La Grande Terra Selvaggia (, traducibile anche come "Grande Deserto") è il nome con cui erano note nel tardo medioevo e nella prima età moderna le vaste regioni di confine della Prussia teutonica, che rimasero quasi completamente spopolate tra il XIV e il XV secolo.
Denominazione Il nome ufficiale dato a questo territorio dall'Ordine teutonico, che ne aveva il controllo formale, era appunto Große Wildnis: la parola "Wildnis" significa letteralmente "natura selvaggia" o "territorio disabitato", ed è assimilabile al concetto di wilderness (parola inglese dal medesimo etimo).
In lituano il territorio era invece noto come Dykra, dal medesimo significato di Wildnis; nella storiografia lituana tuttavia spesso lo stesso nome viene applicato anche ai territori di confine tra il Granducato di Lituania e la Confederazione della Livonia, dove si verificò un'analoga situazione di spopolamento.
In polacco la regione era invece chiamata Wielka Puszcza, di nuovo traducibile come "Grande Terra Selvaggia" o "Grande Foresta Selvaggia". Poiché la parte di questo territorio sotto il controllo polacco coincideva grosso modo con quella abitata dal popolo prussiano dei Galindi, era talvolta utilizzata anche la denominazione di Puszcza Galindzka, ossia "Terra Selvaggia Galindica"
Geografia La Grande Terra Selvaggia si estendeva lungo l'intero confine che la Prussia teutonica condivideva a sud e a est con il Granducato di Lituania e con il Regno di Polonia e aveva un'ampiezza che andava dai 60 km nella parte settentrionale fino ai 150 km nella parte meridionale. Si estendeva su un'area complessiva compresa tra i e i km², corrispondente grosso modo alle antiche regioni della Scalovia, della Nadruvia, della Jatvingia e della Galindia. Oggi i territori che ne facevano parte sono compresi nelle regioni storiche della Masuria, della Lituania Minore e della Sudovia, con alcune estensioni anche nelle vicine Samogizia e Dzūkija.
Storia
Origine
Soppressi gli ultimi focolai delle grande rivolta prussiana nel 1274, i Cavalieri teutonici si dedicarono fino al 1283 a sottomettere i popoli della Prussia che ancora non si trovavano sotto il controllo dell'Ordine, come gli Scalovi, i Nadruvi e gli Jatvingi. In questa campagna di conquista i teutonici si rivelarono molto più brutali che in passato e ogni tentativo di resistenza o di ribellione venne punito con massacri e deportazioni, spingendo molti dei nativi ad abbandonare le loro terre per cercare rifugio nella vicina Lituania. Con l'inizio delle lunghe ostilità tra l'Ordine e la Lituania, cui poi si unì anche la Polonia, la regione, divenuta ormai un vasto e insalubre campo di battaglia, si svuotò definitivamente anche della poca popolazione residua e con il tempo la natura reclamò ogni villaggio e terreno agricolo ormai abbandonato, trasformando l'intera area in un'enorme foresta vergine.
Per tutto il XIV secolo gli unici insediamenti che sorsero nell'area furono alcuni castelli fatti costruire dai teutonici per sorvegliare e difendere il confine: Gilgenburg nel 1316, Lötzen nel 1341, Johannisburg nel 1345, Hohenstein nel 1349, Ortelsburg nel 1360 e Lyck nel 1398. Durante tutto questo periodo l'accesso alla foresta, formalmente amministrata dall'Ordine, era ristretto e le attività di caccia richiedevano un permesso speciale da parte dello stesso.
Ricolonizzazione Con la firma dei trattati di Toruń nel 1411, che pose fine alle ostilità tra teutonici e polacco-lituani, e di Melno nel 1422, che stabilì il confine definitivo tra Prussia e Lituania, la Grande Terra Selvaggia smise di essere una landa contesa e cominciò rapidamente ad attrarre nuovi coloni che fondarono numerosi insediamenti. Le terre finite sotto il controllo lituano, divenute parte dei distretti di Nemunaitis, Alytus, Birštonas e Punia, furono in breve convertite all'agricoltura intensiva, tranne una piccola parte che divenne riserva di caccia dei granduchi. Le terre rimaste sotto il controllo teutonico furono invece suddivise in commende che divennero oggetto di una sistematica politica di ripopolamento: nella regione furono fatti insediare agricoltori lituani, che iniziarono ad abbattere la foresta nelle zone settentrionali e centrali per far posto ai campi e al pascolo, e contadini polacchi provenienti dalla vicina Masovia, noti come Masuri, che fecero altrettanto nelle zone meridionali. Le classi urbane, mercantili e artigiane furono invece formate da coloni tedeschi, ai quali erano anche riservati tutti i ruoli amministrativi e giuridici.
Entro il 1548 quasi metà della Grande Terra Selvaggia (circa km²) era già stata riconvertita a uso agricolo e nuovi coloni continuavano ancora a giungere. A partire dalla seconda metà del XVI secolo infatti si stabilì nella regione meridionale, su invito del neocostituito Ducato di Prussia, una seconda ondata di coloni polacchi formata da protestanti in fuga dalla Polonia della Controriforma, tra i quali il tipografo Jan Malecki, autore della prima traduzione della Bibbia in lingua polacca.
Una terza grande ondata di colonizzazione giunse infine nel XVIII secolo. Tra il 1709 e il 1711 infatti, durante la grande guerra del Nord, la Prussia fu gravemente colpita dalla peste del Baltico, che causò la morte di circa persone (oltre un terzo dei suoi abitanti complessivi), comportando quindi l'abbandono di molte zone agricole. Per compensare queste perdite re Federico Guglielmo I diede inizio a un nuovo programma di ripopolamento noto come Rétablissement: tra il 1713 e il 1740 giunsero da Germania, Svizzera e Austria circa tedeschi protestanti per occupare le terre rimaste vuote a seguito dell'epidemia. Entro la fine del secolo, la maggior parte della foresta che un tempo ricopriva la Grande Terra Selvaggia era ormai completamente scomparsa.
Ecologia
La Grande Terra Selvaggia era caratterizzata da un clima continentale con inverni rigidi ed estati miti e umide. La maggior parte del territorio era ricoperta da fitte foreste punteggiate da numerosi corsi d'acqua, laghi, paludi e acquitrini. Querce, pini silvestri ed eriche vi crescevano in gran quantità. In alcune zone la fitta vegetazione lasciava il posto ad ampie radure naturali, nelle quali trovavano il pascolo numerose specie. La regione infatti, grazie alla scarsissima antropizzazione, offriva rifugio a una grande varietà di selvaggina, comprendente caprioli, cervi, cinghiali e alci e persino alcune specie di grandi mammiferi europei già sostanzialmente estinte nel resto del continente, quali uri, bisonti e cavalli selvatici. Tra le specie predatorie spiccavano invece lupi, orsi bruni e ghiottoni.
Con la progressiva espansione degli insediamenti umani nella zona e della conseguente deforestazione per far posto ai terreni coltivabili, la fauna selvatica della Grande Terra Selvaggia iniziò a declinare rapidamente, anche a causa del sempre più diffuso bracconaggio. Gli uri furono menzionati per l'ultima volta nel 1521, i cavalli selvatici scomparvero entro l'inizio del XVII secolo, mentre l'ultimo bisonte selvatico fu abbattuto nel 1755.
Vestigia
Sparute sezioni della grande foresta che copriva un tempo la Grande Terra Selvaggia sopravvissero ai disboscamenti, specialmente nella Terra dei laghi della Masuria, e sono giunte quasi integre fino ai giorni nostri come aree boschive di interesse naturalistico, che possono rendere un'idea di come apparisse originariamente la regione. Alcune di queste aree sono:
Foresta di Pisz Foresta di Borki Foresta di Rominten Foresta di Nizica Foresta di Napiwoda e Nowy Ramuk Foresta di Kurpie
Note
Bibliografia
Voci correlate
Antica Prussia Crociata prussiana Lituania Minore Masuria Prussia Orientale Stato monastico dei Cavalieri Teutonici Sudovia
Categoria:Storia della Prussia Categoria:Storia della Lituania Categoria:Storia della Polonia