L'attività di Rosana Paulino comprende diversi mezzi espressivi, tra cui disegno, ricamo, incisione, stampa, collage, scultura e installazioni, spesso per affrontare archetipi, memoria, eredità familiari, storie di violenza razziale e schiavitù in Brasile e per esplorare ciò che lei definisce la psicologia femminile nera brasiliana.
Biografia L'afrobrasiliana Rosana Paulino ha studiato alla Facoltà di comunicazione e arte dell'Universidade de São Paulo negli anni 1991-1995, conseguito nel 2011 un dottorato di ricerca in arti visive, secondo The Guardian prima donna di colore a riceverlo, e una specializzazione in incisione al London Print Studio. Ha ottenuto una borsa di studio del programma Ford Foundation dal 2006 al 2008 e CAPESCoordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior (Coordinazione per il perfezionamento del personale dell'istruzione superiore, CAPES), è una fondazione collegata al Ministero dell'istruzione del Brasile che lavora per espandere e consolidare gli studi post-laurea in tutti gli stati brasiliani. dal 2008 al 2011. Nel 2014 le è stata assegnata la borsa di studio per residenza al Bellagio Center della Fondazione Rockefeller, a Bellagio.
Nel 2018, dopo 25 anni di attività, è stata la prima artista afrobrasiliana ad avere una retrospettiva alla Pinacoteca dello stato di San Paolo, dove ha presentato la mostra itinerante A Costura da Memória (), poi presentata anche al Museu de Arte do Rio (MAR).
Nel 2024 ha fatto parte, con Inaicyra Falcão, cantante lirica, e Leda Maria Martins, poetessa, del trio di gestione della Cátedra Pequena África, tenuta presso Casa Escrevivência, nel barrio Saúde di Rio de Janeiro. La Cátedra Pequena África è un partenariato tra la Fundação Getulio Vargas e il comune di Rio de Janeiro che mira a stimolare dibattiti interdisciplinari su temi sociali, culturali e accademici, da proporre da titolari neri con una riconosciuta esperienza nella creazione di pensiero, nonché nell'influenzare le politiche e i programmi pubblici.
Nel 2022 era tra gli artisti invitati alla LIX Esposizione internazionale d'arte di Venezia, dove, all'Arsenale, erano esposte 16 opere realizzate tra il 2003 e il 2021. Nel 2026 è stata scelta, insieme alla collega Adriana Varejão, a rappresentare il Brasile alla LXI Esposizione internazionale d'arte di Venezia.
Influenze artistiche Rosana Paulino è conosciuta per le sue rappresentazioni di donne di colore che esaminano i contesti sociali storici e moderni di razzismo, discriminazione e schiavitù in Brasile. In tutto il continente americano, il corpo femminile nero è stato un'«icona esposta per il consumo pubblico»,. è stato simbolo di sesso e desiderio: erotizzato, esoticizzato e oggettificato. Tutte queste percezioni, pregiudizi e stereotipi che cercano di definire il corpo femminile nero sono stati costruiti da definizioni altrui che sono abitaulamente punti di vista occidentali. La Paulino analizza la rappresentazione delle donne afrobrasiliane nella storia, nei media e nella società, costruendo una contro-narrazione attraverso le sue opere, rivendicando la voce e il corpo delle donne brasiliane di colore. Come dimostrano le sue numerose mostre, la Paulino è una maestra della versatilità tecnica, utilizzando diversi mezzi artistici tra cui disegno, cucito, litografia, stampa digitale, video e scultura. Le disuguaglianze razziali e di genere sono profondamente radicate nella società brasiliana. Sebbene ci siano stati movimenti sociali e culturali per dare potere alle donne nere e sfidare questi problemi, le disuguaglianze sono ancora intrecciate nel tessuto sociale del Brasile e nelle sue istituzioni. Nelle sue opere la Paulino crea uno spazio in cui le donne nere non assumono ruoli stereotipati come balia, tata e domestica. Inoltre, sovverte simultaneamente le solite gerarchie di classe e il tessuto sociale che reprime le donne afrobrasiliane. In un video di riflessione sulla sua opera Parede da Memória, Rosana Paulino afferma: «Dovevo farmi sentire. E ho scelto l'arte per affrontare questi problemi».
Da bambina disegnava e giocava con l'argilla, il che ha dato origine alla sua passione per le arti. Crescendo, si è resa conto dei pregiudizi e dei segni lasciati dalla schiavitù sulle donne nere in Brasile e ha voluto affrontare questi problemi. Non vendo mai avuto bambole nere con cui giocare da bambina o rendersi conto di come le donne nere fossero rappresentate in televisione solo in ruoli servili, sono esempi di disuguaglianza di genere e razziale che l'hanno influenzata. Ancora adolescente rimase colpita dalla sfilata della scuola di samba «Mocidade Alegre», dedicata alla cultura afro e incentrata su artisti neri e su nomi famosi come Heitor dos Prazeres. Nel ricordo della Paulino: «Per la prima volta ho visto l'immagine della persona nera ritratta in modo dignitoso all'interno della storia. E ho capito che l'arte nera esisteva perché, sino ad allora, nel mio universo infantile, c'era solo ciò che veniva dall'Europa, o qualcuno come Portinari, in Brasile. [...] è stata un'esperienza estetica e politica molto importante per la costruzione della mia identità».
Lo storico dell'arte Igor Simões ha definito la Paulino «l'artista nera più importante del Brasile degli ultimi 30 anni», sottolineando come le sue interpretazioni della storia dei neri brasiliani siano «cruciali per comprendere il più ampio mondo afro-atlantico». Hélio Menezes, direttore del Museo Afro Brasil, ha riconosciuto alla sua opera Parede da memória del 1994 il merito di essere stato «uno dei primi casi in cui i volti neri sono stati inclusi nel cubo bianco delle gallerie d'arte contemporanea» e lo ha definito «un atto di decolonizzazione molto diretto e critico».
Tecniche artistiche Agli inizi della sua attività artistica, rendendosi conto dei limiti del disegno, ha iniziato a utilizzare altri tipi di media come la fotografia e l'incisione. Ha usato gli archivi fotografici di famiglia come ispirazione per diverse sue mostre. Pensava che le donne nere rimanessero in secondo piano nella società brasiliana, né viste né ascoltate, e incapaci di difendersi. L'ispirazione per la sua prima mostra, Assentamento, proveniva dagli archivi storici di fotografie di donne afrobrasiliane di Louis Agassiz, un biologo e zoologo svizzero e professore ad Harvard. La Paulino comprese i limiti di queste fotografie e come disumanizzassero e oggettivizzassero le donne senza riconoscere le loro vite o le loro lotte. Ricreò un'opera d'arte usando la fotografia di una donna e le diede autonomia, un nome, una storia e un passato. Il suo obiettivo era comprendere i segni duraturi del colonialismo e della schiavitù sulla società brasiliana, in particolare nei confronti delle donne nere.. I suoi interessi, come si può notare nelle sue numerose opere, includono autobiografie, biologia, flora e fauna e argomenti incentrati sulla storia.
Principali esposizioni Wet Nurse Con la serie Wet Nurse («La balia») Rosana Paulino esamina il compito di allattare, richiesto alle schiave nere. Le balie schiave erano obbligate ad allattare i figli delle loro padrone e, in molti casi, non gli era permesso allattare i propri figli. Ciò comportava che i figli biologici delle donne schiave soffrissero la fame. Nella serie la Paulino ritrae queste donne e le loro emozioni cucendo un groviglio disordinato di vene dai loro seni. Dai seni delle donne fuoriesce un liquido rosso che può essere interpretato come latte o sangue. Paulino usa questo specifico caso per mettere in luce gli effetti, sia di breve durata che ad ampio raggio, della schiavitù delle donne nere brasiliane.
BÚFALA Búfala è una mostra che presenta un gruppo di disegni raffiguranti bufale o "donne-animali". I disegni hanno una forte connessione con i miti africani poiché le "donne-animali" sono un riferimento a Orisha Oya o Iansã, che nel candomblé è la madre del crepuscolo che controlla le tempeste e il vento. La Paulino esamina questi miti dalla prospettiva delle donne nere e li usa per ridefinire cosa significa essere una donna nera. Nei disegni, le donne hanno pose animalesche, occhi disegnati con il sangue, segni e la lingua di fuori. Queste distinzioni possono anche essere un riferimento alla dea indù Kālī, la divinità della distruzione e della rinascita. La Paulino usa il riferimento a questi miti e alle divinità per contrapporre nettamente il modo in cui le donne nere sono raffigurate nell'immaginario occidentale rispetto a quello non bianco. La rappresentazione occidentale delle donne è solitamente associata alla visione del cattolicesimo in cui le donne sono vergini, sottomesse, delicate e non protagoniste delle opere d'arte. In Búfala, la Paulino dà profondità e identità alle donne che non rientrano nei canoni della visione occidentale, per cui Búfala è simbolo di libertà e indipendenza.
Senhora das Plantas Senhora das Plantas è una mostra parallela a Búfala e presenta un gruppo di disegni raffiguranti "donne-vegetali" con radici che crescono dai loro corpi. Le donne sono simbolo della vita, della rinascita e di madre natura, con un'enfasi sulle radici che si originano da parti dei corpi femminili, tra cui seni e vagine. Mentre Búfala raffigura le donne come combattenti e cacciatrici, Senhora das Plantas offre un'affascinante contrapposizione in cui le donne sono le creatrici della vita. In sostanza, la Paulino ci mostra che la donna non può essere definita da un solo archetipo, ma è la simbiosi di entrambi: la cacciatrice e la raccoglitrice, il maschile e il femminile. L'uso del mito in Senhora das Plantas permette alla Paulino di portare alla luce narrazioni passate sulla storia delle donne nere.
A Costura da Memória La mostra A Costura da Memória («Il cucito della memoria»), alla Pinacoteca dello Stato di San Paolo, era una retrospettiva che presentava oltre 140 opere della Paulino realizzate tra il 1993 e il 2018. Le opere nel loro insieme contemplavano questioni di genere, razzismo, colonialismo e gerarchie di classe nel contesto della storia del Brasile. La mostra si sviluppava in tre sale espositive che ospitavano opere come Parede da Memória (Muro della memoria, 1994-2015) e Bastidores (Ricami, 1997). Una sala ospitava fotografie provenienti dall'archivio della famiglia Paulino, stampate e moltiplicate su patuás.Patuás: sacchetti di stoffa, tipici delle religioni afrobrasiliane, usati per custodire amuleti o semi. Ogni fotografia presenta delicate cuciture colorate; nelle immagini lo sguardo delle persone è potente e cattura lo sguardo dello spettatore. Un'altra opera consiste nel ricamo di donne su pezzi di stoffa circolari; a ciascuna donna viene cucita grossolanamente una parte del viso, inclusi bocca, gola, occhi o testa. Questa cucitura simboleggia il silenzio, la violenza, la schiavitù e la sessualizzazione imposte alle donne nere dal patriarcato, dal razzismo e dal colonialismo radicati nella cultura e nelle strutture sociali brasiliane. Le bocche cucite delle donne (la sorella e la madrina di Rosana) nella mostra richiamano l'immagine di Escrava Anastácia e il morso di ferro (Máscara de Flandres) un tempo usato nelle piantagioni per punire, zittire, limitare e seminare paura tra gli schiavi.
Assentamento(s) Assentamento(s), «insediamenti», è un progetto artistico in cui l'artista esamina come il corpo femminile nero sia intrecciato alla storia del Brasile.