Il Museo Piersanti è un museo di Matelica, in provincia di Macerata.

Ha origine nel XVII secolo, allorché monsignor Venanzio Filippo Piersanti, nato a Matelica nel 1688, iniziò all'interno del suo palazzo una raccolta d'oggetti d'alto valore storico-culturale e artistico.

Il museo, chiuso dal 2016 a causa dei danni provocati dal terremoto di quell'anno, è stato restaurato grazie ai fondi della ricostruzione e riaperto il 21 dicembre 2025.

Storia e descrizione Il palazzo è donato, con tutto quello che di notevole valore conteneva, grazie a un testamento nel 1901, per opera della marchesa Teresa Capaci Piersanti, al capitolo della cattedrale di Santa Maria di Matelica. Tutti gli oggetti contenuti nel palazzo avevano in comune solo il carattere della pregevolezza, spaziando in ogni campo e settore, dalla pittura alla scultura, dall'artigianato alla stampa, e molto altro. Si deve a monsignor Venanzio Filippo Piersanti il merito di aver iniziato a collezionare le raccolte del museo: tra queste la più preziosa è quella delle reliquie conservate in piccole teche d'argento di manifattura romana del '700. Nel 1901 la marchesa Teresa Capeci Piersanti donava al Capitolo della Cattedrale il Palazzo con tutti i suoi arredi (mobili, tappezzerie, stipi) e collezioni (quadri, antichità, curiosità, suppellettili e cimeli sacri) a cui in seguito furono aggiunte opere provenienti dalle chiese della città ed altri oggetti rari e di pregio, frutto di donazioni.

Il museo si è poi arricchito, per il dono del pittore locale Diego Pettinelli, di centoquindici pastelli con vedute di Matelica, e di un campionario di stoffe e di merletti di gran valore appartenenti alla famiglia Murani Mattozzi di Matelica, di alcuni abiti di Seicento, Settecento e Ottocento. È anche stata aperta al pubblico la stanza degli argenti.

Allestimento Il museo si presenta lungo un itinerario comprendente tre sale a piano terra e ben sedici al primo piano, e ospita anche diverse curiosità; tra queste, le stanze del palazzo legate più alla quotidianità, dalla cucina ai locali per la vinificazione: se il frantoio è andato perso, le cantine con relative attrezzature hanno conservato l'assetto originario. Mancano molti oggetti d'uso quotidiano, di cui un meticoloso inventario redatto nel 1763 fornisce tuttavia interessante testimonianza. Oltre agli oggetti da cucina, agli attrezzi per realizzare insaccati suini e a quelli per fare il pane, sono inventariati, sempre in un registro settecentesco, i capi di bestiame allevati nelle fattorie.

Il nuovo allestimento del 2025 ricalca in linea generale quello precedente. Dopo i danni del sisma nel museo sono confluite opere da chiese danneggiate. È stato modificato il percorso di visita, puntando sulla sezione legata agli ambienti sacri dell’edificio voluti da Mons. Venanzio Filippo Piersanti. La visita si è allargata anche con nuovi spazi espositivi al piano superiore, che oltre alla cucina presenta una sala destinata alle ceramiche e altri ambienti con oggetti vari.

Note

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