La Masseria Casacugnano, anche detta Casacognano, è una masseria storica presente nel comune di Giugliano in Campania, nella città metropolitana di Napoli. Nata come villaggio rurale e come dipendenza monastica, conserva una documentazione che risale a prima dell'anno Mille ed è considerata uno degli insediamenti più antichi del territorio giuglianese.

L'insediamento sorse presso una sorgente sfruttata già in età romana e trasse vantaggio dalla vicinanza alla via consolare Campana. Si trova alle spalle del mercato ortofrutticolo cittadino, poco distante dal confine con Parete, e vi si accede da uno sterrato che si dirama da via Santa Maria a Cubito.

Storia Le origini L'edificazione del nucleo viene ricondotta alla metà del X secolo, durante il principato di Pandolfo Capodiferro a Capua, con una successiva donazione all'abbazia di San Vincenzo al Volturno. Il toponimo compare come Casale Cuniano in una pergamena del ducato napoletano datata 957 e torna in un documento del 998, quando l'abate Pietro del monastero dei Santi Severino e Sossio affidò al presbitero Bono la custodia di due cappelle rientranti nella diocesi di Cuma, quella di San Tammaro a Casacelle e quella di San Brancaccio a Casacugnano. Le attestazioni precedono di alcuni decenni la fondazione di Aversa e documentano l'autonomia di questi centri in epoca longobarda.

Terra di confine, l'area fu a lungo contesa fra il principato longobardo di Capua e il ducato bizantino di Napoli, per poi entrare nell'orbita normanna. Il villaggio, immerso in un bosco riservato alla caccia, servì da residenza abituale a Ruggero II di Sicilia, che vi emanò un decreto nel 1150.

La grancia di Montevergine I rapporti con l'abbazia territoriale di Montevergine sono attestati dal dicembre 1173, quando il barone aversano Meo d'Avenabile offrì ai monaci un fondo in località Sant'Arcangelo. Alla fine del secolo il complesso divenne casa monastica, dotata di alloggi e di cappella, e nel 1196 il priore fra Giovanni ricevette a nome della comunità una terra nel Gualdo di Santa Maria Maddalena. Il possesso fu riconosciuto da una bolla di Papa Celestino III del 4 novembre 1197, da una successiva di Innocenzo III del 1209 e da un diploma di Federico II di Svevia del dicembre 1220, nei quali si parla di obbedienza di Casacugnano. Nel 1223 la casa fu trasformata in grangia, vale a dire in azienda agricola gestita direttamente dai religiosi.

Un atto del 9 aprile 1255 chiarisce il funzionamento della struttura. L'abate Giovanni III cedette in fitto le rendite dei beni locali per un canone di dodici once d'oro, imponendo agli affittuari di ospitare a proprie spese, per tre giorni, l'abate o i monaci di passaggio e di provvedere al sostentamento del religioso che vi risiedeva stabilmente. La comunità restò comunque esigua e nel 1279 vi abitavano soltanto due monaci. Le colture erano quelle diffuse nella zona, con grano, cereali e legumi, accanto alla viticoltura per i vini asprinio e sorbigno, destinati alla casa madre e a una clientela facoltosa.

Età moderna La grancia rimase soggetta a Montevergine fino al 1567, anno in cui passò alla basilica della Santissima Annunziata Maggiore di Napoli. Nel Seicento fu ceduta a privati e più precisamente a don Placido Tesone, che promosse la ricostruzione della cappella. Nello stesso periodo l'Universitas di Giugliano (una sorta di potere comunale) attingeva acqua potabile da un pozzo del villaggio, mentre il catasto onciario del 1753 registrava la proprietà a nome del barone di Lofrano, don Nicolò Tesone.

La cappella La più antica cappella, intitolata a San Brancaccio, è documentata già alla fine del X secolo. Caduta in rovina, fu sostituita nel 1678 da un nuovo oratorio dedicato all'Ascensione, voluto da Placido Tesone e benedetto il 10 giugno di quell'anno dal curato della parrocchia di San Giovanni di Giugliano, giunto sul posto con una dozzina di sacerdoti a cavallo. La festa dell'Ascensione vi si celebrò l'anno seguente con grande concorso di popolo, accompagnata da un palio, da balli e da una gara di aratura con i buoi.

Il resoconto del curato ricorda anche il pozzo del complesso, allora dotato di due bocche.

Descrizione Del villaggio, in origine assai più esteso, restano tre fabbricati principali e alcuni corpi minori affacciati su una corte, delimitata da quel che resta di una cinta muraria in tufo. La cappella si trova presso l'ingresso. Il fabbricato di ponente ospitava al piano terra depositi, magazzini per le derrate e stalle, mentre al primo piano erano ricavati i dormitori. Il corpo settentrionale, rafforzato da un contrafforte angolare, si apre con un portale ad arco e conserva al primo piano un ambiente illuminato da una finestra archivoltata sulla corte, forse destinato al priore.

Note

Bibliografia

Voci correlate Masserie di Giugliano in Campania Masseria Casacelle

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