Biografia
Primi anni della militanza Nato a San Benedetto Po nel 1874, figlio di Eugenio, fornaio, e di Adelaide Lambertini, Enrico Dugoni, nonostante le sue modeste condizioni economiche, completa gli studi secondari a Mantova e successivamente intraprende gli studi universitari. Influenzato dal suo contesto familiare e dalla sua amicizia con Enrico Ferri, nel 1895 si unisce al Partito Socialista Italiano (PSI).
Per sfuggire alla repressione delle autorità, è costretto a stabilirsi a Ginevra, dove si iscrive alla Facoltà di Chimica e si dedica alla propaganda tra gli italiani in esilio, collaborando anche con i giornali "La Provincia di Mantova" e "Avanti!". Nel 1897 partecipa al quinto congresso del PSI a Bologna e, due anni dopo, si stabilisce definitivamente in Italia. Viene eletto consigliere comunale della sua città natale, San Benedetto Po, nel luglio del 1899; nel periodo viaggia tra San Benedetto Po e Bologna, dove frequenta i corsi della facoltà di farmacia a cui si è iscritto, ma senza successo. Sempre a Bologna svolge la sua attività di militante socialista.
Nel 1900, avendo dato dell'«assassino» a Ferruccio Macola, che in duello aveva ucciso Felice Cavallotti, subisce a Mantova un processo ed è condannato a undici mesi di prigione. Dopo quattro mesi in prigione a Como, esce il 20 novembre 1901. Nel gennaio del 1902 torna a Como e lavora al settimanale Il Lavoratore comasco e alla federazione locale del PSI. Quindi a maggio si stabilisce a Milano. Qui lavora alla Camera del lavoro locale e diventa segretario della federazione provinciale dei lavoratori agricoli e di redattore de L'Aratro.
Il sindacalista rivoluzionario Impegnato nell'ala sindacalista rivoluzionaria del movimento operaio sotto l'influenza di Arturo Labriola e del suo giornale "L'Avanguardia", Dugoni si schiera apertamente, al fianco di Enrico Ferri, contro l'ala riformista del socialismo mantovano.
Così, tornato a Mantova, all'inizio del 1903, assume la direzione del quotidiano "La Nuova Terra". Nel novembre del 1904, Dugoni è eletto deputato socialista per il collegio di Mantova, ma la Camera, con deliberazione dell’8 aprile 1905, annulla l'elezione.
Durante il suo breve mandato, è l'unico deputato a proclamarsi sindacalista rivoluzionario, affermazione criticata da alcuni attivisti che credevano che l'azione rivoluzionaria potesse essere realizzata solo all'interno di organizzazioni di classe come leghe, sindacati e cooperative. A queste critiche, Dugoni risponde insistendo sulla necessità per i socialisti di lottare per la conquista del potere pubblico e citando come esempio i successi ottenuti nella zona di Mantova, dove, a suo dire, si sarebbe presto formata "una piccola repubblica sociale nell'Italia monarchica".
Il passaggio al riformismo e la Grande guerra Durante questo periodo, l'attività politica di Dugoni acquisce una certa importanza a livello nazionale all'interno della Federazione nazionale dei lavoratori della terra ("Federterra"). Già nel 1906, le posizioni politiche di Dugoni si stavano evolvendo, passando da un sindacalismo ortodosso al riformismo, posizioni che gli valgono attacchi sul quotidiano "L'Avanguardia socialista".
Nel gennaio del 1907, si oppone apertamente ai suoi ex compagni e ai loro metodi, a cominciare dallo sciopero generale. Essendosi distanziato dal riformismo di destra di Ivanoe Bonomi e Filippo Turati, Dugoni è successivamente nominato segretario della Camera del Lavoro e, dall'ottobre del 1911 al marzo del 1912, direttore del quotidiano La Provincia di Mantova.
Nel 1913 Dugoni è eletto deputato nel collegio di Mantova. Nel maggio 1914 presenta, con Rinaldo Rigola, una mozione che afferma l’autonomia della Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) dal Partito socialista italiano. Lo stesso anno è eletto presidente del Consiglio provinciale, posto che occupa fino al 1920.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Dugoni è neutrale, pur dichiarandosi favorevole a una "guerra difensiva". Durante la guerra, in qualità di presidente del Consiglio provinciale, organizza la distribuzione di cibo e aiuti alla popolazione. Nell’aprile del 1916 fa parte della delegazione italiana alla Conferenza di Kienthal, dove implora la pace.
L’Immediato dopo-guerra: opposizione al massimalismo e alla Rivoluzione russa Dopo la guerra Dugoni è bersaglio di numerosi attacchi da parte dei massimalisti, in particolare da parte di Nicola Bombacci, a causa delle sue posizioni sulla Rivoluzione russa, riguardo alle quale dichiara: «È un'illusione ingannevole credere che, con la sola forza dell'imitazione, l'Italia possa raggiungere gli stessi risultati della Russia. Le differenze sono troppo numerose e sostanziali.» (La Nuova Terra, 18 ottobre 1909).
Alla fine del 1919 Dugoni è rieletto deputato per il collegio di Mantova, poi, all'inizio del 1920, la federazione socialista di Mantova cade nelle mani dei massimalisti e la sua influenza locale diminuisce gradualmente. Nel maggio dello stesso anno si reca in Russia con una delegazione della CGdL e al suo ritorno conferma le sue riserve sulla rivoluzione sovietica.
Dopo la scissione di Livorno, Dugoni prende la direzione della Federazione socialista di Mantova, organismo che deve far fronte agli attacchi degli squadristi.
Nel 1921 è eletto nuovamente deputato nel collegio di Mantova; si unì al Partito Socialista Unitario dopo il congresso del PSI dell'ottobre 1922.
Ritiro dall’attività politica durante il fascismo
Con il consolidamento del fascismo e le persecuzioni degli squadristi, Dugoni si stabilisce a Milano dopo che la sua casa fu saccheggiata nel marzo del 1921. Divenuto proprietario di un'azienda farmaceutica, poi di un piccolo negozio di alimentari, è arrestato nel 1930 e nel 1932 per propaganda antifascista, ma, a parte questi episodi, non intraprese altre azioni contro il regime.
Dopo la Liberazione, entra in contatto con il Comitato di Liberazione Nazionale, che lo invita a dirigere l'Agenzia Nazionale di Cooperazione. Nel frattempo, si adopera per la ricostituzione della Lega Cooperativa. Muore nel novembre del 1945.
Note
Bibliografia
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