La Sibilla Samia è un dipinto raffigurante una sibilla, a olio su tela (115 × 97 cm) realizzato da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, intorno al 1651 e conservato nelle Collezioni d'Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, attualmente collocata a Palazzo Fava.

Storia Il dipinto è citato nel Libro dei conti del Guercino.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore Paolo Antonio Barbieri dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666. Alla data del 4 dicembre 1651 è registrato il seguente pagamento da parte di Ippolito Cattani: «Dal Sigr Inpolitto Cattanio si è riceuto Ungari n:ro 70. a L 810 fano L 595 Monetta bianca L 5 fano in Tutto L 600 è questo il pagamento delle due Meze Figu:re Cioue la Sibila Samia et la Sibila Libia, Fano Ducatoni n:ro 120, fano Scudi 50 -0.»

La Sibilla Libia, menzionata nello stesso pagamento come pendant, è oggi conservata nelle collezioni reali inglesi.

Nel Libro dei conti è inoltre registrata una seconda Sibilla Samia a mezza figura, pagata tra il 1652 e il 1653 dal medico Giovanni Tralia e oggi conservata nel Palazzo Reale di Genova.

La Sibilla Samia riemersa relativamente di recente in una collezione privata fu pubblicata da Luigi Salerno nel 1983 sulla rivista Apollo, con l’articolo A Newly Discovered “Sibyl” by Guercino and the Problem of Workshop Copies. L’elevata qualità dell’esemplare bolognese, unita al largo impiego del blu oltremare, ha consentito di identificarlo con il dipinto eseguito per Ippolito Cattani. L’opera è inoltre registrata nel catalogo generale dei dipinti del Guercino stilato da David M. Stone.

Esiste un’ulteriore versione della Sibilla Samia, conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Prima del rinvenimento della versione oggi nelle Collezioni d'Arte e di Storia della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, si era posto il problema dell’identificazione del pendant della Sibilla Libia e Sir Denis Mahon, nel 1968 aveva proposto di riconoscerlo nella versione degli Uffizi, anche in considerazione della diversa grafia dell’iscrizione (Sibylla nella tela di Genova, rispetto a Sybilla nelle versioni del 1651).

La versione fiorentina, di dimensioni leggermente inferiori rispetto all’originale autografo, reca sul libro l’iscrizione «SALVE/CASTA/SYON PERMV/LTAQUE PASSA/PVELLA/SYBILLA SAMIA», traducibile come «Ti saluto, casta Sion, giovane donna passata attraverso molte sofferenze». Sempre considerata autografa, fu successivamente declassata a copia da Luigi Salerno dopo il rinvenimento della versione bolognese. Lo studioso osservò inoltre come la tela degli Uffizi conservi la lezione originaria dell’iscrizione «PERMV/LTAQUE», successivamente corretta dal Guercino nell’originale autografo.

Salerno rilevò anche alcune significative differenze cromatiche rispetto alla versione autografa, tra cui la veste color ocra, il turbante verde oliva e il minore impiego del blu oltremare, ipotizzando che tali varianti potessero dipendere sia dall’alto costo del lapislazzuli sia da una deliberata reinterpretazione di bottega.

Secondo Salerno, la tela fiorentina sarebbe inoltre identificabile con una Sibilla ricordata in una lettera del 1658 indirizzata al cardinale Giovan Carlo de’ Medici, nella quale si menzionava un dipinto «abbozzato da un originale» del Guercino e ritoccato dalla bottega Gennari «quel modo medesimo della Sibilla». Una probabile menzione dell’opera compare anche nell’inventario post mortem del cardinale del 1663, dove è descritta «la testa con tutto il busto di una Sibilla che congiunte le mani insieme le posa sopra a un libro aperto che dice Salve casta Sion». Questa versine fiorentina è stata infine assegna a Bartolomeo Gennari.

Il dipinto in oggetto è stato esposto nella mostra Giovanni Francesco Barbieri. Il Guercino 1591–1666, tenutasi a Bologna (Museo civico archeologico) e a Cento (Pinacoteca civica e chiesa del Rosario) dal 6 settembre al 10 novembre 1991, quindi a Francoforte (Schirn Kunsthalle) e a Washington (National Gallery of Art), a cura di Prisco Bagni, Diane De Grazia, Denis Mahon e Fausto Gozzi, con il numero di catalogo 136.

Descrizione e stile La sibilla di Samo è rappresentata a mezza figura, leggermente ruotata verso destra, con il capo inclinato e lo sguardo rivolto verso l’alto. Indossa un ampio mantello blu oltremare, appuntato sulla spalla sinistra, sotto il quale emerge una veste dai toni rosso-rosati. Il capo è avvolto in un turbante chiaro, percorso da sottili bande cromatiche, mentre tra i capelli si distinguono fili di perle.

La donna appoggia entrambe le mani su un grande libro aperto, posto su un piano coperto da una tovaglia. Sulla pagina visibile è leggibile un’iscrizione latina, al di sotto della quale compare la dicitura «Sybilla Samia», che identifica il soggetto. Sul lato sinistro della composizione, in secondo piano, sono visibili un calamaio con una penna e alcuni volumi sovrapposti, mentre lo sfondo scuro contribuisce a far risaltare la figura.

Guercino dipinse almeno tre versioni della Sibilla Samia tra il 1651 e il 1653: oltre a quella in esame e alla versione di Genova, una terza, caratterizzata dalla presenza di un putto, è conservata ad Althorp House (collezione Spencer). Nelle due tele del 1651 la profetessa è accompagnata dal vaticinio «Salve casta Syon per multaque passa puella», mentre nella versione di Genova l’artista si limita a indicarne il nome sul libro. Il testo profetico costituisce un unicum nell’iconografia sibillina di età moderna, derivando liberamente dagli Oracula Sibyllina e risultando privo di riscontri in altre raffigurazioni della sibilla di Samo.

La resa pittorica si inserisce pienamente nella tarda attività del Guercino: la luce, più morbida e diffusa, modella il volto con passaggi graduali, mentre i panneggi sono animati da sottili vibrazioni cromatiche e da una stesura sensibile del colore. L’ampio uso del blu oltremare, ottenuto mediante sovrapposizioni e velature, conferisce al manto particolare intensità e profondità tonale.

In questo contesto, la scelta della mezza figura femminile consente all’artista di concentrare l’espressione su un ideale di bellezza più raffinato e pacato, coerente con l’evoluzione stilistica della sua fase matura. Note

Bibliografia

Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su sibille Categoria:Dipinti a Bologna