La Pieve di Santa Maria in Bredolo (ufficialmente Chiesa di Maria Vergine Assunta, storicamente nota come Pieve di Bredolo o Plebs Sanctae Mariae de Bredulo) è il principale luogo di culto cattolico di Breolungi, frazione di Mondovì, in provincia di Cuneo e diocesi di Mondovì.
È tra gli edifici religiosi più antichi documentati nel territorio monregalese, con attestazioni risalenti almeno all’VIII secolo, e fungeva da chiesa matrice ("chiesa madre") per il vasto territorio del Comitato di Bredulo prima della fondazione della città di Mondovì.
Storia
Le origini e la contea di Bredolo (VIII-XI secolo)
Le origini della chiesa sono strettamente legate all'antico insediamento di Bredulum, capoluogo della contea di Bredolo. L'esistenza di un primitivo luogo di culto già nell'VIII secolo è testimoniata dalla Lastra di Bredolo, un reperto in arenaria di epoca longobarda. Con lo sviluppo del borgo, che si arricchì di un castello sede del potere politico e militare, la cappella originaria venne ampliata assumendo il ruolo di pieve (parrocchia matrice) dedicata a Santa Maria de Bredolo.
Un lungo periodo di pace portò al ripopolamento della zona, alla bonifica dei boschi circostanti e alla nascita di nuovi insediamenti rurali "fuori le mura" (come San Marco e Santa Cristina), dotati di proprie cappelle minori. Tuttavia, la pieve di Santa Maria mantenne una rigida supremazia gerarchica: solo al suo interno, sotto la giurisdizione del vescovo di Asti, il sacerdote residente poteva celebrare i sacramenti fondamentali come la Veglia pasquale, i battesimi, i matrimoni e le sepolture.
L'assetto geopolitico mutò drasticamente nel 901, quando l'imperatore Lodovico III il Cieco concesse l'intero contado al vescovo di Asti. Le oggettive difficoltà nel governare un territorio così vasto e distante costrinsero però il prelato a delegare il potere ad autorità minori. Questa frammentazione favorì l'ascesa di signorotti locali che, sostenuti da milizie armate, finirono per spadroneggiare e vessare le popolazioni rurali senza che il vescovo-conte riuscisse a intervenire.
Il declino e i rifacimenti (XIV-XVIII secolo) Tra l'XI e il XII secolo, la pieve di Santa Maria visse il periodo di massima influenza territoriale, confermata da bolle papali come quella di papa Eugenio III (1145), che ne sanciva la dipendenza dal vescovo di Asti. Tuttavia, la centralità di Bredolo iniziò a vacillare con la fondazione di Mondovì nel 1198. Il progressivo spostamento della popolazione e delle gerarchie politiche verso il nuovo centro urbano sul Monte di Vico portò alla perdita del ruolo amministrativo della vecchia villa e del suo castello, ridimensionando la pieve a una funzione prevalentemente parrocchiale e rurale.
Nel corso del XIII secolo, il territorio passò sotto l'influenza del Distretto di Mondovì e, successivamente, degli Angiò. In questo periodo di transizione, la chiesa mantenne comunque il suo prestigio spirituale come "matrice", ma la struttura originaria romanica iniziò a mostrare i segni del tempo e dei mutamenti politici. La frammentazione del potere tra i signorotti locali e le frequenti incursioni militari nell'area monregalese segnarono la fine del comitato feudale di Bredolo, segnando il progressivo ridimensionamento del suo ruolo politico.
Dalla ricostruzione barocca all'epoca moderna (XIV-XVIII secolo) A partire dal XIV secolo, la chiesa subì una serie di trasformazioni architettoniche per adattarsi alle nuove esigenze liturgiche e ai gusti dell'epoca. Sebbene il sito conservasse tracce del periodo tardo-gotico, con importanti cicli di affreschi attribuiti a maestranze monregalesi come quelle della cerchia di Giovanni Mazzucco, fu tra il XVII e il XVIII secolo che l'edificio assunse l'attuale fisionomia barocca. Gli interni furono rimaneggiati, le strutture romaniche inglobate e la chiesa fu dotata di nuovi altari, riflettendo la stabilizzazione della comunità di Breolungi come centro agricolo sotto il controllo sabaudo.
Nel XVIII secolo, la Pieve continuò a essere il fulcro della vita sociale e religiosa della zona, nonostante l'ormai consolidata supremazia delle parrocchie urbane di Mondovì. Documenti settecenteschi attestano il coinvolgimento di diverse famiglie locali nel mantenimento dell’edificio: Mondino, Dardanelli, Airaldi, Aimi, e delle altre casate locali, che ne curarono il mantenimento e i restauri. La trasformazione si concluse con la perdita definitiva delle antiche funzioni di "pieve battesimale" territoriale, rimanendo tuttavia un monumento fondamentale per la memoria storica dell'antico comitato di Bredolo.
La Restaurazione della Parrocchia (XIX secolo)
All'inizio del XIX secolo, la Pieve di Santa Maria di Breolungi viveva una condizione di subalternità, essendo stata declassata a semplice cappellania sotto la giurisdizione della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Breo. Nonostante la frazione contasse oltre 1.200 abitanti e la vice-cura di Breolungi servisse una popolazione di circa 2.500 anime, la chiesa non godeva di autonomia. La distanza dal centro di Mondovì e la precarietà delle strade rendevano la Pieve l'unico riferimento possibile per i fedeli, che iniziarono a richiedere con insistenza il ripristino del titolo parrocchiale.
L'ostacolo principale alla restaurazione era di natura economica: la comunità rurale, povera di mezzi, non era in grado di garantire la rendita annua di 750 lire necessaria per il sostentamento di un parroco residente. La svolta avvenne nel 1842 grazie alla contessa Luigia Fontana dei marchesi di Cravanzana, che assicurò personalmente una rendita di 500 lire. Al capitale contribuirono con complessive 150 lire tre sacerdoti originari di Breolungi: Giuseppe Mondino, vicario de Pian-della-Valle, Pietro Paolo Dardanelli, vicario di San Biagio, e Giovanni Granetti, prevosto di Breo, mentre la quota restante di 100 lire fu coperta dagli amministratori locali tramite offerte in natura.
Grazie a questo sforzo corale e all'influenza della contessa Fontana, il 4 marzo 1843 il vescovo Tommaso Ghilardi restituì ufficialmente alla Pieve l'antica dignità parrocchiale, dedicata a Maria Vergine Assunta. L'evento fu solennizzato il 7 maggio dello stesso anno con l'insediamento del primo parroco, Gian Carlo da Ceva. A memoria perpetua fu murata una lapide marmorea all'interno della chiesa, ai piedi dell'affresco della Madonna della Purificazione, dove ancora oggi si celebra la gratitudine dei breolungesi verso i loro benefattori.
Cappelle sussidiarie
La Pieve di Santa Maria in Bredolo si trova sotto la giurisdizione della diocesi di Mondovì, nella regione ecclesiastica del Piemonte. Come chiesa parrocchiale esercita la sua giurisdizione su due principali cappelle sussidiarie, che testimoniano la diffusa devozione rurale del territorio, e che storicamente si trovarono sotto il patronato di due famiglie locali: i Fontana, marchesi di Cravanzana, e i Dardanelli.
Cappella di San Maurizio
Questa cappella fu costruita nel 1725 dal marchese Giovanni Giacomo Fontana, dedicata a San Maurizio, protettore della Casa di Savoia. Fu ubicata all'esterno di quella che fu la sua residenza, conosciuta come Palazzo Fontana-Dardanelli. Attualmente la manutenzione della cappella dipende dalla fondazione "Casa benefica Giovanna Roatta ved. Dardanelli."
Cappella della Fusenta
Conosciuta ufficialmente come "cappella della Madonna della Neve", fu eretta ufficialmente nell'anno 1651 dalla famiglia Dardanelli, per essere poi restaurata da essa tra i secoli XIX e XX. Tuttavia, al suo interno conserva un importante ciclo di affreschi tardo-gotici (XVI secolo) che raffigurano la Vergine in trono tra santa Lucia e sant'Antonio Abate.
Descrizione Esterno La facciata attuale si presenta con linee semplici e sobrie, frutto dei restauri successivi, ma il campanile conserva tracce della sua origine medievale nella parte basamentale, con murature in pietra di fiume e mattoni, un orologio e lo stemma dei Fontana di Cravanzana. La posizione della chiesa, sulla sommità della collina ("la riva"), riflette la tipica collocazione difensiva e di controllo territoriale delle pievi medievali.
Interno e Opere d'Arte
L'interno, a navata unica con cappelle laterali, conserva opere di notevole pregio che testimoniano la lunga storia dell'edificio:
La Lastra di Bredolo (VIII secolo): si tratta di un frammento di scultura longobarda, probabilmente parte di un'antica recinzione presbiteriale o ambone. Scolpita in pietra arenaria, presenta decorazioni geometriche a intreccio (nodi di Salomone) e motivi simbolici cristiani (la croce, il grappolo d'uva, la colomba), tipici dell'arte barbarica cristianizzata.
Affreschi del XV secolo: recenti restauri hanno portato alla luce frammenti di un ciclo di affreschi tardo-gotici (databili tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento). Tra i soggetti identificati spiccano una Madonna del Latte (Vergine che allatta il Bambino) e un san Sebastiano, opere attribuite a maestranze locali influenzate dalla scuola monregalese (in particolare la cerchia di Giovanni Mazzucco).
Fonte battesimale: Come ogni antica pieve, la chiesa conserva il fonte battesimale, simbolo della sua giurisdizione sacramentale originaria.
Note
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