Biografia Figlio di Andrej e Jožefa Hrvatin, aveva tre fratelli: si diploma a Lubiana nel 1904 e studia giurisprudenza prima a Vienna e poi a Praga, dove si laurea nel 1910 e ottiene il dottorato l'anno successivo. Durante i suoi studi si avvicina al nazionalismo sloveno e si unisce a varie associazioni nazionali della gioventù slovena, tra il 1907 e il 1910 presiedette un'associazione studentesca slovena a Trieste e fu tra i fondatori di un gruppo di lavoratori a Pola e proprio nel mondo del sindacalismo nazionalista crebbe politicamente.

Culturalmente, nel 1913 è consigliere della Glasbena matica di Trieste e nel 1914 è presidente della Società Drammatica Triestina: durante la prima guerra mondiale supportò l'autodeterminazione degli sloveni e si unì al Consiglio degli Sloveni, Croati e Serbi e fu anche inviato a Pola quando i croati presero, nel 1918, possesso della marina austriaca ivi collocata.

Al termine del conflitto servì come delegato etnografico della Jugoslavia nella determinazione dei confini, e criticò le pretese italiane in virtù del patto di Londra definendole machiavelliche, e si fece rappresentante presso la corona a Belgrado delle istanze degli sloveni del Goriziano, criticando anche la reggenza del Carnaro dannunziana presso le autorità francesi.

A seguito del Trattato di Rapallo considerò gli sloveni del Litorale come sacrificati, e li invitò a restare fedeli al nuovo Stato jugoslavo a dispetto di ciò: tornò poi a Trieste dopo una breve e fallimentare carriera politica nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, dove lavorò come avvocato: prese parte alla lista slava nelle elezioni del 1924 e continuò a impegnarsi nella società slovenofona triestina.

Alla fondazione di Borba nel 1928, formazione legata al TIGR, fece da ponte tra essa e l'allora legale Edinost: viene arrestato lo stesso anno di ritorno da una conferenza delle minoranze, in quanto ritenuto irredentista, e accusato di aver orchestrato il furto di una bandiera slovena sequestrada da una sede del Partito Nazionale Fascista, viene condannato a un mese e venti giorni di arresti, che sconta tra Trieste e Capodistria.

La condanna lo porta a emigrare nuovamente in Jugoslavia alla fine del 1928: nonostante fosse in esilio le autorità fasciste lo mettono alla sbarra contumace durante il primo processo di Trieste, ove è accusato di essere la guida del movimento nazionale clandestino sloveno. In Jugoslavia sceglie come residenza Belgrado, dove si unisce alla massoneria e fonda un'associazione per gli esuli del Litorale e su indicazione del ministero degli esteri mantiene rapporti segreti con gli antifascisti italiani, specie quelli del TIGR, e prova nuovamente a candidarsi alle elezioni nel 1935, senza però essere eletto.

Grazie ai suoi legami con i servizi segreti inglesi lascia la Jugoslavia prima dell'invasione dell'Asse, poiché venne detenuto per alcuni mesi su richiesta tedesca, e vivette tra Gerusalemme, Il Cairo e Londra, dove guidò un comitato jugoslavo che chiedeva la revisione dei confini con l'Italia, e fu il principale annunciatore della radio slovena segreta Triglav, sostenuta dagli inglesi.

Favorì il dialogo tra il governo jugoslavo in esilio e i partigiani, che portò poi all'Accordo Tito-Šubašić, e a seguito di esso invitò gli sloveni a unirsi ai partigiani, grazie anche alla promessa titina di una Slovenia unita. Al termine del conflitto tornò a Trieste, dove si unì all'Unione Antifascista Italo-Slava: al processo Nagode viene dichiarato agente straniero e bersagliato dalle autorità, decide di fuggire negli Stati Uniti, dove muore poco dopo.

Note