Fu tra i capimassa della reazione filoborbonica scoppiata nell'ottobre 1860 nell'area della Maiella nord-occidentale, in particolare a Caramanico, Sant'Eufemia a Maiella, Salle e Musellaro. La storiografia lo colloca, insieme al fratello Raffaele Colafella, tra i primi capi delle bande della Maiella nel passaggio dalle insurrezioni locali legate al plebiscito di annessione al brigantaggio postunitario abruzzese...

Biografia

Origini Angelo Camillo Colafella nacque il 25 luglio 1834 a San Giacomo, borgata di Sant'Eufemia a Maiella, nel territorio montano dell'allora Abruzzo Citeriore. Le notizie anteriori al 1860 derivano in larga parte da documentazione giudiziaria e da ricostruzioni storiche successive.

Secondo Beniamino Costantini, un certificato allegato al processo sulla reazione di Caramanico indicava, prima del 1860, diversi procedimenti a suo carico per lesioni, furti, porto d'armi ed evasione dalle carceri di Caramanico e di Chieti. Costantini aggiunge tuttavia che dal casellario istituito nel 1865 non risultavano condanne anteriori al 1860.

La reazione di Caramanico Il 21 ottobre 1860, durante le operazioni del plebiscito di annessione delle province napoletane al costituendo Regno d'Italia, a Caramanico scoppiarono disordini di segno filoborbonico. La folla, radunata presso il municipio, prese d'assalto il corpo di guardia e gli edifici pubblici; in questa fase Colafella fu scelto come capo massa dagli insorti.

Dopo avere accettato il comando, Colafella lasciò San Giacomo e raggiunse Sant'Eufemia a Maiella, dove raccolse altri sostenitori. Le azioni attribuite alla sua banda interessarono poi Caramanico, Salle e Musellaro: le fonti riferiscono il sequestro di armi, la distruzione di carte pubbliche e notarili, incendi, saccheggi contro abitazioni di notabili e liberali locali, e il ripristino di simboli borbonici negli edifici municipali.

Tra il 23 e il 24 ottobre l'intervento di reparti militari, carabinieri e guardie nazionali riportò l'ordine nei centri insorti. Colafella e i suoi seguaci fuggirono verso l'alta valle dell'Orta, dandosi alla macchia. Nella ricostruzione di Nunzio Mezzanotte, le violenze di quei giorni assunsero i caratteri di un conflitto civile locale tra i gruppi liberali e settori poveri della società contadina e pastorale della Maiella..

Gaeta, Palena e Pacentro Dopo la fuga da Caramanico, Colafella raggiunse Gaeta, dove era in corso l'assedio dell'ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie, Francesco II delle Due Sicilie. La relazione parlamentare di Giuseppe Massari e Stefano Castagnola del 1863, nel paragrafo intitolato Processo contro Camillo Colafella ed altri, riporta che Colafella dichiarò davanti al giudice istruttore di essersi recato a Gaeta dopo avere saputo del reclutamento di volontari filoborbonici e di avere parlato più volte con Francesco II.. La stessa relazione riferisce che, davanti alla Corte d'assise di Chieti, Colafella affermò di essersi sollevato in nome e agli ordini di Francesco II.

Secondo Mezzanotte, dopo la permanenza a Gaeta Colafella tornò sulla Maiella e il 14 dicembre 1860 attaccò Palena, che fu ripresa il giorno seguente da soldati provenienti da Castel di Sangro.. In seguito trovò rifugio presso la frontiera pontificia, a Filettino, allora nello Stato Pontificio. Venuto a sapere dell'arresto di suoi familiari da parte del capitano della Guardia nazionale di Pacentro, Raffaele Buccitelli, rientrò in Abruzzo; tra il 31 dicembre 1860 e il 1º gennaio 1861 entrò a Pacentro con un gruppo armato e uccise Buccitelli per rappresaglia..

Cattura, processo e detenzione Nella ricostruzione di Mezzanotte, dopo l'azione di Pacentro Colafella fuggì a Civitavecchia e si imbarcò con altri filoborbonici su una nave che, secondo gli accordi, avrebbe dovuto condurli in Lucania per proseguire la lotta. L'imbarcazione fu invece condotta a Ponza, dove Colafella e il fratello furono riconosciuti, arrestati e trasferiti a Chieti per essere processati.

La documentazione archivistica conserva numerosi riferimenti giudiziari alla banda di Colafella. La Guida alle fonti per la storia del brigantaggio postunitario conservate negli Archivi di Stato registra il rinvio a giudizio presso la Corte d'assise di Chieti del brigante Angelo Camillo Colafella e di altri componenti della sua banda per saccheggi e stragi compiuti a Caramanico e Musellaro.. La stessa guida segnala fascicoli relativi alla devastazione e al saccheggio di Caramanico e comuni limitrofi nei giorni 21, 22 e 23 ottobre 1860, compiuti con la banda di Angelo Camillo Colafella allo scopo di ripristinare il governo borbonico.. L'inventario della Corte d'assise di Chieti elenca inoltre fascicoli relativi ad Angelo Camillo Colafella per saccheggi, guasti, furti con violenza pubblica e attacchi contro la forza pubblica..

Costantini riferisce che il processo davanti alla Corte d'assise di Chieti iniziò il 15 settembre 1862 e durò venticinque udienze. La sentenza, emessa il 20 ottobre, condannò Colafella alla pena di morte mediante decapitazione; in seguito a ricorso, la parte della sentenza relativa a Colafella fu cassata e il procedimento si concluse con la condanna ai lavori forzati a vita pronunciata dalla Corte d'assise dell'Aquila..

Le ultime notizie sulla sua vita sono incerte. Costantini, che scriveva nel 1902, affermò di aver parlato con Colafella nel luglio 1901 e ricordò ulteriori provvedimenti giudiziari o di domicilio coatto nello stesso anno.. Mezzanotte riferisce invece che Colafella uscì dal carcere nel 1905 e dedicò gli ultimi anni al racconto della propria giovinezza. La data di morte non è nota.

Inquadramento storico La figura di Colafella appartiene alla fase iniziale del brigantaggio postunitario in Abruzzo, quando le insurrezioni filoborboniche dell'autunno 1860 furono seguite dalla formazione di bande irregolari nei territori montani della Maiella, del Morrone e dell'alta Val di Sangro.

Nelle fonti giudiziarie e parlamentari del primo periodo unitario Colafella appare come brigante filoborbonico coinvolto in saccheggi, devastazioni, omicidi e azioni armate contro le autorità del nuovo Regno d'Italia.. Le ricostruzioni storiografiche più recenti tendono a collocare il suo caso in un quadro più ampio, segnato dalla crisi del Regno delle Due Sicilie, dalla resistenza legittimista borbonica, dalla repressione militare e dalla conflittualità sociale nelle comunità rurali e pastorali dell'Abruzzo montano..

Note

Bibliografia

Studi storici

Fonti documentarie e archivistiche

Voci correlate Brigantaggio postunitario italiano Guerriglia e brigantaggio postunitario nelle province meridionali Regno delle Due Sicilie Assedio di Gaeta (1860-1861) Plebiscito delle province napoletane del 1860 Maiella Tavola dei Briganti

Collegamenti esterni

Categoria:Brigantaggio postunitario