San Giovanni Battista alla fonte è un dipinto a olio su tela (243 × 169 cm) di Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino, databile al 1661 e conservato nel Museo Fabre di Montpellier. Storia Il dipinto, non citato da Malvasia, fu pagato il 6 ottobre 1661. Il pagamento è registrato nel Libro dei conti.Il Libro dei conti è il registro amministrativo compilato dal fratello minore del Guercino, Paolo Antonio Barbieri, dal 1629 al 1649, anno della sua morte, e proseguito dai familiari fino al 1666.
Alla data del 6 ottobre 1661 si legge: «Dal molto Rev:do Pre Ettore Ghisilieri si è ricevuto Ducatoni Cento quaranta, per il quadro del San Giovanni nel deserto fatto per la Città di Fano, fanno in tutto Lire 700, che sono Scudi 175.0».
Il committente, Ettore Ghisilieri, aveva fondato nel 1646 una scuola di pittura, attiva fino al 1652, alla quale presero parte diversi artisti cui aveva già affidato alcune commissioni, tra i quali Francesco Albani, Alessandro Tiarini e Michele Desubleo. Nel 1652 Ghisilieri prese i voti ed entrò nella congregazione degli Oratoriani, che aveva sede presso la Chiesa di Santa Maria in Galliera. Già nel 1647 aveva commissionato al Guercino, per la stessa chiesa, la pala d’altare con la Visione di san Filippo Neri; successivamente fece da intermediario per l’esecuzione di un altro dipinto raffigurante san Filippo Neri, destinato alla Repubblica di San Marino.
Il dipinto fu segnalato nel 1758 da Cochin, che nel Voyage d’Italie lo ricordò a Fano, nella chiesa di San Filippo Neri, con queste parole: «Nel secondo altare a destra: un San Giovanni Battista, del Guercino, fiacco, troppo rosso, per nulla bello».
Nel 1786 anche Jérôme Lalande, nel Voyage d’un François en Italie, espresse un giudizio negativo, definendo il dipinto duro nel disegno e nel colore.
Secondo Loire, tali valutazioni potrebbero essere state influenzate dalla collocazione periferica dell’opera a Fano, lontano dai principali nuclei di dipinti del Guercino conservati in Emilia.
Nel 1796 il dipinto fu requisito dalle truppe napoleoniche. Nel 1816 Antonio Canova, inviato pontificio a Parigi per recuperare le opere sottratte allo Stato della Chiesa, lo incluse tra i dipinti destinati in dono al re di Francia Luigi XVIII. L’opera rimase quindi al Louvre, dove nel catalogo redatto da Frédéric Villot nel 1859 risulta registrata come proveniente dall’«ancienne collection».
Il 27 marzo 1896 il dipinto fu trasferito al Museo Fabre di Montpellier. Descrizione e stile Questa è l’ultima versione, tra quelle note, di un soggetto più volte affrontato dal Guercino nel corso della sua lunga attività. San Giovanni Battista è raffigurato nel deserto, con il ginocchio destro appoggiato a un masso. Con la mano destra protende una ciotola verso l’acqua che sgorga da una sorgente tra le rocce, mentre con la sinistra regge il lungo bastone sormontato da una croce. Il corpo è avvolto da un ampio mantello rosso, suo unico indumento. Accanto al santo, un agnello bruca l’erba. Sullo sfondo si apre un paesaggio montuoso, dominato da un cielo azzurro attraversato da rade nubi; sulla destra si innalza un grande albero, visibile solo in parte. Rispetto ad altre composizioni analoghe, il pittore attribuisce al paesaggio un ruolo particolarmente rilevante, inserendovi la figura con maggiore naturalezza.
Cinque anni prima della morte, Guercino riuscì ancora una volta a coniugare, come aveva già fatto in una versione dello stesso soggetto dipinta verso il 1652-1655 per ornare la propria casa, leggerezza, romanticismo, intimità, ricerca dell’ideale e naturalezza umana.
Guercino dipinse questo San Giovanni Battista all’età di circa settant’anni e, in questa tela, scelse di integrare la figura nel paesaggio più di quanto avesse fatto nelle precedenti versioni del soggetto. Restauri
Note
Bibliografia
Categoria:Dipinti del Guercino Categoria:Dipinti su san Giovanni Battista Categoria:Dipinti nel Museo Fabre