Biografia Nacque all'incirca nel 1653, discendente da una famiglia francone la cui casa ancestrale era a Henneberg.La famiglia von Steinau proveniva dalla contea di Henneberg, dalla nobile famiglia von Steinau, detta anche Steinrück.. Inizialmente servì l'Elettorato di Brunswick-Lüneburg. Dal 1685 al 1688, prestò servizio nel contingente bavarese dell'esercito imperiale durante la campagna contro i turchi in Ungheria. Nel 1685 fu presente all'assedio di Neuhäusel, iniziato dal duca Carlo V di Lorena il 7 luglio 1685, poi alla battaglia di Gran, in cui il duca sconfisse un esercito di soccorso nemico il 16 agosto, e infine all'assalto di Neuhäusel il 19 agosto. Nel 1688, servì sotto il principe elettore Massimiliano II Emanuele di Baviera nella cattura di Stuhlweißenburg il 17 maggio. Nel 1689, fece parte dell'esercito del duca Carlo V di Lorena, che assediò Magonza e la conquistò per capitolazione l'11 settembre.
Divenuto barone, nel 1693 entrò al servizio della Repubblica di Venezia, e dall'anno successivo, combatté di nuovo contro i turchi nella guerra di Morea; durante la presa dell'isola di Chio a settembre, comandò la maggior parte delle truppe da sbarco sotto il Capitano generale da Mar Antonio Zeno.. Dopo l'abbandono di Chio nel 1695, inseguì a terra un distaccamento turco che era sbarcato nel golfo di Nauplia e avanzò fino ad Argo; mentre li inseguiva in mare, la nave su cui si era imbarcato prese fuoco e dopo essere fuggito su un'altra nave, la prima esplose. Per la perdita di Chio Antonio ZenoChe venne arrestato insieme al provveditore straordinario all'armata Pietro Querini, a quello ordinario Carlo Pisani, e a dieci sopracomiti e un governator di nave. fu sostituito nella carica di Capitano generale da Mar, su ordine del Senato della Repubblica da Alessandro Molin, e quindi arrestato..
Nel 1699 lasciò il servizio sotto la Repubblica di Venezia per entrare sotto quello del Principato Elettorale di Sassonia e della Confederazione polacco-lituana. Fu promosso a feldmaresciallo e nominato comandante del Reggimento corazzieri "Lubomirsky" e del Reggimento fanteria "Bayreuth". Inizialmente si concentrò sulla riorganizzazione delle truppe, il cui numero era notevolmente aumentato, ma nel 1700 l'esercito fu impegnato nella Grande guerra del Nord.
Condusse le truppe sassoni in Livonia contro gli svedesi di re Carlo XII; lì comandò 14.000 uomini con 8.000 cavalli, assediò Riga senza successo, ma conquistò per capitolazione Dünamünde e, il 15 luglio, cedette il comando supremo al re elettore Augusto II di Polonia, giunto personalmente. L'esercito contava 16.000 sassoni e 6.000 lituani. Furono quindi allestiti quartieri invernali. Il 19 luglio 1701, si svolse una battaglia sul fiume Daugava, e le truppe di avanguardia sassoni furono sorprese dagli svedesi, che attraversato il fiume respinsero il loro attacco, mettendole in rotta. Egli corse in loro aiuto con il grosso delle sue forze, ma sebbene personalmente combattesse con straordinario coraggio e i suoi corazzieri penetrassero all'interno della Guardia Reale svedese per tre volte, anche lui fu costretto a ritirarsi e fu salvato dall'annientamento solo dal fatto che re Carlo XII non lo inseguì. Disarcionato da cavallo da un colpo di moschetto , dovette essere portato fuori dalla battaglia.
Augusto II gli permise di tornare in Sassonia, ma l'anno successivo marciò di nuovo in Polonia con le truppe dell'esercito sassone. Il 19 luglio ebbe luogo la battaglia di Klissow in cui comandò l'ala sinistra dell'esercito sassone-polacco, guidato comandato personalmente da Augusto II. L'ala destra, al comando del generale Jacopo Enrico von Flemming, in cui era presente lo stesso Re, fu sconfitta; ma egli usando fascine, penetrò in una palude] considerata impraticabile dal nemico e si spinse alle spalle degli svedesi, incalzandoli duramente finché Re Carlo XII giunse con le truppe vittoriose della sua ala sinistra e lo costrinse a seguire nella ritirata lo sconfitto Flemming.
Rimase in Polonia con le truppe sassoni durante l'inverno 1702-1703; nel marzo 1703 le radunò a Pultusk. Qui, il 1° maggio, fu così sorpreso dagli svedesi che non si svolse alcuno scontro organizzato e fu necessaria una rapida ritirata. Vicino a Ostrolenka riuscì a raggruppare le sue truppe, che avevano perso 1.500 uomini e 16 cannoni. Augusto II gli concesse quindi il permesso di tornare in Sassonia. Quando, nel 1704, le truppe furono radunate in due accampamenti vicino a Guben e Görlitz per difendersi da un temuto attacco svedese, fu posto al comando di quest'ultimo accampamento, che contava 10.000 uomini, e poi li condusse in Polonia per ordine del Re Elettore. Lì, quest'ultimo lo convocò a Varsavia. Il generale Johann Matthias von der Schulenburg assunse il comando delle truppe di stanza a Görlitz e in seguito le guidò nella ritirata in Sassonia. Nel 1705, divenuto conte, acquistò Žinkovy, Chlumčany e Nebílovy, inclusa Netunice, e l'anno dopo commissionò la costruzione di un palazzo a Nebílovy al maestro costruttore Jakob Auguston di Plzeň.
Al comando dell'esercito della Repubblica di Venezia Il comando supremo delle truppe sassoni fu trasferito al Schulenburg il 16 gennaio 1706, e il 20 di quello stesso mese, per volontà di Alessandro Molin, rientrò al servizio della Repubblica di Venezia. Giunse nella Capitale nel mese di febbraio, nominato comandante in capo dell'esercito veneziano, e ricevendo preciso incarico di approntare un corpo di truppe da campagna.. Alle sue analisi sarà dovuta gran parte della successiva evoluzione dell'esercito della Repubblica. In breve tempo eseguì un giro di ispezione, e in base al piedelista nel marzo 1704, scoprì che la milizia da tera contava su 14.979 fanti, suddivisi in 13 reggimenti e 4 compagnie sciolte di fanteria regolare italiana (8.156 uomini), 8 reggimenti e 51 compagnie sciolte di oltremarini (2.238 fanti), due reggimenti di cimarioti (775 uomini), 34 compagnie di cernide (3.433 uomini), e 2 di craine, (377 uomini). La cavalleria, suddivisa in 28 compagnie sciolte di corazze, 3 reggimenti e una compagnia sciolta di oltremarini, un reggimento e 3 compagnie sciolte di dragoni, schierava in tutto 2.483 cavalleggeri.
Già il 1 marzo presentò al Senato della Repubblica un piano per portare le forze dell'esercito a 25.000 uomini, suddivisi in 10 reggimenti italiani di 12 compagnie da 100 uomini l'una, in modo da costituire due battaglioni per reggimento.. Tali organici apparse a lui ed al suo aiutante di campo, il sergente maggiore dalmata Antonio Giancix, il minimo per riuscire ad organizzare un reparto operativo credibile, forte cioè di 16.000-17.000 uomini, senza sguarnire eccessivamente le piazzeforti.BQS, cl. IV, cod. 497, b. 309 (IV), scrittura del sergente maggiore Giansix datata Venezia, 14 febbraio 1705 m.v. Propose anche un antesignano del servizio militare di leva obbligatorio, basato sull'estrazione a sorte tra i maschi celibi di età compresa tra i 18 e i 40 anni e sul coinvolgimento diretto delle comunità locali, obbligate a contribuire al mantenimento dei soldati e soprattutto a fornire sostituti in caso di diserzioni.. La ferma era prevista per una durata di tre anni, e vi erano esenzioni o agevolazioni per le famiglie degli uomini sotto le armi.
Egli comprendeva che la proposta di ridurre il numero dei reggimenti italiani avrebbe certamente incontrato l'opposizione da parte di quegli ufficiali destinati ad un prematuro congedo, e ne prospettava il loro impiego nelle cernide anche al fine di migliorare l’efficienza di questo antico corpo che stava perdendo buona parte della sua capacità bellica. Anche Giansix, manifestò nelle sue scritture la necessità di una migliore ridistribuzione delle truppe, tenendo conto di una eventuale rinuncia alla neutralità della Serenissima. In tal caso Giancix riteneva indispensabile la formazione di due corpi d'armata, uno nel Bresciano, et uno nel Veronese, i quali avrebbero dovuto unirsi ad est dell'Adige nel solo caso di guerra contro gli imperiali, per coprire il saliente trentino. Nell'ipotesi di guerra contro i francesi, le truppe divise tra il veronese ed il bresciano, avrebbero dovuto coprire il fronte di Mantova e difendere le piazze di Bergamo e Crema prima di preparare l'offensiva su Cremona. Per quanto riguarda i reparti oltremarini, come comandante dell'esercito non nutriva grande fiducia nelle capacità di questi reparti, considerati da lui valorosi ma indisciplinati e sparpagliati in troppi reparti di scarsa consistenza.. Era quindi necessario ridurre il numero delle loro compagnie, riducendolo a 20, ognuna da 50 uomini, per reggimento. Analoga sfiducia nutriva verso i "cappelletti", consigliando esclusivamente di destinarli al presidio della Dalmazia. Per quanto riguarda i reparti di cavalleria fu l'autore dellEsercitio militare a regola universale della cavalleria e dragoni della Serenissima Repubblica di Venetia, promulgato nel 1707 dal nuovo provveditore generale in Terraferma Daniel IV Girolamo Dolfin. Riunì la cavalleria in reggimenti da 660 uomini, formati ciascuno da 12 compagnie riunite in 4 squadroni.
Per quanto concerne l'artiglieria diede primaria importanza ai cannoni da campagna rispetto a quelli da fortezza.. Propose di raccogliere gli artiglieri in un unico corpo, senza sottovalutare l'importanza della logistica, allora trascurata a fortemente Venezia. Riferendosi alle opere fortificate, propose di costituire quattro dipartimenti da cui dipendevano le piazzeforti della Terraferma: il primo, oltre l'Oglio, gravitava su Bergamo e Crema; il secondo comprendeva Brescia ed il Bresciano; il terzo faceva perno su Verona, comprensivo delle fortezze di Legnago e Peschiera oltre a quelle del Polesine, mentre il quarto si sviluppava su Padova, sulla Marca Trevigiana, sul Vicentino, su Palma e la Patria del Friuli. Ogni dipartimento contava su almeno un ingegnere in qualità di provveditore alle fortezze, mentre un altro ingegnere doveva sopraintendere a tutto il sistema.
Dopo solo sei giorni dall'avere ricevuto il progetto di riforma, il Senato della Repubblica si soffermò sulle misure più urgenti, approvandole tutte e predisponendo i mezzi necessari all'armamento dei reparti da campagna.. Per quanto riguarda la parte meno urgente, il piano militare fu rimesso ad una apposita conferenza composta dal savio del consiglio, procuratore Federigo Corner, dal savio di Terraferma alla scrittura Piero Pasqualigo, e da Alessandro Molin fu provveditore general di Terraferma, e dal colonnello generale Stenau.