La crisi di Baroda (), è stata una crisi diplomatica che ha comportato il deterioramento dei rapporti tra l'Impero anglo-indiano e lo Stato indiano di Baroda, negli anni tra il 1872 e il 1876.

Storia

La crisi ebbe inizio quando il colonnello Robert Phayre venne nominato in qualità di residente britannico a Baroda. Sin da subito egli ebbe pessimi rapporti col maharaja Malharrao Gaekwad, governante locale asceso al trono nel 1870, contestandone i metodi di governo spesso brutali che avevano portato a numerose lamentele da parte della popolazione. Phayre evidenziò la presenza di un vasto sistema di corruzione, una tassazione eccessiva, una totale volubilità nell'amministrazione della giustizia, l'uso dell'intimidazione verso i subordinati per evitare segnalazioni al governo britannico e un dirottamento di parte dei fondi di stato nelle casse del maharaja ad uso personale (egli commissionò ad esempio un paio di cannoni realizzati completamente in oro puro e un tappeto di perle). L'antagonismo tra il residente ed il maharaja culminò nella creazione di una commissione d'indagine britannica chiamata ad investigare gli abusi commessi dal sovrano. Pur emergendo le problematiche che già Phayre aveva contestato in diversi rapporti, sir Thomas Baring, viceré d'India, decise solo di redarguire il maharaja senza prendere provvedimenti nei suoi confronti. Questo permise il crescere di ulteriori ostilità tra Malharrao e Phayre.

La situazione degenerò definitivamente nel novembre del 1874. Phayre aveva inviato al viceré inglese un ulteriore rapporto sulle problematiche di governo nell'area ed in quello stesso giorno il maharaja inviò una lettera al viceré perché rimuovesse Phayre dal suo incarico dal momento che si rifiutava di collaborare col governo locale. Northbrook si dimostrò favorevole alla versione del maharaja ed il 12 novembre inviò notizia a Bombay chiedendo la rimozione di Phayre dal suo incarico.

Ad ogni modo, il sovrano aveva deciso ormai di agire per proprio conto e nel marzo del 1875 cercò di avvelenare Phayre con un composto a base di arsenico e di polvere di diamanti fatto versare nello sherbet che il colonnello avrebbe dovuto bere. Il maharaja venne quindi accusato di alto tradimento ma per concorrere a una procedura corretta venne inaugurata una nuova commissione speciale composta da tre membri in rappresentanza del governo britannico, uno nominato dal maharaja e uno neutrale, col compito di analizzare sia le supposte opere di mal governo del maharaja sia l'accusa di tentato omicidio del residente britannico che era riuscito a sopravvivere. La commissione ebbe ampia risonanza non solo tra gli inglesi, ma anche tra gli indiani, anche perché il maharaja rigettò categoricamente le accuse mossegli come pure la sua personale inimicizia col residente britannico. Pur non riuscendo ad accusare formalmente del delitto il principe indiano, i commissario notarono grossi elementi di mal governo che costituivano agli occhi degli inglesi una "incompatibilità con gli obblighi di un principe regnante".

Infine il maharaja venne riconosciuto colpevole dei capi d'accusa mossigli e per ordine del segretario di stato per l'India, Robert Gascoyne-Cecil, Malharrao Gaekwad venne deposto il 10 aprile 1875 ed esiliato a Madras, dove morì in oscurità nel 1882. Anziché annettere direttamente lo stato di Baroda come invocato da alcuni sulla base della dottrina della decadenza e come era stato fatto del resto con altri precedenti stati principeschi indiani, il governo britannico in India decise di mantenere il controllo dello stato in maniera indiretta. Venne nominata al governo la maharani Jamnabai, vedova del maharaja Khanderao Gaekwad, in qualità di reggente, e venne posto sul trono Sayajirao Gaekwad III, membro di un ramo collaterale della famiglia, quale nuovo principe.

Storiografia Tradizionalmente, ed in particolare grazie alle osservazioni di Ian Copland, la crisi di Baroda viene vista come una dimostrazione delle rivalità di governo interne all'India britannica e tra il governo centrale e gli stati principeschi locali. Vi erano infatti già delle tensioni interne dal periodo della colonizzazione, che la crisi di Baroda non fece altro che evidenziare e portare agli onori della cronaca. Aitchinson, che all'epoca era segretario di stato per gli esteri del governo britannico, credeva che l'India governata dagli inglesi dovesse disporre di un governo più centralizzato su Calcutta, rompendo quindi la sfera d'influenza di Bombay.

Come evidenziato dalla storica britannica Judith Rowbotham, la crisi di Baroda può essere letta anche come un caso giudiziario senza precedenti e che ebbe influenza successivamente nell'amministrazione dell'India da parte degli inglesi. Rowbowtham infatti ha fatto notare come, anziché essere processato, il maharaja di Baroda venne accusato senza possibilità di difendersi, rimosso ed esiliato per volontà del governo dell'India britannica, il che significava che il British Raj aveva potere di decidere anche sugli stati semi-indipendenti del continente. Tra l'altro, il maharaja sarebbe stato accusato più giustamente di un ragionevole sospetto di accusa piuttosto che di un vero e proprio tentativo di assassinio, verdetto che lo avrebbe infine liquidato come "innocente" di fronte ad una giuria sul modello della giurisdizione britannica. Con l'ascesa al trono di Baroda di Sayajirao Gaekwad III, gli inglesi si assicurarono inoltre di avere un altro principe dichiaratamente filo-britannico dalla loro parte, il cui mantenimento del trono era chiaro dipendesse ormai esclusivamente dalla volontà degli inglesi.

Note

Bibliografia Moulton, E.C. British India and the Baroda Crisis 1874-75: A Problem in Princely Stat Relations, University of Saskatchewan, 1968.

Voci correlate India britannica

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