La sua ricerca si concentra sull'impatto della tecnologia digitale, della globalizzazione e delle infrastrutture di sorveglianza sulla produzione e circolazione delle immagini.

Dagli esordi nel cinema documentario alle installazioni immersive, passando per i video saggi e la produzione teorica, Steyerl analizza le trasformazioni dell’immagine nell’ambiente digitale, con particolare attenzione ai processi di circolazione, riproduzione e uso politico delle immagini.

È nota a livello internazionale per aver elaborato concetti chiave come quello di «immagine povera» (poor image) - l'immagine digitale degradata e a bassa risoluzione che circola liberamente in rete - e quello di «circolazionismo» (circulationism), inteso come la pratica artistica che sposta l'enfasi dalla creazione dell'opera alla sua distribuzione e post-produzione accelerata.

Ha esposto nelle principali istituzioni mondiali, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e le Serpentine Galleries di Londra, partecipando a rassegne internazionali come documenta 12 e la Biennale di Venezia.

Nel 2017 la rivista ArtReview l'ha collocata al primo posto della lista Power 100, che segnala annualmente le persone più influenti nel mondo dell'arte contemporanea.

Biografia Hito Steyerl è figlia del fisico tedesco Albert Steyerl (1939–2020) e di Nagako Steyerl, di origine giapponese. I genitori, sposatisi nel 1966, si conobbero al Massachusetts Institute of Technology, dove il padre stava conseguendo il dottorato in ingegneria meccanica e la madre completava gli studi in biochimica.

Albert Steyerl lavorò come ricercatore e poi professore di fisica presso la Technische Universität München nel campus scientifico di Garching, vicino a Monaco, dove inventò la turbina per neutroni ultrafreddi che porta il suo nome, premiata nel 1974 con il Premio di Fisica della Società Fisica Tedesca.

Hito Steyerl trascorre l'infanzia nel campus di Garching, dominato dal reattore nucleare sperimentale noto come «Uovo Atomico» (Atomei). La doppia origine tedesco-giapponese e il contesto scientifico familiare segnano in modo riconoscibile la sua formazione intellettuale: la migrazione, l'identità ibrida e il rapporto tra tecnologia e potere sono temi che attraversano la sua intera produzione. Nella Monaco della sua adolescenza era ancora viva la stagione del Nuovo cinema tedesco - Alexander Kluge, Wim Wenders, Werner Herzog, Rainer Werner Fassbinder - con il suo portato di critica sociale e politica; Steyerl ha riconosciuto in questa atmosfera culturale una delle spinte iniziali verso il cinema.

A diciassette anni realizza il suo primo film, girato in Super 8 insieme all'amica Andrea Wolf: una storia di arti marziali femministe, ispirata ai B-movie americani, che avrebbe poi costituito il materiale di partenza per opere successive.

Formazione Dal 1987 al 1990 studia cinematografia e regia documentaria presso l'Academy of Visual Arts di Tokyo, sotto la guida di Imamura Shohei e Hara Kazuo. Durante gli studi a Monaco frequenta l'ambiente della rivista Filmkritik, con cui collaborava Harun Farocki, figura di riferimento del cinema-saggio politico tedesco.

Nel 1990–1991 lavora come assistente alla regia e coordinatrice tecnica nel team di Wim Wenders per le riprese del film Fino alla fine del mondo (Bis ans Ende der Welt).

Dal 1992 al 1998 frequenta l'Università di Televisione e Cinema di Monaco, dove ha come docente il critico e storico del cinema Helmut Färber, da lei successivamente indicato come la figura di riferimento più diretta nella propria formazione cinematografica.

Carriera

Il cinema documentario Completati gli studi a Monaco, Steyerl si stabilisce a Berlino e inizia a lavorare come documentarista indipendente in un momento particolarmente denso della storia tedesca: la riunificazione ha aperto una fase di profonda ridefinizione dell'identità nazionale, accompagnata da un'ondata di violenza di estrema destra nei confronti delle comunità migranti e delle minoranze.

I suoi primi lavori - Deutschland und das Ich (1994), Babenhausen (1997), Die leere Mitte (1998) e Normalität 1–X (1999–2001) - affrontano direttamente questo contesto, costruendo quello che la critica ha definito un «archivio alternativo» di preoccupazioni dimenticate: testimonianze di comunità migranti, tracce di violenza istituzionale.

Die leere Mitte, il più ambizioso di questi lavori, è stato girato nell'arco di otto anni nella zona di Potsdamer Platz a Berlino, l'ex terra di nessuno tra i due muri, seguendone la trasformazione da campo minato a quartiere finanziario internazionale. Attraverso montaggio di interviste e materiali d'archivio, il film mostra come la costruzione di un nuovo centro economico e politico richieda sempre un processo di esclusione, in particolare delle comunità immigrate e delle minoranze. L'idea del film è nata quando Wim Wenders, durante le riprese di Fino alla fine del mondo (1991), aveva affidato a Steyerl una videocamera chiedendole di documentare la caduta del muro al suo posto.

In questo stesso periodo Steyerl avvia una parallela attività saggistica, pubblicando testi teorici sulla politica del documentario e sulla critica postcoloniale applicata al contesto tedesco. Nel 2003, anno in cui consegue il dottorato di ricerca in filosofia presso l'Accademia di belle arti di Vienna, cura insieme a Encarnación Gutiérrez Rodríguez il volume collettaneo Spricht die Subalterne deutsch?, che introduce in Germania il dibattito postcoloniale anglofono.

Il riconoscimento internazionale Con November (2004), presentato a Manifesta 5 a San Sebastián e alla 3ª Biennale di Berlino, Steyerl compie una svolta sul piano artistico e fa il suo ingresso nel circuito internazionale dell'arte contemporanea. Il video prende le mosse da un film amatoriale femminista girato da Steyerl negli anni ottanta in Super 8, in cui l'amica Andrea Wolf interpretava il ruolo di guerriera. Wolf aveva poi aderito all'esercito femminile del PKK ed era stata uccisa in Iraq nel 1998, diventando in seguito un'icona del movimento curdo.

Il vero oggetto di indagine è la trasformazione dell'immagine quando il confine tra finzione, memoria personale e documento politico si dissolve: Steyerl smette di produrre documentari su determinati soggetti e inizia a creare opere sul documentario stesso.

Il riconoscimento critico a livello globale arriva con documenta 12 (Kassel, 2007), dove presenta Lovely Andrea e Red Alert, che spostano l'asse dalla storia individuale alla circolazione sistemica delle immagini. Red Alert consiste in tre monitor che proiettano un rosso uniforme: la scelta cromatica evoca il sistema di allerta antiterrorismo introdotto negli Stati Uniti dopo l'11 settembre e l'estetica dei quartieri a luci rosse, condensando in un monocromo i temi della violenza militare e dello sfruttamento sessuale già esplorati in Lovely Andrea.

È in questa occasione che Artforum le dedica il primo saggio critico di rilievo internazionale. Le successive partecipazioni alla Biennale di Shanghai del 2008 e alle Biennali di Gwangju e Taipei del 2010 confermano una presenza ormai stabile nei principali contesti espositivi internazionali.

La sua produzione teorica acquisisce ugualmente una risonanza crescente: il saggio In Defense of the Poor Image, pubblicato su E-flux nel 2009, elabora il concetto di «immagine povera» - la copia degradata e circolante in rete - come categoria politica oltre che estetica, capace di mettere in discussione le gerarchie di valore tra originale e riproduzione nell'era digitale, diventando rapidamente un testo di riferimento nei media studies internazionali.

Arte, tecnologia e reti di potere Dal 2010 assume la cattedra di Arte dei Nuovi Media all'Università delle Arti di Berlino, dove tra il 2014 e il 2017 co-fonda con Vera Tollmann e Boaz Levin il Research Center for Proxy Politics, centro di ricerca sulle strutture di potere nelle reti digitali.

Dello stesso anno è In Free Fall, vincitore del premio NEW:VISION al Copenhagen International Documentary Festival.

Con Is the Museum a Battlefield? (2013), presentato alla 13ª Biennale di Istanbul, Steyerl introduce la forma della lecture-performance come genere artistico autonomo: partendo da un bossolo vuoto trovato vicino a una fossa comune in Turchia, forse sul luogo della morte di Andrea Wolf, il video ricostruisce i legami economici tra produttori di armi e istituzioni culturali che ne accettano i finanziamenti, incluso l'Art Institute of Chicago che ospitava la mostra.

Nel 2013 realizza How Not to Be Seen: A Fucking Didactic Educational .MOV File, video di quattordici minuti in forma di parodia dei film didattici, incentrato sulle strategie di invisibilità nell'epoca della sorveglianza digitale: figure vestite di nero danzano come «pixel», l'aerofotografia scandisce il ritmo del montaggio, e il video ribalta ironicamente la logica del controllo visivo. L'opera è stata inclusa nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York e nominata da Frieze tra le venticinque migliori opere del XXI secolo. Nello stesso anno il suo lavoro viene incluso nella Biennale di Venezia e nella Biennale di Istanbul.

Il 2015 segna un ulteriore riconoscimento istituzionale: Factory of the Sun, un video in cui lavoratori costretti a danzare in uno studio di motion capture, vedono i propri movimenti trasformati in luce solare artificiale, viene presentato nel padiglione tedesco alla Biennale di Venezia e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid dedica alla sua produzione la mostra Duty-Free Art.

Nel 2017 Liquidity, Inc. (2014), esposto all'ICA di Boston, prosegue la ricerca sulle intersezioni tra economia finanziaria, sorveglianza e produzione di immagini digitali, impiegando tecniche di montaggio sempre più complesse e ambienti installatori immersivi. Nello stesso anno ArtReview la colloca al primo posto della lista Power 100, prima donna a raggiungere questo risultato dalla fondazione della classifica.

A partire da The City of Broken Windows (2018) la ricerca di Steyerl si concentra su intelligenza artificiale, algoritmi e simulazione digitale nella loro funzione di infrastrutture di potere con implicazioni dirette su lavoro, sorveglianza e produzione culturale.

Nel 2019 partecipa alla Biennale di Venezia e la mostra Drill al Park Avenue Armory di New York porta la sua critica alle fonti di finanziamento dell'arte a un confronto pubblico diretto: l'installazione ricostruisce i legami storici tra l'edificio che ospita la mostra e la fondazione della National Rifle Association, aprendo un ampio dibattito sulle responsabilità etiche dei musei nei confronti dei propri sponsor.

L'anno successivo presenta al Centre Pompidou di Parigi SocialSim (2020), con cui esplora attraverso simulazioni generate dall'intelligenza artificiale le dinamiche sociali emerse durante la pandemia. Animal Spirits (2022), commissionato dal National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, integra sensori ambientali e animazione generativa in un ambiente installatorio che mette in dialogo processi biologici e computazionali.

Nel 2022 il Stedelijk Museum di Amsterdam le dedica la grande retrospettiva I Will Survive, che riunisce trent'anni di produzione.

Dal 2024 è professoressa di Media Digitali Attuali all'Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera, dove contribuisce alla fondazione di un centro di ricerca sulla tecno-estetica.

Poetica e stile La pratica di Steyerl si sviluppa all'intersezione tra cinema documentario, arte visiva e scrittura teorica.

Il video-saggio e la soggettività del documento