esame, poiché le misure indicate da Abram Brueghel (tre palmi in larghezza) non coincidono con quelle delle due versioni oggi note, che superano entrambe i novanta centimetri, rendendo problematica l’identificazione. L’identificazione del soggetto fu infine chiarita da Erwin Panofsky. A sostegno di tale identificazione, Panofsky osservò come l’idea di un coinvolgimento erotico tra Salomè e Giovanni Battista, generalmente considerata un’invenzione romantica del XIX secolo e resa celebre in età moderna dal dramma Salomé di Oscar Wilde e dalla successiva opera di Richard Strauss, affondasse in realtà le sue radici in una tradizione marginale e non canonica, rimasta a lungo ai margini della cultura ufficiale e anticipatrice di oltre due secoli dell’interpretazione moderna.

Descrizione e stile Il dipinto raffigura san Giovanni Battista in prigione, rappresentato a mezzo busto e disposto di tre quarti verso destra. Il santo, parzialmente scoperto e avvolto in un ampio mantello scuro, con le braccia incrociate, volge intenzionalmente il capo dalla parte opposta rispetto alla figura femminile alle sue spalle, evitando il contatto visivo.

Sulla sinistra, oltre una grata che allude allo spazio carcerario, compare Salomè, riccamente acconciata, parzialmente in ombra, che si affaccia reggendo l’inferriata e osserva il santo. L’ambiente è spoglio e privo di elementi accessori; la scena è costruita su un netto contrasto luministico che isola le due figure contro un fondo scuro.

La concezione marcatamente scultorea della figura del Battista, che si staglia con profilo netto contro lo sfondo, e la fattura robusta e compatta, conferiscono all’immagine un effetto monumentale.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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