Il Tribunale Russell II fu un tribunale internazionale d'opinione fondato nel novembre 1973 su iniziativa del giurista e politico italiano Lelio Basso. Nato come prosecuzione dell'esperienza del primo Tribunale Russell sulla guerra del Vietnam (1966-1967), il Tribunale aveva l'obiettivo di indagare e denunciare le violazioni dei diritti umani commesse dai regimi militari dell'America Latina, con particolare riferimento al Brasile, al Cile e, successivamente, ad altri paesi della regione interessati dall'instaurazione di dittature militari durante gli anni Settanta.
A differenza delle corti internazionali dotate di competenza giudiziaria, il Tribunale non possedeva alcun potere coercitivo né emetteva sentenze giuridicamente vincolanti, ma operava come organismo indipendente di carattere morale e politico. Attraverso la raccolta di testimonianze, documenti ufficiali, perizie e relazioni di esperti, esso intese richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale sulle pratiche di tortura, detenzione arbitraria, sparizione forzata, repressione politica e limitazione delle libertà fondamentali attribuite ai governi militari latinoamericani.
Il Tribunale tenne tre sessioni pubbliche: la prima a Roma (30 marzo-5 aprile 1974), la seconda a Bruxelles (11-18 gennaio 1975) e la terza nuovamente a Roma (10-17 gennaio 1976). Nel corso dei lavori vennero ascoltati numerosi testimoni, tra cui esuli politici, avvocati, religiosi, giornalisti e familiari delle vittime della repressione. Le conclusioni adottate dalla giuria denunciarono l'esistenza di violazioni sistematiche dei diritti umani e analizzarono il ruolo svolto dagli apparati statali e dagli interessi economici internazionali nel sostegno ai regimi militari.
L'esperienza del Tribunale Russell II contribuì allo sviluppo del dibattito internazionale sui diritti umani e sui diritti dei popoli e costituì uno dei principali antecedenti del Tribunale Permanente dei Popoli, istituito nel 1979 dalla Fondazione Lelio Basso per dare continuità all'esperienza dei tribunali d'opinione internazionali.
Contesto storico La nascita del Tribunale Russell II si inserisce nel contesto della progressiva affermazione dei regimi militari in America Latina tra la fine degli anni Sessanta e la metà degli anni Settanta. In questo periodo numerosi Stati della regione furono interessati da colpi di Stato o da una progressiva militarizzazione del potere politico, giustificando tale intervento con la necessità di contrastare l'espansione dei movimenti rivoluzionari e della sinistra politica nel quadro della Guerra fredda. Le nuove dittature adottarono la cosiddetta dottrina della sicurezza nazionale, secondo la quale il principale pericolo per lo Stato non proveniva da minacce esterne ma dal "nemico interno", identificato con oppositori politici, sindacalisti, studenti, intellettuali e movimenti sociali. Tale impostazione legittimò il ricorso sistematico alla repressione, alla sospensione delle garanzie costituzionali e all'impiego della tortura come strumento di controllo politico.
Il primo caso preso in considerazione dai promotori del Tribunale fu quello del Brasile, dove il colpo di Stato del 31 marzo 1964 aveva instaurato un regime militare destinato a durare fino al 1985. Nel corso degli anni successivi, organizzazioni internazionali e gruppi di esuli denunciarono il ricorso sistematico alla tortura nei confronti dei detenuti politici, l'uso della detenzione arbitraria e la limitazione delle libertà civili. Nel 1971 un gruppo di profughi brasiliani rifugiati a Santiago del Cile si rivolse nel 1971 a Lelio Basso chiedendo la costituzione di un tribunale internazionale d'opinione sul caso brasiliano.
La situazione cambiò radicalmente dopo il colpo di stato cileno dell’11 settembre 1973. La caduta del governo democraticamente eletto di Salvador Allende e la successiva repressione condotta dalla giunta militare guidata da Augusto Pinochet indusse Lelio Basso e il comitato promotore ad ampliare il mandato del Tribunale, estendendolo all'intera America Latina. Da quel momento il Tribunale non si occupò più soltanto del Brasile, ma anche del Cile e degli altri paesi governati da regimi militari, tra cui Uruguay, Bolivia e successivamente Argentina. Parallelamente, le organizzazioni internazionali iniziarono a raccogliere una documentazione sempre più ampia sulle violazioni dei diritti umani nella regione. Amnesty International pubblicò, a partire dagli anni Settanta, rapporti dedicati alla pratica della tortura e alle condizioni dei prigionieri politici in numerosi paesi latinoamericani, mentre la Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani avviò procedure specifiche di monitoraggio della situazione cilena. Sebbene tali organismi svolgessero un'importante attività di documentazione, le loro possibilità di intervento risultavano limitate dalla natura intergovernativa delle istituzioni internazionali e dai condizionamenti politici della Guerra fredda. In questo contesto il Tribunale Russell II si propose come uno strumento indipendente di denuncia pubblica, privo di poteri coercitivi ma fondato sulla raccolta di prove, testimonianze e documentazione giuridicaUnited Nations Commission on Human Rights, Report of the Ad Hoc Working Group on the Situation of Human Rights in Chile.
Origini del tribunale L'idea di istituire un secondo Tribunale Russell maturò all'inizio degli anni Settanta nell'ambito delle attività della Fondazione Internazionale Lelio Basso per il Diritto e la Liberazione dei Popoli, fondata nel 1973 con l'obiettivo di promuovere lo studio e la tutela dei diritti umani, dei diritti dei popoli e dei processi di emancipazione politica e sociale. L'iniziativa si collocava nel solco dell'esperienza del Tribunale Russell sulla guerra del Vietnam (1966-1967), promosso dal filosofo Bertrand Russell e presieduto da Jean-Paul Sartre, che aveva introdotto il modello del tribunale internazionale d'opinione quale strumento di denuncia pubblica delle violazioni del diritto internazionale.
Lelio Basso riteneva che tale modello potesse essere applicato anche ai processi repressivi in corso in America Latina, dove numerosi governi militari avevano progressivamente limitato le libertà costituzionali e intensificato la persecuzione degli oppositori politici; e potesse essere utilizzato per affrontare situazioni nelle quali gli strumenti giuridici internazionali risultavano insufficienti. Il Tribunale Russel II nacque come risposta alla necessità di documentare e denunciare pubblicamente violazioni che, pur essendo ampiamente conosciute, rimanevano spesso prive di adeguati strumenti di accertamento internazionale.
Fondazione del tribunale Il Tribunale Russell II venne ufficialmente costituito nel novembre 1973. La sua istituzione fu promossa dalla Fondazione Lelio Basso con il sostegno di personalità del mondo giuridico, accademico e culturale provenienti da diversi paesi. Fin dall'inizio il Tribunale si definì come un organismo privo di poteri giurisdizionali, il cui compito consisteva nell'accertamento dei fatti attraverso criteri ispirati al diritto internazionale e alla Dichiarazione universale dei diritti umani.
La scelta di creare un nuovo tribunale d’opinione derivava dalla convinzione che gli strumenti allora disponibili nel sistema internazionale non fossero sufficienti a garantire un’effettiva tutela delle popolazioni sottoposte a repressione politica. Il Tribunale Russell II non intendeva sostituirsi agli organi giudiziari internazionali, ma svolgere una funzione di documentazione, denuncia pubblica e costruzione di una memoria delle violazioni dei diritti fondamentali.
Il fondo archivistico oggi conservato presso la Fondazione Lelio e Lisli Basso testimonia la complessità dell’attività preparatoria e organizzativa del Tribunale. Esso comprende corrispondenze, verbali delle riunioni, materiali preparatori delle sessioni, dossier sui singoli paesi, testimonianze, relazioni giuridiche e documentazione proveniente da organizzazioni internazionali e associazioni di solidarietà.
Finalità del Tribunale Le finalità del Tribunale Russell II erano principalmente tre:
Documentare le violazioni dei diritti umani commesse dai regimi militari latinoamericani. Richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla situazione della regione. Contribuire allo sviluppo di una riflessione giuridica sui diritti dei popoli.
Il Tribunale Russell II si proponeva di verificare se i governi militari latinoamericani avessero violato principi fondamentali del diritto internazionale, tra cui:
il diritto alla vita; il divieto di tortura; la libertà personale; la libertà di espressione; la libertà di associazione; il diritto dei popoli all'autodeterminazione.
Particolare importanza ebbe il concetto di “diritti dei popoli”, elaborato da Lelio Basso come ampliamento della tradizionale concezione dei diritti umani individuali. Secondo questa prospettiva, la tutela della persona non poteva essere separata dalla protezione delle comunità e dei popoli sottoposti a forme di dominio politico, economico o militare.
Il Tribunale sostenne inoltre che la sovranità statale non potesse essere utilizzata come giustificazione per impedire il controllo internazionale sulle violazioni sistematiche dei diritti fondamentali. Tale posizione anticipava uno dei temi centrali del successivo sviluppo del diritto internazionale dei diritti umani: la progressiva limitazione del principio di non ingerenza quando siano in gioco gravi violazioni dei diritti fondamentali.
A differenza dei tribunali internazionali istituzionali, il Tribunale Russell II non emetteva sentenze giuridicamente vincolanti. Le proprie deliberazioni avevano carattere politico e morale e miravano a costituire un patrimonio documentario destinato a future iniziative giudiziarie e diplomatiche.
Composizione della giuria Il tribunale Russell II era composto da una giuria internazionale formata da personalità provenienti da diversi ambiti culturali e professionali: giuristi, magistrati, parlamentari, scrittori, filosofi, studiosi, rappresentanti sindacali e figure impegnate nella difesa dei diritti umani. La scelta dei membri serviva per garantire un alto livello di competenza scientifica e morale, nonché una rappresentanza internazionale capace di conferire maggiore autorevolezza alle conclusioni del tribunale. La composizione della giuria rifletteva inoltre l’idea, sostenuta da Lelio Basso, secondo cui la tutela dei diritti umani non poteva essere affidata esclusivamente agli specialisti del diritto, ma doveva coinvolgere la società civile internazionale nel suo complesso.
La presidenza fu affidata a Lelio Basso, mentre ai lavori parteciparono personalità appartenenti a differenti tradizioni culturali e politiche, accomunate dall'impegno nella difesa dei diritti umani.
Nel corso delle diverse sessioni il Tribunale si avvalse inoltre della collaborazione di consulenti giuridici, esperti di diritto internazionale, medici legali, economisti e rappresentanti di organizzazioni umanitarie. Questi collaboratori contribuirono alla preparazione dei dossier, alla verifica delle informazioni raccolte e all’analisi dei materiali presentati durante le udienze pubbliche. La presenza di competenze diverse rispondeva alla natura stessa del Tribunale, concepito come uno spazio interdisciplinare di analisi delle cause politiche, economiche e sociali della repressione.
Presidenza della giuria:
Lelio Basso (presidente)
Vicepresidenti della giuria:
Vladimir Dedijer: Storico e accademico; Gabriel García Márquez: Scrittore, giornalista e futuro premio Nobel per la letteratura; François Rigaux: Giurista e docente di diritto internazionale; Albert Soboul: Storico, massimo esperto della Rivoluzione francese.
Altri membri celebri della giuria:
Julio Cortázar: Celebre scrittore e saggista; Giulio Girardi: Teologo, filosofo e presbitero;