Il complesso di San Biagio, già noto come carcere di San Biagio e convento di San Biagio Nuovo, è un antico insieme edilizio di origine conventuale nel centro storico di Vicenza, tra contra' Pedemuro San Biagio e il fiume Bacchiglione, vicino a ponte Pusterla e alle mura duecentesche. Ne fanno parte l'ex carcere giudiziario di San Biagio, di proprietà demaniale, l'ex convento e l'ex chiesa di San Biagio, appartenenti al Comune di Vicenza; il bene è sottoposto alla tutela della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. Dal 30 maggio 2026 una porzione dell'area è aperta al pubblico come Giardino San Biagio, mentre l'ex chiesa è adibita ad autorimessa.
Storia
San Biagio Vecchio e il contesto medievale San Biagio Vecchio era una chiesa situata in via dei Cappuccini: in origine apparteneva ai benedettini, agli inizi del XIII secolo accolse una comunità laica, passò poi a monache benedettine e dal 1421 agli Osservanti, che vi rimasero per circa un secolo.; Tra XII e XIII secolo, presso San Biagio Vecchio erano attivi gruppi laicali dediti alla vita comune, al lavoro e alla gestione di piccoli ospitali o xenodochi.; Un testamento del 1299 lo cita, assieme ad altri ospedali conventuali; l'ospedale di San Biagio si trovava presso il convento francescano allora esistente in via dei Cappuccini.
Agli inizi del XV secolo i monasteri benedettini dipendenti dalla basilica dei Santi Felice e Fortunato, tra cui San Biagio Vecchio, erano in decadenza. Le benedettine lasciarono il complesso e si riunirono nel monastero di Santa Chiara in Borgo Berga; nel 1421 San Biagio Vecchio fu dato agli Osservanti, che in seguito si trasferirono in San Biagio Nuovo. La Repubblica di Venezia ordinò l'abbandono del vecchio monastero dopo la guerra della Lega di Cambrai, scegliendo di rafforzare le difese cittadine in un punto vicino al margine settentrionale della cinta muraria.
Mura, Porta Nova e Pra' dell'Asinello L'area di San Biagio appartiene al settore settentrionale della cinta muraria cittadina: dalla Porta di San Pietro, le mura correvano all'esterno di contra' Canove e di Motton Pusterla, raggiungevano la Porta di Pusterla all'incrocio con contra' Porti e proseguivano lungo l'esterno di contra' Pedemuro San Biagio. All'incrocio con corso Fogazzaro si apriva la Porta Nova; oltre la porta, il tracciato continuava all'esterno di Motton San Lorenzo e di contra' Mure Porta Castello fino alla Porta Feliciana. Nei primi decenni del Trecento l'anello murario misurava 1252 pertiche, pari a 2679 metri.
La Porta Nova, presso l'incrocio tra corso Fogazzaro e contra' Pedemuro San Biagio, è attestata nel 1074; gli statuti cittadini del 1264 la descrivono con torre, domus merlata e gironata, mentre il torrione cadde il 29 luglio 1779, lasciando la porta senza resti visibili. La porta fu poi chiamata anche porta di San Lorenzo. Anche il tratto tra Porta Pusterla e Porta Nova era protetto da una fossa, la cui parte iniziale corrisponderebbe a contra' delle Beccariette; tra le mura, il fossato e il fiume si trovava un'ampia piarda detta Pra' dell'Asinello. La fossa sarebbe stata interrata al momento della costruzione delle mura occidentali. Per la fase precedente al 1265 è stata proposta l'esistenza di mura primitive dirette dalla fine di contra' Pedemuro San Biagio alla contrada Barche, affiancate dalla roggia detta Roza de Collo, passante nella stradella del Teatro Olimpico; la successiva cinta del borgo di Porta Nova seguiva invece il fiume Bacchiglione fino a Ponte Novo, piegava verso contra' Mure Carmini e contra' Beccariette, innestandosi presso Porta Nova.
Fondazione di San Biagio Nuovo Gli Osservanti comprarono il terreno in Pra' dell'Asinello presso Porta Pusterla e costruirono il monastero e la chiesa di San Biagio Nuovo tra il 1530 e il 1545, anche grazie a donazioni private; nella seconda metà del Cinquecento la chiesa fu arricchita di altari e cappelle. Il nuovo convento presso ponte Pusterla fu edificato nella prima metà del Cinquecento.
Il 20 dicembre 1521 la comunità francescana acquistò da Cardino Poiana, figlio di Gregorio, alcuni terreni in Pra' del Purgo, detto anche contra' dell'Asenello; l'area partiva dalla contrada poi chiamata Pedemuro San Biagio e arrivava alla riva del Bacchiglione, presso ponte Pusterla. Negli atti di riqualificazione del 2026 l'acquisizione dei terreni è datata al 1522; gli stessi atti ricordano il doppio chiostro del convento e il probabile reimpiego di materiali provenienti dal vecchio complesso demolito. La chiesa e il convento di San Biagio Nuovo sostituirono il complesso originario, del quale restano materiali ancora visibili in colonne, capitelli e pilastri murati. La costruzione del convento è stata attribuita ai frati minimi intorno al 1520; al 1810 risalirebbe il passaggio al demanio cittadino, seguito dall'uso come sede di uffici e deposito AIM.
Età moderna e spoliazioni La chiesa di San Biagio Nuovo aveva un'unica navata e dieci cappelle; nel corso dell'età moderna fu ampliata, affrescata e dotata di pale d'altare attribuite o riferite a Guercino, Benedetto Montagna, Palma il Giovane e Alessandro Maganza. La monografia di Maria Teresa Dirani Mistrorigo, pubblicata dall'Accademia Olimpica nel 1988, ricorda anche opere di Francesco Maffei e presenta San Biagio come una chiesa francescana ricca di documentazione storica e artistica. Nella sacrestia si trovavano lunette affrescate con immagini di sante e santi francescani del Miozzi, mentre nel campanile era collocato uno dei quattro orologi pubblici di Vicenza. Nell'ala ovest del chiostro grande sono state trovate tracce di una meridiana solare.
Il convento rimase attivo fino alle soglie del XIX secolo, ma fin dal XVII secolo subì saccheggi e danneggiamenti. Nel 1802 iniziò lo spoglio del convento per mettere in salvo le opere più rilevanti conservate nella chiesa.
Dalla soppressione napoleonica al carcere
In età napoleonica i francescani furono estromessi dal convento: conservarono solo l'uso di una parte della chiesa, trovarono ospitalità in palazzo Vajenti e continuarono a servirsi del convento come refettorio. All'inizio del XIX secolo il complesso fu destinato a funzioni militari e carcerarie; del tempio e del convento rimasero le mura perimetrali, le pitture murali e gli altari che non furono rimossi, mentre la chiesa fu usata per la cavalleria e il convento divenne caserma. In questa fase furono probabilmente eliminate le ultime parti ornamentali legate al culto. Pochi anni dopo l'abolizione veneziana delle comunità religiose troppo esigue, i Cappuccini lasciarono il convento di San Biagio in Pedemuro e si trasferirono nel monastero e chiesa di San Giuliano.
Tra il 1872 e il 1892 furono costruiti nuovi edifici per adattare San Biagio al carcere mandamentale di Vicenza. Le trasformazioni interessarono anche l'area dell'orto, con demolizioni, sopraelevazioni, chiusure e nuove costruzioni proseguite tra Ottocento e Novecento. Il carcere rimase in funzione fino al 1986, quando l'amministrazione carceraria lasciò San Biagio.
Usi novecenteschi e abbandono
Il 19 ottobre 1928 parte dell'area e del fabbricato fu ceduta al Reale Automobile Club d'Italia, che ebbe in concessione anche l'ex chiesa per costruirvi la propria sede e usarla come autorimessa pubblica. Nei primi anni del Novecento, nella parte del convento retrostante la chiesa e nei locali del primo piano, si trovava una scuola elementare, poi trasferita a causa delle cattive condizioni dei fabbricati. Nel 1931 gli stessi locali accolsero l'archivio storico del Tribunale di Vicenza; al piano terreno e nel chiostro grande fu invece ospitata la prima sede vicentina dell'Opera nazionale Balilla. Altre parti dell'ex convento furono usate come officine meccaniche, falegnameria, magazzini e case popolari.
Dopo il trasferimento del carcere nel 1986, la porzione non utilizzata del complesso rimase chiusa per decenni. L'area poi trasformata nel Giardino San Biagio venne occupata da rovi e vegetazione cresciuta senza controllo.
Tutela, studi e riqualificazione Il 17 aprile 1997 fu emanato un provvedimento di tutela per gli immobili dell'ex convento di San Biagio ai sensi della legge 1089/1939; il vincolo riguarda i due chiostri e la chiesa. Il 5 febbraio 2010 anche la parte demaniale dell'ex carcere giudiziario fu dichiarata di interesse culturale ai sensi dell'articolo 12 del decreto legislativo 42/2004, mentre il 7 febbraio 2014 furono prescritte misure di tutela indiretta ai sensi dell'articolo 45 dello stesso decreto. Altri provvedimenti di tutela sono datati 24 marzo 2014 e 30 ottobre 2017.
Nel 2012 il Comune inserì l'ex complesso conventuale di San Biagio tra gli interventi puntuali della proposta di Contratto di valorizzazione urbana, insieme al complesso dei Giardini Salvi e al Villaggio Giuliano. Nello stesso documento l'area era collegata anche al progetto del percorso ciclopedonale lungo il Bacchiglione, pensato per proseguire fino a San Biagio e al Parco della Pace. Nel 2017 San Biagio fu usato come caso di lavoro in un corso dell'Università di Padova: agli studenti fu chiesto di progettare il recupero dell'ex convento, ormai separato dal resto del centro storico dalle trasformazioni dovute all'uso carcerario.
L'11 maggio 2026 è stato pubblicato un invito a manifestare interesse per il recupero del complesso, di proprietà dello Stato e del Comune di Vicenza. L'avviso riguarda un'area di 10.600 metri quadrati e un volume complessivo di circa 50.000 metri cubi; tra gli usi proposti rientrano spazi universitari, servizi per studenti, attività culturali, sale espositive, strutture ricettive e servizi alla cittadinanza.
Apertura del Giardino San Biagio Il 30 maggio 2026 è stato inaugurato e aperto al pubblico il Giardino San Biagio, con ingresso da contra' Pedemuro San Biagio 62. L'intervento non ha riguardato l'intero complesso, ma una porzione delimitata dell'ex carcere, scelta dopo vari progetti di recupero non realizzati negli anni precedenti. Il costo è stato di 270 000 euro: 200 000 euro dell'investimento iniziale e 70 000 euro di perizia suppletiva, destinati anche all'accessibilità, ai percorsi in ghiaia, agli spazi esterni di accesso e agli interventi fitosanitari sulle alberature. L'area è in parte comunale e in parte demaniale; la porzione statale è stata concessa al Comune per sei anni, rinnovabili per altri sei.
Descrizione
Il complesso occupa un'area trapezoidale tra contra' Pedemuro San Biagio e il fiume Bacchiglione. La parte demaniale, frutto delle trasformazioni successive alla fase conventuale, comprende più edifici collegati tra loro e disposti ad anello, con due ampie corti interne; l'ex convento e l'ex chiesa si trovano invece accanto all'ex carcere e appartengono al Comune di Vicenza. La parte del complesso immobiliare comunale di piazza San Biagio 2 è adibita ad autorimessa. Il complesso conserva lacerti pittorici, elementi architettonici e parti decorative della fase religiosa, nonostante le trasformazioni legate al passato uso carcerario.
Chiesa
L'ex chiesa aveva un'unica navata e dieci cappelle; l'interno è diviso in due livelli da un solaio in cemento realizzato in epoca fascista, mentre il fianco est conserva la forma originaria dell'edificio pur presentando contrafforti di rinforzo e finestre tamponate. Il campanile è privo della guglia e del paramento di rivestimento.
Chiostri