È divenuta un simbolo della resistenza civile in Iran dopo aver rimosso pubblicamente il proprio velo in via Enghelab a Teheran il 27 dicembre 2017. Il suo gesto solitario ha dato origine al movimento di protesta nonviolenta noto come "Le ragazze di via Enghelab" (Dokhtaran-e Khiyaban-e Enghelab), che si è diffuso in tutto il Paese negli anni successivi.

Biografia Nata a Teheran nel 1985, Movahed al momento della sua prima azione di protesta nel dicembre 2017 aveva 31 anni ed era madre di una bambina di diciannove mesi.

A differenza di altre attiviste, l'azione di Movahed è stata un'iniziativa individuale, non coordinata da gruppi politici o campagne esterne, mossa dalla volontà di rivendicare l'autonomia personale e il diritto di scelta sull'abbigliamento.

La sua figura è stata descritta come quella di un'"eroina del quotidiano", la cui forza risiede nella normalità del proprio profilo sociale e nell'individualità e nel coraggio personale esercitato al di fuori dei contesti politici tradizionali.

Contesto storico La scelta di via Enghelab (Via della Rivoluzione) per la sua protesta è stata definita dagli studiosi come un atto di riappropriazione simbolica. La strada, rinominata per onorare la Rivoluzione iraniana del 1979, era già stata teatro di storiche manifestazioni femminili contro l'imposizione dell'hijab nel marzo 1979 e nel 2005.

Le proteste e le vicende giudiziarie La prima azione (2017) Il 27 dicembre 2017, Movahed è salita su una centralina elettrica all'incrocio tra via Enghelab e via Vesal. Rimanendo in silenzio, ha rimosso il velo bianco, lo ha legato a un bastone e lo ha sventolato come una bandiera. Questa azione è avvenuta un giorno prima dell'inizio delle più ampie proteste economiche che hanno scosso l'Iran nel 2017-2018. Arrestata immediatamente dopo il gesto, è stata trattenuta in detenzione per un mese e rilasciata il 27 gennaio 2018.

La seconda azione e la condanna (2018-2019) Nonostante i rischi legali, il 29 ottobre 2018 Movahed ha ripetuto la protesta salendo sulla cupola turchese di piazza Enghelab tenendo in mano dei palloncini colorati e sventolando nuovamente l'hijab. A seguito di questo secondo atto di disobbedienza civile è stata condannata a un anno di reclusione per «incitamento alla corruzione e alla prostituzione». È stata rilasciata nel maggio 2019 a seguito di un indulto concesso per la festività dell'Eid al-Fitr.

Nel 2019 le autorità hanno arrestato 29 donne con accuse simili.

Le ragazze di via Enghelab Le immagini del suo gesto divennero diventate virali, trasformandola in un'icona della resistenza nonviolenta. Altre donne in diverse città iraniane hanno imitato la sua azione, salendo su cassette elettriche o supporti stradali per mostrare il proprio velo su un bastone.Queste manifestazioni, identificate dall'hashtag persiano #دختران_خیابان_انقلاب (Ragazze di via Enghelab), hanno rappresentato una forma di sfida diretta alla legislazione iraniana. Le autorità hanno risposto con numerosi arresti e modificando fisicamente i supporti stradali (come i cassonetti o le centraline elettriche) con coperture spioventi per impedire alle persone di salirvi sopra.

Questo intervento urbanistico è stato paradossalmente interpretato dai critici d'arte e dai sociologi come una prova della potenza del gesto di Movahed, rendendo la centralina stessa un monumento involontario alla sua sfida al regime. La sua iconografia è stata ampiamente ripresa durante le Proteste per la morte di Mahsa Amini del 2022.

Nel contesto politico e sociale dell'Iran contemporaneo, il termine Dokhtaran-e Enghelab è divenuto sinonimo di una nuova ondata di femminismo iraniano che mette al centro l'autonomia del corpo e la critica alle norme sociali imposte.

Note

Bibliografia

Voci correlate Proteste per la morte di Mahsa Amini Proteste in Iran contro l'hijab obbligatorio Diritti delle donne in Iran Condizione della donna in Iran

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