Biografia Figlio di Fiore da Lonato, fu attivo a Brescia tra la fine del Trecento e i primi anni del Quattrocento. In un documento del 2 marzo 1408 è menzionato come «Mastro Prandino qm. Fior da Lonado - Pittore», mentre risulta ancora attivo nel 1412. Si trasferì successivamente a Botticino Sera, dove costituì la propria famiglia.
Attività artistica La sua attività è nota soprattutto attraverso testimonianze letterarie e attribuzioni formulate dalla storiografia artistica. Gli sono stati riferiti affreschi eseguiti in diverse chiese bresciane, sebbene tali attribuzioni siano state oggetto di discussione critica e siano state talvolta condivise con altri artisti, tra cui Bartolino Testorino.
Stefano Fenaroli gli attribuì alcuni affreschi nella chiesa di Santa Maria del Carmine e nella chiesa di San Francesco a Brescia, oltre a quelli del chiostro dei Santi Cosma e Damiano, datati 1414.. Elia Capriolo lo definisce un pittore insigne, giungendo a collocarlo al di sopra di Gentile da Fabriano e degli altri maestri contemporanei.
Secondo fonti padovane, Ottaviano avrebbe collaborato con Guariento, Altichiero, Jacopo Avanzi e altri artisti alla decorazione della Sala dei Giganti, o Sala degli Eroi, della Reggia Carrarese di Padova. Nel 1445 Michele Savonarola, nel Libellus de magnificis ornamentis R. Civitatis Paduae, elogia i dipinti realizzati da «Ottaviano Bressano» insieme ad Altichiero, Avanzi e Guariento per il celebre ciclo raffigurante re, eroi e imperatori romani nella Sala dei Giganti, che nel 1382 risulterebbe già completato. Secondo alcuni studiosi, il programma iconografico delle pitture sarebbe stato suggerito a Francesco il Vecchio da Carrara da Petrarca e Lombardo della Seta, entrambi ritratti all'interno della sala richiamato da .
Luigi Coletti attribuisce a Ottaviano le parti secondarie della decorazione della cappella di San Felice nella basilica del Santo a Padova, in particolare i medaglioni e forse i cavalieri della Crocifissione, riconoscendovi l'opera di un artista vicino ad Altichiero, di notevole livello qualitativo ma caratterizzato da un linguaggio meno lirico e più drammatico. Lo studioso gli assegna inoltre, nella cappella di San Giorgio, la Crocifissione e la Madonna votiva, nelle quali individua, accanto agli elementi altichiereschi, alcuni lievi influssi lombardi; gli attribuisce inoltre, seppur con minore certezza, anche lIncoronazione della stessa cappella e la decorazione della tomba Dotto..
Sergio Bettini, con maggiore cautela, ritiene di poter riconoscere una fase giovanile dello stesso artista in alcune parti degli affreschi eseguiti da Giovanni da Milano nella cappella Rinuccini di Santa Croce a Firenze, sulla base di un accentuato linearismo e della particolare impostazione degli scenari architettonici. Al Prandino, al quale Bettini attribuisce in via sperimentale l'identità di «Ottaviano da Brescia», sarebbero inoltre riferibili la Madonna in tondo della sagrestia degli Eremitani, lo Svenimento della Vergine nella Crocifissione della cappella di San Giorgio e forse la Vestizione di san Ludovico, oltre ad altre parti della decorazione eseguita insieme a Jacopo Avanzi e a Giusto de' Menabuoi nella cappella di San Ludovico della chiesa di San Benedetto a Padova. Per quanto riguarda gli affreschi della Reggia Carrarese, Bettini ritiene che il contributo di Ottaviano Prandino dovesse limitarsi a singoli dipinti o a interventi circoscritti, poiché le fonti non gli attribuiscono esplicitamente alcuna scena del ciclo decorativo.
Gaetano Panazza osserva inoltre che tra i pittori gravitanti nell'ambito stilistico compreso tra Giusto de' Menabuoi, Altichiero, Jacopo Avanzi e Guariento potrebbe rientrare anche l'autore della decorazione della tomba di Federico Lavellongo, eseguita nel 1374 nell'andito della basilica del Santo. Considerato che Lavellongo era un importante personaggio bresciano, Panazza ipotizza che l'incarico possa essere stato affidato a un artista conterraneo attivo a Padova, anche alla luce di alcune affinità riscontrabili tra le figure della lunetta e quelle di affreschi bresciani, come i santi Pietro e Paolo di San Salvatore. In tale prospettiva si tratterebbe di un pittore collocabile stilisticamente tra Avanzi e Guariento..
Riccardo Lonati ha evidenziato che la presenza di influssi della pittura padovana nell'ambiente bresciano ha dato origine a numerose ipotesi e attribuzioni controverse, spesso oscillanti tra la figura di Ottaviano Prandino e quella di Bartolino Testorino, al quale sono stati a loro volta riferiti alcuni dipinti privi di una paternità certa. A rendere ancora più complesso il quadro è stato talvolta chiamato in causa anche Giacomo Coltrino, architetto e pittore attivo però circa un secolo più tardi. La storiografia si è generalmente arrestata a conclusioni prudenti, limitandosi ad affermare che Ottaviano Prandino, del quale mancano notizie documentarie certe in ambito bresciano, operò a Padova nell'ambiente di Altichiero.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Categoria:Pittori italiani del XIV secolo Categoria:Pittori italiani del XV secolo