Combattente della Prima guerra mondiale nel settimo reggimento Alpini, ricevette una medaglia d'argento e una di bronzo al valor militare sul campo per il suo coraggio nelle azioni di guerra. Commissario della sezione di Trento dell'Associazione Nazionale Alpini, dal 1928 al 1930, fu costretto a trasferirsi a San Felice Circeo, dopo che i fascisti scoprirono l'invio di denaro ed aiuti agli antifascisti in Francia. Dopo l'8 settembre 1943 creò il gruppo partigiano "Monte Circeo", vicino ai gruppi di "Bandiera Rossa". Per le sue attività da partigiano fu arrestato a Roma il 28 gennaio 1944, processato e fucilato dalle truppe naziste a Forte Bravetta presso Roma. L'11 marzo 1953 fu conferita a Gino Rossi la medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.
Biografia Gino Rossi, figlio di Silverio e di Sofia Joblin, nacque a Selvazzano Dentro, in provincia di Padova, il 19 marzo 1893. Si diplomò geometra esercitando la professione nel Tesino e la Valsugana. Chiamato alle armi per il servizio di leva nel 1913, fu inviato al fronte con il settimo reggimento Alpini nel 1917. Nel corso della prima guerra mondiale ottiene la Medaglia d'Argento e la Medaglia di Bronzo al valor militare sul campo per il suo coraggio nelle azioni di guerra. Nel 1919 fu legionario a Fiume. Finita la guerra fu iscritto all'Associazione Nazionale Alpini, tra i promotori di un gruppo nella Valsugana e Commissario della Sezione di Trento dal 1928 al 1930. Per la sua convinta avversione al fascismo e per l'invio di denaro ed aiuti agli antifascisti in Francia, fu fortemente osteggiato dal regime. Rischiò l'arresto e fu costretto a trasferirsi nel 1933 a San Felice Circeo.
Bandiera Rossa e il raggruppamento partigiano Monte Circeo Dopo l'8 settembre 1943, insieme a operai veneti della bonifica, costituì il "Raggruppamento partigiani Monte Circeo", vicino ad Ezio Malatesta e ai partigiani di Bandiera Rossa.
Il gruppo compì vari atti di sabotaggio dei servizi militari tedeschi, la distruzione di automezzi e linee telegrafiche e telefoniche. Il 13 gennaio 1944 a Roma venne arrestato insieme ad altri appartenenti di Bandiera Rossa e processato nel "processo Malatesta", il primo processo contro la Resistenza romana. Davanti al tribunale di guerra germanico all'Hotel Flora di Via Veneto in Roma, furono condannati a morte 11 componenti della formazione partigiana tra cui Gino Rossi.
All'alba del 2 febbraio 1944 vennero fucilati al Forte Bravetta dai militi della PAI. A loro, il tenente colonnello Gino Rossi, guardandoli con disprezzo, rivolse le seguenti parole: "Mi addolora che siate voi italiani e non i tedeschi a fucilarmi. Che Dio vi perdoni!"
L'11 marzo 1953 gli fu attribuita la Medaglia d'Argento al valor militare alla memoria con la seguente motivazione:
Il piano operativo per un'azione militare dell'esercito Anglo-Americano operante in Italia, diretta all'occupazione immediata delle regioni Lazio-Abruzzesi Oltre all'assistenza dei prigionieri evasi dopo l'8 settembre, il gruppo Bandiera Rossa offrì notevole supporto al Centro Militare Clandestino e agli alleati fornendo informazioni essenziali sulle forze e la dislocazione nel territorio delle province di Roma e Latina delle truppe naziste. Tra queste il documento di maggior rilievo è quello prodotto da Gino Rossi, datato 8 dicembre 1943, basato sulla conoscenza del territorio sia delle zone controllate dai tedeschi, che delle formazioni partigiane attive.
Nel documento sono presenti anche consigli sullo sbarco, che Gino Rossi prevedeva a sud, tra la Foce Sisto e Torre Astura, poiché i tedeschi avevano concentrato molte forze nella zona dei Castelli romani. Uno sbarco a sud, con l'azione delle formazioni partigiane dell'Agro Pontino, numerose, ma ancora non attive, avrebbe permesso una maggiore efficacia dell'azione. Il piano delineava informazioni sulla richiesta di armi da parte delle formazioni partigiane, sugli obiettivi strategici da colpire e dettava le tempistiche per l'avanzata su Roma. Pur ricevendo tutte le informazioni del Piano, gli angloamericani optarono per la scelta che portò allo Sbarco di Anzio.
Note
Bibliografia Corvisieri Silverio, Bandiera Rossa nella resistenza romana, Odradek 2005 Folchi Annibale, La persecuzione politica a Littoria, D'Arco Edizioni 2005 Leva Michelangelo, Bande partigiane dei Monti Lepini - Relazioni ufficiali del fondo ricompart dell'Archivio Centrale dello Stato, Atlantide editore 2020 Salvatori Roberto, Guerra e resistenza a Sud di Roma - Monti prenestini e Alta Valle del Sacco 8 settembre 1943 - 5 giugno 1944, Annales Edizioni 2013
Voci correlate
Bandiera Rossa Enzio Malatesta Martiri di Forte Bravetta
Collegamenti esterni partigianiditalia.cultura.gov.it Rossi Gino (detto Bixio) – Memorie di Paese Forte Bravetta nell'Atlante delle Stragi nazifasciste
Categoria:Persone giustiziate per fucilazione Categoria:Vittime di dittature nazifasciste