Palazzo Guelfi è una villa rurale situata nei pressi di Scarlino Scalo, nel comune di Scarlino, nella provincia di Grosseto, in Toscana.
Nato come centro di un'azienda agricola della Maremma grossetana, è noto soprattutto per aver ospitato Giuseppe Garibaldi durante la sua trafila del 1849 in seguito alla morte della moglie Anita. Per il suo legame con il Risorgimento, l'edificio venne dichiarato monumento nazionale nel 1942. Nonostante la tutela, nei primi decenni del XXI secolo ha subito un progressivo abbandono, con la dispersione di arredi e memorie storiche per opera degli stessi proprietari.
Storia Il sito è documentato nel catasto granducale del 1822 come terreno incolto appartenente a Domenico Guelfi, esponente della borghesia locale arricchitosi con l'acquisto di terre demaniali vendute dall'estinto Principato di Piombino. Nel 1829 il complesso è indicato come "nuova frabbrica di Pecora Vecchia", costituito da una villa in costruzione, una capanna e un pozzo. Il nome derivava dal vicino fiume Pecora, deviato per opere di bonifica verso il padule di Scarlino. Nel 1830 Giuseppe Guelfi, figlio di Domenico, avviò anche un punto di vendita di sale e tabacco. Durante una visita in Maremma nel 1832, il granduca Leopoldo II di Toscana commentò il complesso come "la bella casa del Guelfi", ancora in costruzione. L'edificio risulta completato due anni dopo.
La villa acquisì rilievo storico per l'ospitalità concessa a Giuseppe Garibaldi nella notte tra il 1° e il 2 settembre 1849, durante la fuga dalla Romagna seguita alla morte di Anita. Angiolo Guelfi (1803–1865), altro figlio di Domenico, lo aiutò nella fuga verso la costa di Cala Martina, dopo un incontro preparatorio avvenuto nel salone del primo piano. Garibaldi soggiornò nella camera principale insieme a Giovanni Battista Culiolo, detto "Maggiore Leggero". L'evento è ricordato da una serie di lapidi affisse nel 1862, nel 1882 e nel 1949.
Il 22 ottobre 1942 il palazzo fu dichiarato monumento nazionale con regio decreto firmato da Giuseppe Bottai. Durante la Seconda guerra mondiale scomparvero alcuni oggetti storici, tra cui un sigaro toscano attribuito a Garibaldi.
Nel dopoguerra la conservazione fu in gran parte garantita da Luigi Socini Guelfi, ultimo erede della famiglia interessato alla memoria storica del luogo, che mantenne arredi e oggetti originali per tutta la seconda metà del Novecento. Dopo la morte di Socini Guelfi nel 2008, la villa fu progressivamente svuotata dai beni ancora presenti per opera degli eredi, con la dispersione di mobili e materiali storici legati al passaggio di Garibaldi, incluso il letto a baldacchino dove trascorse la notte. Nel 2018 l'edificio risultava in stato di abbandono e venivano denunciati dalle associazioni locali il disinteresse delle istituzioni e la mancanza di sensibilità degli eredi, che avevano trasferito e, presumibilmente, venduto cimeli che erano stati tutelati per oltre centocinquant'anni.
Descrizione Palazzo Guelfi fa parte di un più ampio complesso rurale recintato con accesso tramite un cancello centrale. Attorno alla villa si trovano edifici agricoli ottocenteschi, tra cui i fabbricati detti "Mentana" (legato al vecchio sistema di irrigazione della tenuta) e "La Pecora" (sorto sulla vecchia capanna documentata nel 1829), oltre a piccoli annessi come "Cala Martina" e "Caprera".
La villa è un edificio rettangolare di tre piani, tipico dell'architettura rurale ottocentesca della Maremma. La facciata principale presenta un portale ad arco ribassato con fanale in ferro battuto. Sopra l'ingresso è collocata una lapide commemorativa del 1882 dedicata al soggiorno di Garibaldi.
Il piano terra era destinato alle attività agricole, mentre i piani superiori ospitavano la residenza. Gli interni conservano elementi originali come pavimenti in cotto disposti a spina di pesce e volte a padiglione ribassate. Nell'ingresso è presente una lapide del 1949 in memoria dell'inaugurazione del monumento di Cala Martina. Tra gli ambienti principali vi è un piccolo salone con camino in marmo collegato alla camera utilizzata da Garibaldi. Sono presenti decorazioni con medaglioni pittorici dedicati alle tappe della fuga garibaldina e iscrizioni commemorative successive. Una lapide dedicata ad Angiolo Guelfi, con iscrizione dettata da Francesco Domenico Guerrazzi, si trova sulla scala del primo piano.
La villa conservava inoltre oggetti legati al Risorgimento, tra cui un coltello americano donato da Garibaldi e una camicia rossa appartenuta a Guelfo Guelfi, volontario tra i Cacciatori delle Alpi. Non è possibile stabilire con certezza la sorte dei cimeli, in quanto molti di questi beni sono stati dispersi o venduti dagli eredi stessi.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Monumenti nazionali in Toscana Guelfi